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DAL TIRONE ALLO SCALONE- Capitolo XIII°

CAPITOLO XIII° Il Terzo Millennio 

Il contesto del Centro Storico in questo momento é una perfetta macchina produttiva e funzionale! Conserverà questo schema sino alla fine degli anni 80, sino a quando “le forme” e le “strutture” corrisponderanno alle “funzioni”!

Nel suo tessuto nasce una nuova scuola elementare, adibita contestualmente ad Istituto Magistrale, ancora oggi presente. Viene istituita anche una sezione di Scuola Media, adattata in altro edificio Comunale. Si ospitano gli uffici della riforma sanitaria USL.  

Nel territorio acquistano consistenza alcune significative iniziative industriali ed artigianali garantendo occupazione e confermando l’innato spirito commerciale ed artistico della Città.

Le lavorazioni del marmo con Giovanni Raffo ed i valenti figli, divengono anche opere d’arte e di esportazione, mentre su scala Nazionale ed Internazionale si pone la Foderauto Bruzia degli intelligenti Franco Papasergio e Mimmo De Lia. Altre attività  interesseranno il settore della plastica con Tonino Ferro e Franco Grosso, arredi e tendaggi con Lillino Vivona, gli allumini con i FratelliRiente e Barone, materiali da costruzione ed arredi con Mario Greco e Figli, ceramiche La Piastrella con i Fratelli Riente, verde ed arredo giardini con i Fratelli Cairo. Si aprono Stazioni di Servizio carburanti sulla Superstrada che ha soppiantato la ex 118 Statale, mentre si perfezionano le attività casearie con buoni impianti dei Fratelli Gentile, Carbone e Ciccio Pingitore. Interessanti sono le lavorazioni di un pantalonificio, delle calze e dell’incastonatura di gioielli con Porso.

E’ questa una economia di trasformazione di materie prime che non appartengono più al proprio territorio!

La popolazione, sulla scorta di una economia florida, è in crescita! La domanda aggiuntiva di nuovi bisogni, tuttavia, mette in evidenza i primi limiti: la struttura del Centro Storico é impossibilitata a generare ulteriori espansioni! Il rapporto parametrico degli standard urbanistici, densità abitativa-servizi, annichilisce lo sfruttamento delle superfici divenute ormai insufficienti, se non affatto esistenti come nel caso dei parcheggi per auto, in aumento sia per numero che per dimensioni.

In armonia dell’ormai trapiantato modello consumistico, la nascente disponibilità del risparmio si indirizza verso la fonte più immediata  del primo bisogno: il  bene casa!

Gran parte del risparmio del Centro Storico, quello dei valenti artigiani e commercianti, spinto dall’esigenza di soddisfare i nascenti  bisogni dei figli ormai professionisti, darà l’avvio a quel processo di nuova edificazione che, in molti casi, si manifesterà come un   autentico depauperamento del territorio.

Gli appezzamenti di terreno, incolti ed abbandonati, rimetteranno in  gioco la vecchia casta degli assenteisti terrieri, divenendo, la “proprietà”, fonte di una nuova possibile ricchezza.       

Nasce una nuova figura: l’Imprenditore Edile!

Le “relazioni”, come ai tempi più cupi del regime Spagnolo, incominciano a sdegnare la trafila burocratica per intraprendere procedure che consentono transiti obliqui e maniere affidate a scappatoie.

 Si corrompono le regole, con dispendio di più risorse e energie! Le “regalie” lasciate lungo il percorso per l’ottenimento rapido delle autorizzazioni amministrative, diventano una  voce aggiuntiva di spesa nella contabilità. Il maggiore costo, viene ad essere recuperato o ammortizzato evitando di effettuare i versamenti delle aliquote assicurative e pensionistiche, spettanti agli operai. 

Tutto diventa precario!

Il “vortice” consente ad esterni il circuito economico di Belvedere di usufruire di un arricchimento, indebitamente investito altrove. Veri e propri flussi di capitale prodotti all’interno dell’economia della Città, andranno a costituire il risparmio di altre realtà. Per giunta alcuni  servizi di alta redditività, quali quelli notarili e farmaceutici, non resteranno in appannaggio di soggetti locali.

I tecnici del settore edile, vengono scelti sulla base della loro potenzialità di influire la sfera delle autorizzazioni.

La spregiudicatezza e la furbizia, diventano il metro di valutazione delle capacità professionali!

Non di meno sono i ruoli  di categorie che hanno tutto l’interesse ad inasprire il quadro delle procedure da cui, come ai tempi degli Spagnoli, traggono vantaggi.

Si accentuano i conflitti di interesse!

Dominano la scena quelli legati ai confini di proprietà!

Le conseguenze, inevitabilmente sono le denunce incrociate!

C’è chi spinge sul fuoco! Gli studi legali e commerciali polarizzano l’attenzione!

L’Ufficio Tecnico comunale e la Pretura vivono in simbiosi!

La tenuta del quadro sociale, quello storico, incomincia a conoscere  guasti irreversibili e le prime violenti sovrapposizioni!

Si spendono le energie che, a livello di mondo vitale, un solido tessuto di artigiani, commercianti, professionisti di un composito ceto urbano aveva accumulato; ma non si  accumulano nuove  “riserve” adeguate alla realtà di una società in trasformazione.  

Si è rotto un equilibrio a tutto vantaggio di una improvvisazione, di una rincorsa al facile profitto con buone dosi di spregiudicatezza, ai limiti del lecito e spesso sconfinante.

I passaggi sono rapidi, senza esperienze, senza tirocini, senza attitudini: l’apparente prende il sopravvento sull’essere, il superficiale mortifica la sostanza!

Perfino il gioco del Calcio risente di questo clima. La partecipazione spontanea ed incondizionata cede il passo alle “Azioni”: quote di denaro, giustificate per migliorare il parco atleti e partecipare ai Campionati di Categoria Superiore.

In effetti, nascondono, ormai, il vero interesse: apparire!

Ai primi risultati non esaltanti, della squadra, che inevitabilmente comportano la indifferenza della tifoseria, puntualmente si fugge dagli impegni assunti. I giocatori si adeguano alla mercificazione della prestazione! Scema l’affetto verso i colori sociali! Rimane qualche rigurgito nostalgico: la simpatia di Franco Gimigliano, l’attaccamento di Ottavio, la sofferenza di Lillino, il gongolo di Vincenzo, ma il processo dello spontaneo, amorevole, entusiasmo è ormai compromesso.

Resta la consolazione delle prestazioni di piccoli campioni: Scigliano Gaetano, Amatuzzo Eliseo, Pino D’Elia, Franco Palmieri, Zumpano Franco, Lenti Edilio, José Branda, Biondo Raffaele, Tonino Marino, Vivona Salvatore,Vivona Antonio, Liparoto Fabio.

Si spegne la spinta genuina del popolarismo urbano, dei valenti artigiani, degli intelligenti commercianti, ma anche l’apporto di una borghesia intellettuale, facilmente affascinata dai nuovi metodi e quindi: non “illuminata”!

Nasce una volgare cinghia di trasmissione tra colonie per lungo tempo soggiogate dal “vincola ilota” del potentato terriero e lo stesso soggetto soggiogante: entrambi vissuti ai margini del vero processo di  crescita civile, approntano una rivincita sociale a base di livori e     gelosie il cui  risultato, anche nell’immagine, mortifica la Città!

Anche le “forme” di questo paesaggio, risentendo delle deturpanti ”relazioni” poste in essere, risulteranno brutte!

Così, tragicamente, il “valore” si sposta dalle “forme” delle intelligenti “funzioni storiche”, a quelleprive di connotazione: il fenomeno diviene evidente soprattutto nei Villaggi Turistici e nelle campagne, i cui borghi, saranno autentiche conurbazioni lungo le reti stradali.

Si perde il contatto con la terra!

Nonostante i nuovi indirizzi migliorativi in materia contrattuale, la stessa produzione agricola da commerciale diviene sostentamento dei propri bisogni.

Anche la rimessa economica degli emigranti si indirizza verso l’edilizia!

Gli inevitabili crolli sono altrettanto rapidi!

Il venir meno delle entrate certe, di una popolazione che sta invecchiando, incomincia a misurare l’estensione di uno stato di  bisogno.  

La nuova città della Marina, non essendo affidata ad un disegno     generale di pianificazione, si sviluppa lungo l’intero nastro stradale. Nasce in un clima di nevrosi generale, di ansia per tempi e di scarsa accortezza nella realizzazione, risultando caotica.

Alla contestuale carenza di aree di servizio pubblico del Centro Storico, si affianca così una conurbazione (la Marina) sbilanciata nei volumi e nelle superfici di ingombro, priva di spazi e strade alternative, soprattutto quelle trasversali. L’unica arteria rimane quella storica del percorso (SS.108) peraltro longitudinale e parallelo a quello ferroviario.

 Anche la realizzazione della Passeggiata al mare avviene a detrimento dell’arenile!

Così, una Città ormai tutta imperniata sul terziario avanzato, conosce la miopia di investimenti indirizzati esclusivamente al bene Casa, non solo quale prima abitazione, ma prevalentemente stagionale. Si pretende un Turismo senza servizi: sarà l’errore fatale!

Una miopia, ancora più vistosa, se si considera che il settore delle costruzioni non ha affatto pensato ad erigere strutture necessarie ad   ospitare i “vitali” Uffici Pubblici, presenti fino a quel momento nel Centro Storico: la costruzione di una cittadella finalizzata a Centro     Direzionale, in grado di offrire una risposta alle nuove esigenze del     settore! Di conseguenza, gli spostamenti dei presìdi dei diversi Uffici, dal Centro Storico alla Marina, andranno ad interessare destinazioni, funzionalmente, più precarie delle lamentate e “gonfiate” difficoltà presenti nel Centro Storico, la cui struttura, nei secoli, quale Cittadella Amministrativa, era stata  garantita con meno dispendio di capitale rispetto alle nuove “interessanti” pigioni.

Sull’onda di una occupazione, anche di ritorno migrante, legata comunque all’esaurimento delle superfici sfruttabili o disponibili, e quindi “precaria”, La Marina, in tempi  rapidi, finisce per soddisfare aspetti meno sobri e più di “immagine”: quella di abitazioni ampie, in sproporzionati edifici, per una nuova borghesia del terziario e in offesa del Nuovo Paesaggio!         

La Nuova Città diviene la negazione dello spazio pubblico! Sofferenza del traffico veicolare, mancanza di qualsiasi connotato civico e municipalistico: dagli edifici identitari, alla piazza, agli arredi urbani. L’asse commerciale che ne deriva, rispetto alla fase iniziale legata alla scarsa disponibilità di locali, finisce per essere episodico, paradossalmente “lungo e frammentato”! Manca di quella necessaria sintesi di “Asse Attrezzato” meglio identificabile da vetrine avvicinate e conseguenti, di pertinenze e depositi, di aree ricettive e di sosta per le opportune pause. Oggi, l’avvento di un moderno supermercato, è bastato per mettere a nudo la inefficienza di un sistema, ritenuto,  erroneamente, “funzionale”. Lo stesso, appena a ridosso dell’abitato, sopperisce persino a luogo pubblico di Piazza! Non sorprendono così i primi segni di abbandono dello stesso contesto, e soprattutto dei “Villaggi turistici”, privati anche delle normali opere manutentive.

Sintomi di grande “insoddisfazione”!

Il “Paesaggio Belvedere” nel suo insieme finisce per essere un ibrido di “Funzioni” senza “forme”, di “Forme” senza “funzioni: una Marina da Recuperare nel tessuto urbano e strutturale; un Centro Storico cui restituire le Funzioni!

                                                          Mauro D’Aprile

 

 

 

 

 

 

 

    

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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