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IL PAESE CHE VORREMMO

Quel Paese che vorremmo e non esiste

Nel suo messaggio di fine anno il presidente della Repubblica Mattarella ha descritto come deve essere una nazione perfetta, nella quale tutti dovrebbero agire per il bene comune

DI EUGENIO SCALFARI

Il discorso che ho ascoltato l’altro ieri dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella è dal punto di vista formale e anche sostanziale un discorso assolutamente completo. Descrive un Paese come dovrebbe essere, nel quale ciascun cittadino o gruppo di cittadini o addirittura l’intera popolazione italiana dovrebbe agire per il bene. Anzi, soprattutto per il proprio bene perché il bene dei cittadini non è limitato a una persona, a una famiglia, a un condominio, a un Comune, a una Regione ma addirittura all’intera Comunità nazionale.

Naturalmente questo desiderio comune non è eguale per tutti: ciascuno dei cittadini ritiene che il suo desiderio sia comune, anzi lo spera o addirittura ne è convinto; ma quand’anche non lo fosse e si incontrasse con altri gruppi di cittadini che la pensano in modi diversi, tutto questo non mette a rischio la compattezza dell’unità nazionale. Ognuno concepisce il bene del Paese e si ritrova insieme a molti altri che la pensano nella stessa maniera; ma anche quelli che la pensano in modi diversi non sono visti come animali da combattimento ma semplicemente come persone che hanno lo stesso interesse e cioè un Paese forte e accessibile che lascia piena facoltà di perseguire soluzioni non tutte identiche a quelle degli altri.

Questi fenomeni avvengono dappertutto e in tutti i tempi ma la differenza tra un caso e l’altro è che nei Paesi democraticamente pacifici si prende nota che ci sono alcune differenze di opinioni su temi concreti ma non fondamentali e questo è tutto. Il presidente della Repubblica ha fatto una descrizione di quello che dovrebbe essere un Paese perfetto: democratico, che garantisce a tutti la sicurezza e questo è il compito delle autorità pubbliche; la sicurezza, la quale si può realizzare in modi alquanto diversi ma l’obiettivo è comunque il medesimo. Non c’era nel discorso che abbiamo udito l’altro ieri alcuna esplicita annotazione critica nei confronti della classe politica italiana; il Paese è descritto in quelle pagine in un modo perfetto dove sia la destra, sia la sinistra, sia il centro sono parti politiche pienamente accettabili anche se diverse purché tutte assicurino sicurezza e libere opinioni.

Il Capo dello Stato non fa che garantirle, pronto tuttavia a intervenire qualora esse non siano più soltanto opinioni diverse ma comportamenti non accettabili dalla Costituzione. Noi sappiamo benissimo che quando un gruppo politico presenta in Parlamento un suo programma, progetto di legge, decreto, questi atti inizialmente votati dalle assemblee parlamentari debbono venire firmati dal Capo dello Stato il quale tuttavia ha la facoltà di respingerli se non condivide il contenuto o addirittura lo ritiene non conforme alla Costituzione. In questi casi, che sovente sono accaduti, il Parlamento può esprimere una maggioranza la quale accetti gli emendamenti proposti dal Capo dello Stato e quindi cambi la legge in esame; oppure la maggior parte del Parlamento vota per confermare la propria legge, non accettando le critiche del presidente e rispedendo al Quirinale il medesimo testo.

A quel punto, come è ben noto, il presidente ha l’obbligo di mettere la firma ma, quella firma che consente l’applicazione del provvedimento voluto dal Parlamento mantiene ferma la competenza della Corte costituzionale, la quale, senza particolari limiti di tempo ma con la necessaria rapidità di esame, può confermare le decisioni del Parlamento oppure condividere l’iniziale negatività del presidente della Repubblica. A quel punto, dopo aver istituito un breve processo, la Corte costituzionale emette una sentenza totalmente definitiva che nessuno può modificare.

Il nostro presidente Mattarella non ha accennato a questo procedimento eventuale pur avendo fatto alcune critiche alle leggi o ai decreti in corso. Debbo dire che ne sono rimasto alquanto stupito. È peraltro vero che si tratta di una struttura costituzionale ben nota e quindi probabilmente era inutile ricordarla. Tuttavia ho trovato una seconda questione che mi ha sorpreso. Mattarella ha parlato anche dell’Europa. Pure in questo caso ha dato una visione positiva di quello che l’Italia dovrà fare: prendere i provvedimenti necessari affinché l’Europa si ritrovi unita nelle sue idee fondamentali, tra le quali c’è anche quella di dar lavoro agli immigrati che già da molti anni risiedono nel nostro continente e che di fatto ormai ne fanno parte.

Naturalmente anche in Europa ogni parte politica ha le sue idee, i suoi valori, i suoi ideali; tutti legittimi in quanto perseguono un’Europa unita ma anche differenziata perché composta da molte genti con molte lingue con lunga storia e anche con lunghissima rivalità tra una potenza e l’altra. Un continente di questo tipo ha quindi largo bisogno di ritrovare non diremo l’unità ma quanto meno la compatibilità delle posizioni in modo da rendere attuale quello che siamo abituati a chiamare il Manifesto di Ventotene, quello scritto molti anni fa da Altiero Spinelli, Eugenio Colorni ed Ernesto Rossi. Questo dovrebbe essere lo statuto della nuova Europa e non sarebbe stato male se nel discorso dell’altro ieri il nostro Presidente nel momento in cui ha discusso la necessità dell’impegno italiano nell’Unione europea avesse ricordato quel documento.

C’è infine un altro documento che mi permetto di ricordare, è il motto dei fratelli Rosselli: libertà ed eguaglianza. Qualcuno aggiunse poi fraternità e quindi fu realizzato questo triplice valore dalle bandiere tricolori della Francia e dell’Italia quando fu proclamata regno da Camillo Benso conte di Cavour.

Adesso mi domando: noi abbiamo attualmente una maggioranza alquanto composita, alquanto diversa, ma tuttavia è una ferrea alleanza tra la Lega di Salvini e i Cinque Stelle di Di Maio. A quante di queste indicazioni venute l’altro ieri dal discorso del presidente della Repubblica questo governo corrisponde? Quasi nessuna, anzi direi nessuna. Il racconto e la descrizione dell’Italia che il Capo dello Stato sogna purtroppo è molto lontana da quella di chi governa il Paese e che raccoglie complessivamente circa il 60 per cento dei voti. Ne vedremo i risultati nelle prossime elezioni europee, ma c’è molto timore che quei risultati non giovino in nulla all’Europa ma molto al governo italiano, il che non è incoraggiante.

Per fortuna abbiamo un presidente della Repubblica come Sergio Mattarella. L’altro ieri è stato prudente e doveva esserlo. Ha raccontato un Paese che, se esistesse, dal punto di vista politico sarebbe meraviglioso. Quasi una favola. Dovremmo, noi cittadini con varie idee, valori e ideali, confrontarci pacificamente e civilmente e dotare il Paese d’un governo adeguato alle necessità dell’Italia e dell’Europa. Mattarella queste cose le sa e penso che anche lui se le auguri.

Quando arriveremo al punto di svolta ci aspettiamo che lui faccia valere gli ideali della Costituzione e le norme che esse prevedono. Un governo come l’attuale non realizza nulla. La stessa posizione può andare ancora avanti fino alle elezioni europee ma non più oltre. A quel punto il Paese favola deve diventare un Paese reale. Le favole le scriveva Collodi e c’era di mezzo Pinocchio che però a un certo punto della vita diventò un bellissimo forte e intelligente ragazzo. Questo dovrebbe essere il cambiamento del governo Pinocchio in un governo degno d’un Paese che ha avuto un suo passato della massima importanza per sé e per l’Europa.

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