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IL RISVEGLIO DEL POPOLO EUROPEO

Se il popolo si desta la grande Europa nascerà

DI EUGENIO SCALFARI

Negli anni Cinquanta del secolo scorso la politica italiana ha raggiunto le caratteristiche che, con opportuni e talvolta disopportuni emendamenti, hanno costruito lo Stato moderno. Dalla proclamazione dell’unità d’Italia, nel 1861, da parte del conte di Cavour, il nostro Paese è dunque dovuto passare attraverso due guerre mondiali, la dittatura del fascismo e molte altre evenienze, prima di raggiungere la modernità politica e culturale all’interno di un’Europa di cui facciamo geograficamente e culturalmente parte.

Le forze politiche negli anni Cinquanta-Sessanta del secolo scorso erano principalmente una destra liberale, un centro riformista e socialdemocratico e una sinistra socialista. C’era anche il Partito comunista il quale però era ancora legato a Mosca e quindi veniva tenuto fuori dal governo salvo amministrare le cosiddette regioni rosse. Il Pci esercitava, in quelle regioni, un potere locale abbastanza accettabile, ma totalmente ininfluente rispetto alla politica nazionale; era considerato un partito “ammalato” che localmente funzionava, ma rimaneva chiuso dentro una gabbia politica.
C’erano poi delle forze minori: il Partito d’Azione che però non aveva retto a lungo e la cui dottrina e i cui esponenti erano in parte entrati nel Partito socialista e in parte in quello repubblicano peraltro numericamente assai limitato.

Non mancavano i neofascisti che però rapidamente abbandonarono questa definizione e diventarono semplicemente una destra poco numerosa, infine c’era un Partito radicale di origini liberali, ma poi profondamente trasformato in una sorta di sinistra liberaloide. Solo molti anni dopo, nel Nord del Paese, comparirà una formazione di piccoli Comuni che veniva chiamata Lega e che aveva un’influenza soprattutto locale.
L’Italia è sempre stata un Paese cattolico, non a caso sede del Papa in Vaticano.

I cattolici, a guerra finita, decisero di assumere il nome di Democrazia cristiana e dopo un inizio in sordina diventarono rapidamente il più forte dei partiti di centro. Nella parte meridionale del Paese erano soprattutto di destra, ma nella parte settentrionale avevano una coloritura politica nettamente di sinistra. Erano tuttavia distinzioni interne poiché la cattolicità li univa molto saldamente. Negli anni Sessanta del secolo scorso la Dc era ormai diventata il centro assoluto della politica italiana e tale rimase anche dopo l’assassinio di Aldo Moro e fino alla fine degli anni Ottanta quando venne molto colpita dall’inizio di Tangentopoli. La Dc chiuderà il proprio ciclo definitivamente con l’arrivo della crisi economica del 2007/8. Al giorno d’oggi tutto è cambiato ma questi precedenti andavano comunque ricordati perché la storia ne tiene sempre in qualche modo conto.

La situazione odierna inizia in buona parte con la nascita del potere di Berlusconi: il populismo più pieno, che si espande quando trova un dittatore che lo guida. Berlusconi ne è l’esempio: finché ha potuto è stato un populista tipico, rispetto al quale i grillini fanno ridere. È con la crisi economica mondiale che comincia in America nel 2007 e l’anno dopo infuria in Europa e in Italia, che il cambiamento politico è totale: arriverà Matteo Renzi che sempre con Berlusconi progetta la nuova legge elettorale e l’abolizione del Senato. Nel frattempo la Lega di Bossi passa nella mani di Matteo Salvini mentre i resti del populismo grillino passano nelle mani di Luigi Di Maio. Il Partito democratico praticamente scompare crollando dal 40 al 16 per cento; Berlusconi diventa un alleato minore di Salvini, ma non privo di peso, mentre Di Maio eredita una parte del Pd che non trova il modo di riprendersi dalla dura sconfitta elettorale del marzo del ’18 e questa è oggi la situazione.

Una situazione tutt’altro che tranquilla poiché la società mondiale ha cambiato aspetto diventando globalista. La tecnologia ha contribuito fortemente a questo globalismo che ha unificato i continenti trasformandoli in veri e propri Imperi: la Cina anzitutto e poi la Russia, gli Stati Uniti d’America, il Brasile, l’Africa meridionale, l’Oceania.
L’Europa invece non riesce a federarsi. Se arrivasse a questo obiettivo sarebbe probabilmente il più importante Impero del mondo, ma la storia degli ultimi duemila anni, dalla caduta dell’Impero romano in poi, ha creato una situazione europea molto singolare. Gli Imperi all’interno dell’Europa non sono mancati, ma creati e guidati da singole potenze e non dal continente: l’Impero spagnolo, quello francese, quello inglese e da ultimo quello tedesco.

Non erano affatto uniti tra loro, anzi si combattevano di continuo ma nel frattempo le loro armi e la loro civiltà conquistavano il mondo. Non siamo quindi in grado di avere un ruolo nella civiltà globale; ormai siamo una sorta di Babele con obiettivi contrastanti all’interno di una confederazione slabbrata nonostante la presenza di personalità di notevole intelligenza e prestigio: Mario Draghi, Macron, Veltroni, Prodi, Angela Merkel, Juncker e vari altri. Personalità tuttavia che non riescono a coalizzare un’opinione europeista che unifichi il continente e lo trasformi anch’esso in una potenza globale. L’Italia intanto rischia un regime che già si sta profilando nella figura di Salvini alleato utile a Putin nel Mediterraneo, un mare che la Russia tende a dominare, in competizione con la Cina.

È molto strana questa situazione e bisognerebbe trovare il modo di impedirla e traghettare l’Europa nel mondo moderno. Chi combatterà per questo obiettivo? Abbiamo già enumerato le persone adatte, ma sono insufficienti all’opera; l’Europa avrebbe bisogno di un popolo che comprenda la situazione e la chieda a tutta voce. Purtroppo allo stato dei fatti questo popolo non c’è, ma se i nomi delle persone che ho indicato prima e se, tanto per dare un esempio, l’Inghilterra e gli inglesi decidessero di rientrare in Europa, questo sì, sarebbe un segnale che potrebbe stimolare uno spirito del tutto nuovo, riportando il nostro continente al centro del mondo. Questo è l’obiettivo che ciascuno di noi dovrebbe proporsi lavorando nel proprio ambito in questa direzione.

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