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LA LUNGA STORIA DI BELVEDERE-Prefazione

                                                                            Mauro D’Aprile

                                                              BELVEDERE MARITTIMO

                                                                 Storia di una Città.

 

                                                                Attraversare il mondo libero
                                                                portando la mia patria con me
                                                                vedere nuovi popoli
                                                                vivere la terra
                                                                salutare quei viandanti
                                                                che si perdono per sempre
                                                                laggiù
                                                                in lontananza
                                                                alla fine del sentiero….”                                
                                                                            (Miguel Unamuno)

Prefazione:

Il “Grande Messaggio” lanciato da Don Cono Araugio, Parroco, per circa nove anni, del Centro Storico di Belvedere, non può essere lasciato cadere. E’ una “Sfida” sagacemente proposta che, se non raccolta, “mortifica”! Un’amorevole “Sollecitazione” di speranza che ci coinvolge come cittadini, fedeli e non:

Dalla Introduzione del suo “Belloviderii”:

 “Spero tanto che questo lavoro possa concorrere al rilancio dell’immagine della città, attraverso una puntuale conoscenza della sua storia.

 Ho cercato di mantenermi fedele alle fonti e alla verità che la storia ci ha trasmesso anche quando è una storia scomoda, non ha la presunzione di essere uno studio per gli specialisti, anche se potrà servire per studiare e approfondire la vita della città.

Si propone come incoraggiamento per tutti noi che la abitiamo a rispettarne maggiormente, soprattutto nell’area che interessa il Centro Storico, la storia, i monumenti e l’ambiente anche dal punto di vista estetico, poiché l’etimologia del nome ce lo impone. E’ uno studio che dedico ai tanti emigrati che ricordano con nostalgia la propria città e il Centro Storico luogo nel quale sono nati e al quale pensano sempre quando parlano di Belvedere.

Soprattutto lo dedico ai giovani e agli studenti, perché lo leggano e leggendolo rivivano le pagine della storia di questa città come la loro storia. I giovani abitano in Belvedere Marittimo, spesso però con l’atteggiamento di chi subisce lo stare in un luogo della dimenticanza del passato, del presente e alcune volte dimentichi anche di se stessi. Si perde il senso del particolare e conseguentemente si vive nell’incapacità di costruirvi il proprio futuro”.

Introduzione.

 In ogni epoca uomini accumunati da uno stesso o analoghi patrimoni linguistici, religiosi, storici, culturali hanno teso a esercitare la loro sovranità su un territorio, dando vita a un “villaggio” spazialmente definito da confini.

Nella complessa maglia delle frontiere che oggi vediamo tracciata su un planisfero politico, si riassumono le intricate vicende del passato, le relazioni tra una popolazione e le altre, tra le genti e gli spazi.

Il Paese Nazione è la risultante del processo identitario dei molti villaggi, dei loro abitanti, fra scontri per il dominio di una terra, adattamenti e graduali assimilazioni fra loro, in un compromesso pacifico di interesse comune. Capita spesso di parlare di posizione strategica, a proposito della collocazione di una terra, con implicito riferimento ai vantaggi che a essa derivano dalla sua particolare ubicazione. I confini di ogni stato possono squilibrarla in un senso piuttosto che in un altro e, a partire da questi elementi geografici, i rispettivi popoli intrecciano relazioni e scambi, costruiscono la coscienza di sé e degli altri, imparano ad interagire con le altre popolazioni vicine e lontane in un continuo divenire storico.

La posizione geografica non ha una valenza assoluta e immutabile, varia invece nel tempo secondo la complessiva evoluzione del quadro economico o tecnologico, politico o militare, nel quale ciascuna società è inserita: il significato della collocazione geografica della penisola italiana nel Mediterraneo mutò dopo la scoperta delle Americhe. Diverso é il senso dell’appartenenza dell’Italia alla CEE, dopo l’ingresso nel sodalizio di tre paesi mediterranei: la Grecia, Spagna e Portogallo.

Il bisogno di garantirsi sbocchi al mare per chi ne è privo in virtù della sua collocazione, induce i paesi continentali a curare le relazioni con gli Stati confinanti dai quali dipende l’agevolazione del transito delle merci da e per gli approdi costieri.

Le società modificano senza sosta le coordinate politiche del mondo. Cambiano i rapporti economici e militari tra i singoli Stati, come pure gli equilibri tra i grandi organismi internazionali o in seno alle alleanze nelle quali molti paesi confluiscono. Ne scaturisce una maggiore o minore stabilità nelle diverse aree del globo. I patti e le alleanze internazionali non sono che il riflesso politico-diplomatico di tutto ciò!

E’ a partire da questo dato che si viene definendo l’identità di un popolo, il suo modo di sentire, anche in termini di sicurezza, i rapporti con l’esterno, di allacciare le relazioni e gli scambi con i paesi limitrofi e con il resto del mondo.

Le società organizzano gli spazi naturali secondo le proprie mutevoli esigenze e così facendo imprimono loro forme specifiche: quelle che noi chiamiamo paesaggi.

Paesaggio è un territorio organizzato, che si prospetta alla vista con caratteri di coerenza, di identificazione: è un territorio “inquadrabile”, di cui si possono cioè percepire le caratteristiche.

    

beni ambientali e quelli storico-artistici conferiscono ai paesaggi la loro possibilità di essere pensati come tali. E ciò vale sia per i paesaggi così detti naturalistici sia per quelli plasmati dall’uomo. Entrambi i beni diventano non solo testimonianza sporadica, ma veri e propri presidi della memoria storica, non soltanto punti di forza per chi quel territorio voglia visitare e conoscere dall’esterno, ma anche decisivi elementi di auto riconoscimento per coloro che in quel territorio abitano: divengono veri e propri marcatori di identità.
  

Le attuali discussioni teoriche vedono attorno al concetto di identità addensarsi una delle battaglie più fitte di questa stagione intellettuale. Basterà ricordare, in estrema sintesi, che il concetto di identità si presta ad usi sociali, culturali e politici assai diversi.

Vi sono quelli che vedono l’identità di un gruppo (etnico, nazionale, religioso, ecc..) come quell’insieme di caratteri che servono a definire una comunità e i suoi valori, in contrapposizione con altre comunità e altri valori che li attorniano, e da cui ritengono necessario differenziarsi. In questo caso l’identità  è un concetto chiuso ed autoreferenziale, che serve a marcare le differenze e ad accentuare le distanze, e il cui fine ultimo non è cooperativo ma conflittuale.

Vi sono d’altro canto quelli che vedono i valori identitari come perfettamente compatibili con una impostazione e uno spirito universalistici. Per essi, l’identità territoriale non si presenta come un fattore di contrapposizione o separazione dal resto del mondo, ma come scoperta o riscoperta di vocazioni territoriali specifiche, come un fattore di specificazione positiva in grado di definire l’angolatura e la particolare curvatura con cui una determinata comunità può partecipare, in modo cooperativo, alla costruzione di un sistema più generale di relazioni e di scambi.

Per questi sostenitori di una identità aperta la base identitaria non è costituita da un insieme di differenze organiche, o di inamovibili specificità, ma piuttosto esattamente dal modo con cui gli uomini e le donne appartenenti ad un determinato contesto si sono costruiti le loro reciproche relazioni, sviluppando peculiari modi di socialità, di cultura  e di scambio, che rendono facili e feconde  le relazioni tra loro.

L’identità in questo caso non è altro che il grado di coesione sociale di una comunità, la forza dei legami in essa posti in essere, il grado di fluidità- e dunque fiducia interna- di cui una comunità è capace.

Le “identità aperte” tendono a valorizzare tra i fattori identitari quelli che più definiscono una modalità di relazione interna al modo di pensare, di fare  e produrre del gruppo con cui ci si identifica.  L’identità è, in questo senso, sancita più dai modi di stare insieme con i propri omologhi, che non dai modi di contrapporsi agli altri.

Di conseguenza, l’identità aperta tende ad essere tanto più forte, sentita  e partecipata, quanto più il sistema territoriale di riferimento si presenta come integrato.

Il contesto, e cioè l’ambiente e la storia, fornisce il modello di riferimento di una simile integrazione. La forza dei valori condivisi si manifesta nell’autoriconoscimento simbolico di un paesaggio, di una serie di tradizioni, di luoghi fisici e mentali di un modo di essere e di vivereche fa tutt’uno col proprio territorio.

Belvedere è un Paesaggio, con la sua Storia, le sue relazioni, le sue forme, la risultante di lunghe vicende, piacevoli e no.

Da qui, l’esigenza di un’altra storia sulla città, sollecitata dal Belloviderii, il testo di Don Cono Araugio, ma meno dentro le mura, più sul contesto, quello del Paesaggio delle relazioni, nella  pretesa di definirne una identità di cui, ancora una volta, forme, strutture e funzioni, sorprendentemente, si ripropongono quale unico strumento per una risposta possibile alla nuova dimensione geografica del “Mondo-Villaggio”.

Con l’orizzonte spaziale planetario dell’oggi, sarebbe assurdo riproporre “chiusure”, come quelle antiche  ormai dissolte e sgretolate. Ma se non si ha contezza della propria identità, qualunque rotta diventa inconcludente!

La coscienza di sé, il sentirsi partecipi dei caratteri ambientali e culturali che ci hanno accompagnato, si propone ancora una volta, quale risorsa capace di una nuova primavera della Città, non di un becero etnocentrismo ma nella  nuova dimensione  spazio – tempo  del Mondo- Villaggio.

La precisa scelta di voler addivenire ad un testo con le caratteristiche di un  Manuale, ha comportato la selezione sistematica, nei più ampi processi storici che ci hanno riguardato, dei solo elementi di utilità rispetto allo scopo del lavoro. Una lettura, quanto più agevole possibile, della storia, complicata e difficoltosa, del nostro territorio: scarsa e frammentata nelle fonti, scoraggiante nella scomoda, faticosa, ricerca e negli approfondimenti.

Le eccessive segmentazioni che l’hanno caratterizzata, hanno consigliato e consigliano una “opportuna” sintesi all’interno del suo impianto  generale che, sebbene la esponga ad approssimazione, può consentire quella linearità nell’inquadramento degli eventi, necessaria ed utile, capace anche di far scaturire nuove domande per nuove risposte, molte delle quali, ancora oggi, solo intuite o lasciate sospese.

Proprio questa sfida, la sensazione di una avventura, mi ha, prima invogliato a selezionare i dati di mia conoscenza, e poi, reso speranzoso sul fatto  che una narrazione cronologica degli eventi che ci hanno interessato, avrebbe potuto affascinare il lettore, con lo scopo di catturarlo per ulteriori, nuovi, interessanti approfondimenti.

“Un Manuale di Servizio”, che vuole essere utile anche agli altri lavori presentati, più audaci e documentati, ai quali non intendo sovrapporre interpretazioni ma, arricchirne dati e circostanze.

 A margine della storiografia già monitorata e risultata dalla documentazione locale, nell’impormi questo rigore, ho inteso analizzare gli  usi e i costumi delle popolazioni con le quali siamo venuti a contatto e gli effetti indotti dai reciproci contagi.

L’attenzione è stata così riposta negli accadimenti storico  politici che ci hanno interessato e, di questi, quello economico-sociale che ha dettato le regole della formazione del nostro  abitato:  la genesi  di Belvedere.

Scopriremo così che il Nostro è un territorio la cui posizione, per molti secoli é geograficamente “strategica”, e di esso, gli elementi climatici ed orografici diventano  protagonisti e spesso costituiscono l’unico interesse di attrazione.

Il periodo preso in considerazione va dal 531 AC al 1490 anno del restauro del Castello Aragonese con considerazioni sullo stato  attuale della Città sotto il profilo funzionale, e in particolare il Centro Storico, con le sue pietre rimaste a contendere spazio ai ricordi, tra una decorosa conservazione e un possibile sviluppo.(continua)

                                                                                         mauro d’aprile

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