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IMPEGNO CIVICO 1

“Sembra civilmente irresponsabile l’atteggiamento di coloro i quali, artefici dei propri interessi che inter-dipendono dalle attività svolte nella “Città Privata”, con conseguente fiscalizzazione degli oneri ed investimenti in beni, ostentano indifferenza alla gestione del Comune, nella stessa misura di coloro che mistificano la pretesa di sentirsi in grado di Amministrare la Cosa Pubblica, senza  la benché minima dimestichezza con la materia. Ed è proprio la “miscela” di questa “ irresponsabilità che, da diversi anni, sta provocando il degrado della Città e l’impoverimento della nostra economia.”

E’ con questa perifrasi che nell’articolo del 12 Novembre 2013, nel fare il punto sulla situazione economica  del Comune e sulla sua drammatica gestione, richiamavo l’attenzione della cittadinanza, a rendersi partecipe dei nuovi meccanismi finanziari e gestionali dell’Ente, per meglio essere orientata, per il prossimo imminente rinnovo di mandato, ad operare scelte, adeguate e responsabili, della rappresentanza amministrativa della Propria Città. 

Lo stesso articolo, come i molti precedenti, conferma quella corretta e frequente informazione, circa lo stato dell’arte del Bilancio, le cui conoscenze e comprensioni, costituiscono il  bagaglio di una necessaria competenza, che è quel minimo indispensabile, per qualsiasi proposito di partecipazione, a rivestire una carica amministrativa, a servizio dell’interesse pubblico. A dimostrazione delle proprie modeste competenze e delle innumerevoli posizioni assunte nello specifico, nei diversi anni di opposizione, rimando ai numerosi articoli pubblicati, segnalando, per omogeneità di argomento, quelli pubblicati il 24 Luglio 2013 dal titolo “La Contabilità del Comune ed il Consenso”, quello del 10 Settembre 2013 “Finita l’estate incominciamo a meditare” e quello del 12 Novembre 2013 “ Il punto sulla gestione amministrativa”

La irresponsabile ed incosciente pretesa di saper gestire la cosa pubblica, da parte del Sindaco Granata e della sua Amministrazione,  senza avere una minima conoscenza degli aspetti contabili della materia, ha comportato, per l’Ente, una crisi strutturale finanziaria, monitorata e descritta dettagliatamente nelle mie, spesso, asfissianti valutazioni. Da qui anche il fallimento di una mal riposta fiducia, operata dal corpo elettorale che, nell’ostinarsi a non presenziare i Consigli Comunali, disinformato e disinteressato ai contenuti, quindi impossibilitato a valutare, nel concreto, meriti, capacità e propositi dei singoli Consiglieri, ha l’arrogante quanto dannosa pretesa di esprimere il voto, così come nel 2009, ritenendo di possedere sufficienti elementi di giudizio, tali da poter scegliere, nella rosa dei candidati, persone adeguate  per la risoluzione dei problemi. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Urge un più attento e responsabile senso civico di appartenenza, proprio di una popolazione che decanta nobili connotati di civiltà. I problemi di Belvedere non si risolvono con muscoli facciali delle simpatie e delle antipatie, non si risolvono con le gelosie e le vendette, subentranti a modificate condizioni avite, nelle quali si sono vissuti stati di sofferenza per indulgere a nuove prepotenze, ne con i complessi di inferiorità e le invidiuzze di basso profilo di una ormai inesistente era contadina. Belvedere, di queste cose, muore di stupida volgarità, mai prima, conosciuta.

E purtroppo, ancora una volta, lo scenario che si sta preparando, risente di questi fattori che certamente non contribuiscono a quella coesione sociale di ritrovati valori identitari. E’ in atto un copione già visto, quello stesso che ha portato ai risultati di cui sopra: una partenza con il comodo richiamo di appartenenze politiche nel tradizionale schema destra-sinistra, tranne che poi barattarlo e confonderlo non appena eletti; la formazione di raggruppamenti che si dichiarano innovativi e che stigmatizzano il vecchio, nell’autoconvincimento di essere più giovani perché nati nell’ultimo momento (L’Orizzonte è del 2009), ma dimentichi di avere nel proprio seno, ultracinquantenni,  già da anni presenti nel Consiglio Comunale, con l’aggravante, fra l’altro, di aver contribuito questi al modello Granata nel quindicennio; autocandidati a Sindaco, attraverso sbandierati processi democratici di partecipazione e di designazione, senza mai esibire, sotto la luce del sole, elenchi di iscritti di sicura appartenenza, con convocazioni di comodo, per funamboliche auto-designazioni, fra l’altro in antitesi di contenuti, se non in opposizione, alle linee maggioritarie delle Segreterie espresse dal momento, giustificate, fra le pieghe di convenienze, quale dovuta ricompensa per un fedele impegno, tutto da dimostrare;  in ultimo i laboratori di opinioni che si atteggiano a fucine di esperti in grado di fornire concrete linee di indirizzo, ma che per come avvenuto precedentemente, finiscono per proporre semplici politiche estetiche ed i cui percorsi hanno contribuito, nel passato recente a partorire Granata, ed oggi ad enfatizzare figure incolori e sicuramente in contrasto con i propri continui richiami di virtuosismo.

La domanda a distanza di cinque disastrosi anni è ancora la stessa: il Bilancio, questo illustre sconosciuto, strumento vincolante per qualsiasi Programma (che è poi quello che saputo rapportare alle economie reali dell’Ente, di entrata ed uscita, ti consente di pagare gli stipendi dei dipendenti e dei Dirigenti, asfaltare le strade, pulire la Città, curare il verde e l’illuminazione posta in sicurezza, comperare ed erogare l’acqua, finanziare le opere pubbliche pagando gli stati di avanzamento, assistere i bambini nel loro decorso scolastico, attendere alla manutenzione delle scuole e degli edifici comunali, delle macchine e le divise dei Vigili, organizzare manifestazioni ed eventi, etcc…), viene predisposto per garantire queste indispensabili e minime cose, oppure continua di fatto ad essere quella bestia con la quale si ha a che fare una volta eletti, e che, inesorabilmente, mette a nudo le proprie incapacità gestionali?

Puntualmente, col passa parola, in fase di preparazione delle liste, questo vincolante strumento, nel tentativo di impedire che diventi il preliminare terreno concreto di verifica, viene furbescamente snobbato dai molti con una idiota aria di sufficienza, nella falsa comoda assunzione di essere, il Bilancio, un esercizio alla portata di tutti, licenziandolo come non importante, se non addirittura, insignificante. La conseguenza non è semplicemente limitata al giudizio negativo che ne può derivare alle persone, quanto l’avvilente danno che si provoca alla Città, sia sotto il profilo economico che sociale. Se i Dipendenti Comunali non si pagano da tre mesi, altrettanto gli operatori ecologici, se manca la carta igienica alle scuole, se i Vigili hanno divise lacere e sporche, se manca la benzina, se si è in arretrato di pagamenti per le forniture, con conseguente inasprimento degli interessi passivi, se i lavori pubblici sono inesistenti nell’incapacità di definire anche quelli finanziati ed in via di esecuzione, i motivi sono riposti nell’incapacità della gestione economica finanziaria del Bilancio. 

Di tutto questo processo di smarrimento di civiltà, anche i soggetti direttamente interessati non parlano, soggiogati dallo stato mortificante della inibizione per bisogno. Quello che la Città si aspetta, dai diversi protagonisti, in prossimità delle imminenti elezioni di rinnovo della propria Amministrazione, non è la semplice autoproclamazione a concorrere come Consigliere o Sindaco, e non è nemmeno l’assecondare i desideri giustizialisti e gli inviti espressi con sermoni da parte di “autoproclamati censori di profili morali”, che tranne per loro, chiedono sempre le esclusioni altrui, ma è sapere e capire, come si esce da queste mortificanti frustrazioni, con quali risorse, come articolarle, quali sono i possibili propositi di intervento sul tessuto strutturale e sociale della Città, quali i limiti di fattibilità, quali le priorità e le capacità di sostegno economico, la certezza di copertura sia della spesa che degli investimenti. Come si intende assicurare la obbligata copertura al 100% dei servizi a domanda individuale, come garantire le spese per la manutenzione delle strade, dell’illuminazione, del verde, degli impianti sportivi.

I cittadini piuttosto che assistere passivamente e rassegnati ai trionfalistici annunci di promesse di riduzione della pressione fiscale, attendono la dimostrazione contabile e non parolaia di questa possibilità. Vogliono sapere, prima che si proceda all’inasprimento delle tariffe, solo per i soliti noti, perché alcuni di essi non pagano. Desiderano capire i cittadini se avviando il recupero della totale massa di evasione, con le mancate quote di entrate, per la copertura totale delle forniture di acqua e dei  rifiuti, si riuscirebbero a garantire i rispettivi servizi? Cittadini questi che a loro volta capiscono che soltanto quando verrà garantita la copertura complessiva dei servizi, e non per scopi elettoralistici, è possibile operare le agevolazioni per le fasce deboli, anch’esse opportunamente monitorate e non presunte.

C’è una Emergenza che dobbiamo affrontare, senza precedenti. Non saranno, per il momento, ne l’astuzia ne la Poesia a dare risposte, ma la fredda e cinica programmazione delle utilità e delle convenienze. Col dolore nel cuore, per quest’ultima, per chi è costretto a scriverlo. (continua) Mauro D’Aprile. L’Orizzonte – 16.01.2014

 

 

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