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PROPOSTA COMMERCIO

Uno dei presupposti dell’impegno dell’Unione europea nei confronti della liberalizzazione del commercio internazionale è la parità delle condizioni concorrenziali di partenza dei prodotti domestici e importati. Per garantire il rispetto di questo principio, e reagire a comportamenti sleali dei concorrenti, sono state introdotte regole ad hoc. Poiché la legislazione attualmente in vigore risale al 1995, la Commissione ha proposto un nuovo regolamento per aggiornarla e migliorarne alcuni aspetti.

Obiettivi
Le misure di difesa commerciale puntano a proteggere le imprese europee contro comportamenti commerciali sleali, messi in atto da imprese o Paesi terzi, quali la concessione di sussidi o le pratiche di dumping.

Iter normativo
La normativa dell’UE, nel rispetto di quella dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), prevede tre strumenti di difesa commerciale.
Le misure antidumping combattono le pratiche di imprese non europee che vendono i propri prodotti nell’UE ad un prezzo inferiore al valore che essi hanno nel loro mercato nazionale. Le misure antisussidio, invece, sono impiegate per rispondere alla concessione, da parte dei Paesi terzi, di sussidi ai propri prodotti per renderli  artificialmente più competitivi. In entrambi i casi, sono solitamente applicate tariffe sull’importazione dei prodotti oggetto della pratica sleale.
Per avviare la procedura è necessario che un produttore europeo denunci la situazione alla Commissione, fornendo prove sufficienti. La Commissione, qualora ritenga che la denuncia sia fondata, apre un’indagine che può portare all’imposizione delle misure di difesa.
Infine, le misure di salvaguardia, per le quali sono previste regole diverse a seconda che lo Stato di esportazione sia membro o meno dell’OMC, sono utilizzate in via temporanea nei confronti di tutti i Paesi non UE nel caso in cui si verifichi un improvviso, imprevedibile e marcato aumento delle importazioni di certi prodotti, al fine di dare alle imprese europee il tempo necessario per adattarsi al cambiamento. Di solito tali misure si accompagnano ad obblighi di ristrutturazione delle imprese e, poiché esse non costituiscono una reazione contro pratiche commerciali sleali, le condizioni per la loro introduzione sono molto più stringenti rispetto a quelle necessarie per gli strumenti antidumping e antisussidio.

Al fine di modernizzare e migliorare la disciplina delle misure antidumping e antisussidio, la Commissione ha presentato, il 10 aprile 2013, una proposta di regolamento e una  comunicazione  che descrive nel dettaglio tutte le misure, legislative e non, che si vorrebbe introdurre.
Per quanto riguarda le misure legislative, la Commissione intende:
- migliorare la prevedibilità per le imprese, informandole sulle misure antidumping o antisussidio due settimane prima della loro imposizione;
- offrire agli importatori rimborsi dei dazi riscossi durante il tempo necessario per condurre la revisione delle misure a cinque anni di distanza dalla loro introduzione  nel caso in cui si concluda che non sia più necessario mantenerle;
- proteggere l’industria europea iniziando indagini di ufficio, in assenza di una richiesta formale dell’industria, nel caso in cui vi sia rischio di rappresaglia;
- scoraggiare i partner commerciali dal mettere in pratica politiche sleali tramite l’imposizione di dazi più elevati sui prodotti importati da Paesi che concedono sussidi e creano distorsioni strutturali nei loro mercati delle materie prime.
Le misure non legislative proposte puntano a:
- facilitare la cooperazione con le imprese e le organizzazioni di categoria coinvolte nelle indagini;
- migliorare il monitoraggio dei flussi commerciali;
- permettere l’avvio di ufficio di indagini antielusione per assicurare una maggiore rapidità di azione contro l’evasione illegale delle misure;
Infine, è stata proposta una bozza di linee guida riguardante quattro aree particolarmente complesse:
- l’indagine volta a valutare se, dopo cinque anni, una misura di difesa commerciale possa essere eliminata o meno;
- il “test dell’interesse dell’Unione”, ovvero le modalità con le quali la Commissione determina se una misura di difesa sia utile per gli interessi economici dell’UE;
- il calcolo del “margine del danno”, che richiede l’esame del volume e dei prezzi delle importazioni oggetto di dumping e il loro impatto sull’industria europea;
- la scelta di un “Paese analogo” che è utilizzato per determinare l’esistenza di dumping per i prodotti provenienti da uno Stato privo di un’economia di mercato.

   

 

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