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BELVEDERE REPUBBLICANA (18)

La conquistata democrazia, paradossalmente, per Belvedere e per il suo Storico Centro, comporta un prezzo alto: la seconda grande emigrazione, quella moderna, dei nostri giorni, sui sentieri della grande industria del Nord, dopo l’esodo nel Sud America del periodo post unitario. Dal picco dei diecimila abitanti Belvedere vede depauperarsi il proprio patrimonio cittadino, quello più popolare, quello genuino, quello della potenzialità di innate risorse artistiche derivate dagli antichi contagi, le risorse degli antichi mestieri.

Nota: Le elezioni elettorali costituenti del 1946 si erano svolte in un clima di scontri e lotte, tuttavia si configurava il nuovo volto della Regione e della sua situazione politica, che, come quella nazionale, entrava in un periodo di incertezza. Nel luglio ’46 il democristiano De Gasperi formò un governo Tripartito con comunisti e socialisti la cui collaborazione terminò nel maggio ’47, quando i partiti di sinistra furono esclusi dal governo. In un clima di contrapposizione tra le forze politiche e di eccitazione popolare, per la grave inflazione e disoccupazione, la Calabria si preparava ad affrontare le Elezioni Politiche del 18 aprile ’48. La DC trovava larghi consensi tra gli strati medio-borghesi ed anche operai della popolazione; mentre i partiti di sinistra si erano affermati tra le masse contadine, proprio perché il PCI, soprattutto, era protagonista dei movimenti di lotta per l’occupazione delle terre. Di fronte alle scelte della DC, il PCI ed il PSI si presentarono alle Elezioni uniti in un fronte popolare. Ma i risultati del 18 aprile diedero alla DC la maggioranza assoluta: a livello nazionale ottenne 306 seggi su 574. Le Sinistre ne uscivano sconfitte; tranne in Calabria dove il Fronte Democratico Popolare otteneva 8 seggi, rispetto ai 5 conquistati nel ’46. La regione, ancora una volta in ritardo rispetto al resto della Nazione, raccoglieva consensi a sinistra, proprio mentre nasceva il “centrismo”, un’area di governo circoscritta ai partiti moderati, con l’esclusione delle Sinistre. Da allora la DC avrà il potere quasi assoluto della cosa pubblica fino a tempi recenti.

Le tensioni sociali nelle campagne calabresi si riacutizzeranno nel ’49, con l’eccidio dei contadini a Melissa nel crotonese e solo allora attireranno nuovamente l’attenzione del governo sui problemi delle misere terre calabre. Il 12 maggio 1950 il governo varò la “Legge Sila” con cui iniziò un processo di riforma fondiaria. Le proprietà con più di 300 ettari vennero espropriate ai grandi proprietari e lottizzate tra i contadini. A tale compito furono preposti gli Enti di Riforma che nel decennio 1950-’60 ripartirono 417.000 ettari di terra ai contadini poveri. Con questa riforma scomparve il latifondo e centinaia di famiglie contadine si assicurarono un reddito almeno sufficiente al proprio mantenimento. Sorsero nuove aziende agricole che modificarono l’assetto sociale della regione, non tanto quello economico. Infatti la DC proprio con gli Enti di Riforma e tramite la Federazione Coltivatori Diretti estendeva la sua penetrazione nelle campagne. Cominciava ad instaurarsi un sistema clientelare, di legami personali e di riconoscenza tra i piccoli proprietari, i coltivatori diretti e gli uomini politici, per interessamento dei quali avevano ricevuto la terra. Nell’agosto dello stesso 1950 fu istituita la Cassa per il Mezzogiorno che si interessò di destinare risorse finanziarie- mille miliardi- alla costruzione di strade, acquedotti, linee elettriche e reti fognanti nel Meridione. Questo intervento se da un lato elevava il tono di vita civile delle popolazioni, dall’altro bloccava l’industrializzazione nel sud. E mentre al nord fiorivano le industrie, le piccole aziende industriali e manifatturiere meridionali non videro un intervento politico fino al 1957. Solo allora, forse troppo tardi, il governo decise di destinare il 40% degli investimenti al sud.

I provvedimenti presi dal governo per lo sviluppo delle aree depresse del sud non sortirono gli effetti sperati. L’economia della regione restava in crisi; la rete stradale scarsa e malridotta; mancavano le fognature e l’elettricità nei paesi, attrezzature e macchine agricole nelle campagne. Le zone interne cominciavano a spopolarsi in favore dei centri maggiori e delle aree pianeggianti e litoranee. Era iniziata l’epoca della democratizzazione, ma nello stesso tempo della dilagante disoccupazione e conseguente emigrazione verso il triangolo industriale: Milano, Torino, Genova. La provincia di Cosenza, che nel 1951 registrava 667.353 abitanti, nel 1961 ne censiva 658.770. L’intera popolazione calabrese passò da 2.044.287 del 1951 a 2.045.047 nel 1961 e calò a 1.988.051 nel 1971. Era diminuita la natalità ed anche la mortalità, ma il duro colpo l’aveva dato l’emigrazione verso altre regioni italiane e verso Germania, Svizzera ed anche Canada e Australia. Dal 1955 al 1967 erano partite dalla Calabria 267 mila persone. Al censimento del 1971 il 17% della popolazione residente nell’Italia centro-settentrionale risultava nata nel meridione. Intanto le zone “interne” della regione si spopolavano, a favore dei centri maggiori che offrivano condizioni di vita migliori e prospettive di lavoro. Anche alcuni centri rivieraschi come Belvedere usufruirono di questo modesto vantaggio. E per l’economia della nostra Città fu tanto.

In tempi economici di reale emergenza (è di questo periodo l’aiuto alimentare della Santa Sede, i  nostri genitori, i fratelli più grandi, i cittadini di buona volontà, compiono lo sforzo di maggiore coesionesociale della nostra storia, aiutati da un nuovo clima che si respira: il rispetto della libertà nella libertà! Aiutati dal comune sentire: voler dimenticare le inevitabili umiliazioni dell’asprezza delle circostanze trascorse. Confidando nelle relazioni orizzontali che il nuovo verbo politico-istituzionale comporta.

Ci si apre al sussidio di nuove disponibilità!

A Belvedere giungono i Sacerdoti del Catechismo S.Pio X, i figli del popolo! Don Francesco Jaconangelo prima e Don Francesco Campise poi, sono gli Arcipreti. Don Francesco Monetta e Don Vincenzo Giunta sono di Belvedere, così come Padre Francesco Scannavino; Don Erminio Tocci e Don Guido Mollo, principiano la loro missione e vi resteranno per sempre! Inizia la loro semina nell’Azione Cattolica, mentre si frequentano corsi del dopo scuola alla Biblioteca del Convento dei Frati Cappuccini, con docenze anche laiche: Sammarro  Vincenzo di Acri.

    

   

Con la Repubblica, la scolarizzazione diventa finalmente popolare!

Anche per Belvedere gli anni 50 sono prorompenti di positività: migliorano i trasporti, si organizzano quelli collettivi. Il cavallo ed il calesse restano un simbolo! Lo stanco “traino” si ferma per sempre!

Passano così alla “memoria” simpatici personaggi: Sangineto Salvatore, Arcuri Gaetano, Siecola Pasquale di professione  trasportatori!

Le corse degli autobus ampliano i raccordi con nuovi terminali: Diamante, Buonvicino e tutti i Comuni del presidio Albanese fino a Castrovillari, raggiungibili con la SP105 dal Passo dello Scalone.

Il “pullman”collettivo, diventa anche momento di relax per il mare, con doppia fermata:

       -  al terminale ferroviario di Piazza Stazione che si articola con nuove opportunità, non solo la salamoia del Cedro di Damico, ma il bar di Gigino Greco con pista da ballo, gli alimentari di Don Michele Autieri, i giornali e la prima vera libreria con la professionalità di Luigi Lalia.

       - al terminale di Piazza Marina, dove oltre l’Ufficio Postale in Palazzo De Lia, riprendono vigore l’emporio di Nicola Zito, il bar della “simpatia” di Daniele Scoglio, la pompa di benzina Shell, le prime trattorie, i negozi Rosano, Borghese, Riente, Di Giovanni Santo, il parrucchiere Sangineto Giovanni, con il giovane discepolo Grosso Gaetano.

La fermata serve anche per la Scuola Media ubicata in un secondo Palazzo De Novellis.

Gli anni 50 sono anche gli anni della crescita economica generale, una vera e propria fase di espansione seguita dai primi aiuti internazionali del Piano Marshall: l’industria automobilistica e meccanica sono trainanti come la moda.

Si vedono circolare le prime automobili di lusso, di proprietà dei più agiati, di una borghesia appartenente alla pubblica amministrazione: la storica 500 domina la scena con la Lambretta e le prime Vespa, la Topolino diventa un dolce fastidio, la 1100 un lusso. Naturalmente FIAT!

Biondo Eugenio resta l’unico meccanico per lungo tempo. Con lui arriva la Gilera, e subito dopo, quella di Francesco Mazzola!

Il Galletto e la Iso Moto sono abbordabili dai meno temerari: Pasquale Donato e Ciriaco Liporace lo erano di più in guerra! Corrado Biondo porterà sino ai nostri giorni “La Lambretta” ma anche la sua prima 500!

Da Eugenio Biondo la lunga schiera dei meccanici del dopo guerra: una grande scuola! D’Amico Giuseppe, Bencardino Mario, Greco Mario, Grosso Vincenzo, Blevio Pietro con Santino che si perfeziona a Cosenza, i fratelli Daniele e Salvatore Impieri.

Con Adornetto Francesco, Enrico Amodeo e Filippo Natale, inizia il   movimento terra con mezzi più pesanti!

          

  

Belvedere: Piazza Castello con le prime auto anni 50- 60. Marina terminale con i primi negozi. Sotto Autobus di linea anni 60-70 e l’attesa del Pullman di risalita.

Solo Impieri Luigi, Giunta Olimpia e Capano Giuseppe sono restii al mezzo di trasporto! Chilometri di percorso, tra calura ed intemperie, con la borsa di cuoio, quella della speranza: la Posta! Conoscono tutto il territorio, ma anche tutta la “fauna”. Arrivano le prime lettere, quelle listate e con buste segmentate e colorate ai bordi: l’America è vicina! (8 giorni)! Il servizio postale diventa la cosa più importante!

Il telefono è ancora una meteora!

                                 Belvedere Centro Storico vista aerea della Città alla fine degli anni 40 del XIX°sec.

Si adattano edifici storici a scuola pubblica: L’Asilo Infantile occupa Palazzo Nastri, La Scuola Elementare, Palazzo Spina, Palazzo Leo- Servidio, Palazzo Nastri, Palazzo Martorelli. Quasi tutti gli Uffici Mandamentali sono ospitati in Palazzo De Novellis, compreso le Poste e La Cassa di Risparmio di Calabria e LucaniaL’Ufficio del Registro in Palazzo De Velutis, la Caserma dei Carabinieri prima nel Palazzo Arena, poi nel Palazzo Raffo ed infine Cascini. Il Carcere dall’ ex Convento Agostiniano delle Grazie si sposta a Palazzo Raffo. Il Municipio nell’apposito edificio a ridosso di Piazza Amellino, l’Ufficio di Collocamento prima a San Nicola, poi alla Confraternita di Via XX Settembre.

                                          La Scuola Elementare in Palazzo Spina con il Direttore Scarcello anni 50

                            

Belvedere resta interessata dalla programmazione dei Governi De Gasperi e Fanfani all’insediamento  di uno stabilimento tessile della RIVETTI, poi finito a Praia a Mare, per la non garanzia del sito sotto gli aspetti geologici (località Monti). Quello della FAINI fortemente voluto dal Sen Militerni di Cetraro finisce a Cetraro! In compenso Belvedere ottiene: la prima diga foranea di difesa dalla erosione costiera che in precedenza aveva sacrificato la struttura della famiglia Ceravolo ed adesso minacciava il primo Consorzio Agrario Provinciale. Ottiene anche il Consolidamento della parete Nord del Centro Storico di S.Lucia (si otturano molte spelonche Basiliane).

I miglioramenti agrari introdotti dai governi conosceranno la opaca iniziativa dei proprietari ormai praticamente assenteisti: sarà costruita qualche abitazione per i contadini, ma sostanzialmente li si vuole ancora nello stato di disagio e quindi di bisogno!

Bisogno che sfocerà in una ribellione! Non quella dell’occupazione delle terre, come in Sicilia, ma nell’esodo, e massicciamente!

Torino, Savona, Milano, la Francia e Courmayeur: sono le mete della speranza di un possibile, glorioso, ritorno completamente confidante nella capacità e possibilità di una “economia di rimessa”.

Il Belvedere perde un nerbo importante. Si incomincia a svuotare di   alcuni artefici della stabilizzazione e della crescita! Anche coloro che vi abitavano, nell’antico borgo del CastrumLongobardo (la Chiisiella, Porta di Mare), partono portandosi dietro, e per sempre, la fantasia creatrice degli stagnini, dei lavoratori del rame, dei canestrai, dei lupini, dei dolci di castagna, dei fichi secchi e, con i più giovani apprendisti artigiani, della decorazione, della falegnameria, dei corniciai ed anche valenti musicisti della Banda e dei primi complessi musicali, formatisi a seguito degli insegnamenti, dei maestri Francesco Giunta, Giuseppe e Tonino Siciliano.

Un duro periodo, comunque felice!

Le Cliniche, assistite dall’INAM, producono il massimo sforzo organizzativo, si attrezzano a tutto vantaggio di un autentico Polo Funzionale di interesse Regionale: la Spinelli, con Orestino, avvia i primi interventi chirurgici con il Prof. Chidichimo noto Cardiochirurgo, De Santis e Spizzirri di Roma. Il Sanatorio delle vie respiratorie della Praia Palazza non è più richiesto: le condizioni di salute migliorano anche fuori Belvedere;

- la Cascini diviene una moderna macchina organizzativa sulla spinta della bravura del giovane dottore Francesco e dall’ausilio dell’infaticabile opera della moglie, Signora Fidelia Muscolo, elegante nobildonna della città di Locri, che introduce il ruolo dell’amministratore nella sanità, anticipando di gran lunga la lontana Riforma del settore;

- pari ruolo la Signora Nuccia Rosano, di Pasquale e moglie del dottore Tricarico, presso la omonima clinica che prende consistenza in un’area dalle grandi potenzialità di espansione.

I titolari delle stesse Cliniche si aprono anche ai bisogni della cittadinanza con continui accorgimenti, provvedendo a ristrutturare gli immobili di diverse loro proprietà, anche terriere. Incrementano così l’occupazione e si prodigano per beneficenza a piene mani!

Non c’è attività religiosa o civile che non li veda protagonisti!

Dalla disponibilità del primo Campo da Calcio di Rosano, alla gestione della stessa Squadra del nato Belvedere di Giuseppe Parenti prima e Spinelli Oreste poi, con i ruoli organizzativi di Lellé Marino, Alfredo Arena, Ciriaco Liporace, Angelo Borrelli, Ammirati Paolo, Scrivano Francesco, Renato Mele, Egidio e Giuseppe Rogati.

Nasce la Polisportiva Libertas, del maestro Mario Capano, sempre gravitante intorno al Campo di Calcio, con attività ginnico-agonistiche di numerosi giovani: Arnaldo Passalacqua è campione Regionale di Nuoto!

Sulla scia della Dolce Vita di Fellini, si apre il primo Lido Turistico e si inaugura il primo Albergo: RosanVille!

Il Castello, di proprietà Spinelli, viene adornato da splendidi giardini nello spazio delle feritoie dal botanico “Sor Domenico” tradotto a Belvedere dalla Signora Olga Giannetti, moglie di Oreste Spinelli: inizia la cura del verde, il Monumento ai Caduti e lo spazio sul Borgo Antonio Pepe! Durante le estati balneari, il Centro Storico con il Castello, diviene il riferimento dell’intera borghesia cosentina e dell’interland: ingraziarsi il sorriso della bellissima signora Olga, già miss Calabria, é un traguardo! Non di meno le affascinanti nipoti, Marisa De Novellis, Adina Spinelli, Michela Rocca con i suoi fotoromanzi nazionali. Arriva la prima Baby Sitter (francese): Dominique! Cavalli, cani, scimmie, pappagalli e uccelli pregiati, sono da coronamento: per noi piccoli una grande gioia!

Le serate mondane vedono la presenza di artisti nazionali dello Spettacolo: Massimo Girotti, Aroldo Tieri e Fred Buongusto, sono di casa!

  

Non di meno Rosan Ville, centro balneare, con lido e discoteca!

E’ l’epoca del cha-cha-chà, di Renato Carosone, poi di “Volare”, poi dei salti di Joe Sentieri, del frenetico Celentano, di Tintarella di Luna di Mina, di Rita Pavone, di Gianni Morandi e, soprattutto, Peppino di Capri (Voce e nuotte).

    

    

   
                              Inizi anni 60: cartoline da Belvedere con Rosan Ville e la spiaggia della Marina

Inevitabilmente, questi ambiti diventano l’occasione dei primi confronti, del misurarsi, dell’apparire. Le prime “gelosie”: le auto, i motoscafi, gli abiti!

Per fortuna, una “contaminazione” che arriverà molto più tardi nel popolo!

Ci sono pochissime televisioni! A parte la curiosità iniziale, le persone preferiscono uscire, familiarizzare, socializzare, ma soprattutto ridere di gusto, con poco, con il simpatico sfottò di marca napoletana.

Ad Eduardo De Filippo e Totò a Belvedere corrispondono personaggi dal vivo, con recita “senza copione”: le risate sono fragorose e coinvolgenti, specie se la regìa viene da un Arciprete come Don Carmelo o viene dall’unico Medico Condotto come Don Pino o da un Farmacista come Vannino Fazio. Le coppie DeVelutis Ezio e Spinelli Vincenzo, Francesco e Giovanni Caroprese (Ciccio e Gianni), Oreste Liporace, Peppe D’Aprile e Corrado Biondo, completano il quadro! Mentre De Bonis Fortunato, partito in America, lascia l’eredità a Don Nino De Pietro quale Direttore del Coro: quello del “Moto Perpetuo” dei “canarini colorati, degli orologi a suoneria, delle “sagre della caccia”, dei “canguri mai esistiti”, dei “conigli diventati lepri” ma, soprattutto, di “fischi e pernacchie”!

Su tutto, indimenticabili: la serata da Parpagnola al Teatro Bomboniere, il Matrimonio di Carmela in Santa Maria del Popolo, la murata di Panza di Lupo alla Rotonda, e l’Assalto della Carovana al Castello. Spettacoli all’aperto. Veri e propri capolavori di recita e regia, senza copione!

 Il buonumore non manca, ma anche la persona “circuita” incute “rispetto”! Negli anziani, (ai quali indistintamente dal ceto di appartenenza, dai più giovani, vengono liberati i posti a sedere sulle panchine in Piazza), non manca l’eleganza: gilet e cravatta, magari con giacca levigata! Il gioco delle Bocce è il loro passatempo! Via XX Settembre è fatta su misura!  In alcuni, anche la lettura!

Il salutarsi è educatamente spontaneo!

La Radio è a servizio centralizzato presso i Bar ed il Totocalcio!

Si seguono molto anche il ciclismo ed il pugilato! Dall’ultimo Bartali, ai campionati mondiali di Coppi. Poi Anquetil, Gaul, Baamontes, Van Loy. Al Vigorelli di Milano, in pista, trionfa il grande Maspes.

Nel pugilato Tiberio Mitri, D’Agata, Cavicchi, Duilio Loy, poi Benvenuti.

Il Bar Donato passa a Francesco Cipolla, ma Aldo Ferraro rimane il gelataio!

A Gigino Greco, trasferitosi alla Marina, subentra Raffaele Palmieri   con la moglie Angelina: il Bar si dota anche di Biliardo!

Il giovane Daniele Gaglianone da vita ad una gelateria ancora oggi di forte richiamo: gelato, granite e liquori sono i suoi punti di forza!

Noi bambini giochiamo fino a notte fonda: (l’estate)! L’illuminazione elettrica viene potenziata: negli anni 60 diverrà pubblica con l’ENEL! Il servizio viene assicurato sin dagli inizi dell’erogazione da Mostardi Ernesto, Ferraro Oreste, Magurno Daniele, D’Amico Vincenzo, Sirimarco Battista, Scoglio Eugenio.

Le manifestazioni religiose sono seguite da tutti, indistintamente!

Iniziano gli screzi di protagonismo fra i Comitati Organizzatori delle feste Patronali e delle Congree che, puntualmente, “rientrano” durante le festività di San Daniele: la Fiera di tutto l’interland agricolo e commerciale, quella “du Mare”, sotto l’aspetto economico é troppo importante!

Di obbligo gli screzi rientrano durante la Settimana Santa: i nuovi abitini per l’occasione, pantaloncini corti e le prime giacche con cravattine coloratissime, impongono “serietà”, anche per i bambini. Figurarsi con l’abito delle Confraternite di battenti e incappucciati!

                                                                  

Nella Banda Musicale si celebrano le prime uscite, quelle d’iniziazione: suonare La Jona é la prova di fuoco! I tocca-tocca e i macinilli, guidati da “Gennaro e Genio”, annunciano, ancor prima di una settimana, il Venerdì Santo. Ma tutti, rigorosamente, durante il Venerdì, aspettano “il via” dalla tromba di Pasquale Ferraro!

Si vedono i primi giocattoli metallici, i primi “meccano” che sostituiscono il tradizionale cavallino a dondolo! Ma i giochi d’inventiva, quelli che non costano nulla e che fanno giocare tutti e insieme, ancora affascinano: “ ù rullo, ù ritillo, mazza e zuccolo, ì nauce, ù tirapetre, à tagliola, latri e carabiniri, i prigiuniri, à corda, à campana, à mucciarella, l’acchiapparella, mosca cieca, ù traguardo, àzzulla, ù schaffu”!

Si vede qualche prima biciclettina. Ma le “carrozze” più che i monopattini sono ancora il sogno: chi detiene le ruote a palline (cuscinetti meccanici) più lubrificate, vince le corse! Naturalmente in discesa! Al Praio, alle Scale, alla Nunziata e, come sempre, all’Acquaro si gioca al Calcio!

L’Azione Cattolica, prima a San Nicola e poi alla Madonna delle Grazie, intitolata a San Domenico Savio per la componente maschile e a Santa Maria Goretti per quella femminile, è un grande richiamo! Don Guido, precorrendo i tempi del Concilio, avvia il processo di partecipazione laica alla Messa introducendo letture durante la Liturgia: Adriana Cosentino (debutto), Maria Imbesi, Nellina Passalacqua, e successivamente Lillino Biondo e Angela De Pietro sono voci coinvolgenti! Il Sacerdote segue i corsi degli Aspiranti che si cimentano in recitazioni e prove attitudinali, mentre i più piccoli sono affidati alle Suore o alle Terziarie: Suor Maria Giuliva, Suor Carla, Suor Regina, Suor Maria Preziosa, Signore De Pietro Anita, Orsola Giardini, Trifoglio Maria, Marianna Mollo, Scannavino Rachele (Convento) (fotogruppo componente femminile)

I luoghi di raduno di San Nicola Magno  attrezzati nei locali a fianco la Chiesa con bigliardini, proiettore per cineforum ed apparecchio TV, sono completati da una piccola biblioteca nei locali della Madonna delle Grazie.

Al Teatro Bomboniera di Enrico Siecola si preparano scenografie, si seguono prove, si mandano tragedie in atti, con valide performance di Nicola Donato ed Enzo De Santis: le rappresentazioni teatrali predisposte e seguite da Don Guido, sono scenograficamente sviluppate da Giuseppe D’Aprile e sono prevalentemente ambientate in epoca delle persecuzioni cristiane ad opera dei Romani (Le Pistrine, Flavianus).

I Presidenti di Azione Cattolica degli anni cinquanta e sessanta, suddivisa in Aspiranti, Fiamme Rosse, Verdi e Bianche sono in ordine:

Vetere Santino, Mollo Valentino, Donato Nicola, Filippo De Luca, Salvatore Fabiano, Tonino Gagliardi (alcune tessere 1954-83).

Sono anni di grande formazione, come quelli avviati da Don Erminio alla Marina con Carmela Scannavino che prepara una scuola di veri chierichetti: i fratelli Enzo e Mauro Grosso, i fratelli Antonio ed Emanuele Cappellani, i fratelli Lillino e Mario Impieri, Ponte Daniele e Antonio Cuda.

Le Prime Comunioni e le Cresime sono appuntamenti importanti, attese da tutti i familiari e parenti: arrivano i primi regali! Si intrecciano solidi rapporti familiari!

La fotografia, dopo Amedeo Franco e Donato Luigi, è curata da Palmieri Francesco col giovane Agostino. Da qui a poco seguiranno i primi dilettanti con “macchina fotografica propria”: si distingue il giovane Aldo Casella.

L’artigianato dolciario è in forte espansione! Alle specialità matrimoniali della famiglia Monaco a base di pan di spagna e zucchero cannellato, si aggiungono i tradizionali dolci pasquali sempre più perfezionati e decorativi: Scarcello Dora e Monaco Laura sono le più attive!

I matrimoni, dopo il rito religioso, vengono svolti prevalentemente  nelle case più comode dei parenti o degli amici! Le serate danzanti trovano ricovero nelle “Gallerie” e nelle Sale gentilmente offerte a piene mani da pochi disponibili proprietari Patrizi: Giovanni Leo Servidio e Teresa Riccio sono i più sensibili! Nelle case più ospitali si svolgono i “Festini” nelle occasioni delle ricorrenze, coinvolgendo tutti, senza distinzioni! I complessi musicali si formano per assimilazione: Francesco Palmieri e figli, Siciliano Giuseppe e figli, Greco Francesco, Grosso Vincenzo, Amodeo Vincenzo, Messina Franco, Martorello Vincenzo e le giovani leve divenute successivamente veri professionisti.

Fanno ingresso le sfogliatelle e i primi pavesini! A Natale, di rigore, i fichi al forno: le “crocette” sono le preferite!

Il cedro, candito e a liquore, familiarizza con i primi panettoni! Iaconangelo Gaetano mantiene l’Emporio dei liquori!

I pochi alberi natalizi, con le prime luci ad intermittenza e gli addobbi col torrone, non disturbano il presepe che, ancora domina la scena! La spinta è fra chi lo costruisce meglio. I pastori di cartapesta sono un lusso, ma vengono esposti in vetrina.

Fanno ingresso i salumi, la mortadella ed i formaggi Galbani, ma le fuscelle di ricotta e formaggi locali, sono più graditi!

Gli alimentaristi dove non mancano baccalà, tabbacco e sale, si  distinguono con la famiglia Bencardino Antonio, Oreste e Francesco, con Orsini Giuseppe e Stefano, Grisolia Giuseppe, Donato Settimia; nel borgo Acquaro Ponte Carmela, Campilongo Giuseppe, Capano Rosaria. Seguono i fruttivendoli: Gaglianone Giuseppe, Vivona Adele e Bencardino Raffaella.

Le cantine sono anche bettole da ristoro! In esse viene conservata in tinozze e sotto foglia la neve granitica di Montea: utile per rinfrescare il buon vino, le bibite, ma anche comporre le prime granite. Il tutto, in attesa del frigorifero! Cipolla  Francesco, Impieri Giuseppe, Capano Rosaria, Ponte Laura e De Luca Carmela, sono i titolari!

Anche la Marina amplia il commercio: si confermano i Bar segnalati più quello di Rosano, i generi alimentari con Cipolla Antonio in corso Stazione, il forno De Paola, il mobilificio Morelli, parallelo a quello di Cosenza, le stoffe di Francesco Carrozzino, la merceria di Giovannina Caroprese, la stazione di Servizio Agip con Niccoli Giuseppe, l’opificio elettro- meccanico di Rosano. Con l’arte di un Livornese, innamorato di Belvedere, Barsotti, si ha la consacrazione definitiva del Cedro quale prodotto nazionale: distillazione, sciroppi e canditura i suoi punti di forza e non ultimo un eccellente “Amaro Montea”.

                                                                

 

Il culto della Madonna delle Grazie sembra rivivere gli antichi splendori: “ In mano Ti mise le Grazie più Belle”, e ancora,“Bella, Tu sei la Luce”, non ci sono espressioni più veritiere nel canto di un Popolo che vuole sentirsi libero, dopo anni di sacrifici!

                             

                                               I secoli andati ti dissero quanto T’amò questa terra che oggi t’onora
                                        All’ombra raccolta del puro tuo manto Fu grande la gente che oggi T’implora.     
                                                                 (Inno dell’incoronazione. Arc. Don Ilario De Carlo)

L’elegante  e proporzionata forma ellenica della Vergine offerente il nudo seno delle Grazie alla Città, con lo sguardo compiaciuto, affatto apprensivo del pargolo, diventa il simbolo della fiducia in se stessi, delle proprie capacità, delle proprie aspirazioni. Ritorna il ritrovato gusto estetico, l’eleganza di un tempo!

Già gli stessi paramenti di arredo, mirabilmente predisposti dal giovane Enrico De Sio, ispirano e trasudano il fascino bizantino della Chiesa! La Pala  che ospita  la  statua, importante artisticamente quanto quella del Santissimo Rosario di S.Giacomo, diviene insieme a questa, il simbolo di cui fregiarsi! Sono i luoghi in cui affidare le “preghiere di Speranza”.

Il mese di Maggio Belvedere si veste di fiori, quasi quanto Giugno dedicato al Cuore di Gesù con il Corpus Domini. Il mese di Luglio, il messaggio è forte! La Marina pretende la sua Patrona! Sono momenti di intensissima fede! “Ma il battere dell’abbondante oro, dato a piene mani dalla cittadinanza, al passo degli “statuanti”, guasta i ricami artistici delle vesti”: questa è la motivazione ufficiale della sospensione della visitazione, della Patrona, all’intera Sua Città. Un grande errore! Un episodio che si annovera nella fase dello sfilacciamento, dei primi sintomi delle regole che si corrompono, dell’insorgenza di opinioni di “gente” importata, la cui naturalediversificazione, introdurrà i “distinguo distruttivi” che purtroppo, troveranno facile accondiscendenza, nella storica ospitalità di Belvedere.

Belvedere dalla Rete Religiosa deriva occasioni di grande crescita, non solo spirituale, ma identitaria ed economica! Le Fiere di S.Antonio Abate e quelle del Crocifisso, insieme a quella du Mare di San Daniele, per il periodo in cui si svolgono, diventano punto di riferimento del commercio degli animali!

Il contado si arricchisce del capitale bovino la cui produzione di latte sarà distribuito, al mattino presto, davanti le porte delle abitazioni.

Così, stupende figure femminili in costume (giacca di velluto nero, foulard bianco incrociato sul petto con camicetta ed ampia sottana nera, grembiule dalle fantasie floreali in bianco e nero con, sulle spalle, lo scialle azzurro o grigio, e, la “Cruna” bianca intrecciata in testa), diventano le vere protagoniste del mercato ortofrutticolo, con i cesti piene di uova, legate “ ntù maccaturu” dove si conservano anche i pochi ma preziosi spiccioli, quelli derivabili dal 49% della mezzadria!

Graziella Riente “à Lauccia”, malgrado la malformazione della bocca, diviene un emblema: chilometri di cammino a piedi, con peso in testa, acqua e vento, sorriso e simpatia anche nei disappunti!

Come lei, simbolicamente, altre amabili ed indimenticabili figure di donne, divenute premurose “nonne” di affermati professionisti: D’Amico Angelina, Impieri Angela, Riente Angelina, Impieri Grazia. I “nonni” non sono di meno: Riente Nicola, Impieri Luigi, Stumbo Daniele, Cairo Daniele, Liporace Gennaro, Stumbo Pasquale, Spatera Antonio, Carrozzino Santo, Gaglianone Gennaro.

                      

Così, gli antichi slarghi del primo sistema difensivo (Normanno- Svevo) ritornano utili! Sono spazi in cui si organizzano i mercati ambulanti dei prodotti ortofrutticoli, annunciati, meglio con la trombetta che con le parole, dal banditore Daniele Biondo: fichi, mele, pere, nespole, albicocche, prugne, uva, meloni, ciliegie, pesche, arance e mandarini, melograni, giuggiole, lattuga, cipolla, melanzane, peperoni, fave, piselli, broccoli, cavolfiori, ceci e fagioli.

                                     

                                                               

Incominciano a scemare gli “storici” ricchi gelsi, quelli del Brebion Bizantino e Arabo: restano poche tracce, alti, maestosi e “rossi” lungo la tratta ferroviaria della “Muntagnella”, una scogliera di natura silicea, preferita dai Frati Francescani durante l’estate. Raggiungerli, in costume da spiaggia e con rischio treno, per cospargerne il nettare sui corpi, è una occasione per noi bambini di  imitare gli “Indiani Pellirosse”: la TV sortisce i primi disastrosi effetti!

               

Nei mercatini anche capretti, pecore e polli, mentre in appositi magazzini si concentra il mercato dei maiali, in attesa di essere tradotti al Macello pubblico.  Diverso è per i maiali fatti in casa: allevati in proprio, nelle attigue “zimbe” dell’Acquaro, ma anche dell’area Bizantina Longobarda (S.Lucia, Tre Colonne, l’Annunziata e S.Antonio Abate).

Nascono le prime macellerie, più tardi attrezzate di frigo!

La famiglia di Vidiri Luigi, con i figli Cesare e Mario sono i più attivi, come pure Palmieri Filippo e Palmieri Raffaele, Ferraro Filippo, Gaglianone Luigi. Moderni e innovativi sono Filippo Savoia e i figli  Francesco ed Umberto, così come Marino Giovanni.

All’iniziale fornitura all’ingrosso dei maiali vivi, curata dallo intelligentissimo Mario Monaco, già industriatosi con l’impresa dolciaria, si sostituisce col tempo l’approvvigionamento diretto di tutto il patrimonio zootecnico, compreso il coniglio.

Lo spazio “du ù Parmint” diviene mercato coperto per volontà del Sindaco Generale Saverio De Benedictis che non dimentica lo spirito dell’igiene e dell’ordine della Caserma!

Il mercato ittico si svolge tassativamente nella Marina, ma le migliori vendite si effettuano nel Centro Storico!

I motocarri trasportano alici e sarde in abbondanza, triglie e orate sono un lusso, come pure un’impresa é acquistare “a nserta dì fanni” da Giannino Lenti, il cui grido diventa: “fannini, fannetti, fanni di Stato” (traduzione  ardua anche per Roberto Musolino, suo migliore esegeta).

La “rosa marina” é in abbondanza, arricchita da tinozze di angiole, alici e neonata “sotto sale”, preparate dalle donne Diamantesi, appollaiate sotto a “porta da Chiazza”, preoccupate del mancato guadagno, solo quando il  Diamante Calcio vince col Belvedere: quasi mai!

Alla sera in Piazza l’aria viene squarciata dalle grida di epiteti irripetibili di Andreuccio inseguito dai bambini. Nei pressi della fontana,  i fichi d’India di Remo fanno concorrenza al gelato (n° 3 per 10 lire)!

Belvedere munito del suo splendido Castello, ormai in disuso, diventa un Centro Commerciale di grande respiro!

E’ questo il vero miracolo del suo spirito organizzativo collettivo! Riscopre le antiche attitudini, i mestieri delle origini, quelli dei grandi contagi: le sartorie rappresentano il grosso dell’occupazione! Vere e proprie scuole, non solo di cucito, ma anche di taglio.

Gli abiti si confezionano a mano!

Alle sartorie degli anziani, i cui capostipiti si riconoscevano nelle scuole di Arena Giuseppe, Burza Francesco, Pascale Savoia Francesco, Gagliardi Antonio, Siecola Filippo, Antonio De Santis, Nicola Capano, Capano Giuseppe, si affiancano le moderne linee della moda nelle opere di cucitura e taglio di numerosi discepoli, abili quanto i maestri nel disegno. Così veri e propri stilisti consacrano una ricca tradizione di “saperi” e “conoscenze”: Filippo e Benedetto Ferraro, e poi Antonio; Greco Francesco, Impieri Giuseppe, Ferraro Sandrino, Donato Nicola, Impieri Egidio, Marino Angelo, Marino Umberto, Gaglianone Salvatore. Veri e propri ateliers quelli di Martorelli Raffaele, Ago D’Oro all’Hilton di Roma, e del discepolo Grosso Daniele. Cuciono anche per le donne! L’eleganza del popolo continua  ad essere di casa! Nei molti si acquisisce con naturalezza, dal DNA!

    

Ma è nel campo femminile che si registra un vero e proprio fenomeno di apprendistato sia nel taglio e cucitura che nel ricamo di grandi Maestre: Marra Sarina, Orsini Maria, Marietta Campilongo, Cristofaro Carmelina, Giuseppina Liporace, Grazia e Carmela Ponte, Comiano Rosina, Grosso Antonietta,Troise Antonietta, Scannavino Rachele.

Nel ricamo, Edvige Lacconia, De Sio Maria, Cascini Elena, Sciammarella Aurora, Clementina Ruggiero, Scrivano Maria, Pascale Savoia Antonietta.

Nella maglia ed uncinetto, Passalacqua Carmela e Lucia Scannavino.

 

Per le giovanissime è un’alternativa ai corsi di studio superiore, ma non una distrazione dall’acculturazione.

Le ragazze che si recano nei laboratori ricavati nelle  abitazioni delle Maestre, divengono, per attitudine, belle e gentili, quanto le studentesse! Adornate a festa, corrispondono gli sguardi interessati dei “maschietti”. Nella scelta non fanno differenza fra studenti di scuole superiori (Cetraro, Paola, Fuscaldo) o valenti artigiani. Il “contenzioso” non esiste, perché la semplice manifestazione della scelta viene rispettata, col passa parola, anche appoggiata (a mbasciata): sono le stagioni dei grandi amori, della spensieratezza, dei forti legami sentimentali che salderanno la crescita della Città!

Una Città “ruffiana”, nei vicoli e nei mutevoli paesaggi delle diverse stagioni, incoraggia e protegge l’idillio! Le Pasquette dei profumi, con pasta al forno, salame, frittata di cipolla, ricotta, uova sode e mostaccioli, fra i freschi ruscelli e le odoranti pratoline, di papaveri, margherite e gigli, sono ricordi sensitivi, quelli che resteranno per sempre: la Rocca, la località Fiume dell’Oracchio e Sant’Andrea, ma anche i Petricelle e la Centrale di Montea, sono le mete preferite!

L’estate il mare è l’ostentazione delle qualità corporee! Tuffi spettacolari e lunghe gare di nuoto, al “Lido dei semplici”, quello di tutti: il Consorzio, con i massi!

Alla sera Piazza Amellino è gremita! Tornano i primi emigranti, ma solo per l’estate! Si balla, si canta: la stupenda Angela Galasso vince un concorso canoro indetto dalla RAI! Tonino Siciliano inizia la sua ascesa di fisarmonicista e domina le serate! Mentre nel campo dell’acconciatura femminile fa il suo ingresso Lo Tufo Anellino, che ben presto diviene il riferimento dell’intera costa!

L’artigianato diventa fiorente anche in altre applicazioni: il restauro del legno e della muratura incontra le prime applicazioni di tecniche innovative, l’uso di cerniere a incastro e di carpenteria.

I discepoli di ieri diventano i maestri di oggi: Magenta Antonio, Grosso Nicola, Fusco Gennaro, Castellano Giuseppe, Liporace Oreste, Raffaele Donato, Santino Impieri, Capano Vincenzo, Florindo Vivona, Furingo Gerardo, Lancellotta Pasquale.

Si amplia il commercio all’ingrosso dei ferramenta!

I barbieri si attrezzano di spazzole particolari e phon per i capelli, rasoi per la barba! I fabbro ferrai di saldatori e torni elettrici! I sarti di manichini e ferro da stiro elettrici! I calzolai di cucitrici automatiche e macchine per il tomaio!

Fanno ingresso i forni elettrici e gli spiedi, ma l’arte di Giovanni Molino, Guido Capano, Luigi Di Mario, Gamba Biagio, continua imperterrita nei Forni De Paula e De Luca con l’industria del pane!

I televisori, le radio ed i frigo completano il quadro: adesso è il commercio che diventa il vero trascinatore dell’economia.

Si incomincia ad accantonare il “risparmio”!

I pionieri delle forniture di stoffe sono finissimi professionisti conoscitori della qualità: Grisolia Francesco, Oreste Tarsitano, Ida Cipolla. Oreste Tarsitano si muove a 360 gradi! Intelligenza, intuito, professionalità, compostezza sono le sue doti! Si sposta continuamente a Napoli, (poco dopo seguito un po’ da tutti) confermando così, anche per ferrovia, la validità di un naturale rapporto commerciale con l’antica Capitale della Calabria Citra! Il suo negozio collocato in posto strategico rispetto all’entroterra, anche per chi arriva dai paesi limitrofi, diviene il vero emporio della stoffa: dagli abiti femminili e maschili, alla camiceria ed all’intimo, dalle tovaglie da tavola all’intero corredo matrimoniale. A ruota segue Ida Cipolla, donna energica, fine, che fa della disponibilità la propria forza! Tratta anche stoffe leggere, molto per donna, abbinate a fazzoletti, cinghie e foulards.

Il commercio della scarpa trascinato dai già citati Lancellotta, trova in Campilongo Vincenzo una innata qualità commerciale: si sposta anche alla Marina! Palmieri Antonio si attrezza anche per calzoleria, come pure più tardi Vivona Salvatore!

I negozi di merceria sono di appannaggio della famiglia Vivona Silvio, moglie, cognata e figli, mentre un grande salto in qualità lo compie Menuccia Gaglianone con primi campioni di fini paltò e graziosi abitini per giovani.

Enzo Greco alterna l’attività di acconciatore con quella dello abbigliamento trattando prodotti di qualità, anche femminili. Altrettanto farà il fratello Francesco Greco spostatosi alla Marina.

I ferramenta si articolano inizialmente con Di Giovanni Francesco e Bencardino Giuseppe e figli, poi successivamente spostatisi alla     Marina. I tabacchi sono ancora saldamente in mano alla famiglia Grisolia, poi Cairo Eugenio, e Donato, poi Carullo.

Gli orologiai che con i simpaticissimi De Bonis Fortunato e Don Nino De Pietro curano la meccanica, sono una categoria attiva: De Pietro Oreste, Siecola Enrico, Sarpa Umberto, De Pietro Filippo, sono anche brillanti gioiellerie.

In località Acquaro si consacra il tecnicismo industriale: Antonio Martorello, detto Tonino, già evidenziato, avvia l’imbottigliamento dell’aranciata Martorello, successivamente Martorello & D’Amico, con la preparazione della gustosa “Gassosa”! In fabbrica i gemelli Liporace, Gino e Benito, mettono allegria e simpatia durante il lavoro. L’effige del tappo porta l’immagine di “Bigoni”, un Bolognese centromediano della gloriosa squadra di calcio locale che, con Rossi, il romanino dai piedi d’oro, centravanti, porta il Belvedere Calcio in eccellenza! Belvedere è nei bar dell’intera costa e di tutta la provincia, una ulteriore dimostrazione delle fertili intelligenze del nostro Popolo!

Una laboriosità che porterà, sempre in località Acquaro, il primo centro di scuola professionale per elettricisti e ceramisti (INIASA) dove per molti anni si sono formati valenti professionisti. Una scuola, questa, voluta da Daniele Scannavino che  provoca l’incontro tra Belvedere ed il Professore Le Fauci Giuseppe, in arte PINK, con il quale l’espressione artigianale della ceramica diviene impareggiabile Arte. Una presenza artistica di cui usufruirà l’intera area tirrenica!

E’ in questa scuola che si forma artisticamente Vincenzo Nappi: prima ceramista, poi scultore!

Successivamente Vittorio Campise avvierà l’attività di maglieria a telaio elettromeccanico, sulla scorta delle commesse Faini di Cetraro, garantendo per molti anni, occupazione femminile!

Nel frattempo il settore terziario e della pubblica amministrazione in genere, si arricchisce di altre risorse quali la Caserma di Finanza in località Marina ed il comparto delle Ferrovie di Stato con la presenza di molti addetti ed un raggiunto tenore di redditività.

Si articola così un flusso monetario garantista, quello delle entrate derivabile da stipendio mensile, tra dipendenti del servizio Comunale, quello Statale, della Pubblica Amministrazione e Pubblica Istruzione che, con i crescenti redditi della Sanità, per aumento degli addetti, proporzionatamente, va a costituire il periodo di maggiore entrata  storica dell’economia della Città!

                

    

Una disponibilità che incoraggia e amplia la domanda interna tesa al miglioramento della qualità della vita, che incomincia ad usufruire dei primi beni di largo consumo, offerti dal commercio in espansione. La scolarizzazione e il conseguente obiettivo del Diploma di scuola secondaria o della Laurea, adesso diventa abbordabile anche dai meno agiati, a costo di ulteriori sacrifici dei, disponibili, genitori.

Ed è in questo senso che la Città incomincia ad annoverare nuove professionalità nei diversi campi del sapere: figli e nipoti della componente ormai più attiva della sua popolazione, quella popolare, del commercio, dell’artigianato, della pubblica amministrazione, dei mecenati della sanità e non ultimo degli “emigranti” (Troisianamente “connotazione nazionale” della gente del Sud).

Così in gran parte sono appagati i sogni ed i desideri della  generazione della “rinascita”, dei sacrifici, del diuturno operare del diuturno costruire, quella di un popolo nato e cresciuto lungo il tracciato di antichi sentieri, a volte virtuosi ma molto spesso aspri ed accidentati. Le virtù, acquisite dai felici contagi, si sono così espresse in professionisti la cui sfera di azione è andata ben oltre i confini segnati dalle albe di rugiada di Passo dello Scalone alle brezze dei tramonti di Capo Tirone.

Come diversamente dovremmo inquadrare le spiccate professionalità dei molti che pur operando al di fuori del contesto cittadino, mantengono alto il prestigio dello stesso?

Quale diversa considerazione è possibile nell’attuale fase di globalizzazione che tende a sfumare i confini sino a mimetizzarli nella nuova dimensione di un Mondo Villaggio, se non “percepire”, quali valori condivisi, anche i percorsi delle singole personalità, frutto della nostra storia?

Come diversamente referenziare i tracciati e le opere di professionisti impegnati su scala nazionale ed internazionale quali, Renato Lancellotta, Eugenio Lancellotta, Filippo Bencardino, Franco Maselli, Cascini Giuseppe, Cascini Francesco, Grossi Filippo, Giuseppe Corriero, Castelnuovo Gaetano, Paola Gaglianone, Francesco Gaglianone, Abbiuso Oreste, Franco Fazio, Niccoli Nino, Liporace Pasquale, De Pietro Oreste, Nocito Daniele, Cascini Gemma, Pompeo Bencardino, Fabio Sirimarco, Mario Impieri, Antonio Castiglia, De Paula Francesco, Gianluigi Spinelli, Mauro Martorelli, Vidiri Antonello, Vidiri Francesco, Sabato Italo, Giuseppina Fabiano, Nino Sparano, Mostardi Maurizio, Capano Antonello, Torchia Raffaele; e la nuova generazione di Walter Nocito, Giuseppe e Francesco De Sio, Anna Lisa Fabiano, Fabio Cordasco, Cascini Fidelia, Simone Massimilla, Ida Cairo, Ida Bartalotta, Alessandro Domolo, Francesco Palmieri, Domenico Amoroso, Pietro D’Anello, Bencardino Paolo, Impieri Antonella, Antonella e Daniela Biondo, Salvatore Cetraro, D’Anello Antonio, D’Amico Giuseppe, Manuela Martorelli, Casella Andrea, Antonio Giuseppe Cairo, Silvia Pietropaolo.

Come non riconoscersi nei valori espressi da talenti nel campo musicale, fuori Belvedere, quali Roberto Musolino, Alfredo Biondo, Luigi Grisolia, Gianluca Gagliardi, Ferraro Francesco, Gagliardi Francesco, Fabrizio Le Fauci, Pierpaolo D’Aprile, Giuseppe Scigliano, Giuseppe D’Aprile, Martorello Vincenzo, Bisignani Elena, Liserre Libera, Furingo Paolo, Furingo Alessio, Cecilia Saporito, Antonio Rugiero, Ivana Galati, Cascini Anna, Nocito Mirella, Montebello Silvio. Nel teatro: Fulfaro Antonio. Nel Calcio Nazionale: Alessandro Rosina e Amatuzzo Eliseo. Nella Scherma-Fioretto: Adina Donato; nello Judo Giulio Parenti.

Nella Pittura e nella Scultura: Giovanni Gaglianone, Tonino Gaglianone, Adina Spinelli, Renato Scarcello, Giuseppe Le Fauci, Duhamel Iurilli Antonella, Gaetano Lentini, Vincenzo Nappi, Pietro Galasso, Giuseppe Siciliano, Luigi Impieri, Borrelli Anna, Borrelli Lina, Vivona Antonio, Capano Antonella, Pasquale Nocito, Tullio Massimilla, Mauro D’Aprile e il poliedrico Renato Lancellotta, in musica e pittura.

Sono i risultati di una dedizione, ma anche di una predisposizione antropica del contesto, già interessato da una complessiva crescita culturale, arricchita dalla creatività e fantasia degli antichi, ma vivi e presenti, contagi. Così Belvedere esprime veri cultori in materie letterarie quali De Paula Vincenzo, Lancellotta Dora, Bencardino Filippo, Iaconangelo Umberto, Rogati Giuseppe, Abbiuso Giuseppe, Rogato Teresa, Maria Nocito, Ruggero Aida, Adriana Saporito, Maccagnan Loretta, Lillino Biondo, Riccardo Ugolino, Olga De Luca, Valente Daniela e non ultimi Ciro Cianni, Loretta D’Aprile, Marino Teresa, Adriana Sabato, Tina Raffo.

Nel campo delle scienze, Bencardino Eugenio, Lucia Vidiri, Aldo De Benedictis, Enrico De Sio, Fazio Anna, Mistorni Giovanna, Mistorni  Giuseppe, Gimigliano Maria, Filippo Barbieri, Domolo Antonio, Luigi Martorello (Gigino), Enzo Di Mario, Filippo Fiordalisi, Filippo Stumbo, Domolo Antonio, Giovanni Lancellotta, De Luca Filomena, Di Giovanni     Giuseppina, Fazio Carlo, Sansoni Raffaella, Cianni Rosalia, Cianni      Loredana, Gaglianone Salvatore, Sparano Pasquale, Pino ed Elio Blevio, Carrozzino Vincenzo, Lucia D’Aprile, Capano Eugenio, Vincenzo Cosentino, Michele Renda, Emilia e Francesca Cipolla, Maria Massimilla, Paolo D’Alia, Bellanza Claudia, Capano Eugenio, Sangineto Giuseppe.

Nel campo medico: Mistorni Anna, Grosso Gaetano, Lancellotta Salvatore, Impieri Vincenzo, Rizzo Daniele, Raffo Anna, Campilongo Gregorio, Sabato Maria Rosaria, Aldo Corriero, Martorelli Anna, Palmieri Carlo, Cauteruccio Enzo, Bencardino Fulvia, Marino Francesco, Saporito Alberto, Ferraro Anna, Rosselli Francesco, Scoglio Giovanni, De Paola Carlo, Belmonte Salvatore, Gimigliano Franco, Tarsitano Vincenzo, Torchia Giuseppe, De Luca Annamaria  , Pietropaolo Francesco, Maria Angela Santoro, Sansoni Raffaele, Marilena e Angela Giardinelli, Pasquale e Iolanda Ferraro, Liparoto Daniele, D’Amante Raffaele, Troya Alberto, Di Somma Agnese, D’Anello Emanuela, Cinzia Donato, Casella Francesco.

Nell’odontoiatria Mostardi Gianfranco, Petracca Giorgio, Impieri Salvatore, Mercuri Filomena, Carrozzino Maurizio, Giardinelli Giovanni e Sergio Grosso, quale primo odontotecnico.

Nella fase considerata, non sono di meno gli allora giovani diplomati che, attivi in diverse discipline, tra studi, calcio e musica, raggiungono l’ambizioso traguardo del posto fisso non rinvenendo nel mercato  adeguata offerta lavorativa nei settori  specifici di studio. Molti di loro conosceranno l’emigrazione “intellettuale”! Qualcuno, in seguito, ha potuto fare ritorno: una possibilità limitata ai settori su scala Nazionale della  Pubblica Istruzione e delle Ferrovie.

Alcuno di questi, impegnato nel sociale, ha contribuito alla crescita della Città con partecipazione nella sfera amministrativa come Pasquale Martorello, Fabiano Salvatore, Grosso Enzo.

Per il periodo di riferimento, gli addetti alla pubblica amministrazione assolvono un importante ruolo di crescita delle funzioni pubbliche, non solo per Belvedere: Ciccio Cristofaro, esperto in Catasto ed Atti Notarili, Antonietta Grosso, già dipendente comunale con Filippo Biondo, e in seguito Segretaria Scuole Medie con Italo Rogati. Un ruolo importante di indirizzo svolgono Armando ed Eugenio Impieri.

   

                                Olio su tele Luigi Impieri                                                  Sculture di Antonella Iurilli Duhamel

                          

“Autoritratto” Olio su tela                                                                Olio su tela Mauro D’Aprile
Giovanni Gaglianone  1978

In Comune: Scrivano Francesco, Sabato Vittorio, Arena Alfredo, Cirillo Ferdinando, Liporace Oreste, Russo Alfredo, Ferraro Andrea, Galasso Cosimo, Sarpa Filippo, Passalacqua Francesco, Perrone Vincenzo, Nocito Crescenzio, Iaconangelo Pasquale, Arena Lino, Franco Orsini, Cosentino Grazia   , Pina Galasso, Emma Lamensa, Scigliano Gaetano, Filippo Cairo, Franco Palmieri, Perrone Gigino, Filippo Barbieri, Filippo Caroprese, Aloia Filippo e Giovanni, De Bonis Giuseppa, Malappione Giovanni, Marino Giovanni, Bencardino Giovanni, Malappione Mario, Bencardino Mario, Riente Rosaria.

Pretura e Cancelleria: Donato Vincenzo, Massimo e Alfredo Massimilla, Giuseppe Lancellotta, Bencardino Rosa, Cammarella Fortunato, Ottavio Scarcello, Franca Liparoto, MartorelliSalvatore. I Giudici succedutisi, di alto profilo: da Maselli ad Antonio Albano, poi Giudice in Cassazione; da Tommaso Arnoni, poi Procuratore presso il Tribunale di Paola e Cosenza, a Nicola La Rocca; dai giovanissimi Domenico Fiordalisi e Francesco Greco, successivamente entrambi Vice Procuratori e Procuratori presso i Tribunali di Paola e Cosenza.

Ufficio Imposte: Congestrì Ezio, Congestrì Edvige, Martorelli Eugenio, Iaconangelo Filippo, Sirimarco Federico, Seta Carmine,  Vidiri Giovanna, Cristofaro Vincenzo, Carlo D’Aprile, Bencardino Antonio, Grosso Saverio, Caroprese Carmelina, Attilio Mercuri.

Ufficio del Registro: Santoro Salvatore, Rubini Ninetta, Ordine Vincenzo;

 Ufficio di Collocamento: Vincenzo Cosentino, Marino Elio, Stumbo Antonio e Impieri Eugenio;

Ufficio Agricolo: Impieri Elio e Antonio Grosso;

 Distretto Sanitario: Pasquale Ferraro, Angelo D’Aprile;

 Ufficio Sanitario: Cascini Francesco, Bencardino Guido;

Poste e Telegrafo: D’Alessandro Letizia, Emma Rogati, Torchia Angelo, Impieri Luigi, Giunta Olimpia, Bencardino Giuseppe,  Capano Giuseppe, Adorisio Ernesto, Corbelli Flavio, Montebello Silvio.

 Cassa di Risparmio: Mele Renato, Capano Alfredo, Leo-Servidio Franz, Mostardi Edison, Casella Umberto.

La Banda Musicale di S.Cecilia, arricchita da neolaureati nei diversi  Conservatori e affidata alla cura di Tonino Gagliardi.

Il Gioco del Calcio, dopo una lunga pausa dagli anni d’oro di Bigoni, Rossi, Colica, Riente, Sallustio, Lenti, Adornetto, Vissicchio, riprende per la tenacia e l’attaccamento di giovani, innamorati di Belvedere.

 Grandi sacrifici e abnegazione a titolo gratuito: si costruisce il Campo in riva al Mare con porte e terreno pietroso!

I falegnami forniscono le valigette porta divise! Inizia la “Legenda” mirabilmente raccontata da Salvatore Fabiano nel suo libro, di vittorie, quelle istintive, dilettantistiche, genuine come i personaggi: Filippo e     Filippo De Luca, Peppino Palmieri, Salvatore Fabiano, Carlo D’Aprile, Salvatore Galasso, Scoglio Giuseppe, Zumpano Franco, Campilongo  Lello, Greco Angelo, Francesco di Giovanni, Impieri Ciccio, Amatuzzo Ugo, Arena Lino, Franco Palmieri, Biondo Raffaele, Franco D’Aprile.

  Assicurano la Dirigenza, senza soldi, ma col “cuore”, quello che basta: Tonino Gagliardi, Salvatore Fabiano, Filippo De Luca, Ottavio Scarcello, Enrico De Sio, Filippo Cairo, Ciro Nocito, Michele Russomanno, Raffaele Palmieri, Di Giovanni Vincenzo, Lillino D’Aprile, Tonino Grosso, Vincenzo Amodeo, Filippo Stumbo, Peppino Lancellotta, Mario Pietropaolo, Pasquale Donato, Franz Leo, Enzo Greco, Alberto Manenti, Daniele Gaglianone, Sebastiano Arena, Monetta Luigi.

La Stampa è affidata ai validi corrispondenti: Giuseppe ed Ugo Rogati.

La Città vive momenti di alta socialità!

Il contesto del Centro Storico in questo momento é una perfetta macchina produttiva e funzionale! Conserverà questo schema sino alla fine degli anni 80, sino a quando “le forme” e le “strutture” corrisponderanno alle “funzioni”!

Nel suo tessuto nasce una nuova scuola elementare, adibita contestualmente ad Istituto Magistrale, ancora oggi presente. Viene istituita anche una sezione di Scuola Media, adattata in altro edificio Comunale. Si ospitano gli uffici della riforma sanitaria USL. Nel territorio acquistano consistenza alcune significative iniziative industriali ed artigianali garantendo occupazione e confermando l’innato spirito commerciale ed artistico della Città. Le lavorazioni del marmo con Giovanni Raffo ed i valenti figli, divengono anche opere d’arte e di esportazione, mentre su scala Nazionale ed Internazionale si pone la Foderauto Bruzia degli intelligenti Franco Papasergio e Mimmo De Lia. Altre attività interesseranno il settore della plastica con Tonino Ferro e Franco Grosso, arredi e tendaggi con Lillino Vivona, gli allumini con i Fratelli Riente e Barone, materiali da costruzione ed arredi con Mario Greco e Figli, ceramiche La Piastrella con i Fratelli Riente, verde ed arredo giardini con i Fratelli Cairo.

Si aprono Stazioni di Servizio carburanti sulla Superstrada che ha soppiantato la ex 118 Statale, mentre si perfezionano le attività casearie con buoni impianti dei Fratelli Gentile, Carbone e Ciccio Pingitore. Interessanti sono le lavorazioni di un pantalonificio, delle calze e dell’incastonatura di gioielli con Porso.

E’ questa una economia di trasformazione di materie prime che non appartengono più al proprio territorio!

La popolazione, sulla scorta di una economia florida, è in crescita!

La domanda aggiuntiva di nuovi bisogni, tuttavia, mette in evidenza i primi limiti: la struttura del Centro Storico é impossibilitata a generare ulteriori espansioni!

Il rapporto parametrico degli standard urbanistici, densità abitativa-servizi, annichilisce lo sfruttamento delle superfici divenute ormai insufficienti, se non affatto esistenti come nel caso dei parcheggi per auto, in aumento sia per numero che per dimensioni.

In armonia dell’ormai trapiantato modello consumistico, la nascente disponibilità del risparmio si indirizza verso la fonte più immediata del primo bisogno: il bene casa!

Gran parte del risparmio del Centro Storico, quello dei valenti artigiani e commercianti, spinto dall’esigenza di soddisfare i nascenti bisogni dei figli ormai professionisti, darà l’avvio a quel processo di nuova edificazione che, in molti casi, si manifesterà come un autentico depauperamento del territorio.

Gli appezzamenti di terreno, incolti ed abbandonati, rimetteranno in gioco la vecchia casta degli assenteisti terrieri, divenendo, la “proprietà”, fonte di una nuova possibile ricchezza.

Nasce una nuova figura: l’Imprenditore Edile!

Le “relazioni”, come ai tempi più cupi del regime Spagnolo, incominciano a sdegnare la trafila burocratica per intraprendere procedure che consentono transiti obliqui e maniere affidate a scappatoie. Si corrompono le regole, con dispendio di più risorse e energie! Le “regalie” lasciate lungo il percorso per l’ottenimento rapido delle autorizzazioni amministrative, diventano una voce aggiuntiva di spesa nella contabilità. Il maggiore costo, viene ad essere recuperato o ammortizzato evitando di effettuare i versamenti delle aliquote assicurative e pensionistiche, spettanti agli operai.

Tutto diventa precario!

Il “vortice” consente ad esterni il circuito economico di Belvedere di usufruire di un arricchimento, indebitamente investito altrove. Veri e propri flussi di capitale prodotti all’interno dell’economia della Città, andranno a costituire il risparmio di altre realtà. Per giunta alcuni servizi di alta redditività, quali quelli notarili e farmaceutici, non resteranno in appannaggio di soggetti locali.

I tecnici del settore edile, vengono scelti sulla base della loro potenzialità di influire la sfera delle autorizzazioni.

La spregiudicatezza e la furbizia, diventano il metro di valutazione delle capacità professionali! Non di meno sono i ruoli di categorie che hanno tutto l’interesse ad inasprire il quadro delle procedure da cui, come ai tempi degli Spagnoli, traggono vantaggi. Si accentuano i conflitti di interesse! Dominano la scena quelli legati ai confini di proprietà! Le conseguenze, inevitabilmente sono le denunce incrociate! C’è chi spinge sul fuoco! Gli studi legali e commerciali polarizzano l’attenzione! L’Ufficio Tecnico comunale e la Pretura vivono in simbiosi!

La tenuta del quadro sociale, quello storico, incomincia a conoscere guasti irreversibili e le prime violenti sovrapposizioni! Si spendono le energie che, a livello di mondo vitale, un solido tessuto di artigiani, commercianti, professionisti di un composito ceto urbano aveva accumulato; ma non si accumulano nuove “riserve” adeguate alla realtà di una società in trasformazione.

Si è rotto un equilibrio a tutto vantaggio di una improvvisazione, di una rincorsa al facile profitto con buone dosi di spregiudicatezza, ai limiti del lecito e spesso sconfinante. I passaggi sono rapidi, senza esperienze, senza tirocini, senza attitudini: l’apparente prende il sopravvento sull’essere, il superficiale mortifica la sostanza!

Perfino il gioco del Calcio risente di questo clima. La partecipazione spontanea ed incondizionata cede il passo alle “Azioni”: quote di denaro, giustificate per migliorare il parco atleti e partecipare ai Campionati di Categoria Superiore. In effetti, nascondono, ormai, il vero interesse: apparire! Ai primi risultati non esaltanti, della squadra, che inevitabilmente comportano la indifferenza della tifoseria, puntualmente si fugge dagli impegni assunti. I giocatori si adeguano alla mercificazione della prestazione! Scema l’affetto verso i colori sociali! Rimane qualche rigurgito nostalgico: la simpatia di Franco Gimigliano, l’attaccamento di Ottavio, la sofferenza di Lillino, il gongolo di Vincenzo, ma il processo dello spontaneo, amorevole, entusiasmo è ormai compromesso. Resta la consolazione delle prestazioni di piccoli campioni: Scigliano Gaetano, Amatuzzo Eliseo, Pino D’Elia, Franco Palmieri, Zumpano Franco, Lenti Edilio, José Branda, Biondo Raffaele, Tonino Marino, Vivona Salvatore,Vivona Antonio, Liparoto Fabio.

Si spegne la spinta genuina del popolarismo urbano, dei valenti artigiani, degli intelligenti commercianti, ma anche l’apporto di una borghesia intellettuale, facilmente affascinata dai nuovi metodi e quindi: non “illuminata”!

Nasce una volgare cinghia di trasmissione tra colonie per lungo tempo soggiogate dal “vincola ilota” del potentato terriero e lo stesso soggetto soggiogante: entrambi vissuti ai margini del vero processo di crescita civile, approntano una rivincita sociale a base di livori e gelosie il cui risultato, anche nell’immagine, mortifica la Città!

Anche le “forme” di questo paesaggio, risentendo delle deturpanti ”relazioni” poste in essere, risulteranno brutte! Così, tragicamente, il “valore” si sposta dalle “forme” delle intelligenti “funzioni storiche”, a quelleprive di connotazione: il fenomeno diviene evidente soprattutto nei Villaggi Turistici e nelle campagne, i cui borghi, saranno autentiche conurbazioni lungo le reti stradali.

Si perde il contatto con la terra!

Nonostante i nuovi indirizzi migliorativi in materia contrattuale, la stessa produzione agricola da commerciale diviene sostentamento dei propri bisogni. Anche la rimessa economica degli emigranti si indirizza verso l’edilizia!

Gli inevitabili crolli sono altrettanto rapidi!

Il venir meno delle entrate certe, di una popolazione che sta invecchiando, incomincia a misurare l’estensione di uno stato di bisogno. La nuova città della Marina, non essendo affidata ad un disegno generale di pianificazione, si sviluppa lungo l’intero nastro stradale. Nasce in un clima di nevrosi generale, di ansia per tempi e di scarsa accortezza nella realizzazione, risultando caotica.

Alla contestuale carenza di aree di servizio pubblico del Centro Storico, si affianca così una conurbazione (la Marina) sbilanciata nei volumi e nelle superfici di ingombro, priva di spazi e strade alternative, soprattutto quelle trasversali. L’unica arteria rimane quella storica del percorso (SS.108) peraltro longitudinale e parallelo a quello ferroviario. Anche la realizzazione della Passeggiata al mare avviene a detrimento dell’arenile!

Così, una Città ormai tutta imperniata sul terziario avanzato, conosce la miopia di investimenti indirizzati esclusivamente al bene Casa, non solo quale prima abitazione, ma prevalentemente stagionale.

Si pretende un Turismo senza servizi: sarà l’errore fatale!

Una miopia, ancora più vistosa, se si considera che il settore delle costruzioni non ha affatto pensato ad erigere strutture necessarie ad ospitare i “vitali” Uffici Pubblici, presenti fino a quel momento nel Centro Storico: la costruzione di una cittadella finalizzata a Centro Direzionale, in grado di offrire una risposta alle nuove esigenze del settore!

Di conseguenza, gli spostamenti dei presìdi dei diversi Uffici, dal Centro Storico alla Marina, andranno ad interessare destinazioni, funzionalmente, più precarie delle lamentate e “gonfiate” difficoltà presenti nel Centro Storico, la cui struttura, nei secoli, quale Cittadella Amministrativa, era stata garantita con meno dispendio di capitale rispetto alle nuove “interessanti” pigioni.

Sull’onda di una occupazione, anche di ritorno migrante, legata comunque all’esaurimento delle superfici sfruttabili o disponibili, e quindi “precaria”, La Marina, in tempi rapidi, finisce per soddisfare aspetti meno sobri e più di “immagine”: quella di abitazioni ampie, in sproporzionati edifici, per una nuova borghesia del terziario e in offesa del Nuovo Paesaggio!

La Nuova Città diviene la negazione dello spazio pubblico! Sofferenza del traffico veicolare, mancanza di qualsiasi connotato civico e municipalistico: dagli edifici identitari, alla piazza, agli arredi urbani. L’asse commerciale che ne deriva, rispetto alla fase iniziale legata alla scarsa disponibilità di locali, finisce per essere episodico, paradossalmente “lungo e frammentato”! Manca di quella necessaria sintesi di “Asse Attrezzato” meglio identificabile da vetrine avvicinate e conseguenti, di pertinenze e depositi, di aree ricettive e di sosta per le opportune pause.

Oggi, l’avvento di un moderno supermercato, è bastato per mettere a nudo la inefficienza di un sistema, ritenuto, erroneamente, “funzionale”. Lo stesso, appena a ridosso dell’abitato, sopperisce persino a luogo pubblico di Piazza!

Non sorprendono così i primi segni di abbandono dello stesso contesto, e soprattutto dei “Villaggi turistici”, privati anche delle normali opere manutentive. Sintomi di grande “insoddisfazione”!

Il “Paesaggio Belvedere” nel suo insieme finisce per essere un ibrido di “Funzioni” senza “forme”, di “Forme” senza “funzioni: una Marina da Recuperare nel tessuto urbano e strutturale; un Centro Storico cui restituire le Funzioni!

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