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DAL TIRONE ALLO SCALONE ED OLTRE- Capitolo Il Novecento

IL NOVECENTO  

 

Belvedere si  riaffida  a Capo Tirone.

Per tutto l’800, con le navi a vapore, è ancora il piccolo attracco che consentirà lo scambio commerciale del cedro, del baco da seta, del legno, della ceramica con l’area Amalfitana e Salernitana, prima che la caduta postunitaria delle barriere doganali e l’abbandono del protezionismo industriale  provocasse la scomparsa delle industrie che operavano in regime di autarchia: quelle siderurgiche di Napoli, soppiantata dall’Ansaldo di Genova, ed i cotonifici di Salerno da quelle liguri e lombarde che producevano a minor costo. L’inflessione del commercio che ne conseguì non provocò l’interruzione di questo salutare rapporto proprio per la qualità dell’offerta di mercanzia: caffè, zucchero, pasta, alcool, maioliche, stoffe, seta, cotone, in cambio legna, olio, agrumi col cedro e non ultimo il sale di Lungro. Con decreto del 5.9.1815 fu istituita a Belvedere una dogana di cabotaggio, poi dichiarata di prima classe, in seguito variata alla terza e, infine, alla seconda, mentre, nel 1816, la cittadina veniva dichiarata sede di Sindacato marittimo di prima classe e, nel 1818, gli abitanti furono ammessi alla leva marittima e, con decreto del 1820, vi fu costituita una Brigata a piedi del Corpo di Gendarmi Reali.

                       

Il Nonno materno Francesco Scannavino       La Nonna Carolina Campilongo
                di ceppo Amalfitano                                       alle prese col sale

            

 

Il Porto naturale di Capo Tirone negli anni 20 con persone in attesa del “Bastimento
 
 

Nota: La miniera di Lungro fu una delle più importanti d’Europa, già conosciuta dai coloni greci di Sibari e di Thurii, poi dai romani di Copia, località queste prossime al bacino salifero. Ne fa cenno Plinio il Vecchio (24 d.C.) nella sua opera “Naturalis Historie”, avendola visitata, si dice, quale prefetto, essendo di stanza con la flotta romana a Capo Misseno. Sia i sibariti che i romani la sfruttarono, dando forma ad un fiorente commercio del salgemma che era trasportato, con i mezzi di allora, lungo sentieri montani che dalla pianura sibarita raggiungevano le coste tirreniche da Belvedere a  Scalea, e da qui con le navi verso Roma imperiale. Allora le navi, attraversando il “biondo” Tevere attraccavano al molo dell’Isola Tiberina. Ad avvalorare questa ipotesi, conforta non solo il riferimento al naturalista Plinio ma anche il fatto che nei pressi di Lungro sembra che si siano riscontrate tracce di resti della prima età del ferro, ellenistici e romani (Cnf. Vincenzo Perrone, Evoluzione del sistema viario antico tra il Pollino e la Piana di Castrovillari, con nota di Floriana Cantarelli, edizioni “il Coscile”, Castrovillari, 1996).

“I Normanni, durante la loro permanenza in Calabria, impararono a lavorare gli insaccati di maiale salandoli col salgemma che ricavavano dalla miniera naturale di Lungro. Ilsalgemma era trasportato a dorso di mulo in pezzi anche da 50 Kg, usando diversi sentieri di montagna che si chiamavano “salarie”. Altra strada del sale da San Sosti, attraversando il valico del Palombaro (1002 m.), porta diritti a Buonvicino e quindi Capo Tirone di Belvedere sul Tirreno. “Un’autostrada del tempo andato, lungo la quale sono transitati tonnellate di salgemma che, dalla Salina di Lungro, rifornivano i porti della costa per poi essere distribuite in tutta Italia”

(Cnf. Emanuele Pisarra, A piedi sul Pollino, Ediz. Prometeo, Castrovillari) 2001:

I sentieri che s’inerpicano sull’altipiano, meglio conosciuto come dello Scalone, seguono meravigliose vallate tra lussureggianti faggete e vasti pianori, costeggiando talvolta i corsi dei torrenti ricchi di fresche acque. Questi luoghi colpirono l’attenzione di alcuni viaggiatori stranieri del Gran Tour, come Duret de Tavel, un brillante ufficiale francese, componente delle Commissioni militari in Calabria nel 1808. In una delle lettere, indirizzate al padre del 31 agosto 1810, racconta del suo viaggio da Belvedere Marittimo a Lungro, attraverso i percorsi di montagna. Un viaggio non certo agevole, anche per noi oggi, se percorriamo la strada istmica ex SS 105. Lasciamo all’ufficiale francese la descrizione”:

“A Belvedere abbandonammo la costa, dopo avere distaccato una compagnia che doveva occupare la batteria di Cirella, un paesino situato qualche miglio più a nord. Proseguimmo attraverso delle alte montagne coperte di fitte foreste e solcate da profonde vallate. Questa parte della Calabria è una vasta landa abbandonata agli uccelli predatori, ai lupi e ai cinghiali e attraversata da sentieri coperti da un fogliame che non permette ai raggi del sole di penetrarvi.  Dopo aver percorso venticinque miglia in questa zona singolarmente pittoresca, arrivammo al villaggio di Lungro, presso il quale esiste una miniera di salgemma sfruttata senza intelligenza e senza profitto, e che invece potrebbe essere di grande utilità per la Calabria e procurare un’entrata considerevole per il governo”.

            

In seguito al riordinamento voluto da Gioacchino Murat e viste le condizioni della miniera, nel 1811 vi fu collocato il mineralogista Melograni, Ispettore delle Acque e Foreste e, negli anni a venire si intese organizzare in maniera sistematica sia l’estrazione sia il commercio del sale. 

Belvedere si organizzò oltre che con i magazzini depositi di Via Gafaro, con quelli del Consorzio e con la “Bettola Locanda” tipica spagnola del Torrione. L’Attracco di Capo Tirone fu dichiarato approdo di IV categoria e fu interessato da navigazione a vapore anche per passeggeri. L’autorizzazione del 2 Dicembre 1823 vide la prima nave passeggeri toccare il nostro Lido in successione a quello di Scalea, Amantea, Pizzo, Scilla e quindi la Sicilia. Lo stesso itinerario assicurava i servizi merci con golette con motore 200HP, con ruote a pala sulle fiancate, velocità 16 nodi, lunghezza 35 mt e con dislocamento di circa 25 tonnellate.

              

              Le Officine di Pietrorsa Napoli dove fu costruito il primo battello a vapore d’Italia

 

                            Il Ferdinando I° in navigazione.

                                            Profilo e Sezione  (Napoli-Museo Nautico)
 
 

Un salutare contagio!

Lentamente ma progressivamente, nella Città di Belvedere, nasce una borghesia imprenditoriale. I contatti con commercianti Amalfitani e Livornesi sul piano economico-sociale sono dirompenti. A ridosso dello stesso Centro Abitato, Borgo Antonio Pepe e Rocca, nelle fornaci artigianali si intensificano le attività dell’argilla con lavorazione di orci, coppi, giare e vasi di contenimento a supporto delle attività agricole.

Viene impiantata una fornace industriale per laterizi nello spazio, poi destinato al Consorzio Agrario, alla Marina!

Si aprono altri magazzini per le attività di canestrai, di lavoratori del rame, di maniscalchi e fabbro ferrai, di falegnami e di calzolai. Il pane è prodotto in poche case, abbondano fichi ed uva appassita, mentre il caffè e lo zucchero, restano un lusso.

Il vecchio Contado che circonda il Belvedere si ripopola!

Le abitazioni in parte sono ancora una convivenza con gli animali, vacche e capre. I suini appena fuori; i cavalli sono tutti nel centro abitato, vi resteranno sino alla metà degli anni 1950.

Il trasporto interno viene assicurato dal traino con asini e carro con ruote a raggiera e cerchione ferrato.

Il commercio ripropone i tradizionali prodotti: il Baco da Seta trasferito per comodità negli appositi magazzini in località Marina di Via Gafaro pronto per l’imbarco; il Legname (commercio presente fino agli anni quaranta del 900 con uso di teleferica dallo stesso Capo Tirone), e quello del ritrovato interessamento per il Cedro di comunità ebraiche Livornesi. Il sale, i tabacchi, e lo stoccafisso accedono al dettaglio del consumo giornaliero.

              

Belvedere si riaffida al  Passo dello Scalone!

Con la fine dell’800 prendono consistenza la ferrovia Napoli – Reggio Calabria e la strada Castrovillari – Belvedere, che confermano la validità di un tracciato storico, capace di innovare scambi commerciali fra agrumi, dolci, castagne e legname, la pratica delle “Fiere” , il mercato degli animali e delle stoffe.

Questo collegamento pone al centro di un, ridisegnato, Distretto Geografico, il Comune di Belvedere che, con i governi Giolitti prima, ma anche fascisti e Repubblicani poi, vede confermata la centralità di diversi Uffici Pubblici, se non di tutti : Imposte,  Registro, Pretura, Notariato, Finanza, Ufficio del Lavoro, Milizia, poi Caserma dei Carabinieri, il Carcere. Il servizio postale su base telegrafica, è di antica istituzione! La Banca, Cassa di Risparmio di Calabria e Lucania, prende il posto di quella di Mutuo Soccorso di ispirazione Sturziana del 1913, i cui soci fondatori sostanzialmente appartenevano alle Congree di formazione cattolica.

        

Belvedere si riaffida al suo ritrovato antico estro.

Area dalle molte risorse naturali, climaticamente pregevole e non solo snodo pedologicamente felice nel resto dell’asperità del territorio, Belvedere era già luogo della salute  con i padri Basiliani e i Normanni di Salerno la cui vocazione dura ancora nei nostri giorni. “Del Nosocomio dell’Ordine degli Hospitalari del 600, quello degli Ospitali di Santa Maria Visita Poveri, del SS Crocifisso e quello per i marinai della Madonna di Portosalvo, il “Belloviderii” ne fa ampia sintesi a pg.122 -8.1.b.

E’ dell’inizio secolo la brillante intuizione del Dott. Spinelli Oreste senior di costruire il primo Ospedale a ridosso della stessa abitazione  ed alla acquisita proprietà del Castello, in posizione panoramica  incantevole. Contestualmente apre un Ambulatorio in località Marina, in prossimità della Stazione. Le prime infermiere professionali sono: Ponte Lina, Carolina D’Aprile, Vivona Rachele.

Questa scelta viene avvalorata dal riconoscimento alle “Scienze” da parte dell’Università di Napoli allo stesso Dott. Spinelli, il cui ricordo, ancora molto vivo, resta legato alla sua profonda umanità e alla innata capacità di innovazione. Artefice anche nelle applicazioni di tecniche e pratiche agricole, sui possedimenti di famiglia della pianeggiante Palazza in località Praie (allevamenti bovini, importazione di nuove razze equine, gallinacei, caprini e prime tecniche meccaniche di raccolta). Sue opere sono anche la costruzione del primo frantoio e di un mulino in località Fiume!

Una predisposizione dell’intera famiglia che, dall’incontro con la ricca e nobile parentela dei marchesi “Castagnedi” di Soave (Verona), deriva una analoga volontà di dare vita a Belvedere, come a Soave, alla  costruzione di un Ospedale Sanatorio per la tubercolosi.

Lo farà con Oreste Spinelli junior in località Praie, attualmente albergo “La Castellana”.

Lo stesso, dopo la seconda guerra mondiale, collaborerà con noti chirurghi di fama nazionale.I primi assistenti infermieri sono Biondo Corrado e Grosso Angelina.

Subito dopo la grande Seconda Guerra, questa attività si prefigura come il vero trascinamento di parallele iniziative!

Encomiabile quella del Prof. Filippo Ferraro, già distintosi su terra Africana a servizio di presidi coloniali, che, di ritorno, concepiva due strutture di pediatria e climatoterapia per l’infanzia: una permanente nel Centro Storico ed una estiva  in località Valle.

Determinante per l’economia dello stesso Centro Storico fino ai giorni nostri, la Clinica Cascini promossa dal Dott Vincenzo Senior e fortemente voluta dal compianto Dott.Francesco, chirurgo di eccelsa professionalità, il cui ricordo, insieme all’opera del figlio Dott. Vincenzo Junior, continua a mantenere alto il profilo della Città.

I primi infermieri collaboratori sono: Flora Giunta ostetrica, Martorello Giuseppina e Salvatore Biondo.

Non ultima, posta in località Marina, a conferma della tradizione medica di Belvedere, la Clinica Rosano, nata intorno alla figura del Prof. Tricarico, già noto cardiologo in Potenza, dalla lungimiranza di Pasquale Rosano Senior, uomo dalle mille risorse ed inventive, con grande esperienza transoceanica. L’opera coadiuvata dal dottore Corriero Saverio è oggi egregiamente portata avanti dagli eredi Dottori Pasquale e Ciro Tricarico. I primi collaboratori infermieri sono: Vincenzo Callà, Giuseppe Riente, Martorelli Carmelina.

Le Farmacie del Dottore Baldassarre Fazio, quella del Dott. Rogati Giuseppe e la Condotta del Dottore Giuseppe Leo, completano il quadro sanitario, restando per molti anni i “riferimenti” certi dell’intera Città!

Non è un caso se alcuni dei personaggi segnalati si spostano da Sangineto su Belvedere a dimostrazione delle potenzialità espresse dal territorio in una fase storica ormai prossima alla Repubblica.

La città si apre in tutte le sue articolazioni!

La democrazia e la scolarizzazione producono i primi effetti, anche nei religiosi! La Riforma del Seminario, ispirata nel Meridione da Luigi Sturzo, apre gli studi Teologali a sacerdoti appartenenti al ceto  “popolare”.

Nasce man mano una borghesia imprenditoriale che si ingegna!

Il cedro, offerto ai nuovi mercati dell’industria dolciaria del Nord,  comporta attività lavorative collaterali quali, la costruzione delle botti a quello del raccolto e del trasporto: De Luca Michele Ciriaco, Sangineto Filippo, Carrozzino Vittorio e Arena Salvatore sono i primi bottai!

Alle lavorazioni dell’olio, del vino, della lana, del latte caseario, e del frumento, vengono applicate  tecnologie di trattamento innovativo   nella raffinazione, macina, pigiatura e filatura! Nascono nuove forme di telai meccanici!

                   

Ingresso della prima Clinica Spinelli                       Diploma di Abilitazione di Infermiera
                   inizio 1900                                                             di Carolina D’Aprile 1928
 
 
 

Sul territorio si muovono soggetti provenienti dalle località con cui si scambiano le mercanzie. Questo valore aggiunto diventerà determinante!

Il “gruppo” di Sangineto si conferma il più attivo: Rosano e D’Amico in collaborazione con il livornese Cutufà nel campo della salamoia del cedro e della imbottitura e con Petrungaro nella produzione di Energia attraverso il rilevamento di due centrali idroelettriche sul fiume Soleo, da precedente società, sorta nel 1917 con Giuseppe Rogati, Marino Giuseppe e Sabato Italo.

L’attività del taglio e trasporto legname continua con la teleferica da Montea a Capo Tirone, opera di un altro grande protagonista dell’imprenditoria: Parenti Giuseppe che darà vita anche ad una fornace dall’ottimo cotto.

Da Vietri proviene Mastro Andrea che, in prossimità della Chiesa del Crocifisso, avvierà la prima vera fabbrica di Ceramica con decorazione.

Filippo Fiorillo e Martorello Tonino impianteranno, nella località Acquaro, la fabbrica di utensili per casa. Si aprono altri frantoi elettrici: Cascini, Leo, Mistorni. Un secondo mulino di Cascini.

I forni per il pane, oltre ad essere in aumento, migliorano la resa della lievitazione: Arena Filippina, Celentano Maria, Liporace Grazia e De Paula Eugenio sono i precursori.

                         

                                   Le Botti di Cedro pronte per la partenza

 

  La Fiera di San Daniele o Fiera dù Mare ambito di grande apporto commerciale

 

La popolazione è in crescita costante!

Si diversificano i modelli sociali ed i ruoli all’interno dello stesso contesto. Si stringono matrimoni meno feudali con una nuova classe intermedia, quella dei professionisti della Amministrazione e della Pubblica Istruzione: la disponibilità monetaria del salario, liquida e garantita, in parte tranquillizza le paure derivate dalle brutte annate del raccolto!

La categoria impiegatizia viene riservata ad appartenenti a nuovi nuclei familiari sorti da contratti sponsali con il vecchio notabilato terriero.

Si incomincia così a definire una prima categoria di Burocrati!

Ma ormai i veri “pionieri” del nuovo modello di sviluppo sono coloro che muniti di lungimiranza, investono sui prodotti di trasformazione!

Sangineto é ancora prodiga con Belvedere!

Dopo la Famiglia Cascini, ormai naturalizzata, espressione di altre grandi professionalità ancora nel campo sanitario e, non ultimo      giuridico, dopo D’Amico Ciriaco e Rosano Pasquale, regala alla Città   di Belvedere una versatile, grande figura del commercio: Antonio Di Giovanni!

Sebbene non di alto livello scolastico, infaticabile ed impareggiabile sul piano dell’iniziativa. Intelligenza istintiva, grande senso d’equilibrio, ogni sua intrapresa é portata felicemente a compimento: mercato del legname, lavorazione del fieno, torrefazione del caffè, fornitura per cantieristica, idraulica e ferramenta, mobiliere e, non ultimo, il primato di portare la Pizza Napoletana nella nostra città ed in tutta l’area turistica tirrenica.

Il rimpianto per queste persone è oggi grande!

Nel nostro piccolo sono stati i veri “futuristi”!

Gran parte di queste innovazioni, pur prendendo consistenza nel nuovo tessuto urbano della Marina, in via di espansione per gli spazi che offre, e non solo quindi terminale ferroviario, contribuiscono a rafforzare il mondo relazionale dello stesso Centro Storico, punto ancora saldamente nevralgico della nuova economia post- bellica e Repubblicana.

Una nuova società con strutture sociali che si riverberano sull’organizzazione degli spazi. Nuove stratificazioni sociali che si materializzano in organismi migliorativi sia delle abitazioni che dei      negozi, i quali raggruppati nell’insieme acquistano le caratteristiche di  asse commerciale”.

Costruita la rete fognaria di tutto il Centro, migliorano notevolmente le condizioni igieniche!

I servizi nei bagni e le cucine, anche quelle in muratura, sono ricoperte in piastrellato di gres ceramico; scompaiono le tramezzature in calce e canneti; i solai di legno sono gradatamente sostituiti con travi in ferro e laterizi.

Anche il livello artigianale conosce grande impulso!I maniscalchi diventano fabbro ferrai! Il ferro battuto si piega come il rame, il geroglifico diventa decorazione! Gli stagnini perfezionano la produzione tale da renderla oggettistica di esposizione per le fiere che, a seguito del completamento delle strade interne, diventeranno periodiche e calendarizzate. I ceramisti continuano a perfezionare le forme dell’argilla, divenute artistiche! I falegnami diventano ebanisti!

Gli imbianchini decoratori! I calzolai, esperti della tomaia, accedono alla calzoleria! I sarti veri e propri “stilisti.

I panettieri sono anche pasticcieri! I barbieri, acconciatori! Nasce la figura del giornalaio, poi libraio! La Piazza diviene luogo di scambio! Il caffè un momento di sintesi! E’ in questo fervore di attività che il Centro Storico celebra il massimo del suo splendore!

                

Nel periodo di inizio secolo e nella fase fascista dei Podestà, nel campo artigianale, categorie professionali singole, mediamente acculturate e specializzate, avevano dato sostanziali impulsi e grandi contributi.

Nelle attività edilizie con Federico De Sio esperto supervisore dei lavori dal grande gusto estetico (Palazzo de Velutis), Salvatore Biondo, Borrelli Ciriaco, Borrelli Angelo, Borrelli Francesco, Grosso Gaetano, Greco Pasquale, Triscio Guglielmo, Cipolla Alfredo, Fusco Antonio, Nappi Adamo, Capano Giuseppe, Scoglio Giovanni.

Nel ferro i capostipiti Bencardino, di cui più tardi il maestro Adamo diviene un vero precursore di scuola, così Amodeo Enrico ed il figlio Mario, Tarsitano Giuseppe, Vivona Antonio, Impieri Salvatore.

Il ceppo Celentano Raffaele, articola pregiate opere  di rame e zinco, in cui si distinguono veri e propri artisti: Mazzola Eduardo, Montebello Carmelo, Montebello Salvatore, Ferraro Pasquale, Mazzola Liborio. Giuseppe Nocito e Clemente Raffo idraulica.

Il ceppo Biondo, con Eugenio, Antonio, Amato, Daniele, Francesco,  Pasquale e Vincenzo artisti vasari, così come Francesco e Giuseppe Comiano, e oggi Pasquale Capano.

                                                 

                                                   Il Maestro Daniele Biondo al Tornio

 

Il ceppo Campilongo si dedica all’acconciatura con Eugenio, Gaetano, Ciriaco, Francesco, così come quello Passalacqua con Daniele e poi Arturo, ed inoltre Angelo e Salvatore Capano, Biondi Fiore, Barbieri Filippo, Greco Enzo, Riente Luigi, Ruggiero Giuseppe.

Tarsitano Umberto e il Maestro Francesco Giunta sono i primi intarsiatori in legno. Nel laboratorio Tarsitano collaborano Liporace Pasquale, Campilongo Vincenzo, Biondo Vincenzo, Impieri Luigi, Antonio Borrelli, Biondo Francesco, Greco Francesco, Cipresso Gigino, Ponte Luigi, Fusco Gennaro.

Il Maestro Giunta con polivalenza artistica dal disegno alla pittura ed alla musica, vede collaboratori Giunta Pasquale Aldo Vidiri, Francesco Vidiri.

Ancora nel settore della falegnameria, la famiglia Martorello esprime grandi professionalità: Ernesto, valido maestro anche di violino, Daniele, Giuseppe e Francesco.

Scannavino Francesco, porta le prime esperienze transatlantiche di ebanisteria, con i figli Gaetano, Giuseppe e Daniele. La falegnameria coinvolge in parte Eugenio e Oreste Orsini ed inoltre Grisolia Eugenio  e Granito Guglielmo.

I primi tagli di pietra e marmo  come i primi splendidi pavimenti sono opera del maestro Ciriaco Liporace, precursore della moderna muratura.

Nel dopoguerra le attività edili dei Maestri continuano con i loro discepoli: Borrelli Eugenio, Gaglianone Giuseppe, Gaglianone Armando, Giuseppe Ponte, Scoglio Francesco, Scoglio Giovanni, Donato Daniele, Arnone Franchino, Arcuri Franco, Arnone Gaetano, Arnone Lello, Grosso Evaristo, Grosso Aquilino, Aloia Giuseppe.

Giuseppe D’Aprile, conclusi gli studi presso la scuola d’arte Barone di Fagnano, collabora, agli apporti di scultura in legno e decorazione dei suoi compagni, trascinati a Belvedere: Fiore Pavone (pietra marmo e legno) Angelo Perrone (decoratore). Da qui una vera e propria scuola di decoratori  che si affianca agli imbianchini (Celentano Filippo, Giovanni, Alfredo, Francesco e Trentino Martire), e che si riconosce negli eccellenti mestieri  di stuccatori,  Giuseppe e Vincenzo Granito, Vincenzo e Temistocle Martorelli, Grosso Vincenzo e non ultimi, oggi, Furingo Paolo ed Alfredo.

Eugenio Sarpa, valente musicista, Adornetto Enrico, Palmieri Antonio, Greco Carlo, Martorelli Vincenzo, Grisolia Saverio, Siciliano     Giuseppe, Monetta Eugenio, Grisolia Filippo, Grisolia Francesco, Bencardino Carmelo, Barbieri Oreste, Francesco Palmieri e, oggi il     figlio Lucio, splendide presenze nella lavorazione delle scarpe che, trova l’epilogo, nell’arte di Francesco Lancellotta: eleganza e gentilezza! Lancellotta accede velocemente nel periodo post bellico alla calzoleria, con l’apporto ed il valore aggiunto di un altro pioniere del commercio, il figlio Ciro, che esporta l’attività nella nascente, fiorente, turistica Praia a Mare, e introduce le prime grandi firme nazionali del settore. Sulla stessa scia: Monetta Ciriaco, Gimigliano Pasquale e Campilongo Vincenzo.

Nella pittura incominciano a muovere i primi passi: Giovanni Gaglianone, unico a raggiungere fama Nazionale, gallerista in Roma, il fratello Antonio, Bencardino Eugenio, matematico, preside nei licei di Napoli, Impieri Eugenio, Scarcello Renato.  Nella musica si distingue la famiglia Polignani con il Maestro Francesco ed i numerosissimi allievi della secolare Banda S.Cecilia, tutti popolani.

Nasce il Cinema, quello di De Maria nei locali della Confraternita di Via XX Settembre e successivamente quello anche teatro, chiamato (Bomboniera) ad opera di Raffaele Palmieri, poi con Siecola Enrico, sino agli anni 70.

Un fervore di attività creative, mortificato e reso difficile dalla Seconda Grande Guerra, ma che rinasce, con voglia di riscatto, subito dopo l’avvento della Repubblica.

                         

Alto-basso rilievo in legno                                                 Santuario Madonna delle Grazie
Dott. Spinelli Senior                                                            Cornice lignea per tela con Santi
 
                                             Opere di Giuseppe D’Aprile

 

 

                                                    

                                                                             Fiore Pavone
                          Portale Maggiore  in pietra Cattedrale di San Marco Argentano
 
 
 
 
Alla data del 1947, da una Raccolta Censuaria, gentilmente fornitami da Salvatore Fabiano, si evince quella diversificazione delle attività produttive che evidenzia il carattere polifunzionale di Belvedere. Alle tradizionali attività agricole produttive si accompagnano le prime tecniche di trasformazione, attraverso le macchine agricole e gli impianti specialistici, che riguardano i mulini ed i frantoi. Le produzioni di Olio e Vino, con i primi concimi messi a disposizione dal Consorzio Agrario Provinciale, raggiungono livelli di commercializzazione che garantiscono la fornitura alle cantine, in aumento nella Città e, in dotazione nei generi alimentari. (vedi Cantine e Negozi) Gli agrumi, pregiati dal Cedro, raggiungono il livello dell’esportazione che interesserà anche la produzione di frutta ed ortaggi con il Consorzio Agrario e D’Amico Ciriaco. Lo stesso D’Amico detiene anche l’ultima rappresentanza del Seme di Baco, ormai in estinzione. Di converso, le prime significative attività Amministrative comportano competenze a latere e la fornitura, sempre in aumento, di materiale cartografico che, in futuro, interesserà anche quello tecnico. Ma sono comunque le attività artigianali che, affiancandosi a quelle tradizionali delle terrecotte, dei canestrai, della lana e tessitura, caratterizzeranno questo periodo, definendo la piena autonomia delle proprie capacità creative e imponendo al contempo, nuovi liberi rapporti commerciali in uno sviluppo sociale e popolare della Città.E’ questo l’anello di congiunzione fra le restanti categorie dei proprietari terrieri e l’ormai affermato notabilato amministrativo e delle pubbliche funzioni! La stessa diversificazione delle attività commerciali, riassunte nello specchietto Censuario, é la risultante di queste attività, consacrate da una predisposizione naturale ed avvalorate da maestranze che hanno conosciuto gli effetti benefici delle prime, sofferte, emigrazioni transatlantiche di inizio secolo. Completano il quadro le attività commerciali legate agli scambi con Amalfi, Salerno, Napoli e la Toscana e quelle derivate dall’estendersi del presidio Amministrativo Mandamentale di Belvedere in tutto l’interland .   

                                                       Mauro D’Aprile

                                                          

 

 

                   

 

 

 
 
 

 

 

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