Stampa articolo

BELVEDERE ED I BRETTI(3)

La Lunga Storia di Belvedere (3)

                  

Gli storici antichi (Strabone, Diodoro Siculo, Giustino) fanno riferimento alla comparsa in Calabria, intorno alla seconda metà del IV sec. a.C., del popolo italico dei Brettii (noti anche come Bruttii o Bruzi), che si andava espandendo nella terra degli Enotri ai danni delle colonie greche della costa. Pare che essi fossero dei servi-pastori dei Lucani da cui si separarono in seguito ad una ribellione e, dedicatisi dapprima al brigantaggio e alle scorrerie, successivamente si riunirono in una Confederazione che elesse come capitale (metròpolis) Cosenza (circa 356 a.C.). Nonostante vari tentativi di resistenza alla espansione romana in Italia meridionale, che li videro anche alleati dei Cartaginesi durante la seconda guerra punica (219-202 a.C.), non ebbero la capacità di opporsi alla conquista definitiva del Bruzio (fine del III sec. a.C.).

Il quadro insediativo che emerge, in definitiva, si presenta come “a macchia di leopardo”, caratterizzato dalla presenza di cantoni territoriali organizzati in forma sparsa, agglutinati intorno a centri più o meno egemoni, spesso non del tutto pianificati urbanisticamente, ma muniti di complessi sistemi di fortificazione e di posizioni topografiche naturalmente protette, lungo vie naturali di collegamento, rispondenti ad esigenze militari e/o di controllo delle vie di comunicazione.

Le caratteristiche fisico-ambientali della regione influenzano in maniera determinante l’utilizzo degli spazi territoriali: rimangono sostanzialmente in mano alle poleis greche le aree costiere e pianeggianti, mentre nel resto della regione insediamenti più o meno organizzati, di scala dimensionale e funzionale tra loro differenti, occupano prevalentemente le aree collinari e montane della Calabria, con al centro l’area della Sila, vero e proprio bacino di risorse e di approvvigionamento per le popolazioni italiche. I centri fortificati caratterizzano l’occupazione prevalentemente lungo la fascia costiera ionica e l’area della valle del Crati, descrivendo in filigrana le aree di presenza e di occupazione italica nella regione.

NOTE: Le fonti fanno una descrizione talmente negativa dei Brettii che persino la lingua è definita “oscura” come la loro rinomata pece. Essi, in realtà, erano bilingui, parlavano sia il greco che l’osco, una lingua del ceppo italico. Gli insediamenti brettii erano posti in aree facilmente difendibili e ricche di risorse: città fortificate o villaggi a vista reciproca, posti in posizione dominante sulle vie di comunicazione che, indipendenti in tempo di pace, si riunivano sotto un comando comune per questioni di politica estera. Le case erano costruite in ciottoli di fiume uniti a secco, con alzato in mattoni crudi e tetto in tegole. Di molti di questi stanziamenti sono ancora visibili i resti delle fortificazioni in blocchi parallelepipedi di arenaria che, poiché simili alla architettura militare greca, fanno supporre l’impiego di maestranze provenienti dalle colonie. La vicinanza alle montagne, ai corsi d’acqua e alle pianure connota la loro economia come agricola e pastorale: era basata, infatti, sull’allevamento, la pastorizia, la produzione di lana e latticini e, soprattutto, sulla produzione della famosa pece ricavata dalle foreste. La cultura materiale dei Brettii si distingue poco da quella dei popoli coevi, di cui importavano o imitavano manufatti, come i vasi fabbricati nelle colonie greche dell’Italia meridionale (vasi italioti) o le armi e gli ornamenti. Sono specifici dei Brettii i cinturoni in bronzo, le corazze sbalzate, i diademi e i gioielli in bronzo o in metallo prezioso.

                                                                  Museo dei Bretti e degli Enotri Cosenza
                                                                         Località di provenienza dei Reperti

 

 

 

 

 

                 

 

            

 

          

 

                                                  Foto e reperti Museo Brettii ed Enotri di Cosenza.

Anche la nostra dorsale appenninica costiera sul versante tirrenico fra Belvedere e Fuscaldo  viene interessata da insediamenti Bretti, sebbene i numerosi rinvenimenti si caratterizzino prevalentemente come testimonianze necropolari di natura sporadica o non definite. In parte fanno eccezione quelli dei territori di San Lucido e di Cetraro dove tra il 1997 e 98 in località S.Angelo fu rinvenuta la Necropoli di Teselle sulla strada di collegamento Monte Serra-S. Angelo e nell’area a nord del tracciato. Lo scavo di Cetraro ha permesso di recuperare nel complesso 12 tombe, disposte disordinatamente in una vasta area tra il terzo quarto del IV e la prima metà del III sec. a.C., esemplificando la vita quotidiana e l’immaginario socio-economico delle genti italiche.

La necropoli di Treselle di Cetraro, tra i pochi contesti funerari indagati nel Bruzio italico, rappresenta un importante modello di indagine sulle pratiche funerarie brettie. Il sito è costituito da una serie di piccoli colli, ubicati intorno ai 600 m s.l.m., le propaggini più meridionali del tratto della Catena Costiera compreso tra i torrenti Triolo e Aron.

La necropoli presenta un evidente modello di raggruppamento per nuclei familiari, visto che alcune tombe sono limitate a piccole porzioni di terreno e che i gruppi sono intervallati tra loro da ampie zone non utilizzate (spesso, tra un gruppo e l’altro, ci sono anche 10-15 m di distanza). Le tombe, del tipo ad inumazione semplice supina, sono caratterizzate da due diverse tipologie sepolcrali, “a cassa” di laterizi e alla “cappuccina.

Nel territorio di Belvedere M.mo è noto il rinvenimento nei pressi della confluenza tra il torrente Soleo e il torrente Cozzandrone, nel 1886, di un’ascia ad alette in bronzo, databile al Bronzo Finale, oggi conservata presso il museo dei Brettii e degli Enotri di Cosenza; nella stessa località e negli stessi anni lo storico Belvederese Amellino segnalava la presenza di tombe proto-storiche risalenti all’età del Bronzo, prova di un insediamento non episodico ma stabile, di cui non è ancora possibile la localizzazione.

                                           Ascia ad alette di Bronzo rinvenuta a Belvedere in Contrada Oracchio

In un’altra segnalazione sempre del 1886 l’Amellino ricordava il rinvenimento di sepolture alla cappuccina, i cui corredi, caratterizzati da vasi a vernice nera, a figure rosse e acromi, le facevano datare all’età ellenistica. E’ questa forse la prima di numerosissime segnalazioni e di altrettanti numerosi rinvenimenti che si possono datare al periodo tra IV e III sec. a.C. e che sono da riferirsi alla frequentazione da parte dei  Brettii del territorio. L’esame dei numerosi siti interessati dalla frequentazione brettia e dei materiali archeologici venuti alla luce suggeriscono una presenza capillare di sepolture o fattorie, ubicate in diverse località collinari – Pantana, Santo Ianni, Trifari, Palazza, – ma interessantissima è la notizia del rinvenimento di sepolture di tale facies sul promontorio di Capo Tirone, in quanto ci lascia supporre l’esistenza di un insediamento paracostiero, che doveva sfruttare le possibilità di approdo che il piccolo promontorio poteva offrire. Di un certo interesse i resti di uno o più corredi della Pantana, costituiti da un cratere a campana a figure rosse, con la rappresentazione di un satiro nudo seduto su di una roccia ed una figura femminile in corsa, uno skyphos ovoidale  a figure  rosse,  un piatto da pesce, una brocchetta a corpo ovoidale a vernice nera e  un’olla acroma.

              

 Cratere- Reperto conservato nel Museo                                                                              Cratere- Reperto tardo Greco          dei Brettii ed Enotri  Cosenza                                                                                          rinvenuto a Belvedere 1976

                                                   

                        “skyphos” Reperto tardo Greco                                                              Piatto- Reperto tardo Greco
                     Rinvenuti durante operazioni di scavi e sbancamento in località Pantana di Belvedere nel 1976.

Solo le presenze rilevate in loc. Trifari sembrano potersi ricollegare ad un insediamento abitativo, forse una fattoria, posta sulla naturale via di penetrazione  verso l’interno, cioè sulla via verso il Passo dello Scalone e la Montea, sull’estrema  propaggine occidentale del Monte Caccia.

                                                                    Belvedere Monte Caccia- Località Trifari

Direttrice per Passo dello Scalone da Oracchio per Pantana Alta, con frecce direzionali in giallo di Trifari-Santo Janni- Rocca-S.Andrea-Pantana ed in rosa Oracchio località di rinvenimento dell’ascia ad alette di bronzo e delle sepolture alla cappuccina di età ellenistica.

Museo dei Brettii e del Mare  CETRARO

Sezione Archeologica

La Sezione Archeologica è allestita in due aree espositive: quella del Museo dei Brettii e quella del Museo del Mare.

La prima, ospita reperti provenienti dalle aree interne del Medio Tirreno Cosentino, individuando la fase storico-insediativa e delinea la cultura della popolazione Brettie(IV – III secolo a.C.). Espone reperti rinvenuti a Cetraro, AcquappesaBelvedere Marittimo e altri territori limitrofi. Si tratta prevalentemente di corredi funerari con vasellame di vario genere, piccole statuette in bronzo, monete di conio greco, un cinturone in bronzo e oggetti di uso quotidiano.

La seconda area, espone numerose anfore romane ed alcune anfore medioevali, rinvenute nei fondali del tirreno cosentino. Completano l’esposizione alcuni modellini in scala di navi antiche.

    

 

La fine della presenza brettia nel territorio di Belvedere Marittimo è legata alla estensione del controllo romano in Calabria. Lungo la costa tirrenica sorsero già alla fine del II sec. a.C. e sino al III-IV sec. d.C. alcuni insediamenti abitativi, villae che sfruttavano la naturale vocazione agricola del territorio o le caratteristiche residenziali di ozio e villeggiatura, per esportare poi, via mare o via terra, il surplus prodotto. Di queste ville di residenza e produzione restano oggi a Belvedere Marittimo pochi lacerti di strutture murarie e numerose aree di frammenti fittili, come quella indagata recentemente in loc. Santa Litterata, o anche nelle zone Rocca, Fontanelle, Paradiso e  Vetticello. Per come vedremo la presenza più significativa di queste Villae, è rappresentato dal sito della Marina,  di Fondo Cutura a ridosso di Capo Tirone.(continua)
   
  

 

 

Questo elemento è postato in CULTURA, Le mie Proposte. Bookmark the permalink.

Lascia un Commento