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COME CAMBIA IL LAVORO

Che cos’è l’Industria 4.0?

Dall’entrata in fabbrica dei robot all’utilizzo dei Big Data, proviamo a capire cos’è l’Industria 4.0

Il Governo ha annunciato un piano di investimenti da 13 miliardi di euro, dal 2017 al 2024, per incentivare lo sviluppo dell’Industria 4.0. Ma cos’è l’Industria 4.0? Verso quale trasformazione economica e culturale sta andando l’Italia? Proviamo a capirlo insieme.

Figlia della quarta rivoluzione industriale, l’Industria 4.0 è un fenomeno che difficilmente può essere racchiuso in un’unica ed esauriente definizione. Gli analisti concordano sul dire che si tratta di un processo che porterà alla produzione industriale del tutto automatizzata e interconnessa.

L’industria 4.0 è legata allo sviluppo dell’Internet of Things, la tecnologia che permette di connettere e dialogare molti degli oggetti di uso quotidiano, ma anche alle tecnologie come cloud computing (che consente di accedere alle informazioni in qualunque momento e in qualunque luogo, grazie alla rete) e i big data (raccolta e analisi veloce di una quantità di dati enorme).

Il termine “Industrie 4.0” è stato utilizzato, per la prima volta, dall’associazione Vda ,di Ingegneri tedeschi, e riutilizzato alla Fiera di Hannover nel 2011, sempre in Germania. Oggi è una delle espressioni più utilizzate se si parla di opportunità economiche e futuro.

Le quattro rivoluzioni Industriali

La prima rivoluzione industriale è quella che si studia sui libri di scuola, iniziata nell’800 con l’invenzione della macchina a vapore. Agli inizi del ‘900, l’utilizzo dell’energia elettrica segna l’inizio di quella che è stata definita la seconda rivoluzione industriale. La terza è datata negli anni ’70 del secolo scorso: a rivoluzionare il mondo è stata l’informatica. In questi anni stiamo vivendo la quarta rivoluzione, caratterizzata dalla digitalizzazione dei processi industriali e dalla sostituzione del lavoro umano con quello di robot intelligenti.

Come l’Indutria 4.0 cambia la fabbrica

Quando parliamo di rivoluzione industriale non possiamo fare a meno che pensare alle fabbriche. E allora, come i robot, la digitalizzazione, il cloud computing e i big data cambieranno il modo di lavorare?

Non si tratta solo di robot che entrano in fabbrica. Tutto il processo di produzione diventa smart: i macchinari oltre a produrre, immagazzineranno e rielaboreranno i dati, inviando le informazioni a tutti i reparti aziendali.Il processo di produzione diventa efficiente, riservando grandi opportunità economiche alle aziende.

 Come cambia il lavoro

L’industria 4.0 porterà importanti mutamenti anche nel mondo del lavoro. La quarta rivoluzione è stata argomento discusso al World Economic Forum 2016, tenutosi dal 20 al 24 gennaio a Davos (Svizzera), doveè stato presentato il rapporto “The Future of the Jobs”. L’avvento delle macchine intelligenti e interconnesse, a livello globale, porteranno alla creazione di 2 milioni di nuovi posti di lavoro, mentre se ne perderanno ben 7 milioni, con un saldo negativo di 5 milioni. La maggior parte dei posti di lavoro che verranno a mancare si concentreranno nelle aree amministrative e della produzione ( rispettivamente meno 4,8 e meno 1,6 milioni di posti di lavoro).

Industria 4.0: aziende italiane ancora indietro

Più della metà delle aziende presenti sul territorio nazionale applica almeno una delle tecnologie che caratterizzano la fabbrica 4.0. Ma ad un’Italia che cresce si contrappone un’Italia che del digitale sa ben poco.Secondo un rapporto dell’Osservatorio Smart Manufacturing della School of management del Politecnico di Milano, ben il 38% delle imprese non conosce i temi dell’Industria 4.0 e i progetti sono spesso in fase pilota. Male, soprattutto, le Piccole e Medie imprese che difficilmente si accostano alle nuove tecnologie, sfruttando tutte le loro potenzialità. Il 62% dei bilanci di competenze digitali individua lacune da colmare.

In Italia siamo ancora all’inizio della quarta rivoluzione industriale. Il piano, si spera, possa accelerare la digitalizzazione delle imprese, anche quelle più piccole. I benefici sarebbero davvero tanti, con risvolti positivi nell’export, nella qualità, nella produttività, nella rapidità del time to market.

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