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IL TERMOMETRO SUI SOCIAL

Repubblica 06 MARZO 2018 di Carlo Brunelli

La base M5S sui social: “Mai un posto al Pd”

Muro di ostilità a un’alleanza con il Pd. “E in ogni caso Renzi fuori”. Invece sull’ipotesi Lega spunta un grafico con i punti di contatto

ROMA. Qual è la volontà della base dei 5 Stelle sul nodo alleanze? I social network sono la “piazza” in cui tradizionalmente i grillini discutono: e stavolta più che mai questa “piazza” è confusa sulla direzione da prendere.

Gli attivisti mostrano per lo più freddezza nei confronti del Pd, solo raramente limitata a Matteo Renzi. Certo, ci sono anche pentastellati che accolgono con speranza la proposta di Michele Emiliano, e cioè allearsi, ma a due condizioni: il Pd dovrebbe dare sostegno alle proposte del M5s senza ricevere in cambio nessun posto di governo e in più dovrebbe essere “epurato” dal renzismo.

Così scrive un utente che riceve decine di apprezzamenti: “Va benissimo come proposta sennò qui non comandiamo mai questo Paese. Ma come disse Di Maio: senza allearsi ma appoggiare solo i programmi e senza quella m…a dei renziani!”.

Di Maio dovrebbe quindi convincere il Pd ad appoggiare i programmi del M5s senza allearsi formalmente. Un ministero a guida Pd sarebbe visto come un tradimento.

Nei confronti della Lega l’atteggiamento è molto più articolato. Molti appoggiano la Lega, e sono già in circolo grafici fai-da-te che elencano i punti in comune ai due partiti:

“Il popolo sovrano vuole riformare lo Stato perché uniti si vince. 1° Vincolo di mandato. 2° Legge elettorale. 3° Fornero-Lavoro. 4° Banche-Reddito. 5° Europa-Sicurezza” scrive un militante. La Lega sembra essere il partito con cui gli elettori di Di Maio trovano più affinità. A chi formula rimostranze nei confronti di Salvini viene così risposto: “Tutti voi avete ragione, purtroppo però con il solo 33% non si può governare, funziona così. Io sono del Sud e lo odio, ma quanti noi del sud vogliamo aiutarli (i migranti-ndr) a casa loro?”.

L’ostilità verso Renzi pesa, sulla “compatibilità” di Salvini con i 5stelle, ben più delle polemiche contro il Meridione della Lega negli anni ’90. Anzi, chi discute in rete si augura che il M5S riesca a intercettare meglio le richieste dell’elettorato settentrionale: “Gli italiani del nord hanno votato Salvini perché ha saputo fare leva sull’intolleranza verso i migranti. Credo che il M5S avrebbe dovuto essere più attento all’esigenza dei cittadini del Nord, spiegando loro nei dettagli e coinvolgendoli nella proposta contenuta nei 20 punti del programma”.

Gianluca Paragone è il nome indicato da molti per mediare al tavolo delle trattative con la Lega. Chi meglio dell’ex-direttore de La Padania, candidato al Senato a Varese e sconfitto dal leghista Stefano Candiani, potrebbe aiutare i leader a superare le diffidenze?

Eppure una buona fetta di elettorato grillino rifiuta l’ipotesi di allearsi con la Lega “nazionalizzata” addebitanto a Salvini un deficit di affidabilità. Perché – ricorda più d’uno – il leader leghista aveva detto che non sarebbe mai tornato con Berlusconi, e Forza Italia è da sempre considerata dalla base 5Stelle “un partito di ladri e mafiosi”. Ci sono anche voci più moderate.

E gli indecisi, pronti ad aprire le porte a chiunque in nome di un bene più grande: “Io penserei al Paese”. C’è chi propone elezioni-bis: “Si torni al voto e prendiamo più del 51%”. Su una cosa c’è l’unanimità: il M5S è il primo partito e per questo dal presidente della Repubblica ci si aspetta che non dia ad altri l’incarico di formare il nuovo governo.

E qui i toni diventano (va detto: dimenticando la Costituzione) perentori: “Mi auguro con tutto il cuore – si legge in uno dei post – che Mattarella capisca che se non vuole una rivoluzione deve dare il mandato di presidente del Consiglio a Di Maio, altrimenti ci sarà l’inferno. Non è giusto che con la nostra percentuale comandino loro!”.

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