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IL SENSO DEL NATALE CRISTIANO

di Eugenio Scalfari

Avremmo terminato la rassegna di quanto ci sta accadendo intorno e potremmo dunque augurare un futuro moderatamente migliore, ma quest’articolo esce alla vigilia del Natale cristiano e questa ricorrenza non può essere sottovalutata. Non è soltanto la nascita d’una religione, che tuttavia conta oltre due miliardi di fedeli o sedicenti tali. È la nascita d’un pensiero che ha avuto riflessi di grande importanza sulla politica, sui rapporti con altre religioni, a cominciare dai monoteismi come i musulmani e gli ebrei e il cui temporalismo ha avuto importanti connessioni con la politica, specialmente in Europa ma non soltanto. Ma qui non è questo aspetto che vogliamo esaminare, bensì brevemente affrontare il senso, il significato della trascendenza, una concezione al di sopra dell’individuo e addirittura della società moderna. Contiene – la trascendenza – un potere per conquistare il quale si combatte con tutti i mezzi a disposizione diventando una figura vittoriosa oppure sconfitta e vittima delle altre forze che vi si oppongono e che, a loro volta, occuperanno il suo posto e dovranno difenderlo da chi ambisce a sostituirlo. La trascendenza insomma è la forma che domina il mondo e infatti gli sta al di sopra. È Dio, comunque lo si concepisca.

Sono andato a rileggermi i quattro Vangeli sinottici del Nuovo Testamento, che costituiscono la sostanza della vita di Gesù Cristo. Di lui non abbiamo alcun segnale, alcun segno tangibile che lo metta storicamente a contatto con il suo presente e il suo futuro, ma non è stato inventato. È esistito. Avrà pensato come i Vangeli gli attribuiscono? Questo non possiamo saperlo. Tuttavia i Vangeli sono credibili, gli apostoli che li hanno ispirati sono credibilissimi, storicamente operanti nella società dell’epoca, in Galilea e in Giudea e anche in Asia Minore, in Egitto, ad Atene e in tutta la Grecia ed infine a Roma, allora centro del mondo.

I Vangeli sinottici, cioè quelli riconosciuti dalle Autorità successive alla prima generazione cristiana, sono quattro. In ordine di tempo furono scritti quello di Matteo, poi di Marco, poi di Luca e infine Giovanni. I primi tre raccontano la vita di Gesù di Nazareth, che poi fu chiamato Cristo. La raccontano non con la formula della biografia, ma scegliendo i momenti a loro parere significativi. A volte quelle citazioni sono le stesse in tutte le tre memorie, altre volte no. Matteo racconta soprattutto i miracoli, Marco i tratti più salienti della predicazione, Luca si occupa anche degli apostoli, chi erano, che cosa facevano prima di incontrare il Signore e che cosa fecero dopo. Insomma mettendo insieme i tre Vangeli si conosce, ma molto parzialmente, la vita di Gesù che diventano una biografia di fatti rilevanti dai discorsi di Cafarnao al tempio di Gerusalemme e a quello della Montagna ed infine l’Ultima Cena, il tradimento di Giuda, il Getsemani, Ponzio Pilato, il martirio di Cristo, la crocifissione, la morte e la resurrezione.

Alcuni di questi evangelisti furono ispirati da Pietro. Poi venne Paolo che fu il vero costruttore di quella religione senza aver mai conosciuto Gesù. Ma…

Ma c’è il Vangelo di Giovanni da esaminare. Differisce dagli altri in modo molto significativo, anche perché Giovanni, allora giovanissimo, era stato un devoto di Giovanni Battista che l’aveva nominato suo segretario. Poi Giovanni incontrò Gesù e se ne innamorò spiritualmente, incoraggiato anche dal Battista che credeva in Gesù come il vero Messia, del quale il Battista si riteneva l’anticipazione.

Giovanni l’apostolo diventò anche il preferito da Gesù. Evidentemente aveva, malgrado la giovanissima età, profondità propria tant’è che fu il solo degli apostoli che scrisse un Vangelo e poi, più tardi, anche l’Apocalisse che anzi fu la sua opera principale. Ma lo fu anche il Vangelo, del quale voglio qui citare il Prologo. Dice così:

“In principio era il Verbo
E il Verbo era presso Dio,
E il Verbo era Dio,
Questo era in principio presso Dio.
E senza il verbo non fu nulla.
Quanto fu era la vita
E la vita era la luce degli uomini
E la luce splende nelle tenebre
E le tenebre non hanno potuto sopraffarla.
E il verbo s’è fatto carne
E dimorò tra noi
E contemplammo la sua gloria
Gloria che ha da suo Padre
Come Figlio unico
Pieno di grazia e di verità
Nessuno ha mai visto Dio:
Il Dio unigenito 
Che è nel seno del Padre
Lui lo ha fatto conoscere”.
 

La trascendenza insomma significa che nessun individuo può vivere senza sognarla e nel proprio ambito di vita averne una scintilla dentro di lui.

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