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IL FISCO EQUO

Cara Sinistra, anche il Fisco è uguaglianza

L’idea di riparlare del cuneo fiscale è oggi quanto mai opportuna. Sul tema il Pd potrebbe suscitare un’ampia discussione

di Eugenio Scalfari 17.12.2018
Forse ce lo siamo scordato ma nel 2007 il sistema dei crediti concessi dalle banche sul deposito a lungo termine determinò una tempesta finanziaria provocando una crisi di proporzioni molto notevoli e il fallimento di una delle più grandi banche americane. Quanto stava accadendo riportò la memoria collettiva alla analoga crisi del 1929 che sconvolse ancora di più a quell’epoca l’economia mondiale e mise la parola fine alla cosiddetta età del jazz. La crisi del ’29 arrivò in Europa nel ’30 e nel ’31 e mandò all’aria soprattutto l’economia inglese ma anche quella delle altre nazioni del continente, non esclusa l’Italia che era sotto il dominio mussoliniano.

E’ passato poco meno d’un secolo e siamo di nuovo in un clima economico molto agitato. La crisi del 2007 della quale abbiamo già fatto cenno sconvolse l’Europa e naturalmente anche l’Italia. Il presidente Napolitano nel 2011 creò un governo per l’occasione che fu votato praticamente da tutto il Parlamento, presieduto dal professor Monti che era stato uno dei membri della Commissione europea e aveva anche la presidenza dell’università Bocconi di Milano. Come suo braccio destro Monti chiamò nel ministero la professoressa Elsa Fornero. Lavorarono per un anno e mezzo senza riposarsi un minuto ma alla fine l’economia era stata di fatto normalizzata. Certo non fioriva; viveva un tran tran modesto ma comunque accettabile.

Fu in quella occasione che mi capitò di scrivere più volte nel nostro giornale sull’ipotesi di un taglio rilevante del “cuneo fiscale”. Era un tema che gli economisti di chiara fama avevano già esaminato e che nel governo Prodi era stato adottato ma per una cifra estremamente modesta, e quasi a titolo sperimentale: 7,5 miliardi. Produsse scarso effetto e infine fu abolito.

Da quel momento di cuneo fiscale nessuno ha più parlato né in Italia né in Europa. In alcune province francesi è stato adottato e ha funzionato localmente senza tuttavia influenzare la politica economica nazionale. Io credo che in un momento nel quale l’economia italiana è sotto l’osservatorio della Commissione europea e in cui le cifre di una parte e dell’altra continuano a differire in modo notevole perché noi abbiamo offerto una diminuzione del deficit dal 2,4 al 2,04 mentre il vero desiderio della Commissione sarebbe di ridurlo all’1,6, l’idea di riparlare del cuneo fiscale è quanto mai opportuna.

Dubito fortemente che questo governo ne faccia uso, ma potrebbe essere uno strumento gettato in campo dal Partito democratico fornendogli un tema sul quale si potrebbe aprire un’ampia discussione.

A mio avviso il taglio non dovrebbe essere minore del 15 per cento e possibilmente portarlo al 20, questo intervento nella politica economica del Paese significa che i contributi assistenziali pagati dal datore di lavoro verrebbero aboliti per chi ha redditi inferiori ai 15mila euro e applicati in modo estremamente lieve mano a mano che il reddito aumenta. Naturalmente la situazione è del tutto diversa per gli imprenditori. Per loro il prelievo è molto lieve dal reddito di 700mila e poi aumenta notevolmente fin quando il reddito arriva a mezzo miliardo, al di là del quale di fatto il di più di tale cifra viene quasi del tutto assorbito dall’imposta.

Naturalmente l’Inps, salvo questi punti estremi che fanno molta figura ma recano introiti risibili, ha un calo notevole di entrate mentre deve fornire totalmente i suoi servizi di assistenza e di ogni altro genere che costituiscono il grosso della sua finanza. Altre gestioni di altre categorie che l’Inps più recentemente ha cominciato ad amministrare non sono certo comparabili come massa monetaria a quella che l’Inps viene a perdere col taglio del cuneo. È quindi indispensabile che intervenga la finanza pubblica a ricapitalizzare l’Inps ogni volta che ciò sia necessario affinché le sue prestazioni siano regolarmente proseguite.

La strada è evidente, non ce n’è altra e questa comunque adempie non solo a procurarsi il fabbisogno necessario per l’operazione di cui abbiamo detto ma anche per profittare d’una situazione che ha il vantaggio di diminuire le diseguaglianze prendendo maggiori risorse dai più ricchi e trasferendole al ceto medio basso o decisamente basso.

Ci sarà naturalmente un’opposizione a questa proposta, non tanto per l’operazione in sé quanto per il fatto che il rifinanziamento dell’Inps effettuato con una legge apposita che abbiamo indicato ottiene un risultato che esula dalla manovra in se stessa.

È chiaro che uno strumento del genere sarebbe il tema ideale che il Partito democratico dovrebbe far proprio nel suo tentativo di rilanciare la sinistra italiana. Temi analoghi furono propri dei governi Moro-Nenni, Moro-De Martino, Fanfani, Berlinguer.

Per quanto mi riguarda ebbi l’occasione di incontrare Aldo Moro e di intervistarlo sul vasto tema della imminente alleanza tra la Dc e il Partito comunista italianizzato di Enrico Berlinguer. Uno dei temi che affrontammo in quell’intervista fu proprio questo della politica fiscale su cui Moro concordò come anche avevano concordato Fanfani e Berlinguer. Purtroppo questa intervista non fu pubblicata perché avrebbe dovuto esserlo, d’accordo con Moro, proprio il giorno in cui fu rapito dalle Brigate rosse.

Adesso il cuneo fiscale è tornato d’attualità. Sarebbe molto opportuno che il Pd adottasse questo mio suggerimento. Mentre Salvini e Di Maio giocherellano con la Commissione di Bruxelles per vedere chi dei due si stanca prima dell’altro e se è meglio mezzo punto in più o in meno del deficit chiesto dall’Italia, il Partito democratico farebbe proprio un tema che aiuta il reddito del ceto medio-basso e soprattutto persegue anche la lotta contro le diseguaglianze che non a caso è sostenuta come indispensabile dall’insegnamento quotidiano di papa Francesco.

Coraggio, ragazzi. Quel tema fu condiviso da Moro, Nenni, De Martino, Fanfani, Berlinguer. Ora fatelo vostro e dategli dentro, avete tutto da guadagnare e niente da perdere.

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