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I PROGRAMMI DEI PARTITI

Fisco e pensioni, seppure con strategie molto diverse, sono al momento i temi economici dominanti di questa campagna elettorale, mentre le ricette a confronto sembrano più astratte, meno dettagliate e in linea di massima poco incisive per quanto riguarda l’industria, la produttività e l’occupazione giovanile. La coalizione di centro-destra ha già diffuso il programma, il Pd e Liberi e Uguali lo depositeranno in queste ore, M5S lo ha già depositato ma per ora lo ha reso noto in «pillole». Le anticipazioni raccolte però danno già un quadro chiaro.

Ad esempio, il cuore delle proposte di Fi-Lega-FdI è la creazione della cosiddetta flat tax. Il Pd punterà forte sulla riduzione Irpef per le famiglie e, con un’intensità di risorse inferiore, sul taglio del cuneo fiscale. Nella piattaforma di M5S spicca l’idea del reddito di cittadinanza.

E l’economia reale? Argomenti messi in evidenza dall’intervento Calenda-Bentivogli pubblicato su questo giornale - come formazione e competenze in chiave Industria 4.0, scambio virtuoso salario-produttività, credito e garanzie alle Pmi, riduzione del costo dell’energia, aumento delle imprese esportatrici, la diffusione universale della banda larga – sono lasciati sottotraccia o assenti.

Per non parlare della concorrenza. Sul tema industria c’è l’idea Pd degli incentivi 4.0 per tutta la legislatura ma a calare, la proposta del centro-destra di semplificare il crowdfunding per le startup, il piano da decrittare di M5S sugli investimenti produttivi strategici (100 miliardi nella prima versione, ridotti a 50 nell’ultimo testo). Quello che sembra però mancare è l’attenzione in senso più ampio alla «fabbrica», alle condizioni di competitività della manifattura e delle piccole imprese.

Il tema della produttività è indicativo: in Italia continua a ristagnare (e non da oggi), nonostante un’iniziale ripartenza del mercato del lavoro. Gli ultimissimi dati Eurostat e Istat evidenziano, nel 2016, un calo di circa un punto percentuale rispetto all’anno prima, in controtendenza con i nostri competitor europei. In Germania la produttività per ora lavorata è cresciuta di 1,3 punti; in Francia di 1 punto, in Spagna di 0,7. Un peccato visto che la detassazione dei primi di risultato, reintrodotta dal governo Renzi, sta dando risultati incoraggianti, ed è in crescita, anche tra le pmi, il “welfare” aziendale.

Discorso, più o meno simile, per i giovani: il tasso di disoccupazione degli under 25 è iniziato a scendere, ma rimane al 32,7% (peggio di noi, solo Spagna e Grecia). A novembre, si è visto qualche segnale positivo, con una crescita di 110mila occupati nella fascia d’età fino a 34 anni.

Ebbene, alla luce di questi numeri ci si sarebbe aspettata un’attenzione maggiore alla “questione giovanile” da parte delle forze politiche. Fi e M5S, per ora, sono generici; anche il Pd non rilancia, ricordando, comunque, l’incentivo in vigore da gennaio per assumere stabilmente under 35 (under 30, dal 2019) introdotto con la legge di Bilancio 2018.

Se su giovani e produttività, le idee si spera verranno dettagliate in questi giorni, per pensioni e fisco il quadro sembra più delineato anche se con partiti divisi e coperture ancora incerte. Il principale oggetto della contesa è la riforma Fornero. Che il Pd punta sostanzialmente a salvaguardare proseguendo, sul versante della flessibilità, sulla strada aperta con l’Ape.

Sempre il Pd propone la pensione di garanzia per i giovani. Centro-destra e M5S fissano invece come priorità lo stop alla legge Fornero, ricorrendo a una nuova riforma previdenziale (nel caso di Berlusconi) o introducendo la possibilità di uscita per tutti con 41 anni di contributi (pentastellati). Ricette diverse anche sull’aumento, o l’adeguamento, delle pensioni minime.

Veniamo al fisco. Il Pd vuole riscrivere gli sgravi per carichi familiari introducendo assegni per ogni figlio. In questo modo autonomi, incapienti e anche fasce di reddito oggi escluse beneficeranno dello sconto. Il costo è stimato in 23 miliardi di cui 14 recuperati con l’abolizione dei bonus bebè e i restanti 9 mantenendo l’avanzo al 2% anziché farlo crescere progressivamente. Per le imprese un taglio Ires e Iri al 22%.

La riscrittura della curva delle detrazioni per carichi fiscali sarà al centro del programma di Liberi e Uguali. Operazione sostenuta con i recuperi della lotta all’evasione fondata sull’invio telematico dei dati di fatture e scontrini. La riduzione dell’Irpef è anche tra i 20 punti annunciati dai 5 Stelle che, in sintesi, puntano alla riduzione delle aliquote Irpef e a un’estensione della no tax area. Per le imprese oltre al taglio di Irap e tasse sul lavoro si punta all’abolizione di studi di settore e spesometro.

Il centro-destra ha annunciato la flat tax per famiglie e imprese con un’aliquota iniziale ipotizzata al 23% destinata progressivamente a ridursi. La no tax area è destinata a crescere fino a 12mila euro e per molte tasse, come bollo, Irap e Imu, potrebbe scattare l’esenzione in caso di assenza di redditi. Pace fiscale per tutti i piccoli contribuenti in difficoltà economica, un nuovo concordato di massa e l’abolizione dell’inversione dell’onere della prova fiscale.

Alla prova dei fatti, va da sé, la sostenibilità di tutte le proposte andrà misurata con la gestione delle finanze pubbliche, altro tema sul quale non mancano le differenze. Sul rapporto debito-Pil il Pd conta di scendere a quota 100% in 10 anni senza eccessivo ricorso al deficit.

L’abbandono della strada dell’austerità è invece il percorso scelto dal M5S (sfondare il tetto del 3%) per abbattere il debito del 40% in 10 anni.

Il centrodestra non fa riferimenti espliciti a questo tema ma Forza Italia ipotizza di scendere a quota 100% facendo leva su un avanzo primario al 4% e su un piano straordinario di privatizzazioni.

I PROGRAMMI DEI PARTITI

INDUSTRIA ED IMPRESE

Partito Democratico
Al centro del piano potrebbe esserci la proroga dell’iperammortamento fiscale per i beni digitali ma con aliquote a calare nel corso della legislatura. Si pensa anche alla riforma degli ammortamenti con deduzioni accelerate. Incentivazione degli investimenti in venture capital e meno oneri per la crescita dimensionale. Copertura con riassetto di altre agevolazioni.
IL NODO
Da chiarire il legame tra la parte di incentivazione fiscale degli investimenti e il piano sulle competenze delle risorse umane.

Centrodestra
Si punta a un mix di innovazione tecnologia ed efficienza energetica. Tra le proposte più dettagliate: semplificazione del crowdfunding per le startup, sicurezza degli approvvigionamenti energetici, più efficienza della produzione energetica e dei consumi nell’edilizia, nell’industria e nei trasporti. Per il Sud sviluppo infrastrutturale e industriale con uso più efficiente dei fondi europei con l’obiettivo di azzerare il gap di crescita con il resto del Paese.
IL NODO
Sembra non esserci un aggancio esplicito alle trasformazioni industriali 4.0.

Movimento 5 Stelle
Una Banca pubblica per gli investimenti per piccole imprese, agricoltori, famiglie e un piano da 50 miliardi per investimenti produttivi nei settori strategici. Poi 200mila posti di lavoro da economia del riciclo e 17mila nuovi posti per ogni miliardo di investito nelle rinnovabili ed efficienza energetica. Salvaguardia del made in Italy anche in opposizione ai trattati internazionali.
IL NODO
Da specificare le coperture per il piano di investimenti nei settori strategici.

Liberi e Uguali
Tra le idee programmatiche, una holding delle partecipazioni pubbliche e una banca pubblica degli investimenti. Sugli incentivi industriali si opterebbe per privilegiare alcune filiere strategiche, più che su agevolazioni “trasversali” quali quelle del piano Industria 4.0.
IL NODO
La compatibilità dell’idea di un forte impegno pubblico sui grandi settori, anche con partecipazioni, con l’esigenza di ridurre il debito pubblico.

LAVORO,GIOVANI,WELFARE

Partito Democratico
Proseguire nel completamento del Jobs act: ulteriore taglio del cuneo da realizzare, gradualmente, nella prossima legislatura. E poi salario minimo, contratti a termine più cari, decollo delle politiche attive, un ammortizzatore anche per gli autonomi. Sì pure al «conto personale formazione» per aggiornare competenze e velocizzare la ricollocazione.
IL NODO
Non si parla di migliorare Garanzia giovani, finora del tutto insoddisfacente. Non si rilancia poi sullo scambio virtuoso salario-produttività.

Centrodestra
Richiamo alla «piena occupazione per i giovani» con il rilancio di stage, appprendistato, lavoro stabile, formazione. Si propongono poi incentivi per inserire disabili e più tutele delle ragazze madri. Si dice anche «Sì» al ripristino dei voucher e si punta all’azzeramento della povertà assoluta.
IL NODO
Non sono chiare le misure con le quali rilanciare i contratti a tempo indeterminato e ridurre il cuneo. Nessun riferimento poi al Jobs act, e quindi non si spiega, dopo i ripetuti annunci dei giorni scorsi, se e cosa verrà modificato.

Movimento 5 Stelle
Si propone, per ora come “slogan”: «riduzione drastica della disoccupazione giovanile» con investimenti in innovazione tecnologica ad alto moltiplicatore occupazionale; e riduzione, anche qui «drastica», delle tasse su imprese e lavoro. Si rilancia poi su reddito di cittadinanza (780 euro netti al mese per il single, 1.950 per famiglie con due figli) sul rilancio delle politiche attive.
IL NODO
Non ci sono proposte concrete, né costi e coperture. Restano sullo sfondo industria 4.0 e produttività

Liberi e Uguali
Ripristino delle tutele piene dell’articolo 18 e delle causali (vale a dire, le ragioni giustificatrici) nei contratti a termine. Si propone poi il decollo dell’assegno di ricollocazione per aiutare le persone in cerca di un impiego a trovarlo più rapidamente; e si rilancia, inoltre, su sussidi e ammortizzatori sociali, proponendo durate più lunghe e copertura davvero universale.
IL NODO
Non c’è traccia di misure per spingere Industria 4.0 e di come affrontare le profonde innovazioni e trasformazioni delle nostre fabbriche.

SCUOLA e UNIVERSITA’

Partito Democratico
Si prova a “ricucire” con il mondo della scuola. L’attenzione principale è alla valorizzazione del personale, docente e non, puntando su incrementi retributivi e “ammorbidimenti” della riforma del 2015. C’è anche un primo tentativo di disegnare un canale formativo professionalizzante, a livello secondario (istituti tecnici) e terziario (Its).
IL NODO
Come garantire la continuità didattica a favore degli studenti, e cosa fare di due strumenti chiave della Buona scuola, la chiamata per competenze e l a valorizzazione del merito.

Centrodestra
Le frizioni all’interno della coalizione di centro-destra rendono molto generiche le priorità sull’Education: sul fronte scuola, si sottolinea la necessità di sostenere «aggiornamento e meritocrazia». Si parla anche di «azzeramento del precariato», e di rilancio dell’istruzione tecnica e del collegamento scuola-lavoro. Per l’università si indica «il rilancio».
IL NODO
Restano sullo sfondo gli strumenti che saranno utilizzati per migliore il link con le imprese .

Movimento 5 Stelle
Si punta ad abolire tout court la Buona Scuola. Nel mirino ci sono soprattutto la chiamata diretta dei presidi, il bonus per i docenti, l’alternanza scuola lavoro. Sull’università la proposta è più selettiva e passa dall’aumento delle borse di studio al rafforzamento della quota premiale del fondo di finanziamento degli atenei al tagliando per l’abilitazione scentifica nazionale.
IL NODO
Dove trovare gli oltre 35 miliardi che servono a portare la spesa per l’istruzione dal 7,9 al 10,2% del Pil.

Liberi e Uguali
Sull’università Liberi e Uguali ha lanciato la proposta forte di rendere gratuita l’università abolendo le tasse universitarie. In pista anche abolizione o ridefinizione dei compiti dell’Anvur. Sulla scuola si propone di cancellare gran parte della riforma del 2015.
IL NODO
L’ipotesi di eliminare le tasse universitarie a tutti costa come minimo 1,6 miliardi, ma il costo potrebbe salire se aumentassero le iscrizioni.

PENSIONI

Partito Democratico
Il Pd punta a introdurre una pensione di garanzia per i giovani: tra le ipotesi un’integrazione al minimo delle future pensioni contributive (assegno non inferiore ai 7-800 euro). Sul fronte della flessibilità in uscita si continuerà sulla strada dei redditi-ponte solidaristici (Ape sociale) o basati sul risparmio individuale (Ape volontario o aziendale). Per le pensioni basse si pensa a un riordino delle forme di sostegno attuali.
IL NODO
L’approccio incrementale non crea rischi sulla spesa, manca il capitolo previdenza complementare.

Centrodestra
Azzeramento della legge Fornero e nuova riforma previdenziale economicamente e socialmente sostenibile. Questo l’annuncio programmatico del centro-destra, che conferma la misura simbolo di elevare a mille euro i trattamenti di poco più di 850mila pensionati sotto la soglia. Si prevede un requisito di uscita con 41 anni di contributi (probabilmente con una quota contributi-età).
IL NODO
Un allentamento dei requisiti innesca aumenti più che proporzionali di spesa da coprire in via strutturale.

Movimento 5 Stelle
Il superamento della riforma 2011 è in due mosse: pensionamento con 41 anni di contributi senza limite di età e taglio (sulla componente retributiva) delle pensioni vigenti che superano i 5mila euro netti. Con le risorse risparmiate da quest’intervento si partirebbe per un’integrazione sulle pensioni future (la soglia non dovrebbe essere sotto i 780 euro; 1.170 pre una coppia).
IL NODO
Non sono note le coperture a fronte di una nuova spesa per almeno 6-7 miliardi l’anno.

Liberi e Uguali
Si punta a una cancellazione dello stabilizzatore automatico di spesa che lega i requisiti di pensionamento all’aspettativa di vita. Fissata un’età viene stabilito un differenziale sulla base della gravosità del lavoro svolto, solo volontariamente si potrà andare in pensione dopo. Per le future pensioni contributive integrazione minima per compensare i periodi di non lavoro.
IL NODO
La spesa nel lungo periodo esce dalla traiettoria attuale con forti rischi al rialzo.

FISCO

Partito Democratico
Riduzione dell’Ires e dell’Iri dal 24% al 22% sostenuta con il taglio selettivo degli incentivi. Deducibilità ampia dell’Imu sui capannoni dall’Ires. Sull’Irpef revisione dei carichi familiari per 9 miliardi a deficit mentre la lotta all’evasione punta su incrocio dei dati, scambio di informazioni, compliance e il fisco digitale soprattutto con la fatturazione obbligatoria tra privati.
IL NODO
Si punta tutto e subito sulle famiglie con un intervento da 23 miliardi di cui almeno 9 in deficit. Per le imprese si parte da 3 miliardi.

Centrodestra
Una Flat tax per famiglie e imprese. Che potrebbe essere del 23% e scendere gradualmente. Introduzione comunque vincolata alla sua sostenibilità. Una no tax area fino a 12mila euro per garantire la progressività. La copertura verrebbe assicurata dal taglio delle tax expenditures. Nel rapporto Fisco-contribuenti sì alla pace fiscale per i piccoli contribuenti in crisi e all’abolizione dell’inversione dell’onere della prova.
IL NODO
Manca impatto della Flat tax sul Ssn e la reale sostenibilità affidata alla revisione degli sconti fiscali

Movimento 5 Stelle
Si punta a una riduzione delle tasse per le imprese e sul lavoro. Abolizione progressiva dell’Irap che in prima battuta sarà trasformata in un’addizionale all’Ires per semplificare il sistema. Sull’Irpef si prevede una no tax area più ampia (oggi di poco superiore a 8mila euro) e riduzione delle aliquote più basse. Abolizione degli studi di settore, dello spesometro e di Equitalia.
IL NODO
L’addio a studi di settore e spesometro è già previsto dal 2019 dall’ultima legge di bilancio.

Liberi e Uguali
Recupero serio dell’evasione fiscale fondata sulla trasmissione telematica dei dati di fatture e scontrini. Ristrutturazione della curva Irpef con nuovi sgravi da concentrare soprattutto sui redditi medio-bassi. Abolizione dell’Irap e dei contributi sociali con l’introduzione di un solo prelievo sul valore aggiunto.
IL NODO
Il maggior gettito della lotta all’evasione è sempre stato connotato da una fortissima aleatorietà.

DEFICIT PUBBLICO

Partito Democratico
Sui saldi di finanza pubblica la proposta Pd ipotizza di mantenere un avanzo primario pari al 2% del Pil che con una crescita stabile all’1,5% e un’inflazione vicina al target Bce del 2% porterebbe a una riduzione di 30 punti del rapporto fra debito e Pil in 10 anni. Prevista una salvaguardia con dismissioni. Il Pd propone inoltre di scorporare dal computo del deficit gli investimenti in infrastrutture, capitale umano e ricerca restando comunque sotto il 3%.
IL NODO
L’inflazione resta lontana dal 2%, e finora le privatizzazioni si sono fermate sotto gli obiettivi.

Centrodestra
Il programma comune del centro-destra non cita espressamente né il problema del debito né quello del deficit. Nelle dichiarazioni di questi giorni Forza Italia ha sostenuto l’ipotesi di far tornare il debito al 100% del Pil grazie a un avanzo primario al 4% e a un piano straordinario di privatizzazioni. La Lega invece dichiara di puntare soprattutto sulla crescita per ridurre il peso del debito.
IL NODO
Manca al momento un’identità esplicita sui programmi di consolidamento fiscale.

Movimento 5 Stelle
Il Movimento 5 Stelle ha parlato di un «piano ambizioso» per abbattere il rapporto debito/Pil del 40% in dieci anni, ma abbandonando la strada dell’austerità. L’idea è di sforare il tetto del deficit al 3% del Pil, ma per finanziare un piano di «investimenti ad alto potenziale» in grado di far crescere la produzione di ricchezza a ritmi più alti rispetto al disavanzo.
IL NODO
Il taglio di «sprechi e privilegi» da 30-50 miliardi appare indeterminato e “ambizioso”.

Liberi e Uguali
Anche Liberi e Uguali chiede di abbandonare le forme di «austerità» per promuovere un aggiustamento dei conti pubblici fondato su due pilastri: investimenti pubblici da scorporare al computo del deficit (golden rule) e un’assicurazione europea dei debiti sovrani che diminuisca il costo del servizio al debito.
IL NODO
Come tutte le indicazioni basate sulla crescita, si presuppongono dinamiche di Pil difficili da sostenere nel medio periodo.

EUROPA

Partito Democratico
Il Pd chiede di ridiscutere una serie di parametri che regolano i vincoli di finanza pubblica. In particolare, si chiede di superare i criteri di calcolo fondati sul deficit strutturale» (oggetto ogni anno di trattative sulla sua definizione) e output gap, e di applicare una regola aurea che liberi gli spazi per gli investimenti pubblici.
IL NODO
La declinazione pratica dipenderà dall’esito della riforma della governance dell’Eurozona avviata da Juncker.

Centrodestra
Il terzo punto del programma del centro-destra è intitolato «Meno vincoli dall’Europa», pronuncia un secco «no alle politiche di austerità» e chiede una «revisione dei trattati europei». Nel programma trova spazio anche la riduzione del surplus dei versamenti annuali al bilancio Ue, e il «recupero di sovranità» attraverso la prevalenza della Costituzione italiana sul diritto comunitario.
IL NODO
Vincoli e relazioni finanziarie con la Ue non sono soggetti a decisioni unilaterali.

Movimento 5 Stelle
Nel programma esteri del Movimento 5 Stelle c’è un capitolo sull’«Europa senza austerità», nel quale si prospetta un’alleanza fra i Paesi dell’Europa del Sud per superare le politiche di austerità e rigore e ottenere una «riforma profonda» dell’Unione europea.
IL NODO
La proposta deve essere definita nei dettagli e difficilmente può essere accompagnata dall’ipotesi di referendum sull’euro considerata «extrema ratio» in caso di mancato successo.

Liberi e Uguali
Liberi e Uguali chiede di accantonare il Fiscal Compact e di cancellare la riforma del pareggio di bilancio contenuta nell’attuale articolo 81 della Costituzione. Tra le proposte c’è poi quella di spingere su una maggiore «condivisione dei rischi», attribuendo al Fondo salva-Stati il ruolo di assicurazione dei debiti sovrani.
IL NODO
Finora ogni forma (anche minima) di mutualizzazione si è scontrata con il «no» dei Paesi del Nord.

INVESTIMENTI

Partito Democratico
Poca enfasi finora al tema degli investimenti pubblici. Sul piano di interventi si immagina una continuità con il lavoro fatto da Delrio alle Infrastrutture (cura del ferro, metropolitane, piste ciclabili, misto grandi e piccole opere «utili»). Attenzione a Sud, dissesto, antisismico. Sul lato delle risorse bisogna usare al meglio i fondi europei accelerando gli interventi dei patti per il Sud.
IL NODO
Nessuna proposta «forte» sul codice degli appalti, bisogna spendere le risorse che sono state recuperate in questi anni.

Centrodestra
Cavallo di battaglia della coalizione è la «profonda revisione del codice degli appalti» cui si aggiunge, in ambito privato, «l’autocertificazione preventiva» delle iniziative ora sottoposte ad autorizzazione, «con verifica ispettiva al termine delle opere». «Sostituzione edilizia» (cioè demolizione e ricostruzione) nella riqualificazione delle periferie.
IL NODO
Lo stimolo agli investimenti pubblici e privati è finanziato «con le risorse liberate dalla Flat tax» senza indicazione di ulteriori coperture.

Movimento 5 Stelle
Per gli investimenti pubblici il piano annunciato da 100 miliardi in 5 anni è stato ridimensionato a 50 miliardi, ma resta finanziato in gran parte in deficit e con l’eliminazione dei sussidi alle fonti fossili nei trasporti. Frenata anche sul taglio alle «grandi opere inutili» fra cui la Torino-Lione. Tra i settori rinnovabili, efficienza energetica, dissesto, banda ultralarga, antisismico.
IL NODO
Il piano faraonico, fortemente selettivo, prevede un finanziamento in deficit per cifre molto elevate. Resta il tema dell’attuazione, fondamentale per un piano di queste dimensioni: non ci sono proposte innovative per accelerare gli interventi

Liberi e Uguali
Le propone un grande piano di investimenti pubblici mirato alla messa in sicurezza del territorio e alla conversione ecologica dell’economia da finanziare attraverso la golden rule, ossia lo scomputo degli investimenti dal calcolo del deficit al posto del Fiscal compact. Questo piano di investimenti avrebbe effetto moltiplicatore sul Pil.
IL NODO
Il piano di investimenti è subordinato al cambio radicale di regole Ue ed è per questo a forte rischio di realizzabilità.

IMMIGRAZIONE E SICUREZZA

Partito Democratico
Il Pd punta a valorizzare il lavoro svolto dal ministro dell’Interno Marco Minniti: azione in Libia e nei Paesi subsahariani, corridoi umanitari, confronto con l’Unione europea per distribuire gli sbarchi in tutti gli stati europei. Si rilancia l’abolizione del reato di immigrazione clandestina e il disegno di legge dello jus soli.
IL NODO
Non si affronta il tema della percezione alta di insicurezza pubblica diffusa sul territorio ogni volta che uno straniero commette un reato ad alto impatto sociale.

Centrodestra
Via tutti i migranti illegali. Navi militari italiane schierate contro gli sbarchi. Abrogazione della protezione di tipo umanitario, definita «un’eccezione tutta italiana». Un «Piano Marshall» per l’Africa. Con gli slogan usuali, il centro destra fa dei temi si ummigrazione e sicurezza un cavallo di battaglia certo. Rilancia iil poliziotto di quartiere, vuol rivedere la legge sulla tortura.
IL NODO
Allontanare tutti i circa 500mila stranieri non in regola oggi in Italia è impraticabile.

Movimento 5 Stelle
Revisione del trattato di Dublino che impone l’accoglienza allo Stato dove avviene lo sbarco. Ricollocamento automatico obbligatorio dei richiedenti asilo giunti in Italia. Rimpatri ed esami delle istanze di protezione internazionale più rapidi. M5S punta il dito contro «il business dell’immigrazione». E sollecita un’azione capillare di sostegno ai paesi africani di partenza.
IL NODO
L’Italia spesso ha protestato a Bruxelles ma i riconoscimenti finora non sono stati molti.

Liberi e Uguali
Abolizione della Bossi-Fini. Sì allo jus soli. Permesso di ricerca lavoro. Sistema unico europeo di asilo per superare il criterio del paese di primo accesso previsto dal trattato di Dublino. LeU chiede anche la revisione dell’attuale sistema di accoglienza: occorre ritornare ai centri di Stato per impedire altri casi di corruzione e inefficienza.
IL NODO
Abolire la Bossi-Fini può diventare un grande incentivo per gli sbarchi. E i centri pubblici di accoglienza hanno già mostrato i loro limiti.

RIFORME ISTITUZIONALI

Partito Democratico 
La sconfitta al referendum, esito che va rispettato, non ha cancellato la necessità di semplificare il nostro sistema istituzionale. Per il Pd restano necessari due interventi: superamento del rapporto fiduciario bicamerale e voto ai 18enni anche per il Senato; ritocco al Titolo V per fare più chiarezza nei rapporti tra Stato e Regioni almeno in alcune materie cruciali come sanità e infrastrutture.
IL NODO
Anche se l’intervento proposto è limitato rispetto alla riforma Boschi, si tratta comunque di modifiche che necessitano di un’ampia maggioranza in Parlamento.

Centrodestra 
Si punta all’elezione diretta del presidente della Repubblica, alla riduzione dei parlamentari e all’introduzione del vincolo di mandato. Quanto al federalismo, si dice che deve essere «responsabile» e armonizzare «la maggiore autonomia prevista dal titolo V e già richiesta da alcune regioni».
IL NODO
Da una parte si parla di federalismo responsabile, dall’altra di “rafforzamento delle autonomie locali”. Enunciazioni generiche per capire il reale modello proposto.

Movimento 5 Stelle 
Si punta a puntuali modifiche di parti circoscritte della Costituzione. Tra le priorità stop ai vitalizi; riduzione dei parlamentari e tetto di due mandati; stop ai cambi di casacca; introduzione dei referendum propositivi e senza quorum; nuova legge elettorale: sistema proporzionale con circoscrizioni di ampiezza media e preferenze. Infine voto ai 16enni e taglio degli enti inutili.
IL NODO
Si tratta di interventi cospicui che però richiedono maggioranze parlamentari molto larghe.

Liberi e Uguali 
No a riscritture complessive della Costituzione. Sì a revisioni circoscritte nello spirito dell’articolo 138 come la riduzione dei parlamentari, il rafforzamento degli istituti di democrazia diretta e la riscrittura dell’articolo 81 con il principio della golden rule al posto del pareggio di bilancio. Leu propone una legge elettorale che metta al centro la rappresentanza e restituisca ai cittadini la scelta degli eletti.
IL NODO
Le proposte non affrontano il nodo della governabilità.

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