Stampa articolo

IMPEGNO CIVICO 3

Il fallimento di Granata, lascia il Comune esposto ad un tracollo.

Nell’attesa della Relazione di Fine Mandato che il Sindaco dovrebbe fare per legge, magari depositando la stessa all’Albo Telematico Comunale, mi sembra cosa utile, per gli interessi generali della Città, operare una sintesi dello stato dell’arte della gestione amministrativa, con particolare attenzione a quella contabile, che di fatto determina i limiti entro i quali una corretta ed efficiente gestione della cosa pubblica, che si vuole proporre, si può esprimere.

La prevedibile assenza di risposta ai problemi che affliggono il Comune di Belvedere, espressa sin dalla campagna elettorale 2009, dovuta ad una più volte sperimentata incapacità del Sindaco uscente Granata, espone l’Ente ad un tracollo finanziario irreversibile. Di seguito analizzerò le motivazioni, rimarcando al contempo quei rimedi già abbondantemente sottoposti, all’ottusità della “Maggioranza della Liberazione”a guida Granata, attraverso i numerosi  articoli, rintracciabili su questo Blog ed in sede di Consigli Comunali durante la legislatura.

Nel riprendere il filo organico sull’economia dell’Ente, con particolare riferimento al Bilancio Comunale Consuntivo 2012 che, nella generale aleatorietà, rimane l’ultimo dato certo, prevedendo anche che la stessa Maggioranza non porterà a compimento il Consuntivo 2013, dopo aver dato appena impegno alla Previsione dello Stesso il 30 Novembre scorso, si sottolinea ancora una volta il quadro di incoscienza generale che pervade la nostra Città, con l’irresponsabile assenza della stessa alle riunioni di Consiglio, priva anche di una esauriente informazione di massima, e le conseguenti scelte di “compagini avventuriere” che al grido del “nuovismo” si arruolano a candidati Sindaci, incompetenti, ignari di qualsiasi richiamo dottrinale della materia amministrativa, e che provocano danni irreparabili all’economia privata ed all’interesse pubblico.

Credo cosa utile, nell’interesse generale e per quello che può servire, operare una disanima che richiami anche il quadro riepilogativo della evoluzione normativa finanziaria che ha riguardato il Comune per dare necessarie anticipazioni delle prime delicate incombenze che interesseranno la Nuova Maggioranza, dopo il voto prossimo futuro, e a seguito della Legge di stabilità per il 2014. Brevemente per sintesi si può affermare che gli esercizi  finanziari 2011,(in cui il Comune di Belvedere ha sforato il Patto di stabilità), e 2012, (riequilibrato con un sostanziale ricorso alla discutibile Anticipazione di Tesoreria di circa 2 milioni di Euro, da sommare ai 5 milioni per il pareggio della Previsione 2013), sono stati preceduti dal nuovo modello di finanziamento introdotto dalla legge 5 maggio 2009, n. 42, ed in particolare dal d.lgs. 14 marzo 2011, n. 23, la cui prima fase si é compiuta con l’istituzione del fondo sperimentale di riequilibrio. Lo sviluppo dell’autonomia dell’ente avrebbe dovuto ricevere maggiore effettività con l’anticipazione della Nuova Imposta Immobiliare (IMU), accompagnato da un sistema di regole che avrebbe dovuto assicurare il raggiungimento degli obiettivi generali di finanza  anche attraverso un ruolo più pregnante dei controlli interni in applicazione del d.l. 10 ottobre 2012, n. 174, e che riguarda anche quelli esterni affidati alla Corte dei Conti.

Per come è noto, lo scenario complessivo di finanza locale si muove nella emanazione della Legge del Pareggio di Bilancio, rinforzata di recente, in attuazione della riforma costituzionale, estesa a tutta l’Amministrazione Pubblica, e che trova per le Amministrazioni locali particolari modalità applicative che prevedono un ruolo di coordinamento regionale, del resto già utilizzato, per consentire maggiore flessibilità nell’applicazione del patto di stabilità interno. A tal proposito rammento che il Comune di Belvedere avrebbe potuto far ricorso ad un più redditizio Patto Verticale, previa approfondita analisi e relativa certificazione dei Responsabili di Servizio e del Segretario Comunale con vidimazione degli atti proposti all’Organo di Revisione, che sarebbe sicuramente risultato utile, al di là di ogni buon fine, per l’effettiva conoscenza, al perdurare dell’incertezza, sull’entità reale del Debito Storico e quello Corrente dell’Ente. Si è preferito, la via intermedia di un Patto Orizzontale Nazionale e ci si è limitato alla comoda semplice apertura di un Prestito, previsto per far fronte ai debiti in giacenza al 31 Dicembre 2012 (Legge sui Pagamenti della Pubblica Amministrazione), la cui entità ha riguardato pagamenti per 1.400.000 Euro a fronte di una ulteriore esposizione di altre 2.200.000 Euro. Un’accorciatoia, questa, di modesto respiro, appesantita dal fatto che essendo la manovra un prestito in anticipazione della Cassa Depositi e Prestiti, anche se a tasso agevolato, le somme andranno restituite con interesse nel tempo, e quindi costituiscono un debito.

Scarsi risultati hanno riguardato l’applicazione della  direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 3 maggio 2012 che riguarda, anche per gli Enti locali, la revisione dei programmi di spesa, la riduzione della spesa per i consumi intermedi, per i beni strumentali e per le locazioni passive, la riduzione delle dotazioni organiche, la razionalizzazione del patrimonio. Il D.L.95/2012 ha anche dettato norme puntuali, che avrebbero potuto rendere più stringente il ricorso a procedure di acquisto centralizzato di beni e servizi, per poi allargarsi all’impiego, al patrimonio, alle locazioni passive e agli organismi partecipati, alle Unioni di Comuni. Nessuna iniziativa in questo senso. Ma credo che al Sindaco ed ai giovani rampolli quarantenni ed oltre che avrebbero dovuto liberare la Città, queste cose siano completamente sconosciute.

Il d.l. n. 174/2012, convertito dalla l. n. 213/2012, all’art. 6 chiama in causa, in qualità di attori di un nuovo e complesso procedimento, il Commissario straordinario e la Ragioneria Generale dello Stato che, al fine di verificare i risultati della revisione della spesa negli Enti locali, concordano modelli di accertamento, approvati dalla Sezione delle autonomie della Corte dei Conti. In questo senso è stato predisposto il l’apposito Modello di verifica del Revisore dei Conti.

ll problema per Belvedere emerso non risiede tanto nel fatto che ancora non si è  pervenuto alla definizione dei costi unitari medi di beni e servizi, quanto piuttosto nell’assenza di realizzare una politica di severa e razionale programmazione dei fabbisogni e, successivamente, una rigorosa attuazione della stessa, alla stregua di quelli riconosciuti come costi e “fabbisogni standards”. Nei settori ove si annidano gli sprechi, non ultimo quello del personale, si sarebbero potuti fissare valori soglia insuperabili, calcolati in relazione a parametri convenuti, per evitare, prossimamente, un inevitabile ricorso ai tagli lineari. Il raffronto tra la spesa storica e i rapporti percentuali misurati al margine di spesa eccedente sul fabbisogno, sarebbe servito a fissare idonei indicatori. I tagli devono infatti essere selettivi, nel senso che devono agire su sprechi ben individuati e circoscritti, raffrontandosi a costi standard perché congrui rispetto ai fabbisogni. Nulla di tutto questo. Ma d’altronde cosa poteva accadere con l’Ente in mano ad incompetenti, ed in balia di un apparato burocratico proteso solo alla difesa del proprio interesse e con una Cittadinanza, irresponsabilmente, assente? Una Cittadinanza che ancora stenta a capire che l’Ente si regge solo ed esclusivamente sul proprio gettito IRPEF, sulle tariffe o tasse dei Servizi a Domanda Individuale e che il 46% del Bilancio comunale è assorbito dal costo del Personale, in assenza completa di fondi per Investimento che dovrebbero rendere splendore alla Città ed incidere direttamente sulla valutazione dei propri beni, finanziari ed immobiliari, in essa investiti a costo di grandi sacrifici.

Dal Consuntivo dell’esercizio 2012, sebbene si registri un netto aumento della pressione fiscale in previsione, gettito d’entrata ex ICI, per l’incasso della prima rata dell’IMU con restituzione della quota IRPEF all’Ente ed i sensibili aumenti della Tares, dell’Acqua, e servizi scolastici, risulta che le entrate effettive complessive sono rimaste molto al di sotto degli obiettivi, facendo registrare uno scostamento in negativo, mascherato dietro la manovra delle Anticipazioni di Cassa che di fatto ha comportato la previsione in aumento delle entrate, un ridotto aumento delle spese complessive, nell’ambito delle quali, la componente in conto capitale dimostra ancora una riduzione. L’aumento degli oneri per interessi ha reso più problematico l’impegno di contenere la spesa corrente. Mentre, al contrario, si sarebbero dovuti registrare  effetti migliorativi del disavanzo, per l’aumento delle entrate complessive, le misure di contenimento delle spese, la riduzione degli investimenti, ridottasi a zero da due anni, ed al permanere del blocco o delle limitazioni per le spese di personale, dovuto al d.l. 31 maggio 2010, n.78.

I risultati dell’esercizio 2012 per quanto concerne le risultanze di cassa, denotano il quadro particolarmente critico il fronte delle entrate e spese per investimenti. Il calo della spesa in conto capitale costituisce una costante degli ultimi esercizi. La flessione investe anche le entrate in conto capitale; le riscossioni per accensioni di prestiti si sono ridotte, provocando un effetto depressivo sul livello delle risorse destinate alle iniziative in conto capitale. Non si verifica l’espansione delle entrate del Titolo IV che in passato aveva compensato un minore ricorso all’indebitamento (le numerose opere programmate e finanziate al sottoscritto).

A fronte delle tendenze in peggioramento della gestione di cassa si osservano maggiori difficoltà da parte del Comune al raggiungimento degli obiettivi del patto di stabilità interno, mentre non si riducono le inadempienze e il saldo finanziario consolidato rimane ampiamente negativo. Un indebolimento strutturale che sembra cogliersi anche da una significativa evidenza contabile e cioè il ricorso consistente alle anticipazioni di cassa cresciute nel 2012 rispetto al 2010 del 62,09%.

Alla descritta precarietà strutturale si associa anche una condizione di sostanziale ingessamento dell’azione amministrativa per effetto,  della rigidità della spesa corrente, cresciuta, in termini pro capite per gli impegni della competenza e che non appare ulteriormente comprimibile se non attraverso una importante revisione della stessa che passa attraverso una riorganizzazione e razionalizzazione dei servizi, presupposto indispensabile anche per basare i costi standard, come prevede il d.l. n. 95/2012. (continua) Mauro D’Aprile “IMPEGNO CIVICO”.

 

 

Questo elemento è postato in COMUNI, Le mie Proposte. Bookmark the permalink.

Lascia un Commento