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LA POLITICA SENZA ANIMA

“QUANDO LA POLITICA PERDE I SUOI VALORI, PERDE LA SUA ANIMA”

“È proprio nella globalizzazione che abbiamo bisogno di un nuovo umanesimo”.
Incontro con Bartolomeo Sorge.
Bartolomeo Sorge (* 1929) è un gesuita italiano e studioso cattolico, attivo fin dai tempi di Papa Giovanni XXIII e del Concilio Vaticano II. L’intervista è stata condotta da Jörg Nies, che ha studiato filosofia e teologia e nel 2011 è entrato nell’ordine dei gesuiti. Attualmente fa parte della comunità dei gesuiti di Stoccolma.

Nies: Bartolomeo Sorge, dal 1946 è membro della Compagnia di Gesù. Da decenni ormai lei è un precursore del pensiero religioso e politico e dalla comunità di gesuiti a Gallarate, dove oggi vive, vede l’Europa in crisi.

Può illustrarci meglio questo pensiero?

Sorge: Penso che in Europa stiamo vivendo un cambiamento culturale che avrà un particolare impatto. Nell’antropologia culturale si distinguono due tipi di crisi: una crisi economica e una di tipo strutturale.

Immaginatevi una casa le cui fondamenta corrispondono alla cultura di un popolo. Su questa base culturale poggiano le mura, che a loro volta determinano l’architettura dell’edificio. Tutta la costruzione è dunque fortemente influenzata dai valori della gente. L’interno della casa può subire molti cambiamenti – analogamente alle crisi economiche – ma la sua struttura rimane comunque stabile.

In Europa e nel mondo, tuttavia, non ci sono solo cambiamenti interni, di natura economica, ma assistiamo anche a una trasformazione strutturale: il tradizionale modello sociale non è più praticabile. Direi che la civiltà industriale – con i suoi valori, la sua cultura, le sue fondamenta – è giunta al termine dall’inizio del XXI secolo. Ma è proprio su questa civiltà che poggiavano le strutture che danno forma alle istituzioni politiche nei settori del lavoro, della famiglia e dell’istruzione. Nel momento in cui vengono meno queste fondamenta, decadono anche le strutture. Una crisi di tale portata trasforma anche tradizioni e valori, portando a una divisione delle persone sulle fondamenta della casa.

La crisi non è più esclusivamente economica: a dover essere ripensato è l’intero modello di società. Oggi assistiamo alla crisi economica che è la conseguenza dell’industrializzazione. Il problema è che non sappiamo cosa possiamo fare perché il modello valido fino a ieri non è più adatto e quello di domani non è ancora stato inventato. Dobbiamo trovare nuove vie. Ripeto sempre che la sfida del XXI secolo è quella di “vivere insieme, rispettando le nostre differenze”, perché è proprio nella globalizzazione che abbiamo bisogno di un nuovo umanesimo. Il futuro, per quanto incerto, resta comunque un obbligo. Costruire una nuova casa comune è, se vogliamo, tanto il lato bello quanto il lato difficile della nostra epoca.

Quando la politica perde i suoi valori, perde la sua anima.

E quando ciò accade, l’intero organismo si deteriora, marcisce e si corrompe. In realtà, la crisi che viviamo oggi in tutti i Paesi del mondo è anche una crisi di ideali. Lo svanire del potere della morale permette alla corruzione di imperversare e neanche le nostre democrazie apparentemente così solide ne sono immuni.

Nies: Come dovrebbero essere oggi i valori rispetto alla morale?

Sorge : A tal proposito vorrei citare Giovanni Paolo II, che nel suo messaggio alle Nazioni Unite per la celebrazione del 50° anniversario della sua fondazione, nel 1995 disse: “Cominciamo con la comune dottrina linguistica etica, iscritta nella coscienza di tutta l’umanità”. Lo disse alle centinaia di persone di diversa origine presenti nel pubblico. Popoli africani, europei e asiatici, buddisti, atei, musulmani e cattolici: Tutte le persone – e di questo il Papa era convinto – hanno un linguaggio etico comune con determinati valori fondamentali. Per esempio: la dignità dell’essere umano. Non troverete nessuno che per principio rifiuti questo valore. Le idee su come difenderla possono essere diverse, ma non il principio che sta alla base. Oppure: la solidarietà. L’uomo è prima di tutto un “essere in relazione”. Nessuno può esistere da solo. Essere umani significa relazionarsi l’uno con l’altro. Se si perdono questi rapporti interpersonali, si distrugge anche la dignità dell’essere umano.

Poi c’è la sussidiarietà, che descrive lo sviluppo delle capacità individuali, dell’autodeterminazione e della responsabilità personale – ogni persona è quindi apprezzata per ciò che è in grado di fare. Un altro valore essenziale riguarda il bene comune: il benessere del singolo all’interno di una società può essere raggiunto solo collettivamente. La conservazione del creato ne è un esempio. La crisi ecologica ci pone dinanzi a una sfida per la vita o la morte. O ci impegniamo per preservare il pianeta o moriremo per le conseguenze che ne deriveranno.
Se tenuti a mente, questi principi del linguaggio etico comune, possono essere la base per il nuovo umanesimo globalizzato – un nuovo mondo unito nella pluralità, in cui le civiltà potranno crescere e sviluppare progressivamente nuovi valori. Le costituzioni dei singoli popoli continueranno ad avere propri valori, importanti per la nazione, questo non è un problema. Ma dobbiamo trovare un “fondamento” per la nuova casa. Le istituzioni devono cambiare alla luce di questa nuova consapevolezza. Dobbiamo rivedere gli accordi esistenti, soprattutto alla luce dei nuovi fenomeni migratori. Si tratta di un problema nuovo, tipico del terzo millennio. Poi abbiamo bisogno degli “abitanti”. Abbiamo costruito la casa europea – questo significa che i tedeschi devono rimanere tedeschi, ma devono anche accettare la cultura comune, quel fondamento su cui poggia la nostra casa comune. Non si tratta tanto di rendere europee la Germania, l’Italia e la Francia, quanto piuttosto di rendere europei i tedeschi, gli italiani e i francesi. Parliamo di una nuova forma di umanità. È importante saperlo: Solo l’uomo è in grado di cambiare la storia.
Se qualcuno mi chiedesse un solo termine con cui poter superare l’attuale crisi strutturale, risponderei: l’educazione. Se rispetto alla tecnologia non sviluppiamo nuove forme di lavoro e non formiamo una nuova cultura, se non sviluppiamo adeguate élite, non riusciremo nel terzo millennio a vincere la battaglia per una moderna Europa unita. E a quel punto anche le leggi più attuali e moderne risulteranno inutili.

Nies: A metà degli anni 1980 lei ha fondato l’Istituto di Formazione Politica “Pedro Arrupe” a Parlermo. Era questo tipo di educazione che voleva introdurre nell’istituto?

Sorge: Sì, esattamente. Quando sono andato a Palermo, ho iniziato un nuovo capitolo della mia vita, un contributo alla mia formazione europea dopo 25 anni di ricerca e di insegnamento teorici. Fino a quel momento ero entrato e uscito tanto dal Vaticano quanto dal Palazzo del Quirinale, incontrando ben tre Presidenti della Repubblica. Per molto tempo quello è stato il mio mondo! Ma poi mi sono trovato per le strade di Palermo, dove tante persone erano state asservite e uccise dalla mafia. Mi sono chiesto come potessimo aiutare quella città a ritornare allo stato di diritto. La risposta è stata: con l’educazione. Abbiamo sviluppato dei programmi contro la criminalità e la corruzione e siamo riusciti a suscitare una nuova consapevolezza nella società civile. Volevamo cambiare il mondo e abbiamo iniziato con la gente per strada, non con quella nei palazzi. Abbiamo iniziato dal quartiere, con i cittadini comuni, credenti e non credenti, con la destra e con la sinistra. L’intera città è stata pronta a combattere la criminalità organizzata e a ripristinare lo stato di diritto. Questo è stato l’inizio della cosiddetta “Primavera di Palermo”, un’unione fondata sulla coscienza e sul linguaggio etico comune che ha unito tutte le persone di buona volontà. A Palermo ho imparato che la politica può rinnovarsi anche in tempi di crisi strutturale. Il tempo trascorso a Palermo è stato una conferma fondamentale per le mie ricerche teoriche. Una delle lezioni apprese a Palermo è che la fiducia nel futuro dipende dalla nostra educazione, dai nostri ideali e dal nostro modo di vivere insieme, dal rispetto che portiamo per chi è diverso. Poi è arrivato papa Francesco, che ci ha sostenuto ancora di più nell’andare come Chiesa nel mondo. Non si tratta solo di noi credenti in quanto comunità dalla quale gli altri sono esclusi. La convinzione che tutte le persone vivono unite in una casa comune – è l’incarnazione del cristianesimo nella storia contemporanea. E questo è anche il motto del Santo Padre: l’unità nella diversità è esattamente ciò di cui il mondo ha bisogno.

Nies: Come può la Chiesa contribuire all’unità in Europa? Che consigli da alle giovani generazioni?

Sorge: La Chiesa deve fornire il cemento che lega i mattoni della casa, mattoni che sono un simbolo d’amore. Credo che il servizio della Chiesa nella costruzione di un’Europa unita, di un mondo unito, non sia quello di proporre delle leggi al Parlamento europeo. Si tratta di amare tutti e di invitare tutti ad aiutarsi a vicenda come fratelli e sorelle. È giunto il momento di farlo.
Ci sono sempre più persone che vogliono impegnarsi e cambiare le cose. Quando la società civile si attiva, inizia il cambiamento. L’ho sperimentato in prima persona a Palermo: la gente si mobilita. Questo è un segno di speranza. L’umanità è razionale e anche la vita politica è fatta di ragione. Credo che l’Europa, con i suoi duemila anni di patrimonio culturale, possa essere una forza decisiva per l’unità globale, che continua a progredire. Nessuno può fermare la storia – ma la storia può essere guidata.

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