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PROPOSTA SCUOLA

L’uomo si trova inserito in una società che non ha il tempo di ricordare e fare memoria, e dunque, immerso in un continuo presente, dimentica gli elementi di riflessione e predilige quelli strumentali. Da qui la forte criticità di una netta separazione tra cultura scientifico-tecnologica e quella umanistica. Questo clima di insicurezza generalizzato e diffuso, soprattutto con l’avvento della globalizzazione, impedisce agli intellettuali di esercitarsi nella dialettica, con conseguente appiattimento culturale. Si assiste alla mercificazione della cultura attraverso la semplificazione strumentale della complessità dei fenomeni da essa rappresentati. L’omologazione, nell’intento di omogeneizzare il tutto, banalizza le differenze per renderle irriconoscibili alla maggior parte della gente, vendendo il prodotto finito come standardizzato ed universalmente fruibile.

  • Il tempo che attraversiamo è caratterizzato da paradossi enormi, infatti nel momento in cui le scoperte tecnologiche e scientifiche stanno raggiungendo livelli di progresso in grado di garantire un’età di benessere all’uomo, sono proprio le stesse tecnologie che rischiano di negare l’idea stessa di umanità riducendola ad un elemento fra tanti, un ingranaggio della macchina economico-produttiva che sembra dominare il mondo. Anche la scuola sembra impegnata a distribuire titoli culturali spendibili sul mercato del lavoro, piuttosto che a generare coscienza critica, e a divenire davvero termoregolatore. Possiamo identificare alcuni aspetti di forte criticità:
  • la notte della filosofia come ricerca di senso;
  • la perdita della memoria storica come elaborazione di un passato che, interpretando il presente, orienti il futuro;
  • la riduzione della vita dell’uomo a mezzo (cosa) dell’apparato socio-economico-produttivo;
  • la crisi della ragione oggettiva in virtù di un soggettivismo che scade in isolamento individualista;
  • la percezione di un mondo completamente amministrato da forze che l’uomo non riesce più a controllare.

Cadute le «grandi narrazioni» ideali e/o progetti, avviene come una saldatura della tecnocrazia su se stessa. Il prevalere del criterio di performatività ha fatto sì che nell’insegnamento prevalgano competenze operative, dei curricola strettamente funzionalizzati. L’eclissi della facoltà del giudizio valutativo, soppiantata dal più povero gioco linguistico della constatazione, reca con sé il pericolo di una idiozia e un ristagno cognitivo evidenti: se il successo (ovvero l’efficacia performativa) di una teoria o di un’azione è il suo unico criterio di validità (pertinenza, legittimazione, funzionalità), dobbiamo ricordare che il successo non si giudica, ma si constata. L’impegno cognitivo richiesto è poco superiore allo zero. Questa stessa sostituzione del giudizio con la constatazione, che elegge il successo a valore, si è impiantata come è evidente nelle scelte politiche (in Italia abbiamo potuto avere un governo di pubblicitari di professione, e ha lasciato il segno) e nelle scelte culturali. Come ogni insegnante sa, tra i giovani la frase oggi più ricorrente è: «cosa lo fai a fare?» «A cosa serve?» «Cosa lo leggi a fare?».” è dunque quella di costruire una sintesi possibile riconducendo ad unità i saperi frammentati se non opposti.

“…Promuovere i saperi propri di un nuovo umanesimo:…”

  • Nuovo umanesimo è invertire la prospettiva di frammentazione e di frantumazione culturale per attuare un possibile percorso formativo finalizzato alla capacità di fare sintesi culturale, e quindi esistenziale, al fine di affermare il dominio dell’uomo, di ognuno e di ciascuno, sulla tecnica e sul mondo.
  • Cogliere gli aspetti essenziali dei problemi
  • Comprendere le implicazioni per l’uomo dello sviluppo scientifico e tecnologico
  • Valutare i limiti e le possibilità delle conoscenze
  • Vivere e agire in un mondo in continuo cambiamento.
  • I verbi utilizzati nel testo ma anche la loro progressione fanno riferimento ad un processo, che si amplia al dare significato all’oggetto del conoscere. Nella promozione di saperi necessari al nuovo umanesimo è indispensabile centrare sulla loro significatività, all’interno di un apprendimento situato e contestualizzato in ambienti caratterizzati da una profonda aderenza al principio di realtà, oserei dire che la dimensione esperienziale deve caratterizzare il percorso.
  • Il bambino ed il ragazzo non sono entità astratte ma collocate in un qui ed ora, in uno specifico storico e culturale che si intreccia con dimensioni che ampliano la dimensione identitaria del singolo soggetto in una prospettiva di rapporto molteplice e vario.
  • Occorre fornire chiavi di lettura e di elaborazione della realtà, non ci si può limitare ad un approccio teorico cattedratico, o semplicemente asettico.
  • Il percorso formativo si prefigura con un “cuore di carne” i cui palpiti sono i tempi dell’apprendere e del comprendere.
  • Si prefigura una didattica di tipo laboratoriale che sappia realizzare percorsi di apprendimento attraverso il fare. Un fare che è sia operativo che mentale, un modo di approcciare all’apprendimento come esito di costruzione attiva del sapere e dei saperi, un sapere di strada che esce dall’asettico mondo della trasmissività fredda e glaciale.
  • Gli alunni vanno coinvolti in situazioni formative appassionanti, prevedendo spazi e tempi intenzionalmente organizzati, in cui i processi di apprendimento siano orientati al fare ed all’agire con e sui materiali e sugli oggetti della conoscenza.

 “ L’elaborazione dei saperi necessari per comprendere l’attuale condizione dell’uomo planetario…… creare le condizioni più propizie per rivitalizzare gli aspetti più alti e fecondi della nostra tradizione.”

 Saperi necessari

  • per comprendere la condizione dell’uomo planetario
  • per l’esercizio consapevole di una cittadinanza nazionale europea e planetaria

Diventa essenziale rivitalizzare gli aspetti più fecondi della nostra tradizione….

Questa parte richiama suggestioni profonde rispetto al rapporto tra la dimensione locale e quella globale, tra il collocarsi saldamente radicati alla propria tradizione e la prospettiva planetaria di contaminazione tra culture diverse. Il mondo di ognuno si incontra con quella dimensione globale che se da un lato affascina per la sua immensa vastità, dall’altro sconforta per il grande rischio di omologazione massificante insito nello stesso processo globalizzante. Sembra esserci, nell’epoca attuale una sorta di visione strabica, da un lato il richiamo alla tradizione e alla memoria e dall’altro la capacità di esercitare una cittadinanza europea e mondiale.

  • Tale divaricazione, in effetti, è solo apparente in quanto la scuola è chiamata ad operare attraverso i saperi che necessariamente vanno ripensati non come entità statiche ma dinamiche in cui partendo dalla nostra memoria attraversano le suggestive strade dell’uomo planetario per arrivare ad una nuova possibile umanità solidale.
  • E’ attraverso i saperi che riusciamo ad accompagnare il presente verso un futuro in cui l’identità di ognuno sia capace di interagire ed interconnettersi con quella dell’altro .
  • Nella costruzione dell’uomo planetario la scuola opera attraverso la sintesi tra alfabetizzazione di base e alfabetizzazione culturale, l’una non esclude l’altra. Una profonda padronanza degli strumenti favorisce un approccio di culturale all’esistere e lo sviluppo di un uomo integrale e dialogante.
  • In tale direzione la progettualità della scuola deve muoversi in molteplici direzioni che a partire dalla immersione nella storia e nella cultura del “ paesello” si apra a prospettive altre che siano in grado di rompere le “mura del territorio”.

Nota:Il presente Lavoro é stato desunto dal Sito del Centro Servizi Scolastico di Chieti

www.csachieti.it NUOVO UMANESIMOFormato file: Microsoft Powerpoint – Visualizzazione rapida 

 Rassegna Stampa di Articoli mirati- 2011-2013

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