Stampa articolo

LE MIE POESIE

*1)Belvedere
 
Nel silenzio di un nobile tempo
 più alcuno disegna parole,
 sfumatura d’eterno, di merli e di mura,
 il tuo avvenire già sembra passato.
 
 L’ immenso celeste disteso
 audaci vette, il giorno, assalgono,
 lontano i tuoi sguardi abbracciano
il  sereno verde dei campi.
 
Sale nel muto idioma della sera 
un modular di voci di uccelli in volo,
leggero sovrasta  radure confuse
di boschi e di acque il dolce frusciare.
                                                                     
Muore sull’arenile ai tuoi piedi
il gemito sdegnoso delle onde
stanco trascina, ma incessante,
quel lento vagar della memoria.
 
Carezza dolce del mattino,
tenera circondi la mia anima.
Tu hai, per me, tutto il bello ancora
ed io, per te, il fuoco dell’amore. (md) 

 

 
*2) Paese
 
Germogli, fiore, da gracili rocce
aureo orgoglio di stupore biancastro,
respiro profondo tra alberi stenti
di ciuffi sparuti di erbe e di foglie.
 
Rampolli primavere tra le fessure
dolce  soffio  d’un vento nomade,
alterni  le stagioni dal sole in faccia
e su lamiere contorte fragore d’acqua.
 
Groviglio di pietra in gelida pace
di giochi innocenti ricordo lontano,
rumore di vita nessuno ti desta
giardino deserto di ulivi fruscianti.
 
Quasi sospeso su confortevoli braccia,
rami nodosi il tuo silenzio incalza,
come crepuscolo cade nei tuoi occhi
la luce che resta del giorno che muore.(md)

 

  
*3) Il giardino della storia
 
 Nel giardino della Torre
 ancora rintana profumo di fieno,
 il cipresso la cima al vento piega
 e  il melagrano  spande fiori sul passato.                           
 Possente il Mastio  sbalza la scarpa
di capperi e buchi frangiata,
s’erge festoso tra voli di rondini  
 e striduli canti di pettirosso al nido.                                                                    
Dalle Scale, in su la Valle, amara
mi investe l’aroma d’un tempo.
Sotto  Montea contrade senza fumi
di stoppie bruciate e biancospini sfioriti,
né più il belare nell’aria si perde e
al cigolar dei carri, l’abbaiar dei cani.
Stanche stagioni pare il sole inebri.
Affranto è l’Acquaro, di gelsi e di more,
di  abili mano e ardenti fornaci.
Il colto Convento non è più ristoro
di noci e di mosto, di arte e Preghiera.
Dalle aspre pendici di là da ponente
rauchi  rumori di  vita lontana,
mentre del borgo  le mura offese
invocano, avide, risposte mai date:
Quale il sogno, a lungo, vagheggiato?
Quali le sue voci?
Un improvviso silenzio la Valle assale.
Quando l’ inverno  il fiume in piena
riporta chiassoso i richiami dei fasti,
si odono note al poggio salire,
del vento tra i pioppi, dallo spoglio pendio.
Con briciole sparse e semi rubati
l’arido gelo  il passero sfida,
smorza la voce, allenta i saltelli,
privo di eco tenta il rimando.
Languente
di tanto smarrire
negli spettri d’un tramonto,
Belvedere, mi appare.(md)

 

 
 
 
4) IL Colle
 
La luce riverbera nella bruma della sera.                               
D’un tratto svanisce oltre i prati vicini
fioca riemerge su per il tuo fianco
vermiglia.
In te giace l’infanzia.
Era al tuo colle a quegli odori larghi
che si destava la fantasia.
Orti di cedro di fiori murali
di pane e d’incenso di vigne predate.
Ora più nulla di te mi consola.
Triste  mi appare la tua solitudine
di vicoli ciechi di porte murate
di lastre divelte di rovi e di crepe.
Porta via tutto un gelido vento
le cose vissute le cose negate
quelle cercate per essere amate.
Rotea le carte tra mute Colonne
spazza la Piazza
rumoreggia la Porta
solleva la notte come soffio invadente
lontano
il profumo disperde di cose innocenti  
perdute per sempre.(md)
 
 

 

 

*5) Solitudine
 
 
Viuzze che inseguono ciglioni
ricamano la Rupe della Torre,
discendono tra i ciuffi delle canne
e immettono negli orti di limoni.
Salite curve scalano
come schiena d’un vecchio,
in spiazzi soleggiati sbucano
di tanti calpestii lastre durevoli.
Stanche bianche facciate
incerte finestre incastrano,
con sguardi assenti raccontano
storie lontane nel tempo.
Paese di tanti ricordi nell’aer tuo
non più si sperdono
fumi di focolari confidenti ,
né più odori e canti
le tue tavole confortano.
Allo sferzar del levante nei vicoli
il lamento del vuoto ingoi e
solo al volteggiar degli uccelli
il silenzio abbandoni nei rovi.
Fioco,
la sera accompagni alla notte,
quando Montea si spegne
e il ruscellar del Soleo,
tra mille voci del buio,
ti resta conforto.(md)

 

 
*6) Il Mare.
 
S’ io potessi scegliere una  immagine
che tra le tante
nelle stagioni avvezzi,
sceglierei la tua
distesa glauca e turchese
sormontata dal vento della sera.
L’onda sferzante 
sull’arenile in pace
che poi illudi
tornando al tuo riposo
rinasce
e senza consumarsi
il tuo linguaggio bianco
di umida fragranza
sgretola.
All’ammiccar delle stelle
Incessante  la tua opera continua.
Abbandoni spoglie sbriciolate
e gusci dal carico scartati.
All’alba
del nuovo giorno
come per incanto
del manto al vento
ricomponi le pieghe.
La tua protesta cessa.
Ti distendi
gradevole pianura
al disporre in sciame di vele e gabbiani.
Conforto di preghiera al marinaio
di azzurro
la tua luce  issi.
Così solenne
la tua creatura resta.(md)

 

 

7) Il giorno.
 
 
 
Al di sopra delle nubi
ancora cariche di pioggia
l’aria del mattino
ripulita dalla polvere.
 
Come nuovo miracolo
raggio di sol superstite
alberi e campi filtra
in bagliori di cristallo.
 
Trasuda odore asprigno
la terra concimata
quale molle detrito
nell’inghiottirne il succo
 
Luci di azzurro tenue
squarci di cielo filtrano
e un cinguettio crescendo
annuncia il mutamento.
 
Sbalza dalla prigione
la speranza annidata.
Improvvisa,
l’immagine arresta
la certezza del giorno.(md)

 

 

8) Tramonto
 
 Il sole lento all’orizzonte scivola
dietro nuvole di rosso colorate.
Come bollir d’acqua, bianca, alla barca
tracciano la scia i gabbiani.
Il garrir dello stormo, d’un tratto,
lo sferrare d’un treno  scompiglia
fiacco nell’aria di alghe e di sale
riprende
con la frotta nella bruma
 poi dopo si perde.
Ora il sole non è più!
E’ una luce che, di rosa,
disegna  contorni.
Un tocco lontano di campana
si sente, va piano, più piano.
Pregate,
il giorno è finito!
Domani chi sa.(md)

 

 
*9) Il mare di Novembre
 
Occhi di cielo si specchiano
fra  cirri e  nuvole ribelli
e nel fragore del vento,
un rotear di ali,
come  onda irrequieta,
cerca libertà.
 
Un silenzio in cuore
scruta l’orizzonte.
Come fa la marea
giocando con le orme,
spettro d’estate,
la tua immagine compare…
svanisce,
in un istante ricompare…
si ferma!
 
“Come selva intrigante
capelli di alghe e di sabbia,
raggi di sole asciugano
tenaci ed invadenti.
Strizzano sorrisi gli occhi,  
in bagliori innocenti,
quando labbra di sale
l’aroma di pelle confondono.”
 
Alla sera, più fredda,
la brezza del Novembre 
il sogno sorprende.
Ma il desiderio d’estate,
una complice  stella,
per incanto, comprende…
con scia cadente,
sorride promessa…
e sparisce.(md)

 

 

 

 

 10)   Steli di Fiori Nuovi.
 
 
Al poggio Sepolcrale già biondo di autunno
nebbie leggere alitano verso il pendio sul mare.
Alti i cipressi ondeggiano su orli di roveti  filtranti
predati dei Petali stanchi che la terra raccoglie nel grembo.
 
Quali messi d’amore una due più gocce si posano
labbra di foto baciano come per rinverdirle ancora.
Cresce un sussurro afono su fiori di pensieri
sbalzati con la pioggia dal gelido marmo nero.
 
Va scalza l’acqua a rivoli sulle bagnate lastre
dal viale si lamentano le foglie come infermi.
Un passero su rami audace cavalca il vento
qualche speranza naviga in sogno dentro al petto.
 
Scende alla sera rosea del sol la meraviglia
poi che la tempesta il suo sgomento soffia.
Lenta con scia bianca fende una vela il largo
l’onda del mare stanca al lido ultimo anela.
 
Lievi per il cielo terso uccelli migrano
mentre del vento i soffi le alberelle piegano.
Sferzate e lacerate s’addossano come greggia
e come sogni umani spogliate dalle ciglia.
 
Steli di fiori nuovi di forme senza nome
assumono parvenza nel tacito chiarore. (md)

 

 

11) Il Lungomare
 
 
Ebbro di silenzio scompone il giorno
il chiarore ambiguo d’un tramonto.
Informi pensieri traccia la marea
come le orme che la stessa solleva.
Lambisce teli ove ombrelloni riposano
insieme a sdraio  intrise da profumo.
Sull’arenile si attardano schiamazzi
e,del Passeggio, confondono il vocio.
 
Rilento come al Sole dietro al Tirone 
muore  così l’eco della risacca.
Del Borgo adesso le luci  specchiano    
e nei riflessi accentuano il contrasto.
Appena dietro quelle tenui del Poggio
staccano i contorni di Montea.
E’ buio!
Or che la Luna cattura la speranza
fioche lampade il chiarore sovrasta.
 
Geme un venticello di un suono vago
retaggio di clamori di musica lontana.
Gonfia  il sospiro l’onda  sulla scogliera
sbruffando spuma in ciuffi di diamanti.
Le nuvole disegnano contorni…
magica è la luce sulla distesa bianca:
“Fulge… questa riva che non conosce tempo
e vive un solo giorno sempre quello.” (md)
 
 

 

12) Il Treno
 
Ci sono albe che stentano
a farsi immenso.
Ti colgono stordito
nel letto appena sgualcito
con i sogni lasciati al freddo.
Esco con una lama ad est
che quasi impreca
ed un urlo che si sente appena.
Una gelata di brina spessa
come uno spruzzo
promette di arrivarti dentro.
Il treno è il mio appuntamento
sempre.
Parcheggio.
Non ho voglia alcuna di sapere
dagli aliti di chi aspetta
infreddolito
i miei stessi binari vuoti.
Mi pianto a gambe larghe
proprio in faccia al mare.
Il seno di Palinuro schiara
e il Tirone stropiccia come per dispetto.
Il cielo è terso.
Respiro piano le stelle una ad una
affaticate da pioggia e nuvolaglia appena.
Nel tintinnio di cristalli puri
sto
e mi sento come un assioma
piccolo e immenso
senza capire il nesso.
So che saprò
e non ho fretta alcuna.
Lo stridio del ferro
spezza il conforto 
di una distante eco.
Salgo
scegliendo i compagni
ad uno ad uno
sempre diversi, sempre quelli.
Il ferro muove…lento 
poi con audacia… irrompe.
Sgretola
il silenzio di pensieri
nel vocio che sarà
del giorno. (md)
 

 

13) L’Alba
 
E’ sera!
Già l’ombra staglia la scogliera
raccoglie e chiude i riverberi del giorno.
D’un grido il clamore del vento s’alza,
l’onda sprofonda, schiuma, imbianca,
con fragore ritorna, possente, infrange.
La brezza umida, gradevole, come rugiada
nell’odore largo ristagna.
Alle spalle si smorza la Montea
e l’amato Poggio ormai sfiancato
la notte annuncia di lucerne  fioco.
Alta, si leva la mia preghiera!
“Venite amici
ed in lungo assetto
le onde sonanti fendete.
Con prua ben salda e
forte vento a poppa
puntiamo l’orizzonte.
Voglio tuffarmi  con voi
nel fondo dei ricordi.
Riviverli per incanto ad uno, ad uno.
Nettarli, nel perdono, dal macchiato
al cielo, candida, rifletterne la luce
quando oltre le stelle nuova alba verrà.”(md)

 

 

 

14) La Vita
 
Balaustre corrose
 e piante bruciate
su balconi sconnessi
di facciate assolate.
Terraglie  abbandonate
prive di acqua e di cure
davanti  tendine
di finestre fatiscenti.
Porte chiuse bruciate
violentate dal tempo
e la Torre e le Chiese
che s’affacciano sul nulla.
Dov’è finito un Popolo?
Le belle donne austere
ovali perfetti
incarnato di Madonne
con le trecce a coronare.
Dove le nonne chiacchierone
sedute al davanzale 
con mani sapienti filare
cucire  rammendare.
Dove i nonni  alla Piazza
sul muretto e nei bar
proferire, ascoltati,
storie di caccia e vanterie.
Sul Corso dell’arte e dei mestieri
la gioventù
atteggiarsi per le amate
animata per il calcio.
Dove?
Dove le ragazze circospette
maestre di cucito
di studio indottrinate
e di Chiesa praticanti.
E i bimbi, alla sera,
negli spazi adattati
quattro calci a un pallone
e la voce di una mamma?
Solo la fontana resiste!
Solida ed elegante
quel che resta lo racconta
ma non tutti lo sappiamo.
Serve la memoria 
che ripercorra i passi.
Serve l’amore 
che ricomponga i volti.
Servono gli affetti
che ricostruiscano la vita.(md)

 

 

 

15) Presepe.
Conosco le tue forme
per nascita o assenza.
Le curve ed i fianchi
le scale e gli slarghi.
Dai davanzali in ombra
raccontavi storie e fatterelli
incisi
come segno d’appartenenza.
Richiami dell’anima
per i passi del mio ritornare
allora e quasi sempre.
Oggi
il tuo silenzio aspro
preclude tracce
del passato.
Case serrate
su tesori di giovinezza,
trame di strade al buio
senza vocio alcuno.
Fuori
un orgoglio ti fa disegno
e un sussulto rievoca
i Natali.
Con parole
che sanno di elegia
la tua favola nella notte
si riscrive…
quando il chiarore di luna
specchia
sui vetri d’argento
e improvvisa,
come a baciare le stelle,
la linea del cielo
curva
per renderti Presepe ancora.(md)
 

 

 

 

*16) L’Orizzonte
 
Affacciato alla finestra
misuro ogni passo di questa passeggiata
libero di osservare,
scrutare, studiare,
spiare nel groviglio di palazzi
ogni luce o ombra
che filtra fra le imposte.
La vita è come l’orizzonte.
E mi domando se,
nel cercare la strada di casa,
confondere banali stelle
con ipnotizzanti luci di un aeroplano
equivale a perdere la rotta.
Ma il mare,
il mare col suo canto,
la sa indicare.(md)
 

 

 
*17) I miei Passi
 
Poi ce ne andiamo,
io e i miei passi,
distratti e confusi
da mille pensieri.
C’incamminiamo perduti,
e sperduti sulla via del silenzio,
ululando nostalgiche grida
di una terra lontana.
Io e i miei passi.
Qui la luna
non specchia in mare
e la notte…
la notte
ci cade addosso.(md)

 

 

 

*18) VICOLO

 

Tra pietre mute e case serrate
una luce di taglio scolpisce
metà del tuo corpo
si ché l’altro non esiste
se non quando gira.
Sapore di spezie
più che un suono
il vento soffia
sui tuoi anni inchiodati.
Dietro panni sciorinati
che accomodano ombre
fiori scoloriti
e tendine fatiscenti.
Cinguettii più insistenti
miagolii e pianti di culla
dove i passi suonano forte
e non senti echi difformi.
Altra luce ti sfoglia
col buio in alto
dopo che la sera
aggancia l’imbrunire.
Una lucerna cigolante
unica voce nel silenzio greve
attende l’alba
come calice d’incognite.
Le presenze, i distacchi,
nella certezza del giorno
diventano un appello.
Vicolo
rinascere è come ritornare.(md)

Raccolta 2020- Rovereto

 

 

 

*19) La Montea
 
Si erge imponente davanti l’azzurro,
ai lati due  amiche  la rendono dolce.
Assidua presenza  mai asfissiante
la nostra vita accompagna da sempre.
 
Come guardiano all’alba violaceo
tenera e mesta vigila il giorno,
con pietra striata di ciuffi sparuti
dirompe  dal meriggio al roseo tramonto.
 
Scompare di notte confondendo i contorni
che la luna ridesta all’ammiccar delle stelle.
Baluardo di luce di canali filtranti
di acque sgorganti sul Nostro tesoro.
 
Dall’alto del cielo come altare di neve
la sua opera mira  su torrenti in coro.
Al novello verde cessano i suoi venti
e il frusciare delle acque annuncia primavera.
Pure da lontano il pensarla é presenza,
contorno struggente d’un materno richiamo.(md)
 

 

 

*20) Silenzi
 
C’è una rotta libera
che non conosce bussola
Una rotta di vedute
che spengono l’ansia.
Orli di cielo
di terrazze incantate
su bianche facciate di finestre specchiate.
Di prati avvolti da carezze d’oro
sotto rocce rugose
di cespugli odoranti.
E ulivi
ulivi dalle chiome filtranti
bucati da luccichii in lontananza.
Una rotta di acque increspate
e spiagge bianche.
Un vento buono
che porta i pensieri
al cuore.
Inciampi
dentro ad un sorriso
e ti rimane dentro
per la vita…
anche dopo burrasche e
sensazioni ostili…
di onde infrante
su rocce trasparenti…
di orme come parole  
svanite nella marea…
Shhh…
senti che pace….
la porta in braccio…il mare.(md)
 
Raccolta 2019 – Rovereto
 
 
 
 
 
 
21) I Tuoi Colori

 

Ci sono approdi intramontabili
da arrivare
con lo sfondo blu oltremare, 
dove i giorni scorrono lenti
e nel fluire compongono tele.
Angoli di Bellezza sfacciata
che fioriscono nel cuore emozioni,
sulla pelle la cipria del tempo
e negli occhi luci e colori.
Luoghi dove accade un afrore,
una vista, un abbraccio,
un bagliore di affetti
col Sole al tramonto
sotto un cielo stellato.
Piccole cose
che lasciano impronte
trasvolano precipizi spalancati
consegnano senso alla Vita.
Marmorea Bellezza,
dove il tempo non muove
la curiosità del nuovo
e l’àncora non sradica
dalla brezza del mare
e vette scolpite dal vento.
E torni là dove ebbe l’inizio.
Tutto uguale, forme e colori,
i medesimi profumi,
e dentro le cose arrese,
un Paesaggio
come dolore segreto,
mentre i canti d’ulivo
inseguono l’imbrunire
e gli stagni cullano la Notte. (md)
 
 
 
La Compagna
 
Scrivere nell’alba che preme
incerti versi sperando che desti.
Spolveri e rassetti sono verbi in disuso,
per altre mani, per donne di altre terre.
Lo fai, e mi piace immaginare
quel che pensi
nel silenzio dello spazio degli affetti.
Tornare a quella pagina del libro
che ami e rileggi ogni volta.
Accenti nuovi, sfuggiti trasognati.
Metti a posto il lasciato in fretta
e all’ultimo minuto.
Pieghi, lavi, ti siedi e parli allo specchio.
Ti basta e l’attesa ti fa donna
coi capelli raccolti,
il gioco del rossetto messo e poi lavato.
Forte e fragile nella malinconia.
Silente, nella quiete che non smette mai.
Il bello fa sposa col bianco del tuo riso.
Risata che smuove muscoli e voli,
che disarma e apre usci,
lasciati schiusi sopra mari.
E allora, pure queste mie parole
sporgono povere e miserrime.
Il tuo sorridere è proprio quella poesia
che speravo di cantarti.
In questa alba,
in tutte quelle che, come te,
neppure so più immaginare. (md).
 
 
Primavera
Come il sogno rischiara la notte
e la notte scompare
così l’alba t’irrora di luce
e la valle s’accende.
Su occhi pallidi di gigli selvatici
dirada rapido un alone di brina,
disegna d’oro i profili dei Monti
e incerto scopre l’azzurro del cielo.
Profumi ovunque, erbette e cinguettii
s’anima la voce del Soleo
con aria dispettosa e tiepidi raggi,
Marzo, ai tuoi piedi, annuncia Primavera.
Sui rami rigonfiano le gemme
con le gialle pratoline di rugiada,
bianchi e rosei i fiori del pesco
verdi foglie intrecciano viole.
Simili a fiori si schiudono i pensieri.
Là dove su ricurvi sentieri
il polline inonda cespugli di rovi
ha camminato la nostra infanzia
assieme alle tue, andate, stagioni.
Su quelle rocce dove cogliemmo
al primo sole la prima rosa,
ora, l’ora disgiunge la luce
dalle ombre scure di una livida notte.
Ardono i cuori come lucerne
sulla tua Storia nobile e fiera
piccole mani son pronte a tornare
per cogliere il seme della memoria.
Come l’Inverno con Primavera
abbia la notte ansia dell’Alba,
la porti il Sole che sorge dal Monte
s’alzi la brezza di un Nuovo Mattino.(md)
Rovereto – Raccolta 2020 -
 

 

 

Angoscia
 
Tu come me conosci
Il domani che stenta ad arrivare
Dentro uno spazio stretto
E una luce nuova da cercare.
 
Tu come me conosci
I giorni che passano uguali
Di ore di veglia improvvisa
Per fatti da non ricordare.
 
Tu come me conosci
La paura del domani lontano
Del troppo tempo ancora
Che l’occhio stenta ad osservare.
 
Ora sono giorni per ricordare
I momenti belli vissuti
Ciò che in concreto abbiamo creato
Sorrisi ed abbracci scambiati.
 
Ora sono giorni per ricordare
Le cose brutte da evitare
Tuffarsi nel gioco di immaginare
Il nuovo giorno che sta per arrivare.
 
Si giocare insieme ad immaginare
il tuo domani ed il mio
Col sole che arriva da Montea
Con una Alba diversa da osservare.
 
Irradiarsi della nuova sua luce
Che l’occhio riesce ad osservare
Stando in casa nella stanza più stretta
ad immaginare il domani migliore.(md)
 
Raccolta 2020 – Rovereto
 
 

 

 
 
 

 

 

 http://www.poetare.it/suggerite.html

Questo elemento è postato in Le mie Proposte, LIBRI. Bookmark the permalink.

Lascia un Commento