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RACCOLTA PERSONALE DI POESIE

Il Colle

La luce, nella bruma della sera,
d’un tratto svanisce oltre i prati vicini
e fioca, d’un sole di vetro, riemerge,
su per il tuo fianco, vermiglia.
In te giace l’infanzia,                            
era al tuo colle, a quegli odori
che si destava la  fantasia,
orti di cedro, di fiori murali,
di pane e di incenso, di vigne predate.
Ora, più nulla, di te mi consola.
Fiacco mi appari nella tua solitudine,
di  vicoli ciechi, di porte murate,
di lastre divelte, di rovi e di crepe.
Porta via tutto un gelido vento,
le cose vissute, le cose negate,
quelle cercate per essere amate, 
rotea le carte tra le mute Colonne,
spazza la Piazza, rumoreggia la Porta,
solleva di notte come soffio invadente,
lontano il profumo disperde,
di cose innocenti, perdute per sempre.
 
(Belvedere- raccolta 2003)
 
 
 
SOLITUDINE
 
Salite curve scalano
come schiena d’un vecchio,
in spiazzi soleggiati sbucano,
di tanti calpestii lastre durevoli.
 
Ricamo ornato di rupe merlata,
lontano racconti la tua storia di vita,
eterna prosegue in bianche facciate,
di porte e gerani, di finestre incastrate.
 
Paese antico di tanti ricordi,
amiche tavole, non più alla sera,
profumi e canti ristorano sapori,
né fumi, il giorno, di focolari confidenti.
 
Allo sferzar del levante,
il lamento del vuoto, nei vicoli ingoi,
ed il silenzio, al volteggiar degli uccelli,
alla possente Torre, abbandoni nei rovi.
 
Fioco, la sera, accompagni alla notte,
quando Montea si spegne
e il ruscellar del Soleo,
tra mille voci del buio,
ti resta conforto.
 
 
(Raccolta 2007-Belvedere) mauro d’aprile.
 
Il Mare di Calabria.
S’ io potessi scegliere una  immagine,
che tra le tante nelle stagioni avvezzi,
sceglierei la tua distesa, glauca e turchese,
sormontata dal vento della sera.
L’onda sferzante, sull’arenile in pace,
che poi illudi, tornando al tuo riposo,
rinasce, e senza consumarsi,
il tuo linguaggio bianco,
l’umida fragranza, sgretola.
All’ammiccar delle stelle,
incessante, la tua opera continua,
abbandoni spoglie sbriciolate
e gusci, dal carico scartate.
All’alba del nuovo giorno, del manto,
al vento, ricomponi le pieghe,
la tua protesta cessa.
Ti distendi, gradevole pianura,
al disporre, in sciame, di vele e gabbiani, 
conforto di preghiera, al marinaio,
di azzurro, la tua luce, issi.
Così, solenne, la tua creatura resta.

 

(Belvedere – Raccolta Settembre 1983)

 

Il giorno.

Al di sopra delle nubi
ancor cariche di pioggia,
l’aria del mattino
ripulita dalla polvere.
Sbruffa la brezza il mare
su gabbiani erranti,
sulla bocca del vento
si piegano le spighe.
Trasuda odore asprigno
la terra concimata,
quale molle detrito
nell’inghiottirne il succo.
Per le bagnate strade,
va scalza l’acqua a rivoli,
dal bosco si lamentano
le foglie come infermi.
Or, come nuovo miracolo,
raggio di sol superstite,
alberi e campi filtra
in bagliori di cristallo.
Sbalza dalla prigione
la speranza annidata,
improvvisa l’immagine arresta
la certezza del giorno.
 
(Roma Raccolta Novembre 1983)
 
 

Tramonto

Il sole, lento, all’orizzonte scivola,
dietro nuvole di rosso, colorate.
Come ribollir d’acqua, alla barca,
bianca tracciano la scia  i gabbiani.
Del treno il rombo, d’un tratto irrompe,
ed il frastuono, con le voci della frotta, 
nella bruma, poi dopo, si perde.
Dolce il frusciar delle onde, incessante,
scompone la luce del giorno.
Ora, il sole non è più!
E’ la luna che d’argento,
disegna  contorni.
Un tocco, lontan, di campana,
si sente, va piano, più piano.
Pregate,
il giorno è finito!
Domani chi sa.
 
(Belvedere- Settembre 1981)

 

Notte

E’ sera!
Già l’ombra staglia la scogliera,
raccoglie e chiude i riverberi del giorno.
D’un grido, il clamore del vento, s’alza,
l’onda sprofonda, schiuma, imbianca,
con fragore ritorna, possente, infrange.
La brezza umida, gradevole,ristagna
come rugiada, nell’odore largo.
Alle spalle, si smorza la Montea,
e l’amato Poggio, ormai, sfiancato,
la notte annuncia, di lucerne fioco.
Alta, si leva la mia preghiera!
Venite amici,
e in lungo assetto,
l’onda sonante  fendete.
Voglio tuffarmi, con voi,
nel fondo dei ricordi,
riviverli, per incanto,
ad uno, ad uno, 
nettarli dal macchiato,
e al cielo, candida
rifletterne la luce, 
quando, oltre le stelle,
nuova alba verrà.
 
 
(Belvedere –raccolta 1983)
 
 

 Il Giardino della Storia

Nel giardino della nobile Torre
ancora si sente profumo di fieno,
un cipresso la cima al vento piega                                                                 
e il melagrano spande fiori sul passato.                     
      
Possente la scarpa il Mastio sbalza,
ornato di capperi, di buchi frangiato,
quando dalla valle, nel ricordo amaro,
mi investe l’aroma dell’antico alloro.
                                                                                                                  
S’ odono note al poggio salire,
del vento tra i pioppi, dallo spoglio pendio,
stanche stagioni pare il sole inebri,
prive di lustri e dello spento ricordo.
 
Sotto  Montea contrade senza fumi
di stoppie bruciate, di biancospini sfioriti,
né più il belare nell’aere si perde e
al cigolar dei carri, l’abbaiar dei cani.
 
Affranto è l’Acquaro, di gelsi e di more,
di abili mano e  delle ardenti fornaci,
il colto Convento non è più ristoro
di olio e di mosto, di arte e Preghiera.
 
Dalle aspre pendici, di là da ponente,
rauchi  rumori di  vita lontana, 
così, del borgo, le mura, offese, 
avide, invocano, risposte mai date:
 
quale il sogno, a lungo, sospirato?
quali ultimi le sue voci udranno?
 
Fra briciole sparse e semi rubati,
l’arido gelo, il passero sfida,
quando l’ inverno  il fiume in piena, 
porta chiassoso i riflessi dei fasti.
 
Un improvviso silenzio la Valle assale!
Languente, di tanto smarrire,
tra gli spettri, nel tramonto,
Belvedere, mi appare. 
 
 
(Belvedere -raccolta 1983) 

 

Il mare di Novembre

Occhi di cielo si specchiano
fra  cirri e  nuvole ribelli,
come  onda irrequieta,
nel fragore del vento,
un rotear di ali, cerca libertà.
 
Un silenzio in cuore scruta l’orizzonte.
Come fa la marea, giocando con le orme,
la tua immagine compare, svanisce,
riappare, spettro d’estate,
in un istante, ritorna:
 
capelli di sabbia
tenaci ed  invadenti, 
in selve di alghe, intrigano;
il sale, su pelle imbrunita,
 
avide labbra, cercano;
raggi di sole, 
sorrisi  innocenti, 
asciugano;
gli occhi, in bagliori,
strizzano.
 
Più fredda,
al calar della sera, la brezza,
il sogno sorprende.
Ma il desiderio d’estate,
una complice  stella, per incanto,
comprende:
con scia cadente, sorride,
promette e sparisce.
 
  
Belvedere-raccolta 1983
 

 

Paese

Germogli, fiore, da gracili  rocce,                                                          
auro orgoglio di stupore biancastro                      
respiro profondo, tra  alberi stenti,
di ciuffi  sparuti di erbe e di foglie.
 
Groviglio di pietra in  gelida pace,
di giochi innocenti ricordo lontano,
rumore di vita, nessuno, ti desta,
giardino, deserto,di ulivi fruscianti.
 
Quasi sospeso su confortevoli braccia,  
rami nodosi, il tuo silenzio, incalza.
Come crepuscolo, cade nei tuoi occhi,
la luce che resta, del giorno che muore.
 
 
 

 (Belvedere Raccolta 2013)

 

 

Belvedere

Nel silenzio di un nobile tempopiù alcuno disegna parole,

sfumatura d’eterno, di merli e di mura,

il tuo avvenire  già sembra passato.

 

I tuoi sguardi lontano abbracciano

l’ immenso celeste disteso

e il giorno audaci vette assalgono

il sereno verde dei campi.

 

Nell’idioma muto della sera

un modular di voci in volo

sovrasta leggero radure confuse,

di boschi e di acque, il dolce frusciare.

 

Muore sull’arenile, ai tuoi piedi,

Il gemito sdegnoso delle onde

stanco trascina, ma incessante,

quel lento vagar della memoria.

 

Carezza dolce del mattino,

tenera circondi la mia anima

tu hai, per me, tutto il bello ancora

ed io, per te, il fuoco dell’amore.

 

(Belvedere-raccolta 2003) mauro

Petali di Fiori Nuovi.

Scende alla sera
del sol la meraviglia,
poi che la tempesta
il suo sgomento soffia.
Lenta con scia bianca
fende una vela il largo, 
l’onda del mare, stanca,
al lido ultimo, anela.
Lievi, per il cielo terso
uccelli migrano,
mentre del vento, i soffi,
le alberelle piegano, 
sferzate e lacerate
s’addossano come greggia
e come sogni umani
spogliate dalle ciglia. 
Petali di fiori nuovi 
di forme senza nome
assumono parvenza
nel tacito chiarore.(md)

(Belvedere- raccolta 2007)

L’alba

Ci sono albe che stentano a farsi immenso,
ti colgono stordito,
nel letto appena sgualcito,
con i sogni lasciati al freddo.
Esco con una lama ad est
che quasi impreca
ed un urlo che si sente appena.
Una gelata di brina spessa,
come uno spruzzo,
promette di arrivarti dentro.
Il treno è il mio appuntamento sempre.
Parcheggio e non ho voglia di sapere
gli aliti di chi aspetta infreddolito,
i miei stessi binari vuoti.
Mi pianto a gambe larghe,
proprio in faccia al mare.
Il seno di Palinuro schiara
e il Tirone stropiccia,  
come per dispetto.
Il cielo è terso,
respiro piano le stelle una ad una,
affaticate da pioggia e nuvolaglia appena.
Nel tintinnio di cristalli puri
sto, è mi sento come un assioma,
piccolo e immenso senza capire il nesso.
So che saprò e non ho fretta alcuna.

Belvedere (raccolta 2012)

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