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BELVEDERE IDENTITARIA (20)

La lunga Storia di Belvedere (20)

Conclusioni

         

Il contesto del Centro Storico in questo momento é una perfetta macchina produttiva e funzionale! Conserverà questo schema sino alla fine degli anni 80, sino a quando “le forme” e le “strutture” corrisponderanno alle “funzioni”!

Nel suo tessuto nasce una nuova scuola elementare, adibita contestualmente ad Istituto Magistrale, ancora oggi presente. Viene istituita anche una sezione di Scuola Media, adattata in altro edificio Comunale. Si ospitano gli uffici della riforma sanitaria USL.

Nel territorio acquistano consistenza alcune significative iniziative industriali ed artigianali garantendo occupazione e confermando l’innato spirito commerciale ed artistico della Città.

Le lavorazioni del marmo con Giovanni Raffo ed i valenti figli, divengono anche opere d’arte e di esportazione, mentre su scala Nazionale ed Internazionale si pone la Foderauto Bruzia degli intelligenti Franco Papasergio e Mimmo De Lia. Altre attività interesseranno il settore della plastica con Tonino Ferro e Franco Grosso, arredi e tendaggi con Lillino Vivona, gli allumini con i Fratelli Riente e Barone, materiali da costruzione ed arredi con Mario Greco e Figli, ceramiche La Piastrella con i Fratelli Riente, verde ed arredo giardini con i Fratelli Cairo. Si aprono Stazioni di Servizio carburanti sulla Superstrada che ha soppiantato la ex 118 Statale, mentre si perfezionano le attività casearie con buoni impianti dei Fratelli Gentile, Carbone e Ciccio Pingitore. Interessanti sono le lavorazioni di un pantalonificio, delle calze e dell’incastonatura di gioielli con Porso.

E’ questa una economia di trasformazione di materie prime che non appartengono più al proprio territorio!

 

La popolazione, sulla scorta di una economia florida, è in crescita! La domanda aggiuntiva di nuovi bisogni, tuttavia, mette in evidenza i primi limiti: la struttura del Centro Storico é impossibilitata a generare ulteriori espansioni! Il rapporto parametrico degli standard urbanistici, densità abitativa-servizi, annichilisce lo sfruttamento delle superfici divenute ormai insufficienti, se non affatto esistenti come nel caso dei parcheggi per auto, in aumento sia per numero che per dimensioni.

In armonia dell’ormai trapiantato modello consumistico, la nascente disponibilità del risparmio si indirizza verso la fonte più immediata del primo bisogno: il bene casa! Gran parte del risparmio del Centro Storico, quello dei valenti artigiani e commercianti, spinto dall’esigenza di soddisfare i nascenti bisogni dei figli ormai professionisti, darà l’avvio a quel processo di nuova edificazione che, in molti casi, si manifesterà come un autentico depauperamento del territorio.

Gli appezzamenti di terreno, incolti ed abbandonati, rimetteranno in gioco la vecchia casta degli assenteisti terrieri, divenendo, la “proprietà”, fonte di una nuova possibile ricchezza.

Nasce una nuova figura: l’Imprenditore Edile!

Le “relazioni”, come ai tempi più cupi del regime Spagnolo, incominciano a sdegnare la trafila burocratica per intraprendere procedure che consentono transiti obliqui e maniere affidate a scappatoie.

Si corrompono le regole, con dispendio di più risorse e energie! Le “regalie” lasciate lungo il percorso per l’ottenimento rapido delle autorizzazioni amministrative, diventano una voce aggiuntiva di spesa nella contabilità. Il maggiore costo, viene ad essere recuperato o ammortizzato evitando di effettuare i versamenti delle aliquote assicurative e pensionistiche, spettanti agli operai.

Tutto diventa precario!

Il “vortice” consente ad esterni il circuito economico di Belvedere di usufruire di un arricchimento, indebitamente investito altrove. Veri e propri flussi di capitale prodotti all’interno dell’economia della Città, andranno a costituire il risparmio di altre realtà. Per giunta alcuni servizi di alta redditività, quali quelli notarili e farmaceutici, non resteranno in appannaggio di soggetti locali.

I tecnici del settore edile, vengono scelti sulla base della loro potenzialità di influire la sfera delle autorizzazioni.La spregiudicatezza e la furbizia, diventano il metro di valutazione delle capacità professionali!

Non di meno sono i ruoli di categorie che hanno tutto l’interesse ad inasprire il quadro delle procedure da cui, come ai tempi degli Spagnoli, traggono vantaggi.

Si accentuano i conflitti di interesse! Dominano la scena quelli legati ai confini di proprietà!

Le conseguenze, inevitabilmente sono le denunce incrociate! C’è chi spinge sul fuoco! Gli studi legali e commerciali polarizzano l’attenzione! L’Ufficio Tecnico comunale e la Pretura vivono in simbiosi!

La tenuta del quadro sociale, quello storico, incomincia a conoscere guasti irreversibili e le prime violenti sovrapposizioni! Si spendono le energie che, a livello di mondo vitale, un solido tessuto di artigiani, commercianti, professionisti di un composito ceto urbano aveva accumulato; ma non si accumulano nuove “riserve” adeguate alla realtà di una società in trasformazione.

Si è rotto un equilibrio a tutto vantaggio di una improvvisazione, di una rincorsa al facile profitto con buone dosi di spregiudicatezza, ai limiti del lecito e spesso sconfinante. I passaggi sono rapidi, senza esperienze, senza tirocini, senza attitudini: l’apparente prende il sopravvento sull’essere, il superficiale mortifica la sostanza!

Perfino il gioco del Calcio risente di questo clima. La partecipazione spontanea ed incondizionata cede il passo alle “Azioni”: quote di denaro, giustificate per migliorare il parco atleti e partecipare ai Campionati di Categoria Superiore. In effetti, nascondono, ormai, il vero interesse: apparire!

Ai primi risultati non esaltanti, della squadra, che inevitabilmente comportano la indifferenza della tifoseria, puntualmente si fugge dagli impegni assunti. I giocatori si adeguano alla mercificazione della prestazione! Scema l’affetto verso i colori sociali! Rimane qualche rigurgito nostalgico: la simpatia di Franco Gimigliano, l’attaccamento di Ottavio, la sofferenza di Lillino, il gongolo di Vincenzo, ma il processo dello spontaneo, amorevole, entusiasmo è ormai compromesso. Resta la consolazione delle prestazioni di piccoli campioni: Scigliano Gaetano, Amatuzzo Eliseo, Pino D’Elia, Franco Palmieri, Zumpano Franco, Lenti Edilio, José Branda, Biondo Raffaele, Tonino Marino, Vivona Salvatore, Vivona Antonio, Liparoto Fabio.

Si spegne la spinta genuina del popolarismo urbano, dei valenti artigiani, degli intelligenti commercianti, ma anche l’apporto di una borghesia intellettuale, facilmente affascinata dai nuovi metodi e quindi: non “illuminata”!

Nasce una volgare cinghia di trasmissione tra colonie per lungo tempo soggiogate dal “vincola ilota” del potentato terriero e lo stesso soggetto soggiogante: entrambi vissuti ai margini del vero processo di crescita civile, approntano una rivincita sociale a base di livori e gelosie il cui risultato, anche nell’immagine, mortifica la Città!

Anche le “forme” di questo paesaggio, risentendo delle deturpanti ”relazioni” poste in essere, risulteranno brutte!

Così, tragicamente, il “valore” si sposta dalle “forme” delle intelligenti “funzioni storiche”, a quelle prive di connotazione: il fenomeno diviene evidente soprattutto nei Villaggi Turistici e nelle campagne, i cui borghi, saranno autentiche conurbazioni lungo le reti stradali.

Si perde il contatto con la terra!

Nonostante i nuovi indirizzi migliorativi in materia contrattuale, la stessa produzione agricola da commerciale diviene sostentamento dei propri bisogni. Anche la rimessa economica degli emigranti si indirizza verso l’edilizia!

Gli inevitabili crolli sono altrettanto rapidi!

Il venir meno delle entrate certe, di una popolazione che sta invecchiando, incomincia a misurare l’estensione di uno stato di bisogno. La nuova città della Marina, non essendo affidata ad un disegno generale di pianificazione, si sviluppa lungo l’intero nastro stradale. Nasce in un clima di nevrosi generale, di ansia per tempi e di scarsa accortezza nella realizzazione, risultando caotica.

Alla contestuale carenza di aree di servizio pubblico del Centro Storico, si affianca così una conurbazione (la Marina) sbilanciata nei volumi e nelle superfici di ingombro, priva di spazi e strade alternative, soprattutto quelle trasversali. L’unica arteria rimane quella storica del percorso (SS.108) peraltro longitudinale e parallelo a quello ferroviario.

Anche la realizzazione della Passeggiata al mare avviene a detrimento dell’arenile!

Così, una Città ormai tutta imperniata sul terziario avanzato, conosce la miopia di investimenti indirizzati esclusivamente al bene Casa, non solo quale prima abitazione, ma prevalentemente stagionale. Si pretende un Turismo senza servizi: sarà l’errore fatale!

Una miopia, ancora più vistosa, se si considera che il settore delle costruzioni non ha affatto pensato ad erigere strutture necessarie ad ospitare i “vitali” Uffici Pubblici, presenti fino a quel momento nel Centro Storico: la costruzione di una cittadella finalizzata a Centro Direzionale, in grado di offrire una risposta alle nuove esigenze del settore! Di conseguenza, gli spostamenti dei presìdi dei diversi Uffici, dal Centro Storico alla Marina, andranno ad interessare destinazioni  funzionalmente  più precarie delle lamentate, e “gonfiate”, difficoltà presenti nelle precedenti sedi del Centro Storico, la cui struttura, nei secoli, quale Cittadella Amministrativa, aveva garantito le stesse con meno dispendio di capitale rispetto alle nuove “interessanti” pigioni.

Sull’onda di una occupazione, anche di ritorno migrante, legata comunque all’esaurimento delle superfici sfruttabili o disponibili, e quindi “precaria”, La Marina, in tempi rapidi, finisce per soddisfare aspetti meno sobri e più di “immagine”: quella di abitazioni ampie, in sproporzionati edifici, per una nuova borghesia del terziario e in offesa del Nuovo Paesaggio!

La Nuova Città diviene la negazione dello spazio pubblico! Sofferenza del traffico veicolare, mancanza di qualsiasi connotato civico e municipalistico: dagli edifici identitari, alla piazza, agli arredi urbani. L’asse commerciale che ne deriva, rispetto alla fase iniziale legata alla scarsa disponibilità di locali, finisce per essere episodico, paradossalmente “lungo e frammentato”! Manca di quella necessaria sintesi di “Asse Attrezzato” meglio identificabile da vetrine avvicinate e conseguenti, di pertinenze e depositi, di aree ricettive e di sosta per le opportune pause. Oggi, l’avvento di un moderno supermercato, è bastato per mettere a nudo la inefficienza di un sistema, ritenuto, erroneamente, “funzionale”. Lo stesso, appena a ridosso dell’abitato, sopperisce persino a luogo pubblico di Piazza! Non sorprendono così i primi segni di abbandono dello stesso contesto, e soprattutto dei “Villaggi turistici”, privati anche delle normali opere manutentive.

 Sintomi di grande “insoddisfazione”!

Il “Paesaggio Belvedere” nel suo insieme finisce per essere un ibrido di “Funzioni” senza “forme”, di “Forme” senza “funzioni: una Marina da Recuperare nel tessuto urbano e strutturale; un Centro Storico cui restituire le Funzioni!

Difronte a tanto decadimento torna incessante la nostra domanda che si diffonde anche attraverso gli ultimissimi mezzi di comunicazione che consentono di interloquire, a molti chilometri di distanza, fra residenti e non, e ai quali, le sorti della Città, stanno comunemente a cuore: Il nostro Centro Storico è qualcosa di superfluo? Un residuale di inutile spazio tale da ritenersi di poterlo abbandonare? Oppure, ancora oggi, esso può assolvere un ruolo e un compito nella nuova fase storica del terzo millennio?

La sua ricca identità, i suoi variegati fattori identitari risultanti dalle infinite storie di relazioni, di influenze, di conoscenze, di saperi palpabili e visibili nelle sue opere, nella sua conformazione, nella sua caratterizzazione di luoghi fisici e mentali, possono fornire un modello di riferimento?

Può ancora Belvedere connotarsi ben oltre le sue coordinate naturali di Capo Tirone e Passo dello Scalone in una strategia di riscatto da una premialità storica venuta meno? Può aspirare ad un ruolo importante, proporzionato alle sue “forme”, in una indispensabile “integrazione territoriale” vitale, per rispondere alle sfide dell’oggi?

Il nostro lavoro tutto proteso alla ricostruzione identitaria vuole anche contribuire con una Idea Progetto illustrata nel capitolo precedente.

Non dunque per Belvedere uno sterile etnocentrismo ma una convinta necessaria apertura al distretto per una politica di  restituzione dell’unitarietà, di una immagine aggregata che manca ai nostri splendidi Centri, incastonati in una natura caratterizzata da un denso manto boschivo, di forti e dolci acclività, ricca di acqua, mai lontana dal mare. Una natura al contempo, aspra, forte e dolce, dotata di una sua storia, valorizzata o deturpata, esaltata o mortificata ma mai pienamente assoggettata.

La “messa in rete” di questi fattori costituirà l’armatura del nostro contesto che non ci richiede di essere quotidianamente presenti, ma “insistenti” sul territorio, capaci di agire con la ricca strumentazione di supporto, oggi a nostra disposizione: Un sito Internet tutto dedicato, aperto alla collaborazione e confronto fra Cittadini Residenti ed Emigrati.

Il nostro attuale “precetto”, non quello del “pericolo” Turco derivato dal mare della Storia, si racchiude in un gesto di “coraggio”, di una inclinazione affettuosa dell’animo verso la Città e verso tutte le persone.

 Il Tempo non ci aiuta!

 Nuovi filosofi ammoniscono che le nostre origini sono importanti, ma non devono essere una gabbia. Bisogna abbandonare quella mancanza ansiogena derivata dall’improvviso venir meno delle tradizionali identità etniche e vivere la spettacolare opportunità del presente, essere sempre gli indipendenti autori di noi stessi.

 “Il luogo in cui siamo nati e la cultura nella quale siamo cresciuti, perdono di peso di fronte al mondo connesso e globale che ci fornisce materiali ed informazioni da ogni tempo e spazio e spalanca la possibilità di relazioni a tutto campo. Scegliere da sé, fare sintesi personali, non soltanto è possibile ma costituisce un grande salto  avanti evolutivo.

“ L’aneddoto dei moralisti: “una mela non cade mai lontana dall’albero che l’ha prodotta” , Loro dicono, ci paragona agli alberi! Ma noi umani non abbiamo radici che ci legano al terreno, ma piedi e gambe per muoverci, per saltare, per spaziare.

Le nostre origini, non si tratta certo di dimenticarcele: però non devono essere una gabbia. Sono la nostra culla- ci siamo affezionati, ne portiamo con noi l’imprinting- ma guai se ci chiudono la vista dell’orizzonte e se diventano la destinazione finale. Ecco perché quelle culture, quei modelli di pensiero, che enfatizzano il nostro legame con le identità originarie non aiutano proprio per niente a familiarizzare con la natura di un mondo sempre più orientato verso forme di identità espanse. Ma è in questo senso che sta irresistibilmente andando la corrente: ognuno di noi fa ormai la sua playlist di cose nuove ed antiche, di vecchie identità e nuove opportunità connettive, e quello che è davvero importante non è se queste cose sono nuove o antiche, ma è il metabolismo stesso della playlist, che segna il tramonto delle identità generaliste e l’avvento di un mondo di identità espanse”.

Ma ancora, Loro stessi aggiungono: “ Pensare che tutti quanti possano saltare con entusiasmo sull’opportunità di costruirsi da sé la propria identità soggettiva sarebbe ovviamente illusorio: i conflitti etnici, i fondamentalismi religiosi e –su un piano meno drammatico- tutti  gli arroccamenti ideologici e culturali dimostrano fin troppo ampiamente che tanti umani vedono con disagio se non con ostilità questa improvvisa dissoluzione delle identità storiche. D’altra parte nessun grande mutamento nella storia umana è mai avvenuto riscuotendo immediata unanimità fra tipologie umane assai diverse”.

Non c’è scorciatoia per il futuro!

C’è di fronte a noi la paziente opera di tessitura di una trama di affetti, di solidi sentimenti di antiche nuove passioni. Al di fuori di questa presa di coscienza collettiva, nella cattolicità della nostra cittadina, della responsabilità comune di una risposta etica alla crisi che stiamo attraversando, la partecipazione non potrebbe che risolversi in una fuga verso il privato, verso un intimismo che già in precedenti epoche si è ribaltato in disimpegno e che oggi si evidenzia nelle chiusure ermetiche di autoreferenze!

“Nessuno è l’obiettivo di se stesso!”

Solo chi appartiene a qualcuno si appartiene e desidera che qualcuno gli appartenga. Chi non appartiene a una famiglia, a una città, a una patria non si appartiene e non riesce ad accogliere, perché non sa cosa dare. Può solo prendere e pretendere e, se non ci riesce, recrimina o fugge.

Il Tempo non ci aiuta!

La sua evoluzione è scandita da aritmie sempre più scordanti e confuse: il metro della misura è sempre meno la vita umana!

Quando finisce un’epoca, finisce anche una morale, si verifica una rivoluzione che smantella la vecchia architettura per costruirne un’altra affinché la vita possa proseguire alimentata e incanalata da nuovi limiti, da nuove correnti, da nuove sorgenti. Quando si smonta un’architettura morale senza costruirne un’altra il fiume della vita cessa di scorrere diventando imputridita palude.

“La memoria storica, non è un fondo immobile in grado di comunicare comunque, bisogna sapere come farla riaffiorare, va continuamente rinarrata. Anche perché, se il patrimonio storico, culturale, non entra in relazione con la gente, declinando linguaggi diversi e parlando a tutti, rischia di morire, incapace di trasmettere senso e identità a una comunità.”Quando si rifiuta di ricordare il passato non si può costruire il futuro, si vive schiacciati da un eterno presente come gli animali che vivono fuori del tempo.

A questa sorte dobbiamo ribellarci, questo pericolo dobbiamo scongiurare!

E’ lo spirito di tutti che deve risorgere!

L’amore che tutto sovrasta è quello verso la vita e il solo peccato pensabile è quello contro la vita, la sua dignità, la sua libertà. Non solo una vita idealizzata, vissuta in pienezza, come un ponte lanciato verso il cielo, ma anche una vita storicamente determinata dagli istinti che si misurano, si combattono, si trascendono, si trasfigurano, diventando passioni e sentimenti analizzati dalla lente della ragione, cioè del pensiero che pensa se stesso e che si vede vivere con qualche appiglio di bene.

Questo pensiero è capace di inventarsi e di raccontarsi molti mondi, è una fabbrica di illusioni che ci aiutano durante il viaggio, di speranze che alimentano la nostra energia vitale, di architetture morali       indispensabili a tutelare nel contesto la nostra socievolezza.

Qui dunque più che altrove le “forme” dell’insediamento umano si sono modellate, tra mare, collina e montagna facendo della natura stessa il proprio presidio.

Qui dunque più che altrove occorre elaborare e connettere i vari segmenti di questa identità.

Qui più che altrove occorre un forte investimento di noi stessi materiale e simbolico, spendere la nostra esistenza, la nostra intelligenza, i nostri saperi delle antiche esperienze.

Qui dunque più che altrove, malgrado le mortificazioni e a costo di una solitudine, impegnarsi per la costruzione di convinzioni collettive condivise, di identificazione in valori ed oggetti comuni, di  identici universi culturali.

 ” Attraversare il mondo libero, portando la mia patria con me, vedere nuovi popoli, vivere la terra, salutare quei viandanti che si perdono per sempre laggiù, in lontananza, alla fine del sentiero….”        

 ( Miguel Unamuno)

Anche la recente ultima impostazione federale dello Stato e delle sue Istituzioni tende a ridefinire amministrativamente i nostri contorni. Saranno certamente razionalizzati e articolati su diversi territori  servizi generali e mandamentali: si dice, per migliorarli e renderli economici.

Finanche i confini comunali potranno subire rettifiche e nuove demarcazioni geografiche!

Nel gioco della dilatazione spasmodica delle geometrie spaziali dell’attuale fase storica potrebbe quasi certamente avvenire in ognuno di noi uno “spaesamento” spazio-temporale della nostra realtà sociale e di vita quotidiana.

Vivremo forse, quali “migranti” nella nostra stessa Città, con la sofferenza atavica, già dolorosa, dei nostri “emigrati”.

I giovani abitano in Belvedere Marittimo, spesso però con l’atteggiamento di chi subisce lo stare in un luogo della dimenticanza del passato, del presente e alcune volte dimentichi anche di se stessi. Si perde il senso del particolare e conseguentemente si vive nell’incapacità di costruirvi il proprio futuro”. ( Don Cono Araugio)

Ed è così che, ancora una volta, passato e futuro si stringono e ci costringono a “rinascere”, a vivere Nuove reciproche relazioni, rese facili e feconde, come nel passato, nel nostro “contesto” fra uomini e donne, con la forza dei legami, in una rinnovata fiducia interna, una “coesione” costruita sviluppando peculiari modi di socialità, di cultura e di scambio.

Tutti, “Insieme” scopriremo che le nostre ricchezze, i nostri giacimenti, le generalità della nostra civiltà, non sono da sbandierare contro qualcuno, ma compatibili con uno spirito universalistico, di vocazioni specifiche, con cui partecipare, in modo cooperativo, alla costruzione di un sistema più generale di relazioni e di scambi,o, se qualcuno preferisce, all’avvento di un mondo di  “identità espanse”.

Così, ancora una volta, capiremo che il Nostro Passato non è una mancanza ansiogena, ma meravigliosamente una “spettacolare opportunità” proiettata nel futuro, uno strumento di navigazione per i  sentieri del Mondo.

E, sarà così che, ancora una volta, gli antichi stretti legami con il nostro “contesto” implicheranno una confortevole riduzione dell’incertezza e dello smarrimento derivati dalla perdita dell’ordine precedente e, solo allora, consolideremo una fiducia nelle aspettative positive, oltre i nostri orizzonti!

Ci capiterà probabilmente, ancora una volta, in una tarda sera in Piazza, ascoltare il gorgoglio della fontana, l’antica confortevole carezza del vento di levante, i passi della lunga notte ……

           Non saremo soli….

          Infinite vite rivivranno….

          Infinite “voci” racconteranno ancora

          i tanti percorsi della loro -Nostra Storia…..

          Quella di un tragitto,

          di una Nuova Luce che

          soppianterà le stelle….

          oltre il Tirone,

          oltre il Passo dello Scalone.

                                                          Mauro D’Aprile

 (video) /Belvedere natura e storia.

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