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LA STORIA E L’EUROPA

di Eugenio Scalfari

La storia punisce l’ignavia dell’Europa

L’Ue dovrebbe diventare una federazione, ma non ci riuscirà con la politica razzista di Salvini. Nella società globale comandano i grandi imperi, ma il Vecchio Continente non lo è più.

Domenica scorsa ho dedicato il mio articolo a due personalità italiane che, operando in settori molto diversi l’uno dall’altro, avevano entrambe contribuito al rafforzamento dell’Unione europea e delle singole nazioni che la compongono: Mario Draghi e Marco Minniti. Sono passati appena sette giorni da allora e la storia dell’Italia e dell’Europa si è completamente capovolta: il sovranismo delle singole nazioni si è rafforzato e insieme con esso è comparso un sentimento di razzismo di cui non si aveva ancora alcuna presenza se non estremamente marginale.

Nel frattempo, la Lega di Matteo Salvini nei sondaggi ha addirittura raggiunto il 29,2 per cento dei consensi superando da sola i 5 Stelle che dal 32 sono scesi al 29 per cento. La Lega per di più può contare su un 9-10 per cento di Forza Italia e un 4 di Fratelli d’Italia, per un totale che arriva abbondantemente sopra il 40 per cento.

Questa è la storia in termini numerici, mai così pessima per l’Italia e per l’Europa, dove fenomeni analoghi a quelli della Lega si stanno rafforzando in molti Paesi, a cominciare da quelli di Visegrád, ma non soltanto: anche in Grecia, in Austria, in Scandinavia e in alcune regioni della Francia, dove, per fortuna, Macron ha poteri presidenziali che lo mettono al riparo da emergenti fenomeni di razzismo e di nazionalismo che da tempo si sentivano del tutto sconfitti.

Draghi per fortuna sarà ancora per un anno alla testa della Bce, ma Minniti è ormai fuori da ogni potere perché il governo Gentiloni da tempo non c’è più, sicché la politica del futuro migratorio si è capovolta portando la politica italiana al vertice del razzismo. Si è visto nello scontro tra Salvini e Saviano, nelle misure programmate contro i rom.

Questi fenomeni nell’Italia di oggi sono ancora marginali, ma sono comunque entrati a far parte del programma di governo. I 5 Stelle non li condividono e il premier Conte ne sembrerebbe anch’egli alieno. Mattarella per quanto gli compete è del tutto contrario, ma la forza popolare attratta dalla destra razzista sembra pronta a seguire il Capo che, a sua volta, sta considerando l’ipotesi di nuove elezioni da effettuarsi entro un anno.
Che faranno, rispetto a questa ipotesi, i 5 Stelle? E il Partito democratico? E come sarà modificata la legge elettorale? E infine quale sarà il risultato delle prossime elezioni europee?

Dirò qui il risultato d’una diagnosi che finora era sfuggita a chi si occupa di questi problemi: il vero malanno politicamente e socialmente non è l’Italia o perlomeno non è soltanto l’Italia, ma è soprattutto l’Europa, a cominciare dalla più forte delle nazioni europee: la Germania. La coalizione della Cancelliera si è improvvisamente spaccata in due: la Csu, forte soprattutto in Baviera, ha rotto con la Cdu della Merkel. Non era mai accaduto.

Sono entrambi due partiti con un fondamento politico-religioso: la Cdu segue un’ispirazione cristiana di centro-sinistra, molto più protestante che cattolica; la Csu rappresenta il cattolicesimo di destra. Come mettere Gronchi, Fanfani e Moro da una parte e Dossetti dall’altra. Naturalmente in Italia, Paese sede del Vaticano, l’influenza religiosa era politicamente molto forte; in Germania no, è quasi invisibile ma c’è. È comunque la prima volta che quei due partiti, sempre alleati, si dividono

L’iniziativa non è stata della Merkel che anzi politicamente ne sta molto soffrendo. Il principale rappresentante della Csu, Horst Seehofer, occupa l’importante carica di ministro dell’Interno ed è tuttora al suo posto. La Merkel infatti non vorrebbe affatto che l’aspro dissenso politico con la Csu producesse un forte distacco che forse renderebbe indispensabili nuove elezioni. Ragion per cui il ministro dell’Interno tedesco ha ricavato l’amicizia del ministro dell’Interno italiano (Salvini) sul tema dell’Europa rispetto all’immigrazione. I due, almeno sulla carta, sembrano abbastanza allineati, mentre non lo sono i socialisti della Spd, anch’essi alleati dei due partiti cristiani di centro.

Vedremo il risultato del sostegno di Salvini a Seehofer. Sta di fatto che anche questo è il sintomo della crisi europea. La Merkel, come se nulla stia accadendo nel suo governo, continua a comportarsi con Macron come se il patto tra loro fosse tuttora in piedi, ma di fatto non lo è. Macron si avvale dei suoi poteri presidenziali sulla Francia ed è quindi il leader attualmente più forte in Europa sul tema dell’immigrazione, soprattutto per quanto esso riguarda la situazione generale del Mediterraneo

Macron è alleato con lo spagnolo Sanchez e con quelli che condividono la politica di Minniti, ministro dell’Interno dell’ex governo Gentiloni: gli immigrati vanno fermati in campi sulla costa libica, che debbono essere bonificati e servono a trattenere gli immigrati sulla costa africana per essere rinviati nei Paesi d’origine non appena in quelle zone cominci la programmata politica di investimenti europei. Capitali europei, nuove produzioni che mettano economicamente in moto i Paesi africani invertendo in tal modo la corrente di fondo dell’immigrazione, non più dall’Africa all’Europa, ma al contrario: gli immigrati tornino in patria, un processo di industrializzazione si metta in moto con capitali cospicui, tecnici e specialisti europei che affluiscano in Africa e avviino l’industrializzazione di quelle regioni.

Bisognerebbe che l’intera Europa partecipasse a questa politica ma, da quando in Italia domina Salvini soprattutto per quanto riguarda l’immigrazione, il problema è assai più complesso: l’Europa dovrebbe impegnarsi in Africa per impedire l’immigrazione in Europa e contribuire al sostanziale miglioramento dell’economia africana mentre Salvini considera tutta quella gente come carne da cannone; sicché sperare in un contributo positivo della Lega è soltanto un sogno. Quanto a Minniti, che di quel programma è uno dei più importanti autori, è fuori gioco e per rientrarvi dovrebbe operare con le vesti di un dirigente nominato dall’Europa.

Tra poco ci saranno le elezioni europee e vedremo quale Parlamento ne uscirà, chi lo presiederà, chi presiederà la Commissione che è in sostanza il governo dell’Unione, sia pure con poteri largamente limitati.

Una cosa è certa: l’Europa è composta da nazioni che con il passar del tempo appoggiano sempre più due obiettivi da realizzare. Il primo era quello di estendere a tutti i Paesi la moneta unica che in questo modo avrebbe avuto la stessa forza del dollaro e forse perfino di più. Ma questo obiettivo non è stato minimamente tentato.

Il secondo obiettivo dell’Europa e in particolare dell’Eurozona era di rafforzare le proprie istituzioni in un processo che dovrebbe avere come finalità quella di trasformare una Confederazione in una Federazione. Di qui un ministro delle Finanze unico per l’Eurozona; un ministro dell’Interno unico con competenze specifiche sia sul tema dell’immigrazione sia su quello delle comunicazioni riservate e del controspionaggio. Infine una sorta di Fbi operante alla dipendenza del ministro dell’Interno.

Va anche detto che l’ipotesi della Federazione escluderebbe – ove fosse finalmente realizzata – i poteri del presidente francese, i quali dovrebbero essere assorbiti dal presidente europeo. L’Europa riuscirà a realizzare in tutto o in parte questo obiettivo? In tutto lo escluderei ma almeno in parte dovrebbe e sarebbe già un notevole successo. Ma da quel che sta accadendo adesso, specie con la politica razzista e antieuropea di Matteo Salvini, la risposta è purtroppo negativa. Il sovranismo nazionale è in forte crescita e non si vede chi riesca a fermarlo e a invertire la rotta.

Ripeterò quanto scritto più volte ma purtroppo senza alcun risultato. In una società globale dove contano soltanto gli Imperi, chi comanda sono gli Stati Uniti d’America, la Russia, la Cina. In parte l’Oceania. Il resto sono popoli e Paesi imbarcati su scialuppe di salvataggio che sono alla mercé delle grandi navi che rappresentano gli Imperi esistenti. Il numero di questi imperi potrebbe però in breve tempo aumentare. Per esempio l’America del Sud; per esempio un’ampia quota dell’Africa centro-meridionale. L’Europa, che è stata duemila anni fa la culla di un grande Impero, non lo sarà mai più. Colpa nostra e solo nostra. La storia ci sta già punendo e sempre più ci punirà.

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