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	<title>L ORIZZONTE &#187; Le mie Proposte</title>
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		<title>PNRR  TURISMO</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jun 2023 05:36:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mauro D'Aprile</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le mie Proposte]]></category>
		<category><![CDATA[TURISMO]]></category>

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		<description><![CDATA[<h4 style="text-align: justify;">Il piano nazionale di ripresa e resilienza italiano (Pnrr) sta attraversando una fase di revisione, ritardi e stallo. Tuttavia, è interessante considerare anche cosa è stato conseguito fin qui, nelle varie materie di intervento del piano</h4> <a href="https://lorizzonte.net/?p=28222">Continua lettura...</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h4 style="text-align: justify;">Il piano nazionale di ripresa e resilienza italiano (Pnrr) sta attraversando una fase di revisione, ritardi e stallo. Tuttavia, è interessante considerare anche cosa è stato conseguito fin qui, nelle varie materie di intervento del piano. Tra queste il turismo, un settore centrale per il nostro paese e a cui il Pnrr ha destinato quasi 3 miliardi di euro e 9 tra misure e sotto misure, in diverse missioni e componenti.</h4>
<section>
<h4>38% le risorse Pnrr per il turismo allocate finora. Si tratta di 1,1 miliardi sui 2,9 totali.</h4>
</section>
<h4 style="text-align: justify;">Dei tre investimenti che hanno raggiunto la fase di ripartizione dei fondi, abbiamo ricostruito nel dettaglio la distribuzione territoriale di “<a href="https://openpnrr.it/misure/63/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">attrattività dei borghi</a>“. Un intervento dedicato al rilancio turistico di piccoli centri in Italia. Ciò che emerge complessivamente dai dati è una destinazione piuttosto eterogenea dei fondi sul territorio. Questo anche grazie ai progetti pilota, uno per regione, del valore di 20 milioni di euro ciascuno.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">Tutte le misure per il turismo</h4>
<h4 style="text-align: justify;">In modo trasversale tra missioni e componenti, sono <a href="https://openpnrr.it/misure/?tags=27" target="_blank" rel="noreferrer noopener">9 gli interventi</a> che possiamo considerare rivolti al turismo, tutti in corso di realizzazione. Tra questi solo una <a href="https://openpnrr.it/misure/73/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">riforma normativa</a>, che prevede la definizione di uno standard nazionale per la professione di guida turistica. Obiettivo da conseguire entro la fine del 2023.</h4>
<section>
<h4>2,92 miliardi € destinati al turismo dal Pnrr.</h4>
</section>
<h4 style="text-align: justify;">Le altre 8 misure e sotto misure sono investimenti economici tra cui si distribuiscono gli oltre 3 miliardi complessivi, con cifre e scopi diversi. L’intervento più costoso (1,79 miliardi) è quello dedicato ai <a href="https://openpnrr.it/misure/70/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">fondi integrati per la competitività delle imprese turistiche</a>, che prevede ben 6 sotto misure, ognuna indirizzata a un aspetto di interesse per le imprese del turismo.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">Gli altri 2 investimenti sono dedicati rispettivamente alla creazione di un <a href="https://openpnrr.it/misure/69/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">hub del turismo digitale</a> e all’<a href="https://openpnrr.it/misure/63/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">attrattività dei borghi</a>. Quest’ultima è l’unica delle 9 misure dedicate al settore che non è di titolarità del <a href="https://openpnrr.it/organizzazioni/ministero-del-turismo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ministero del turismo</a> ma di quello della <a href="https://openpnrr.it/organizzazioni/ministero-della-cultura/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">cultura</a>.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">Quali investimenti sono stati “messi a terra” finora</h4>
<h4 style="text-align: justify;">In base ai dati governativi elaborati e disponibili su OpenPNRR, siamo in grado di sapere quante e quali <a href="https://openpnrr.it/tema/turismo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">opere e interventi concreti per il turismo</a> sono stati approvati al 1 marzo 2023.</h4>
<section>
<h4>231 i progetti per il turismo al 1 marzo 2023. Per un importo di oltre 1 miliardo di euro del Pnrr più 465mila euro da altre fonti.</h4>
</section>
<h4 style="text-align: justify;">Tali interventi sono finanziati da 3 delle 12 misure per il turismo che abbiamo descritto (le altre 8 devono ancora essere allocate). Parliamo di:</h4>
<ul style="text-align: justify;">
<li>
<h4><a href="https://openpnrr.it/misure/285/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">valorizzazione, competitività e tutela del patrimonio ricettivo attraverso la partecipazione del ministero del turismo nel Fondo nazionale turismo</a>. È una delle sotto misure previste dai <a href="https://openpnrr.it/misure/70/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">fondi integrati</a> ed esaurisce il suo intero importo (150 milioni di fondi Pnrr). L’intervento è volto all’<a href="https://openpnrr.it/progetti/58205/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">acquisto di immobili da ristrutturare</a> per sostenere lo sviluppo turistico nelle zone più svantaggiate del paese ed è implementato unicamente dalla società di gestione del risparmio <a href="https://www.cdprealasset.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Cdp <em>Real asset</em></a>.</h4>
</li>
<li>
<h4><a href="https://openpnrr.it/misure/69/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">hub del turismo digitale</a>, che concentra tutte le risorse previste (114 milioni) in un solo <a href="https://openpnrr.it/progetti/2477/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">progetto a impatto nazionale</a>. Cioè la creazione di una piattaforma informativa per gli operatori turistici, promossa dalla direzione generale della valorizzazione e della promozione turistica;</h4>
</li>
<li>
<h4><a href="https://openpnrr.it/misure/63/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">attrattività dei borghi</a>, l’unica delle 3 misure allocate che non esaurisce il suo intero importo e che ha previsto una distribuzione delle risorse tra numerosi interventi nei territori. In particolare si tratta finora di <a href="https://openpnrr.it/misure/63/#progetti" target="_blank" rel="noreferrer noopener">229 progetti</a> per un totale di 762,5 milioni di euro. L’investimento prevede 3 linee di intervento: recupero del patrimonio storico e riqualificazione degli spazi aperti, creazione di servizi culturali, sostegno ad attività volte a rilanciare le economie locali.</h4>
</li>
<li>
<h4>Il tuo accesso personalizzato al Piano nazionale di ripresa e resilienza <a style="font-size: 1.2em;" href="https://www.openpnrr.it/">Accedi e monitora</a></h4>
</li>
</ul>
<h4 id="custom_post_widget-193851" style="text-align: justify;"></h4>
<h4 style="text-align: justify;">Una premessa sui dati per l’attrattività dei borghi</h4>
<h4 style="text-align: justify;">Come abbiamo appena visto, l’unico dei 3 investimenti ad avere un riparto territoriale è quello dedicato al rilancio turistico dei piccoli borghi d’Italia. Prima però di approfondire gli aspetti più rilevanti di questa distribuzione di progetti e risorse, vanno avanzate alcune premesse.</h4>
<section>È ancora in corso l’allocazione delle risorse per i piccoli borghi.</section>
<h4 style="text-align: justify;">Riguardo le risorse, rispetto al totale a disposizione (1 miliardo) sono 762,5 milioni i fondi allocati al 1 marzo 2023. Cioè oltre 257 milioni in meno. Il riparto è infatti ancora da completare e questo è evidente anche nella <a href="https://pnrr.cultura.gov.it/misura-2-rigenerazione-di-piccoli-siti-culturali-patrimonio-culturale-religioso-e-rurale/2-1-attrattivita-dei-borghi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">pagina web dedicata all’investimento</a> sul sito del ministero della cultura. Basti pensare che lo scorso 9 giugno è stato <a href="https://pnrr.cultura.gov.it/fondo-opere-indifferibili-elenco-degli-enti-locali-potenzialmente-destinatari-della-preassegnazione-del-10-m1c3-investimenti-1-2-1-3-2-1-2-3-ii-semestre/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">condiviso un elenco</a> dei progetti di attrattività dei borghi che potrebbero accedere a risorse del fondo delle opere indifferibili. Mentre prima ancora, il 18 maggio, è stato pubblicato un decreto di <a href="https://pnrr.cultura.gov.it/modifiche-al-riparto-delle-risorse-d-m-169-17-04-23-m1c32-1-attrattivita-dei-borghi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">modifica del riparto delle risorse</a>.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">Questo ci conferma che dati e informazioni sugli interventi del Pnrr sono soggetti ad aggiunte e cambiamenti continui. È proprio tale ragione a rendere necessari aggiornamenti frequenti degli open data a disposizione su Italia domani. Un impegno che il governo si è assunto recentemente – almeno a parole – nella terza relazione sullo stato di attuazione del piano.</h4>
<section>si mira a giungere a un aggiornamento dei dati open con periodicità semestrale.</p>
<h4><a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/06/Terza-relazione-sullo-stato-di-attuazione-PNRR.pdf" target="_blank">– Terza relazione del governo sullo stato di attuazione del Pnrr</a></h4>
</section>
<h4 style="text-align: justify;">A tali limiti inoltre si aggiunge quello che abbiamo già spiegato in un <a href="https://www.openpolis.it/i-dati-sul-pnrr-del-governo-contengono-errori-e-anomalie/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">precedente articolo</a>. E cioè che i dati pubblicati dal governo su Italia domani hanno alcune lacune. Nello specifico su attrattività dei borghi le criticità riguardano la mancanza di alcune informazioni per alcuni progetti, su cui siamo intervenuti per quanto possibile.</h4>
<section>
<h4>4 i progetti che avrebbero un importo pari a 0. Si tratta di dati certamente sbagliati.</h4>
</section>
<h4 style="text-align: justify;">Al di là dei limiti, questi dati sono comunque utili per avere un quadro di come si sono distribuite le risorse finora, dove e per quali progetti. Anche se non rispecchia il riparto completo e definitivo di questo investimento.</h4>
<h4 id="linvestimento-per-lattrattivita-dei-borghi-e-lunico-finora-a-essere-stato-distribuito-tra-i-territori-con-228-progetti-in-288-comuni" style="text-align: justify;"><a href="https://www.openpolis.it/dove-il-pnrr-ha-finanziato-progetti-per-il-turismo/?utm_source=Newsletter&amp;utm_medium=email&amp;utm_campaign=pnrr#toc">Torna su</a></h4>
<h4 style="text-align: justify;">I progetti, dal livello nazionale a quello regionale</h4>
<h4 style="text-align: justify;">A parte <a href="https://openpnrr.it/progetti/26856/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">1 intervento nazionale</a> del valore di 20 milioni di euro, l’investimento dedicato all’attrattività dei borghi si distribuisce sul territorio. In particolare tra 288 comuni, attraverso tutte e 20 le regioni italiane.</h4>
<section>
<h4>228 progetti nei territori dedicati al rilancio turistico dei borghi d’Italia, per un ammontare complessivo di 742,5 milioni di euro.</h4>
</section>
<h4 style="text-align: justify;">Da notare che il numero dei territori supera quello degli interventi perché molti di questi (41) riguardano allo stesso tempo più comuni. Sono i cosiddetti progetti interterritoriali, riscontrabili in molti investimenti del Pnrr.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">Se osserviamo il riparto delle risorse per i progetti sul territorio, la situazione appare piuttosto eterogenea. Prima è la Campania con 55,4 milioni, seguita da Veneto (50,6), Sicilia (49,8) e Puglia (49,6). Se invece rapportiamo questi valori al numero di abitanti, spiccano le regioni più piccole e periferiche del paese: Valle d’Aosta (175 euro pro capite), Molise (73,9), Basilicata (47,2) e Trentino-Alto Adige (43,2).</h4>
<div>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/oltre-55-milioni-in-campania-per-progetti-turistici-nei-borghi/">Risorse allocate nelle regioni, per progetti Pnrr destinati al rilancio di un turismo sostenibile nei piccoli borghi</a></h3>
</div>
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<div tabindex="0" role="button">Visualizza</div>
<p><iframe name="amp_iframe0" src="https://embed.openpolis.it/numeri/oltre-55-milioni-in-campania-per-progetti-turistici-nei-borghi/?opmag-charts-bare-view#amp=1" height="538" width="320" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen="" frameborder="0" scrolling="no"></iframe></p>
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<div id="chart_259781_tab3" tabindex="0" role="tab">DA SAPERE</div>
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<h5 style="text-align: justify;">I dati si riferiscono a progetti finanziati nell’ambito dell’investimento Pnrr “<a href="https://openpnrr.it/misure/63/" target="_blank" rel="noopener">attrattività dei borghi</a>“. Le risorse possono provenire anche da altre fonti oltre che dal Pnrr: fondo complementare, fondi europei diversi dal Pnrr, altri finanziamenti pubblici e privati.</h5>
</div>
<div>
<p>FONTE: elaborazione su dati Italia domani<br />
(ultimo aggiornamento: mercoledì 1 Marzo 2023)</p>
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<div></div>
<h4 style="text-align: justify;">Considerando i singoli interventi, va sottolineato che i più costosi sono i 20 progetti pilota – uno per regione – previsti dalla prima linea dell’investimento. Ciascuno del valore di 20 milioni di euro. Come si legge sempre sulla <a href="https://pnrr.cultura.gov.it/misura-2-rigenerazione-di-piccoli-siti-culturali-patrimonio-culturale-religioso-e-rurale/2-1-attrattivita-dei-borghi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">pagina</a> dedicata alla misura, si tratta di opere di “rigenerazione culturale, sociale ed economica dei borghi a rischio abbandono o abbandonati”, per un valore complessivo di 420 milioni. La scelta di affidare almeno un progetto di questa portata a tutte e 20 le regioni è servita sicuramente a non avere divari troppo ampi tra le diverse aree del paese.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">Un focus sulla Campania, comune per comune</h4>
<h4 style="text-align: justify;">A questo punto è interessante anche approfondire i dati a livello comunale. Lo facciamo in particolare con la Campania, visto che è la regione che si è vista riconoscere più risorse (55,43 milioni).</h4>
<h4 style="text-align: justify;">Da notare che la città metropolitana di Napoli è l’unica provincia in cui non verrà realizzato nessun progetto. Il motivo probabilmente è il maggior livello di urbanizzazione di questo territorio rispetto alle altre province campane.</h4>
<div>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/turismo-nei-borghi-sono-23-i-progetti-pnrr-finanziati-in-campania/">Gli interventi Pnrr previsti nei comuni campani per rilanciare il turismo nei piccoli borghi</a></h3>
</div>
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<div tabindex="0" role="button"></div>
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<div id="chart_259800_tab3" tabindex="0" role="tab">DA SAPERE</div>
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<div id="chart_259781_tabpanel3" role="tabpanel">
<h4 style="text-align: justify;">I dati si riferiscono a progetti finanziati nell’ambito dell’investimento Pnrr “<a href="https://openpnrr.it/misure/63/" target="_blank" rel="noopener">attrattività dei borghi</a>“. Per i progetti che riguardano allo stesso tempo più comuni, è stato riconosciuto l’intero importo a tutti gli enti coinvolti, poiché non è disponibile l’informazione su come i fondi verranno suddivisi tra i comuni.</h4>
</div>
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<div>
<p>FONTE: elaborazione  su dati Italia domani<br />
(ultimo aggiornamento: mercoledì 1 Marzo 2023)</p>
</div>
<div></div>
<h4 style="text-align: justify;">Osservando poi da vicino gli interventi nei comuni, come potevamo immaginare, spicca per quantità di fondi il <a href="https://openpnrr.it/progetti/25111/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">progetto pilota</a>, del valore di 20 milioni di euro come quelli delle altre regioni. Si intitola “<a href="https://www.regione.campania.it/imprese/it/news/regione-informa/pnrr-progetto-pilota-sanza-il-borgo-dell-accoglienza-avviso-pubblico" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sanza: il borgo dell’accoglienza</a>” e verrà realizzato nell’omonimo comune, in provincia di Salerno. Prevede tra le varie opere di recupero, la realizzazione di un albergo sostenibile, a livello ambientale e sociale, e di residenze di <em>co-working</em>.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">Gli altri progetti nella regione seguono con molto distacco a livello di risorse, senza superare mai i 3 milioni. Tra questi anche 6 interventi interterritoriali (che riguardano più comuni allo stesso tempo) di cui uno è secondo in regione per importo assegnato. Si tratta della <a href="https://openpnrr.it/progetti/13621/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rigenerazione culturale, turistica, ambientale e sociale dei borghi di Pioppi, San Mauro e Serramezzana</a>. L’opera, con un importo di 2,56 milioni, ha come soggetto attuatore il comune di Pollica ma i lavori per la sua realizzazione interessano anche i comuni di San Mauro Cilento e Serramezzana.</h4>
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		<title>GESTIONE ASSOCIATA DEL TURISMO</title>
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		<pubDate>Thu, 18 May 2023 02:45:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mauro D'Aprile</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le mie Proposte]]></category>
		<category><![CDATA[TURISMO]]></category>

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		<description><![CDATA[<h4><strong>Gestione associata del turismo, fattore di capacitazione delle aree interne</strong></h4> 
<div> 
<div> 
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<h4 style="text-align: justify;">Un report analizza 13 aree SNAI dotate di specifici modelli organizzativi per gli interventi turistici mostrando una visione più ampia</h4></div></div></div> <a href="https://lorizzonte.net/?p=28114">Continua lettura...</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h4><strong>Gestione associata del turismo, fattore di capacitazione delle aree interne</strong></h4>
<div>
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<article id="node-26738">
<header></header>
<div>
<div>
<h4 style="text-align: justify;">Un report analizza 13 aree SNAI dotate di specifici modelli organizzativi per gli interventi turistici mostrando una visione più ampia del settore che diventa elemento di aggregazione fra politiche e attori</h4>
</div>
</div>
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<p style="text-align: justify;"><strong>Politica turistica</strong>, fattore di integrazione  di sistema che dà senso e migliora l’erogazione  dei servizi  essenziali nelle aree interne, rafforzandone  la capacità amministrativa  e la crescita economica. E’ questa la chiave di lettura del report <strong><em><a href="http://territori.formez.it/sites/all/files/report_turismo_aree_interne.pdf">La governance del turismo nelle strategie delle aree interne</a> </em></strong>appena  pubblicato  a cura di Formez Pa.</p>
<p style="text-align: justify;">Esso fornisce una nuova e possibile prospettiva  attraverso cui interpretare la gestione turistica a scala comunale, come elemento di integrazione e coordinamento fra politiche e attori, istituzionali e privati.</p>
<p style="text-align: justify;">La ricerca è stata realizzata nell’ambito del progetto  del DPS “La Strategia Nazionale per le aree interne e i nuovi assetti istituzionali” attuato da Formez Pa.  Ha per oggetto  la programmazione e gestione degli  interventi turistici nelle aree interne con una focalizzazione sulle <strong>13 delle 72 aree impegnate nella Strategia nazionale per le aree interne (SNAI ) 2014-2020</strong> che hanno scelto di  gestire il settore  in forma associata attraverso accordi formali, costruendo  specifici modelli organizzativi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il report restituisce un quadro in cui, all’eterogeneità degli interventi , alla complessità delle rete degli attori non solo istituzionali coinvolti e alla presenza di diversi ambiti di gestione sovrapposti a quelli delle aree (come nel caso dei Parchi o dei bacini imbriferi) fa da contraltare la rilevazione <strong>di ricorrenze</strong>, elementi comuni derivanti anche dalla dimensione di perifericità dei territori che limita gli strumenti a disposizione e restringe le scelte.  Al di là delle differenti soluzioni effettuate, i  comuni che hanno scelto strutture convenzionali di gestione, dimostrano di avere  una visione di sviluppo turistico più ampia che, accanto alla realizzazione di strutture e infrastrutture turistiche attiva anche azioni di promozione e marketing territoriale nella consapevolezza che non basta realizzare, ma anche vendere il prodotto.</p>
<p style="text-align: justify;">Il turismo è un <strong>ambito di policy di forte integrazione</strong> che mette insieme settori come ambiente, agricoltura, patrimonio culturale nonché tutte le politiche di miglioramento dei servizi essenziali su cui si fonda la SNAI ovvero mobilità, sanità e istruzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Le 13 aggregazioni analizzate hanno  formalizzato la loro propensione a gestire in collaborazione il settore, oltre ad aver ottemperato come tutte le altre al requisito associativo che prevede la gestione associata di almeno due tra le funzioni fondamentali. In oltre la metà dei casi lo hanno fatto attraverso la sottoscrizione di una convenzione  di secondo livello, mentre negli altri mediante una convenzione  di primo livello che dispone la gestione associata della materia turistica.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta soprattutto di <strong>convenzionamenti plurifunzione</strong> con l’integrazione di  altri servizi ritenuti coessenziali  per stimolare lo sviluppo economico. Tutto questo si traduce in interventi che vanno dal potenziamento dei trasporti pubblici al marketing territoriale, dalla ristrutturazione di edifici di valore storico/artistico alla valorizzazione delle infrastrutture per la loro fruizione.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra i più gettonati strutture museali, centri visite, rete di sentieri e ciclovie.</p>
<p style="text-align: justify;">La differenza tra i comprensori non convenzionati sulla governance turistica e quelli che lo hanno fatto è che i primi propendono in maggior misura al sostegno degli operatori economici mentre i secondi privilegiano gli investimenti in strutture di pubblica fruizione. Nel 30,2% delle 13 aree considerate i soggetti attuatori sono i comuni capofila delle aree, dato che scende al 27,6% nelle restanti aree. Percentuali che indicano come il quadro si semplifichi – riunendo in un unico soggetto chi attua e spende con chi ha sottoscritto gli Accordi di programma quadro &#8211;  laddove sia stata riconosciuta una forte centralità alla componente turistica.</p>
<p style="text-align: justify;">Una semplificazione figlia di un modello sovracomunale strutturato che facilita l’attuazione delle politiche, non solo di quella turistica. Scelte vincenti rese evidenti negli ultimi tre anni segnati dalla pandemia che ha, inaspettatamente fatto esplodere la” domanda di aree interne” come luoghi dove praticare il distanziamento sociale. Quei territori  che avevano avviato una formalizzazione dell’offerta ricettiva si sono trovati a rispondere a questa accelerazione con maggior prontezza. Il report  propone in chiusura schede sintetiche sulle 13 aree che hanno formalizzato la propria attitudine a gestire i servizi turistici in forma associata.</p>
</div>
<div>
<h4 style="text-align: justify;">Tag:<a href="http://territori.formez.it/content/vallo-diano-2036-immaginare-futuro">Vallo di Diano 2036: “Immaginare il futuro”</a></h4>
<div>
<h4 style="text-align: justify;"><a href="http://territori.formez.it/category/tag/aree-interne"> </a></h4>
</div>
</div>
</article>
</section>
</div>
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		<title>RAPPORTO FORMEZ AREE INTERNE</title>
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		<pubDate>Thu, 18 May 2023 02:37:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mauro D'Aprile</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le mie Proposte]]></category>
		<category><![CDATA[TURISMO]]></category>

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		<description><![CDATA[<h4 style="text-align: justify;"><strong>Premessa </strong></h4> 
<h4 style="text-align: justify;">La Strategia Nazionale Aree Interne (SNAI) prevede che l’impegno ad attuare le strategie proposte sia supportato dalla volontà di collaborare, dimostrata dall’avvenuta sottoscrizione di accordi formali tra gli enti</h4> <a href="https://lorizzonte.net/?p=28112">Continua lettura...</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h4 style="text-align: justify;"><strong>Premessa </strong></h4>
<h4 style="text-align: justify;">La Strategia Nazionale Aree Interne (SNAI) prevede che l’impegno ad attuare le strategie proposte sia supportato dalla volontà di collaborare, dimostrata dall’avvenuta sottoscrizione di accordi formali tra gli enti coinvolti (siano essi comuni, o unioni di comuni). Questa prova di avvenuto convenzionamento, ritenuta un requisito indispensabile ai fini dell’approvazione della strategia stessa, riguarda almeno due funzioni o servizi tra quelli elencati nell’art. 14 del D.L. 78 del 2010 (convertito in Legge 122/2010). I servizi turistici, pur non rientrando nella categoria delle funzioni considerate ‘fondamentali’ (si veda per una trattazione sistematica sul punto il paragrafo 2.1),sono un servizio ritenuto spesso utile a completare il quadro di collaborazione. Il presente approfondimento, svolto nell’ambito del progetto “La Strategia Nazionale per le Aree Interne e i nuovi assetti istituzionali” frutto della collaborazione tra il Dipartimento della funzione pubblica e Formez PA1 , intende fornire un punto di osservazione su quali dispositivi istituzionali e amministrativi sono stati adottati a supporto del turismo inteso come ambito di policy nell’ambito della Strategia Aree Interne. Tredici delle 72 aree che hanno partecipato alla SNAI, infatti, si sono dotate di un proprio schema organizzativo specifico per le politiche turistiche, stipulando accordi per la gestione associata dei servizi a supporto della domanda e offerta di ricettività, una materia che presenta elementi di utilità nella tessitura di azioni strategiche per il rilancio dei territori di margine. I servizi turistici sono, da un lato, una declinazione esplicita della, spesso ancora solo potenziale, vocazione territoriale e, fatto ancora più importante, uno strumento che al pari di altre politiche di sviluppo locale può aiutare l’integrazione intersettoriale e tra attori diversi. Le interdipendenze tra differenti livelli di produzione di policy (regionale, comunale, intercomunale) si sommano alla presenza di ambiti di gestione, programmazione e pianificazione che attengono ad areali spesso sovrapposti o ‘a scavalco’ rispetto alle aree: si pensi ai parchi, ai bacini imbriferi o alle Aziende di Promozione Turistica le cui perimetrazioni sfuggono a quelle delle aree interne che, come noto, sono ritagliate sulla base del grado di perifericità dei comuni ad esse aderenti. La complessità di questa rete di attori istituzionali – che sarà approfondita più avanti – si somma a sua volta alla presenza di organizzazioni che coordinano l’azione degli operatori economici, veicolandone la capacità operativa. Lo strumentario che ne deriva è raramente organico, presentando piuttosto caratteri di spiccata frammentazione e forte difficoltà di coordinamento. Qui di seguito l’articolazione di questo contributo. Nel primo capitolo viene tratteggiata la tipologia di strumenti di governance che si riscontra essere in uso nell’universo considerato: si tratta di strumenti di policy di varia natura, cui in ambiti geografici diversi si attinge per coordinare gli attori e tentare di produrre progettualità non solo condivise ma, possibilmente, efficaci. Nel secondo capitolo viene proposto un excursus giuridico-amministrativo per tentare di rispondere alla domanda: chi, in chiave sussidiaria, deve e può occuparsi di turismo nel quadro istituzionale e normativo italiano? Che ruolo hanno i comuni come primo e più prossimo livello amministrativo in un contesto di titolarità prevalente in capo alle regioni? Nel terzo capitolo, infine, viene descritta sinteticamente la casistica specifica di quelle aree (13 in totale) i cui comuni costituenti si sono dotati di accordi formali per la gestione associata dei servizi turistici, servizi che in contesti puntuali e peculiari – caratterizzati da maturità della politica turistica – sono talmente al centro della visione politica da farsi elemento di aggregazione e coordinamento tra gli enti sottoscrittori della strategia d’area. Il metodo L’analisi è stata condotta partendo dai dati rilevabili dalle schede-progetto delle strategie, così come formalizzate in allegato agli Accordi di Programma Quadro (di seguito APQ) stipulati. In una fase iniziale, si è proceduto ad una lettura degli APQ delle aree interne, mantenendo un focus sulle schede di intervento relative a progettualità riconducibili al turismo (579 schede complessive2 ); le informazioni relative sono state sistematizzate in una base di dati, da cui sono state tratte elaborazioni descrittive, articolata in due elenchi: il primo, generale, raccoglie i dati di sintesi di tutte le aree; il secondo è relativo invece alle schede-progetto delle singole aree. Successivamente si è proceduto ad un&#8217;analisi qualitativa di dettaglio degli accordi formali delle 13 aree che hanno messo il turismo come materia centrale delle rispettive strategie di schede di sintesi. La fotografia della materia nelle strategie delle aree è stata articolata principalmente secondo tre punti di osservazione: 1) la presenza di una struttura di governance complessiva degli interventi turistici, 2) la rilevanza delle azioni (schede progettuali, vedi infra) di governance turistica, 3) la presenza di gestione associata dei servizi turistici formalizzata e la presenza di funzioni/servizi in gestione associata a supporto del turismo3 . L’analisi degli interventi è stata articolata classificando, da un lato, le tipologie di intervento4 , dall’altro i soggetti attuatori. L’eterogeneità delle fattispecie osservate, così come la vastità tipologica delle azioni considerabili funzionali alla valorizzazione turistica del territorio (anche laddove non esplicitamente citato come ‘titolo’), suggerisce di adottare una definizione operativa di ‘progetti turistici’ come ‘campo di pratiche che attivano e sostengono l’iniziativa privata nella costruzione dei sistemi d’offerta di ricettività e accoglienza locale’. Sulla base delle dimensioni di analisi di interesse per lo studio delle gestioni associate in tema turismo, si è proceduto all’analisi documentale del materiale 1. Le condizioni di partenza: gli accordi intercomunali Più di otto schede progettuali in media per ogni strategia della programmazione SNAI è un dato che restituisce la centralità del tema turismo nel modo in cui è stata declinata localmente l’idea di sviluppo per le aree interne. Come già ricordato, le strategie prodotte hanno dovuto misurarsi con una rilevante parte dell’attività di progettazione dedicata a quell’ambito genericamente definito ‘turismo’. Questo a partire, come già richiamato in premessa, da un’interpretazione sfaccettata dell’idea di ‘sviluppo locale’ che vede nell’aumento quali-quantitativo della capacità ricettiva un requisito necessario per realizzarsi. Nelle strategie di sviluppo locale – non solo in aree interne – quello del turismo è infatti da tempo un settore sul quale le amministrazioni locali tentano di misurarsi, con gradazioni assai diversificate sia dal lato della cosiddetta ‘vocazione’ (la quantità e la qualità dell’offerta disponibile), sia dal lato della capacità di attivare sistemi economici e organizzativi in grado di sostenerla. 1.1. Turismo come leva strategica: linee guida e modelli La SNAI individua la “Valorizzazione delle risorse naturali, culturali e del turismo sostenibile” come una delle traiettorie possibili per dare corpo a progetti di rilancio dei territori. Le Linee guida del MIBACT per la Strategia Nazionale Aree Interne5 sono state il punto di riferimento per la progettazione delle strategie di sviluppo turistico nell’ambito delle strategie d’area: vi è descritto il processo metodologico da seguire , articolato in sintesi nelle seguenti fasi: 1) definizione della vocazione del territorio e delle sue specificità; 2) definizione dei risultati attesi e pianificazione delle possibili azioni; 3) definizione del modello di governance per la gestione degli interventi e lo sviluppo della strategia turistica nell’area; 4) integrazione con altri settori; 5) verifica della coerenza delle scelte con il quadro programmatico di contesto; 6) definizione degli indicatori di realizzazione e risultato. È in altre parole chiarita la necessità di dotarsi di una visione di sviluppo turistico (“quadro programmatico”) che sia coerente con un “modello di governance” capace di decidere, scegliere, orientare. In questo paragrafo ci soffermiamo pertanto sulle diverse configurazioni adottate dalle aree per far fronte alla sfida del rilancio turistico, in un quadro in cui ai comuni si sommano altre entità pubbliche (in particolare: i parchi, nazionali o regionali) con propria personalità giuridica autonoma che interagiscono, ognuno con le proprie prerogative, all’interno delle progettualità in esame. Il tutto in un quadro normativo che, come si vedrà, individua nelle regioni un interlocutore, se non propriamente esclusivo, sicuramente rilevante nella gestione della programmazione della materia, effettuata mediante la redazione di Piani o Programmi annuali e/o pluriennali che definiscono gli obiettivi strategici e le linee d&#8217;indirizzo per la qualificazione dell&#8217;offerta turistica, e le fonti di finanziamento a disposizione per i progetti turistici e per gli operatori del ramo. Un’azione, quella di programmazione, che coinvolge in varia misura, coerentemente con il principio di sussidiarietà, gli enti locali, le organizzazioni territoriali di natura privata che hanno come obiettivo lo sviluppo e la promozione del turismo, le organizzazioni imprenditoriali e le organizzazioni sindacali del settore maggiormente rappresentative a livello regionale. Formez PA in questi anni ha tracciato tutte le esperienze in cui il tema è stato reso oggetto di accordi specifici, così come quelle in cui lo sono state altre funzioni o servizi che sono ritenuti utili ai fini del miglioramento di questo ambito di policy6 . Si rende necessaria una ricognizione sulle condizioni di partenza dei sistemi organizzativi e interorganizzativi locali, iniziando da quei contesti in cui si è inteso accompagnare l’attuazione delle ‘schede progettuali’ con il rafforzamento di strutture organizzative di gestione associata di servizi dedicati. La metà delle tredici aree che si sono dotate di una struttura istituzionale per la gestione del turismo ha agito mediante convenzionamento di secondo di livello7 tra unioni di comuni e/o tra esse e gli altri comuni non aderenti8 . Quattro aree hanno optato per la gestione associata mediante convenzione tra comuni ai sensi dell’art. 30 del Testo Unico degli Enti Locali (TUEL)9 . In un caso10, è stato stipulato un protocollo d&#8217;intesa ai fini della costituzione di una organizzazione per la gestione della destinazione turistica come previsto dalla legge regionale. Nelle restanti tre aree, i comuni hanno conferito l’esercizio della gestione associata all’unione di appartenenza11. In alcuni casi, sono state avviate forme di collaborazione con altri enti. Le funzioni amministrative di competenza regionale sono svolte da strutture che assumono forme diverse secondo la scelta operata da ciascuna amministrazione (si veda infra): generalmente, in quasi tutte le regioni sono state soppresse le Aziende di Promozione Turistica, sostituite con Agenzie regionali per la promozione del turismo. Tutto questo scenario restituisce la complessità del tema ‘governance turistica’, che lo stesso MIBACT ha attivato indirizzando le aree ad individuare le reti e le aggregazioni territoriali di operatori turistici, le funzioni ricoperte e i rapporti con l’esterno dell’area, in un lavoro di perimetrazione non facile, per le interdipendenze inevitabili tra zone geografiche, tra le quali risulta complesso stabilire linee di demarcazione nette. Le linee guida suggeriscono poi di effettuare una mappatura del network di policy12, andando ad individuare i soggetti che a vario titolo curano la promozione turistica. La ricostruzione della rete di attori/settori coinvolti nella produzione delle politiche è, di conseguenza, un primo passo per comprenderne il livello di complessità e – a tendere – il costo organizzativo di cui è necessario farsi carico perché possa divenire effettivo. 1.2. I policy network: strumenti e varianti Al pari (e, forse, in modo ancora più marcato) di altri ambiti che coinvolgono in modo molto significativo il settore privato nella loro attuazione, quello del turismo presenta un’alta complessità inter-organizzativa, con interdipendenze tra diversi livelli di produzione di policy (regionale, comunale, intercomunale, oltre agli attori specifici come i parchi, regionali o nazionali). La complessità di questo network di attori istituzionali si somma a sua volta alla presenza di organizzazioni che coordinano l’azione degli operatori economici veicolando la capacità di promozione e commercializzazione. In questo quadro, alcune aree si sono trovate a costruire un nuovo modello di governance turistica funzionale alla strategia di sviluppo utilizzata, mentre altre hanno adattato modelli e strumenti preesistenti. Come riportato nelle già citate Linee guida del MIBACT, al paragrafo 2.3, elementi da considerare per valutare l’organicità dei modelli di governance turistica proposti dalle aree sono: l’esistenza di reti o aggregazioni locali di operatori del turismo e funzioni che ricoprono (animazione, coordinamento, promozione, ecc.); il rapporto tra le reti locali e i soggetti di sistema o di area vasta; la definizione dei soggetti che curano la promozione del turismo nell’area; le connessioni su progettualità turistiche in atto con il livello regionale/nazionale/internazionale. Dalla lettura delle strategie d’area non sempre i modelli risultano completi e organici. Riguardo agli strumenti di governance turistica utilizzati, le aree hanno individuato tre tipologie principali: 1. Destination Management Organization o Destination Management Company (DMO o DMC) 2. Distretti turistici 3. Destinazioni turistiche. (grafico)</h4>
<h4 style="text-align: justify;">Nel merito: diverse aree (9) interne hanno individuato la Destination Management Organization (o, in due casi, company) (DMO/DMC) come strumento di governance. Secondo la definizione dell’Organizzazione Mondiale del Turismo, una DMO/DMC è “una organizzazione senza scopo di lucro che si occupa della gestione coordinata di tutti gli elementi che costituiscono una destinazione turistica” 13. Le DMO/DMC sono la forma caratteristica dell’accordo tra attori pubblici e privati nel perseguire obiettivi di impatto turistico per i territori. L’individuazione di questo strumento può essere interpretata come non pienamente rispondente alla dimensione territoriale delle aree interne, laddove questa non sia circoscritta in un più ampio contesto di governance sovraterritoriale, in territori che non sono destinazioni turistiche autonome e che non hanno forza, dimensione e massa critica per competere su un mercato globalizzato. Dall’analisi condotta emerge poi che in 9 aree interne la strategia è organizzata in funzione dell’esistenza di un distretto turistico sostanzialmente isomorfo all’area (in alcuni casi in fase di costituzione). L’art. 3 del D.L. n. 70 del 2011 definisce così i distretti turistici: “possono essere istituiti, con decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, su richiesta delle imprese del settore che operano nei territori interessati, previa intesa con le Regioni interessate, con gli obiettivi di riqualificare e rilanciare l’offerta turistica a livello nazionale e internazionale, di accrescere lo sviluppo delle aree e dei settori del Distretto, di migliorare l’efficienza nell’organizzazione e nella produzione dei servizi, di assicurare garanzie e certezze giuridiche alle imprese che vi operano con particolare riferimento alle opportunità di investimento, di accesso al credito, di semplificazione e celerità nei rapporti con le pubbliche amministrazioni”. Lo strumento del distretto turistico implica la presenza di una figura giuridica legalmente riconosciuta “che può lavorare in autonomia, per lo sviluppo turistico degli organismi pubblici e privati che ne fanno parte, traendo indubbio vantaggio dalle agevolazioni fiscali e dalle norme in materia di semplificazione amministrativa”14 . Vi è poi un ulteriore modello di governance turistica indicato: in 7 strategie d’area sono infatti citate le destinazioni turistiche, spesso solo parzialmente coincidenti con il perimetro delle aree interessate. Oltre alle strutture di coordinamento, che si pongono a fondamento della logica di interazione multi-attoriale, si segnalano altre forme più radicate il cui scopo istitutivo non è strettamente legato alla promozione di politiche turistiche, ma che nondimeno svolgono un ruolo di coordinamento tra enti anche su questo fronte. Parliamo in particolare dei Gruppi di Azione Locale (GAL): nelle aree interne in cui la presenza dei Gruppi è forte e ha una storia di progettualità collaborativa con gli enti territoriali, in alcuni casi la governance turistica trova il suo fulcro intorno a queste articolazioni organizzative. 2. Servizi turistici e reti di comuni: principali evidenze Ricostruita la tipologia di strutture di governance rilevate nel campione esaminato, vale la pena inquadrare il tema turismo sotto un profilo amministrativo e gestionale nel funzionamento dell’ente locale. Non è infatti scontato che il comune debba, voglia o possa avere un ruolo nel sostenere quella che – almeno limitatamente alla componente ricettiva (strutture alberghiere/extralberghiere o ristorative) – appare come una materia privata. Ci riferiamo, in altri termini, ad un ambito intrinsecamente sperimentale di politiche. Come si vedrà più avanti, questa indeterminatezza, che letta in positivo può suggerire un quadro di opportunità per quanti si vogliano cimentare nel riformulare le prerogative comunali a partire da pratiche sperimentali, viene argomentata sulla base del quadro normativo vigente. È sembrato comunque utile approcciarsi a questo terreno sconnesso ipotizzando che i servizi turistici possano essere considerati un ambito ‘di frontiera’ per le politiche di riordino istituzionale, e in generale come proxy per osservare in chiave evolutiva le pratiche di intercomunalità. Cosa significa dotarsi di una governance del turismo? In via di prima approssimazione, si può ritenere che la materia/funzione turismo abbia essenzialmente per oggetto, da una parte, le funzioni amministrative di promozione, di valorizzazione e di sostegno finanziario all’offerta turistica e, dall’altra, la definizione dei requisiti necessari per lo svolgimento delle attività private attinenti al turismo, unitamente alle funzioni di verifica e di controllo relative alla sussistenza di tali requisiti. Essendo riconducibile a diversi settori15, vista la natura poliedrica e complessa delle attività e dei rapporti ad esso correlati, il turismo mostra una fluidità e un’indeterminatezza difficilmente racchiudibili in una definizione univoca. Inteso come campo di pratiche e politiche si declina, pertanto, in una fenomenologia articolata all&#8217;interno della quale convergono una molteplicità di interessi di varia natura (culturali, sociali, economici) e di diverso contenuto: dal punto di vista giuridico, il suo peculiare carattere intersettoriale ne fa sostanzialmente una ‘non materia’ e, per quanto qui interessa una ‘non funzione’. Come già ricordato, il turismo non rientra infatti nel novero di quelle funzioni che il Legislatore ha inteso definire come “fondamentali”: da un lato, quindi, la disciplina in materia di regolamentazione e programmazione turistica attraversa orizzontalmente branche del diritto e competenze amministrative tradizionalmente separate e distinte; dall&#8217;altro si compone di istituti e norme aventi una valenza molteplice, investendo aspetti non esclusivamente o non strettamente attinenti alla disciplina del fenomeno turistico, ma che più spesso riguardano in via principale fenomeni a questo contigui o comunque connessi, la cui regolamentazione e gestione produce comunque una ricaduta sul primo. Il quadro delle competenze in materia di turismo è mutato a seguito della riforma costituzionale del 2001 che, non inserendo la materia nell’elencazione delle competenze regionali di tipo concorrente (e nemmeno in quelle di competenza esclusiva statale) ne ha determinato, implicitamente, il riconoscimento alle regioni a titolo di competenza esclusiva o residuale (art. 117, comma 4, Cost.). Nel quadro normativo frammentato (e forse ulteriormente complicato) dalla riforma del Titolo V della Costituzione, si può ritenere che restino tuttora di competenza statale funzioni di indirizzo politico e ‘di alta amministrazione’, relative non solo ad attività di rilievo nazionale di promozione dell’offerta nazionale all’estero, ma anche ad attività pubbliche di gestione di strumenti di finanziamento del settore. Escluse le funzioni espressamente attribuite allo Stato, la generalità delle funzioni amministrative di promozione e di sostegno finanziario del turismo, nonché le diverse funzioni puntuali di verifica e di controllo relative alla sussistenza dei requisiti di queste attività16 , sono attribuite alla competenza legislativa e amministrativa delle regioni chiamate (sempre ai sensi dell’art. 118 Cost.), a conferirle agli enti locali. C’è da dire che fin da prima della riforma del 2001, alcune regioni – come numerosi enti locali – pur in assenza di apposita normativa regionale, avevano fatto ricorso, anche nel campo delle politiche turistiche, a modelli organizzativi e a strumenti operativi variegati come: società miste, aziende speciali consortili, accordi amministrativi (tra enti pubblici e tra questi e soggetti privati) al fine di ovviare al sistema, ritenuto inefficace e troppo rigido, delle cosiddette Aziende di Promozione Turistica. Proseguendo nell’excursus, va ricordato che la Legge n. 135/ del 29 marzo 2001 aveva poi attribuito alle regioni il compito di riconoscere i “Sistemi Turistici Locali (STL)” e di incentivarne lo sviluppo. Nella sostanza, prima della riforma del Titolo V della Costituzione, la legislazione nazionale aveva rimesso all’autonomia delle regioni e degli enti locali la scelta degli strumenti organizzativi e operativi più adeguati ad ogni specifico contesto per l’esercizio dei compiti di promozione e di valorizzazione del turismo. Dopo la riforma del Titolo V, le regioni hanno mantenuto un ruolo centrale di programmazione e coordinamento delle attività in materia17 . 2.1. I policy network: strumenti e varianti Insomma: sulla carta, non è facile trovare il bandolo della matassa su come il Legislatore abbia inteso distribuire competenze in materia di politiche turistiche: i comuni, in particolare, secondo la norma non risultano tra i soggetti istituzionali titolati ad occuparsene. Quelle che sono nei fatti le competenze amministrative degli enti locali in materia di turismo vanno ricercate pertanto nelle pieghe delle fonti eteronome rispetto al TUEL. Tuttavia, occorre evidenziare che lo stesso art. 3 del Testo Unico definisce il comune come ente pubblico a competenza generale ovvero come l’ente che rappresenta la propria comunità, ne cura gli interessi e ne promuove lo sviluppo; l’art. 6 riconosce, poi, ai comuni autonomia statutaria: nello statuto ciascun comune può, quindi, stabilire le regole e principi sulla base della vocazione turistica del proprio territorio e disciplinare l’organizzazione delle funzioni amministrative in materia. Come per le altre funzioni e/o servizi, in via generale, i comuni possono poi realizzare in forma associata la gestione e la promozione turistica di un determinato ambito territoriale mediante l’unione di comuni. Queste possono essere affidate anche ad altre forme di collaborazione intercomunale, come, ad esempio, alle convenzioni disciplinate dall’art. 30 TUEL. È possibile, poi, un’azione integrata e coordinata di comuni, province, regioni e di altre amministrazioni mediante la conclusione di accordi di programma per garantire il coordinamento delle azioni e la determinazione di tempi e modalità al fine di realizzare un’opera o un intervento rilevante per il turismo. L’ottica della collaborazione tra gli enti locali risultava sancita dallo stesso Codice del Turismo18 che demandava l’uso turistico del territorio ad un’azione coordinata tra enti locali e regioni19. La Corte Costituzionale, con la sentenza numero 80, del 2 aprile 2012, ha dichiarato illegittimi 19 articoli del decreto, rendendolo sostanzialmente inattuabile.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">Una caratteristica comune delle leggi adottate dalle regioni in materia di organizzazione turistica è l’attenzione dedicata al sistema di informazione e accoglienza turistica che si realizza, di norma, con gli Uffici di Informazioni e Accoglienza turistica previsti in tutte le regioni, e che, allo stato, sono generalmente gestiti dalla provincia o dai comuni anche in forma associata. Le leggi regionali disciplinano i “Sistemi Turistici Locali” che, come si è detto, furono definiti per la prima volta dalla Legge 135/2001. I STL rappresentano il principale ambito di programmazione integrata per lo sviluppo turistico del territorio essendo caratterizzati dall’offerta integrata di attrazioni turistiche, beni culturali e ambientali. Come ricordato, nelle aree interne questi si sono concretizzati di volta in volta nell’attivazione di strumenti diversi, anche come esito dell’attuazione di norme regionali o, più in generale, sulla base dell’interazione dei diversi attori dei milieux. I Sistemi Turistici, che appunto descrivono perimetri territoriali ma non coincidono con gli strumenti di governance, vanno intesi come coalizioni temporanee che operano per lo sviluppo della filiera nell’ambito di contesti turistici omogenei. Ad essi possono partecipare le province, i comuni, le comunità montane, le camere di commercio, le associazioni pro loco, gli enti e i privati, singoli o associati, che operano nel settore turistico e nei settori ad esso collegati. Il riconoscimento dei STL, anche ai fini dell’erogazione di contributi e/o del cofinanziamento dei progetti di sviluppo presentati da tali soggetti, è di competenza regionale; c’è da dire che nelle diverse regioni si registra una costante, e cioè il ruolo centrale dei comuni nella promozione dei sistemi integrati di offerta turistica e nella creazione di reti di cooperazione pubblico-privato. Sull&#8217;assetto e sul riparto delle competenze amministrative degli enti locali (comuni e province) ha inciso la Legge 56/2014 (cosiddetta ‘Legge Delrio’) che ha sancito la trasformazione delle province in enti territoriali di area vasta (di secondo livello). Ad essi sono state attribuite funzioni che vengono distinte tra ‘fondamentali’, ‘funzioni esercitate d&#8217;intesa con i comuni’ e ‘funzioni attribuite dallo Stato e dalle regioni’. Il processo di trasferimento delle funzioni diverse da quelle fondamentali è disciplinato dall&#8217;art.1, commi 89 e ss., della stessa Legge, il quale prevede che lo Stato e le regioni, secondo le rispettive competenze, attribuiscono le funzioni provinciali diverse da quelle fondamentali, in conformità a quanto stabilito dall&#8217;art. 118 Cost. I servizi e le politiche per il turismo non rientrano nelle funzioni fondamentali e, pertanto, essi sono stati variamente riallocati in capo alle città metropolitane e/o ai comuni (e in molti casi alle loro forme associative) quando non confermati di competenza provinciale o riassorbiti dalla stessa regione. Una seconda costante di tutte le leggi regionali è rappresentata dal riconoscimento del ruolo centrale dei comuni nella promozione dei sistemi integrati di offerta turistica e nella creazione di reti di cooperazione pubblico-privata. Accanto alle tradizionali pro loco da lungo tempo, infatti, operano a livello locale organismi destinati alla promozione e alla assistenza turistica in ambiti territoriali circoscritti, ovvero, alla promozione di un determinato segmento di offerta. La natura giuridica di questi soggetti è molto diversificata, ma analoga è la partecipazione contestuale di soggetti pubblici e privati e l’importanza del ruolo riconosciuto al loro interno agli enti locali, e in particolare ai comuni. Si tratta di una tendenza che si pone in linea con il potenziamento delle competenze dei comuni, che, quali titolari primari della valorizzazione dell’economia turistica del proprio territorio, devono farsi parte attiva nella realizzazione di interventi finalizzati alla qualificazione del sistema dell’offerta locale e dei servizi turistici di base relativi all’informazione, all’accoglienza, all’intrattenimento degli ospiti, agli eventi e alle iniziative promozionali. Le funzioni comunali appena elencate acquistano, peraltro, ulteriore significato se lette congiuntamente alle rilevanti competenze amministrative comunali in materia di pianificazione urbanistica ed edilizia, comprendenti la realizzazione e l’esercizio di strutture ricettive; alle competenze in materia di gestione del demanio marittimo e fluviale; alle competenze in materia di valorizzazione dei beni culturali e di promozione ed organizzazione di attività culturali: tutti aspetti che, sommati insieme, denotano l’importante ruolo del livello locale in materia di turismo. Quanto alle funzioni amministrative di vigilanza e controllo sugli operatori turistici (e in particolare sulle strutture alberghiere e simili, sulle agenzie di viaggio, sugli operatori delle professioni turistiche), l’entità delle competenze comunali varia invece notevolmente da regione a regione, a seconda del maggiore o minore peso attribuito alle province dalla legislazione regionale. L’idea di fondo alla quale si ispirano i modelli organizzativi regionali è il ruolo prioritario delle comunità locali e della collaborazione pubblico-privato nella progettazione integrata del turismo, in applicazione dei principi di sussidiarietà verticale e orizzontale. Invero, anche la stessa Commissione dell’Unione europea ha ribadito più volte che, ai fini della promozione e della sostenibilità delle destinazioni turistiche, le amministrazioni locali svolgono un ruolo essenziale di guida, di promozione politica e di facilitazione. Nella loro veste di organi decisionali e di equi mediatori tra i diversi interessi, esse possono combinare la loro profonda conoscenza delle situazioni e dei soggetti locali con ampie responsabilità e poteri, mentre come portatori di informazioni possono raggiungere quasi tutte le parti interessate a livello locale. Secondo la Commissione UE, le autorità pubbliche locali devono necessariamente definire politiche volte ad affrontare gli impatti determinati dalle seconde case, dalle residenze di anziani e dai visitatori giornalieri sulle destinazioni turistiche di loro pertinenza, oltre che le problematiche connesse al ciclo di vita delle destinazioni. 2.2. Il ruolo delle regioni tra accentramento e delega La gestione interdisciplinare del territorio a livello regionale e locale svolge un ruolo centrale per il processo di integrazione delle valutazioni settoriali e tematiche relative alle destinazioni turistiche. Le amministrazioni regionali rivestono un ruolo importante nello sviluppo degli strumenti concreti per l’attuazione del principio che a pagare i costi sociali e ambientali devono essere coloro che li generano, anche ai fini di alleggerire i bilanci delle amministrazioni pubbliche. Insieme ad altre parti interessate pubbliche e private attive nei rispettivi territori, e nella prospettiva di creare spazi di professionalizzazione nel settore del turismo, le amministrazioni regionali possono attuare programmi di formazione e istruzione per gli addetti del settore. I governi locali e regionali e i rispettivi organismi di rappresentanza hanno un ruolo chiave per potenziare la capacità istituzionale di progredire verso la sostenibilità delle destinazioni e per favorire accordi efficaci di autoregolamentazione. Vale la pena passare in rassegna alcuni interventi significativi delle regioni nella materia turistica. La Regione Puglia20 ha attribuito ai comuni e alle loro forme associative le funzioni come il turismo, le attività culturali e lo sport, mentre la Regione Abruzzo21 ha trasferito ai comuni e funzioni in materia di turismo, limitatamente alle funzioni amministrative che riguardano le agenzie di viaggio e turismo. La Regione Umbria22 ha stabilito che le funzioni in materia di turismo, in precedenza svolte dalle province, fossero in parte riallocate alla regione e in parte esercitate dai comuni con le forme associative previste dalla normativa vigente. La Regione Marche23 ha, invece, avocato a sé le funzioni amministrative in materia, in precedenza svolte dalle province. La Regione Piemonte24 ha invece confermato in capo alle province alcune funzioni in materia mantenendo in capo a sé le funzioni di monitoraggio dello sviluppo del sistema di informazione, e di accoglienza locale e della promozione turistica locale, nonché le funzioni di vigilanza sull’operato delle ATL (Aziende di Accoglienza e Promozione turistica locale). La Regione Molise25 ha confermato in capo alle province le funzioni svolte in materia di turismo, con la sola eccezione di quelle che attengono al turismo rurale. La Regione Lombardia26 ha confermato in capo alle province le funzioni in materia di turismo, mentre la Regione Liguria27 ha attribuito a sé le funzioni, già esercitate dalle province, in una serie di materie: difesa del suolo, turismo, formazione professionale, caccia e pesca; cultura, sport e spettacolo (queste ultime attribuite alla Regione per quanto concerne le funzioni che richiedono una gestione unitaria a livello regionale e ai comuni per quanto concerne i servizi di interesse locale). Casi rilevanti sono quelli delle regioni Emilia-Romagna e Toscana, che hanno provveduto al riordino delle funzioni delle province con leggi organiche: in particolare, la Regione Emilia-Romagna28 ha stabilito che la Città metropolitana di Bologna e le province svolgono attività amministrative connesse al Programma turistico di promozione locale, mentre ai comuni e alle unioni di comuni compete in particolare “la valorizzazione dell&#8217;economia turistica del proprio territorio” che è assicurata tramite l’organizzazione e gestione dei servizi turistici di base relativi all&#8217;accoglienza che comprendono l&#8217;assistenza e l&#8217;informazione ai turisti a carattere locale, e l’organizzazione o compartecipazione a manifestazioni di  intrattenimento o altre iniziative di animazione e promozione turistica di interesse locale, che possono coinvolgere anche pro loco e altri organismi operativi sul territorio. In particolare, ai comuni e alle unioni dei comuni è conferito l&#8217;esercizio delle funzioni amministrative relative alle strutture ricettive, alle agenzie di viaggio e turismo, alla comunicazione dei prezzi concernenti attività turistiche ad uso pubblico gestite in regime di concessione, al demanio marittimo. La Regione Toscana29 ha invece disposto il trasferimento ai comuni e alle unioni di comuni delle funzioni in materia di turismo, ad eccezione della formazione professionale degli operatori turistici, già esercitate dalle province: le funzioni del turismo e sport sono trasferite ai comuni capoluoghi di provincia, che le esercitano su tutto il territorio provinciale, fatta eccezione per i comuni della Città metropolitana di Firenze. A loro volta, i comuni capoluogo possono affidare l&#8217;esercizio della ‘funzione turismo’, ad eccezione dei compiti di raccolta dei dati statistici, ai comuni suddivisi in ambiti di dimensione territoriale adeguata. La Regione Campania30 ha infine riservato a sé le funzioni di programmazione, il riconoscimento dei Poli Turistici Locali (PTL), nonché l&#8217;istituzione, la regolamentazione e il coordinamento dei Servizi di Informazione e di Accoglienza Turistica; alle province e alla Città metropolitana di Napoli spetta la partecipazione alla formazione dell&#8217;atto triennale di indirizzo della Regione per il turismo e la promozione dei PTL anche attraverso la partecipazione ai medesimi. Ai comuni competono, anche attraverso l’adesione ai PTL, la promozione nonché l&#8217;attivazione dei Servizi di Informazione e di Accoglienza Turistica, l&#8217;armonizzazione per l&#8217;erogazione dei servizi pubblici in funzione delle esigenze dei flussi turistici, l&#8217;organizzazione dei servizi turistici di base relativi all&#8217;accoglienza, l&#8217;attuazione delle procedure amministrative in materia di strutture ricettive e di agenzie di viaggi e turismo, la trasmissione alle strutture competenti dei dati relativi all&#8217;offerta turistica disponibile nel territorio comunale.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">3. La gestione associata del turismo</h4>
<h4 style="text-align: justify;">Analizziamo ora le aree (13 in totale31) che hanno formalizzato la propria propensione a pensare e gestire i servizi turistici in forma collaborativa. Volendo strutturare un percorso che permetta di analizzare in maniera aggregata gli strumenti delle aree analizzate in tema di turismo, ripercorreremo il medesimo frame analitico fin qui adottato, osservando i modelli di governance scelti e quali attori si prevede di coinvolgere, così come previsto nei testi delle convenzioni e protocolli di intesa stipulati, e considerando quali ambiti di policy si integrano con il servizio turistico. Partendo dalle schede di sintesi redatte, possiamo ora esplorare dimensioni che consentano di strutturare cluster di modelli organizzativi sottesi alle gestioni associate del turismo. Va rilevato come un discrimine sembri rintracciarsi nella visione prodotta nell’interazione politica del network attoriale messo in campo e sulle attività oggetto della gestione associata. La quasi totalità delle strategie che hanno previsto il convenzionamento delle aree sulla materia turistica l’hanno declinato essenzialmente in chiave di accordo politicoistituzionale (senza cioè spingersi alla definizione di come operativamente questo si dovrà applicare), con finalità di percorso strategico per strutturare una vision territoriale circa le prospettive di sviluppo turistico. Da segnalare, in un unico caso (Appennino Emiliano), la previsione esplicita di un’articolazione volta al coordinamento (definizione di un frame omogeneo per l’operatività delle tecnostrutture comunali e degli operatori privati). Vi sono infine due casi (Alto Lago di Como e Spettabile Reggenza) in cui si prevede la creazione di articolazioni operative in capo alla convenzione, volte alla gestione unitaria del tema e, quindi, a una gestione associata integrale della funzione a livello tecnico e amministrativo (Ufficio Promozione e Programmazione Turistica e Organizzazione di Gestione della Destinazione).</h4>
<h4 style="text-align: justify;">3.1. Gli strumenti in dettaglio</h4>
<h4 style="text-align: justify;">Di seguito descriviamo secondo quattro dimensioni chiave (strumenti, oggetti, governance e organizzazione), come si prevede di dare attuazione a questi accordi. Gli istituti giuridici prescelti. In primo luogo, vanno considerati quali strumenti giuridici sono utilizzati per assicurare la qualità del servizio e la gestione uniforme delle attività associate sull&#8217;intero territorio interessato, nonché una razionale utilizzazione delle risorse finanziarie, umane e strumentali a disposizione degli enti. Come ricordato, la metà delle 13 aree ha optato per la gestione associata mediante la sottoscrizione di una convenzione di secondo livello, mentre le altre hanno scelto la convenzione ex art. 30 del TUEL, mediante la quale viene disposta la gestione associata della materia turistica. Nella maggioranza dei casi si tratta di convenzioni ‘plurifunzione’, mentre solo 3 casi la riportano come oggetto specifico. In sostanza, la convenzione tende ad integrare altri servizi ritenuti coessenziali per stimolare lo sviluppo economico. Valga come esempio, in questo senso, il caso della Val Bormida dove la carenza della banda larga e il rischio idrogeologico fanno sì che, per stimolare lo sviluppo, si renda necessario mettere insieme servizi informatici e digitalizzazione, protezione civile e servizi turistici, andando così a creare un’opportunità partendo da una criticità. La convenzione unica può risultare preferibile nei casi in cui (come, ad esempio, per l’area Alto Lago di Como e Valli del Lario) è quella del turismo la leva ritenuta essenziale per la valorizzazione del patrimonio ambientale e culturale. Il perimetro della funzione. L’oggetto definisce il perimetro della funzione/servizio e, di conseguenza, delle attività gestite in forma associata. Nelle evidenze risultano essere presenti le attività di: programmazione e definizione dell’offerta turistica; promozione, informazione e valorizzazione del territorio; formazione degli operatori e promozione di studi e ricerche (sporadicamente); ricerca di canali di finanziamento per le attività/progetti riguardanti lo sviluppo turistico (solo in alcuni casi). Come già ricordato, i contesti convenzionati producono numerose progettualità inerenti alla sfera del marketing e della promo-commercializzazione, realisticamente disponendo di un ‘prodotto’ valutato come maturo, o almeno più maturo rispetto ad altri contesti in cui la ‘vocazione’ turistica non è mai stata o non è ancora percepita. Come già evidenziato, le aree che si sono dotate di una convenzione specifica appaiono meno inclini a investire in opere strutturali di quanto non accada nelle aree che hanno posto minore attenzione alla strutturazione della cooperazione interistituzionale. La governance degli attori. A tal proposito, veniamo alla dimensione della governance, che chiarisce il ruolo dei soggetti decisori e la loro modalità di consultazione relativamente alla definizione delle linee di fondo (in senso programmatorio) e del coordinamento del servizio. Questa è un’attività tipica dei vertici istituzionali riuniti in organi dalle denominazioni più diverse: Assemblea, Conferenza dei Sindaci-Presidenti delle Unioni, Cabina di regia, Tavolo tecnico, e così via. Tali organi possono delegare ad un responsabile di un ufficio associato (o referente di ente) una parte delle proprie competenze, controllandone periodicamente le attività. Solo in pochi limitati casi (Appennino Lombardo, Madonie) la governance è appannaggio delle giunte (comunali o unionali), mentre in un unico caso (il già citato Alto Lago di Como e Valli del Lario) il coordinamento è in capo ai soggetti che hanno messo in piedi l’accordo per la gestione del turismo: nella convenzione per la gestione in forma associata delle attività di promozione e programmazione turistica territoriale si stabilisce che compete alla Conferenza “nominare il Responsabile dell’ufficio associato di Promozione e Programmazione Turistica; approvare il programma annuale delle attività e il relativo budget”. Detta convenzione, dunque, ci dice che il responsabile dell’ufficio delegato ai servizi turistici dell’area riporta alla struttura di vertice dalla quale è nominato. Ancora, nella convenzione può essere prevista la presenza, nei meccanismi di coordinamento, di “soggetti privati che condividano conoscenze e cooperino attivamente nella ricerca di soluzioni comuni e nello sviluppo di offerte congiunte”, pertanto il rapporto con i soggetti privati è molto variabile e dipende dalle circostanze specifiche delle aree. Essendo in qualche misura consustanziale alla materia, la gestione del rapporto con i privati è un elemento ricorrente negli accordi oggetto di analisi: a titolo di esempio, nell’Appennino Emiliano viene richiamato in convenzione l’Accordo interistituzionale per un sistema turistico locale con Camera di Commercio e Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano; la Valle di Lanzo prevede che “il coinvolgimento di soggetti privati nella progettazione delle varie azioni previste dalla strategia avverrà in conformità a procedure aperte di consultazione e di manifestazione di interesse, nel rispetto degli istituti di partecipazione democratica”. L’organizzazione del lavoro. L’ultima variabile analitica riguarda l’organizzazione. Parliamo quindi degli aspetti gestionali del servizio, definendo responsabilità e risorse a disposizione, a partire da due aspetti complementari: una parte strutturale che descrive chi esegue le deleghe assegnate e una parte processuale che descrive gli strumenti con i quali vengono attuate le decisioni prese dall’amministrazione. L&#8217;ufficio associato (o intercomunale) è la soluzione maggiormente praticata dalle aree. Talvolta sono previsti uffici periferici per svolgere le attività di base presso i singoli comuni, sempre coordinati dall’ufficio associato. Nel caso di una OGD (è il caso dell’area Spettabile Reggenza), la Cabina di regia (che risponde al Tavolo di confronto dei sottoscrittori dell&#8217;OGD costituito da enti locali e associazioni di categoria) “rappresenta l’organo esecutivo dell&#8217;OGD&#8221;. Dal punto di vista degli strumenti gestionali, si rileva la presenza di programmi di durata annuale/triennale, soggetti al controllo e verifica periodica dell’avanzamento da parte dell’organo delegante. 3.2. L’integrazione intersettoriale delle policy Vale ora la pena di fornire uno spaccato dell’intersettorialità implicata dagli accordi stipulati. Abbiamo già evidenziato quanto il turismo rappresenti un ambito di policy di forte integrazione. Come rilevato, questa considerazione appare ovvia se si assume una definizione larga di turismo, una definizione che va a ricomprendere sotto il cappello dell’attrattività tutto ciò che concorre a rendere il territorio, appunto, più attrattivo. In quest’ottica, il fenomeno ‘turismo’ non è fatto ‘solo’ di pacchetti esperienziali, notti in albergo e ristorazione, ma diventa un filtro con cui interpretare il senso stesso di fare sviluppo. Nell&#8217;analisi di dettaglio delle strategie in esame, sono state lette tutte le schede progettuali che riportano riferimenti alla visione di sviluppo turistico, cui a loro volta rimandano in modo esplicito le convenzioni. Infatti, come si può notare dal grafico 2, gli accordi istituzionali relativi alla gestione delle politiche turistiche tendono ad integrare altri settori per lo sviluppo delle aree, e in particolare il settore ambiente (in senso lato). Ciò è comprensibile in quanto queste aree, a causa della loro marginalità, hanno subito meno gli effetti dell’antropizzazione e, La governance turistica nelle strategie delle aree interne 27 pertanto, hanno potuto conservare il paesaggio naturale. Ancora, emerge il dato dell’integrazione con le politiche di sviluppo dell’agricoltura (declinato in tutta la filiera agro-industriale) che sfrutta il binomio con il turismo per riscoprirne le eccellenze agricole e dell’enogastronomia quali asset per lo sviluppo territoriale. (grafico)</h4>
<h4 style="text-align: justify;">Un ulteriore e non meno rilevante elemento di integrazione si ha nella gestione e valorizzazione del patrimonio culturale (come, nel caso dell’area interna di Ascoli Piceno, l’attivazione di musei diffusi), per la rinascita e il riconoscimento delle antiche tradizioni dei territori. Vi è poi un altro ambito di integrazione delle strategie turistiche con le politiche di miglioramento dei servizi previste dalla SNAI (mobilità, istruzione e salute): per le prime (mobilità) il nesso è evidente “si promuoverà un tavolo di lavoro comune tra TPL, navigazione ed enti locali, al fine di verificare le possibilità di raccordo e di potenziamento dei servizi sia a favore dei residenti, che per i turisti (strategia dell’area Alto Lago Como e Valli del Lario); per le seconde (istruzione e formazione) il collegamento è più immediato; per le terze può diventare un plus da offrire al segmento dei turisti con problemi di salute o da lasciare a disposizione dei cittadini e frequentatori ‘generici’ come elemento differenziale dell’offerta. Un esempio di integrazione delle politiche per l’istruzione con i servizi turistici è rappresentato dalla già citata area di Ascoli Piceno: qui si prevede infatti il La governance turistica nelle strategie delle aree interne 28 potenziamento dell’offerta formativa degli istituti del territorio finalizzati a formare figure a supporto della strategia, con particolare riferimento al turismo eco-sostenibile e accessibile, in coerenza con i fabbisogni di figure professionali e di competenze già presenti oggi e che scaturiranno dai programmi di sviluppo turistico-culturale in corso o di prossima realizzazione. Interessante, poi, il modo in cui è stato trattato il tema sanitario integrandolo in visioni di territorio accoglienti in senso lato: la disponibilità di servizi quali-quantitativamente apprezzabili è considerata elemento in grado di fare la differenza sul mercato delle destinazioni turistiche. Nell’area interna dell’Appennino Emiliano, ad esempio, è prevista la realizzazione di un Centro di Prevenzione Cardiovascolare primaria e secondaria, localizzato nell’area progetto e rivolto ad un più esteso bacino di utenza di dimensione provinciale che poggia su consolidate competenze specialistiche presenti. Si legge nella strategia d’area: “il progetto, inserito in un contesto ambientale e paesaggistico privilegiato, può contribuire a valorizzare come fattore di successo l’immagine della Montagna, luogo naturale per la promozione del benessere psico‐fisico e l’esercizio di attività salutari (attività motoria in una palestra a cielo aperto, alimentazione etc.,) sino a configurarsi come fattore di attrazione per il territorio montano stesso”32 . Un ultimo cenno, non per importanza, lo merita l’integrazione con i servizi informativi, un servizio essenziale per ogni aspetto delle politiche di rilancio contenuto nelle strategie, che troviamo declinato essenzialmente in due modi: come predisposizione di servizi a utenti/turisti, con finalità informative e promozionali e come capacitazione delle amministrazioni in termini di aumento di efficienza dell’azione gestionale e programmatoria. In pratica, queste due macro-tipologie si traducono in: azioni progettuali relative all’installazione di info-point, progettazione di app, l’utilizzo di siti internet e segnaletica stradale, a rappresentare un possibile valore aggiunto all’esperienza di fruizione del territorio per i turisti, e creazione di sistemi informativi e database turistici che abilitano l’informazione di base per supportare i processi decisionali ai vari livelli (politicoistituzionali e amministrativo-gestionali), oltreché per fornire le informazioni all’utenza.E a proposito di processi decisionali, è interessante infine notare – come già ricordato – come vengano mantenute vive le coalizioni di attori attorno ad un’idea di brand territoriale, mediante un’azione di coinvolgimento multi stakeholder nei processi di co-decisione, in un settore in cui il grado di mantenimento dell’interesse collettivo (manutenzione e tutela ambientale) deve guardare anche allo sviluppo economico del territorio (aumento dei flussi turistici). Tale aspetto va oltre il coinvolgimento degli operatori privati, previsto nel processo di costruzione della SNAI, e mira a creare – per il settore specifico del turismo – un rapporto pubblico-privato nel quale il pubblico regola il mercato e prende le decisioni, in coerenza con i principi di salvaguardia e tutela del territorio, e il privato agisce, sulla base di indicazioni pubbliche alle quali ha partecipato, con la finalità di promuovere un incremento dei redditi delle aree. È il caso di aree come l’Appennino Lombardo &#8211; Oltrepò Pavese che ha deciso, nell’ambito dei propri strumenti di coordinamento istituzionale, di coinvolgere strategicamente le scelte inerenti al marketing territoriale dell’area, raccordandosi con tutti i portatori di interesse e operatori del territorio al fine di garantire, grazie ad un supporto tecnico in marketing territoriale e promozione turistica, un coordinamento strategico costante finalizzato ad una unica strategia e brand di territorio.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">4. Tutto fa turismo? Una panoramica sulle schede progettuali.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">4. Tutto fa turismo? Una panoramica sulle schede progettuali Chiarito il quadro normativo e come questo si sia tradotto nella previsione di una variegata tipologia di strutture di governance, restituiamo ora uno spaccato di come sono strutturate le progettualità vere e proprie, nella formulazione inserita all’interno delle schede progetto che, negli APQ, rappresentano le basi di calcolo dei finanziamenti effettivamente autorizzati. La lettura della componente progettuale delle strategie rimanda a un quadro estremamente composito di interventi, che vanno dal potenziamento dei trasporti pubblici alla promozione, comunicazione, e marketing territoriale, al restauro di edifici e strutture di alto valore storico e/o artistico, fino alla valorizzazione di strutture e infrastrutture per la fruizione. Un quadro che, in ultima analisi, non serve ridurre ad una categorizzazione tematica o settoriale: tutte le schede sono state infatti selezionate in quanto aventi La governance turistica nelle strategie delle aree interne 30 attinenza al turismo, inteso come leva per attrarre pubblico e ‘mercato’ su territori che vogliono vivere (anche o prevalentemente) di questo. 4.1. I soggetti attuatori e le risorse per il turismo Un primo spaccato utile per comprendere l’articolazione delle politiche turistiche in tutte le aree interne italiane è quello della composizione attoriale in fase attuativa. Gli interventi sul turismo previsti negli APQ sono infatti affidati ad una tipologia variegata di soggetti attuatori: Agenzia per il Trasporto/Mobilità, ATI/RTI, ATS, Azienda per il Turismo, comuni, enti parco, enti di formazione, GAL, istituti di formazione/scuole, province/città metropolitane, regioni/province autonome, e infine unioni di comuni o comunità montana (ove non soppresse). Grafico 3 Soggetti attuatori Elaborazione Formez PA, 2022 In prevalenza i soggetti attuatori sono comuni (poco meno del 38%), a seguire le regioni/province autonome (poco meno del 27%) e le unioni di comuni/comunità montane (19%). I GAL sono attuatori del 7,3% degli interventi e gli enti parco del 2,2%. Considerando il campione generale, il soggetto attuatore dell’intervento coincide nel 27,6% dei casi con il soggetto capofila, mentre nel caso delle 13 aree che si sono dotate di accordi formali sul turismo, questo dato sale al 30,2%, a indicare come l’aver condotto la materia La governance turistica nelle strategie delle aree interne 31 ad una maggior coerenza e integrazione intercomunale – e avendo riconosciuto alla componente turistica una forte centralità nella strategia – ha contribuito ad una semplificazione del quadro, in cui il soggetto che attua e spende è anche quello che ha sottoscritto l’APQ e, in generale, ne tira le fila. Gli interventi sono finanziati principalmente con i fondi strutturali (per la maggior parte FESR) e gestiti dalle regioni nell’ambito dei rispettivi Programmi Operativi Regionali 2014- 2020; tuttavia, le strategie sono sostenute anche con altre risorse, in prevalenza pubbliche, di fonte sia nazionale, come la Legge di Stabilità e il Fondo Sviluppo e Coesione, sia regionale; a queste si aggiunge anche una più contenuta componente di risorse private 33 . 4.2. Cosa viene finanziato: le tipologie di interventi Se questo è il quadro degli attori in campo nell’attuazione delle schede progettuali, entriamo ora nel merito degli interventi. Come ricordato, le schede considerate presentano gradi di attinenza al tema molto diversificati, e comunque non sempre una declinazione esplicita al turismo. Si è ritenuto pertanto necessario utilizzare una interpretazione qualitativa del contenuto delle schede, e non una definizione univoca che avrebbe presentato margini di arbitrarietà rispetto a quali tipologie di intervento fossero attinenti o meno al turismo. Spesso ci si è infatti trovati ad analizzare interventi che prevedevano azioni ricadenti in diverse categorie, nel qual caso la classificazione è stata realizzata secondo l’attività indicata come prevalente. La maggior parte degli interventi (poco più del 40%, con una incidenza molto maggiore nelle aree che non si sono dotate di una propria forma di gestione associata delle politiche turistiche) ha riguardato la realizzazione di strutture e infrastrutture per la fruizione e tra queste sono ricompresi: le strutture museali, i centri visita, la rete dei sentieri, i percorsi di mountain bike e le ciclovie. Dato significativo, questo, di come la robustezza dei raggruppamenti che promuovono e presentano le strategia diventa direttamente proporzionale alla capacità del territorio di investire su progetti in conto capitale che abbisognano di struttura e capacità amministrativa sia nella fase progettuale che, 33 Fonte: XXIV Edizione del Rapporto sul Turismo Italiano a cura del CNR-IRISS, pubblicato il 09 maggio 2021 La governance turistica nelle strategie delle aree interne 32 soprattutto, in quella attuativa (esperimento di gare, gestione del cantiere, ecc.) .Nello stesso tempo, quanti si sono dotati di una governance turistica, hanno chiaro che la destinazione e le sue attrazioni vanno vendute, e infatti – nel nostro campione – si tende ad allocare molte più risorse in azioni di promozione e marketing (i territori dotati di governance turistica strutturata superano quelli ‘non associati’ di circa 6 punti percentuali nella rilevanza di quelle azioni). I territori che non si sono dotati di una struttura convenzionale di gestione spendono dunque ‘più in mattone e meno in pubblicità’, per dirla in breve. Una distinzione, questa, che appare abbastanza marcata anche su un altro fronte: non si può non notare, infatti, che la quota di interventi classificati come ‘aiuti alle imprese’ sia molto più rilevante nei contesti non convenzionati sulla governance turistica, a conferma della maggiore capacità istituzionale su questo fronte di quei territori che privilegiano l’investimento in strutture di pubblica fruizione alla dinamica degli aiuti agli operatori economici. Seguono per numerosità (15,5%), le azioni di promozione, comunicazione e marketing territoriale, mentre una buona parte degli interventi (10,3%) va a finanziare gli aiuti alle imprese del settore turistico, e un ulteriore 11% la formazione rivolta agli operatori turistici.5. Conclusioni: quale sussidiarietà per il turismo La visione d’insieme che abbiamo inteso proporre in questo contributo restituisce un quadro di pratiche che, pur nella varietà di soluzioni, consente di leggere ricorrenze che attengono, da un lato, al limitato set di strumenti a disposizione, dall’altro all’omogeneità del campione. Benché si tratti nei fatti di un arcipelago di territori tra loro spesso lontani e apparentemente scollegati, le aree interne presentano elementi di omogeneità fisica, demografica, economica che restringono la gamma delle possibilità e aiutano a focalizzarne la selezione, pur senza ridurre la complessità della sfida. Abbiamo raccontato come il concetto di ‘politica turistica’ si co-costruisce come conversazione tra attori pubblici e privati, in una rete i cui punti sono variabili, così come le linee che li uniscono. Al pari di altri ambiti che coinvolgono in modo molto significativo il privato nella loro attuazione, infatti, quello del turismo appare come un filone di policy caratterizzato da alta complessità interorganizzativa. Abbiamo visto come, anche in ragione dell’assenza di un quadro normativo chiaro, si riscontri una forte varianza inter-regionale delle pratiche e dei tentativi: una frammentazione che chiaramente tende a diminuire all’interno delle singole regioni, che – dalla riforma del Titolo V della Costituzione in poi – sono portate di fatto a svolgere un’azione autonoma di promozione dei propri sistemi di offerta. Il tutto in uno scenario sociale, storico ed economico in forte evoluzione del quale non si può non tenere conto. Nel giro di soli tre anni, l&#8217;attrattività delle destinazioni turistiche fino a poco tempo fa considerate ‘marginali’ ha fatto registrare una crescita senza precedenti: tra gli effetti imprevisti e imprevedibili della pandemia c’è stata infatti anche l&#8217;esplosione della ‘domanda di aree interne’. A partire dall&#8217;estate 2020, quelli che poi è diventato familiare chiamare ‘borghi’ hanno scoperto un improvviso e crescente successo di pubblico, sulla scorta dell’idea di un doppio vantaggio competitivo rispetto alle destinazioni più consolidate: il vantaggio del cosiddetto ‘distanziamento sociale’, intrinseco a contesti marginali e relativamente poco densi sotto il profilo dell’offerta turistica, e quello climatico. Un successo determinato da fattori esogeni che sarebbe stato difficile prevedere e rispetto al quale, quindi, i territori erano preparati in diversa misura: chi aveva avviato una riflessione e una formalizzazione sulla capacità ricettiva in senso lato, come nei casi analizzati in questo contributo, ha tuttavia sicuramente potuto vantare una maggiore La governance turistica nelle strategie delle aree interne 34 prontezza (readiness) a far fronte a questa improvvisa accelerazione. Il requisito associativo ha inteso accompagnare i territori nel rendere questa capacità di risposta progressivamente più strutturale: non si può in questo senso rilevare che un livello realmente maturo del processo di produzione della strategia si è avuto in un numero di casi esiguo rispetto alla quantità di schede progettuali portate a finanziamento. Questo a indicare che la capacità di mettere al centro le strutture di governo delle politiche (in questo caso quella turistica) presenta ancora margini di miglioramento: è infatti lecito temere che, in assenza di accordi formalizzati relativi alla cooperazione interistituzionale sulle politiche turistiche, le innumerevoli progettualità di cui si è detto (ben oltre 500) potranno produrre effetti duraturi e, appunto, strutturali probabilmente con maggiori difficoltà. Di certo è presto per valutare come stanno riuscendo i territori che hanno creduto nella centralità delle strutture di governo turistico a far fronte a dinamiche progressivamente più sfidanti anche perché le convenzioni rimandano sempre a ulteriori documenti attuativi in cui dettagliare gli aspetti operativi. È dunque interessante guardare alla politica turistica, storicamente non centrale tra le materie gestite alla scala comunale e non solo, come uno snodo di integrazione, un dispositivo di policy che produce senso attorno all’erogazione di servizi essenziali e, in generale, attorno alla capacitazione dei territori e delle istituzioni che li governano. Una politica pensata come integratore di sistema: degli altri settori economici e, come detto, degli altri servizi essenziali della SNAI (mobilità, istruzione e salute) per sviluppare un’offerta dedicata. Interpretati entro il framework dell’attrattività/capacità ricettiva, i territori pensano ai servizi essenziali non solo come diritto dei residenti, ma anche come sostegno alla stagionalità dei flussi turistici, per i quali è indispensabile prevedere un’offerta formativa dedicata al miglioramento dei servizi legati alla fruizione del prodotto/servizio turistico dell’area e dei servizi medico/infermieristici dedicati. Integrazione tra politiche, ma anche integrazione tra attori. Una politica, quella turistica, che va quindi intesa come esito di conversazione, negoziazione di significati e obiettivi, che si sostanzia in coalizioni tra attori che – in chiave sussidiaria – tengono insieme livelli verticali diversi e dialoghi orizzontali tra organizzazioni. A monte di tutto, resta l’urgenza di continuare ad investire sull’intercomunalità e nella costruzione di capacità istituzionale. La governance turistica nelle strategie delle aree interne 35 All’aumentare della complessità tanto del mercato quanto del quadro geopolitico complessivo, l’organizzazione dei servizi pubblici basata sulla cellula micro-comunale risulterà sempre più ‘inadeguata’, trattandosi di una scala territoriale alla quale è improbabile poter produrre politiche efficaci in termini di attrattività dei sistemi turistici troppo piccoli. Quella della cooperazione interistituzionale resta quindi la via maestra con cui verificare la volontà dei territori di organizzare il sistema inter-attoriale, e produrre impatti concreti destinati a durare nel tempo.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">Nota di lettura alle schede Di seguito vengono proposte delle schede di sintesi sulle 13 aree che hanno formalizzato la propria propensione a pensare e gestire i servizi turistici in forma collaborativa. Anagrafica Nel box introduttivo della scheda sono riportati i dati amministrativi, demografici e territoriali che introducono, in sintesi, i principali caratteri dimensionali e territoriali delle aree. Popolazione. Popolazione residente nei comuni al 01.01.2020 &#8211; Fonte: ISTAT Zona altimetrica. Ripartizione del territorio nazionale in zone omogenee derivanti dall’aggregazione di comuni contigui sulla base di valori soglia altimetrici. Si distinguono. le seguenti zone altimetriche: Montagna interna; Montagna litoranea; Collina interna; Collina litoranea; Pianura &#8211; Fonte ISTAT, 2011 Altitudine. Misura espressa in metri sopra il livello del mare del punto in cui è situata la casa comunale. Le quote del territorio comunale sono state elaborate dall’Istat sul modello digitale del terreno (DEM) e sulla base dei dati provenienti dall’ultima rilevazione censuaria &#8211; Fonte: ISPRA – ISTAT, 2018 Classificazione comuni aree interne. La classificazione, diffusa nel 2014, individua i comuni con caratteristiche di polo, polo intercomunale o cintura secondo un criterio di capacità di offerta di alcuni servizi essenziali, o poca distanza da questi; i restanti comuni sono classificati come area interna. Classificazione dei comuni: Centri (Polo, Polo intercomunale, Cintura) e Aree interne (Intermedio, Periferico ed Ultraperiferico). &#8211; Fonte: Dipartimento per le Politiche di Coesione e Agenzia per la Coesione Territoriale, 2020 Sismicità. Classificazione del territorio nazionale basata sugli studi e le elaborazioni relativi alla pericolosità sismica del territorio sull’analisi della probabilità che il territorio venga interessato in un certo intervallo di tempo (generalmente 50 anni) da un evento che superi una determinata soglia di intensità o magnitudo: Zona 1 &#8211; È la zona più pericolosa. La probabilità che capiti un forte terremoto è alta (Alta) Zona 2 &#8211; In questa zona forti terremoti sono possibili (Medio-alta) Zona 3 &#8211; In questa zona forti terremoti sono meno probabili rispetto alla zona 1 e 2 (Medio-bassa) Zona 4 &#8211; È la zona meno pericolosa: la probabilità che capiti un terremoto è molto bassa (Bassa) Fonte: Dipartimento di Protezione Civile, 2018 Gestione associata Le schede sono state elaborate a seguito dell’analisi dei 13 Accordi di Programma Quadro stipulati dalle aree e dall’analisi degli strumenti di gestione sottoscritti. La scheda si sviluppa poi in un campo in cui viene definita la tipologia di strumento adottato per la gestione dei servizi turistici, cui segue la descrizione dell’oggetto della gestione associata. Vengono quindi illustrate la governance e l’organizzazione. Tali informazioni sono state desunte dall’analisi di dettaglio dell’APQ e degli accordi stipulati. Interventi sul turismo Al fine di connettere la dimensione associativa con le azioni previste in strategia, sono stati riportati i dati, desunti dall’analisi delle strategie approvate, sul numero di interventi previsti che presentano un’attinenza e una rilevanza esplicita al turismo e sul loro importo totale. (scheda dauna)</h4>
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		<title>POMPEI</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Nov 2021 15:13:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mauro D'Aprile</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<h4 style="text-align: justify;">Pompei non finisce mai di stupire. L'antica città che ci rivela la vita quotidiana degli antichi Romani di quasi 20 secoli fa, continua a offrire nuove scoperte. Un esempio recente? Nella villa di</h4> <a href="https://lorizzonte.net/?p=25930">Continua lettura...</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h4 style="text-align: justify;">Pompei non finisce mai di stupire. L&#8217;antica città che ci rivela la vita quotidiana degli antichi Romani di quasi 20 secoli fa, continua a offrire nuove scoperte. Un esempio recente? Nella villa di Civita Giuliana, alle porte di Pompei, dove era già emerso il carro cerimoniale con i resti di tre magnifici cavalli bardati, è stata scoperta una stanza probabilmente destinata agli schiavi che lavoravano nella villa, in ottimo stato di conservazione. Nell&#8217;angusto spazio di 16 mq, con una sola piccola finestra, tra i vari reperti sono stati rilevati tre letti di legno e corde  (di cui uno più piccolo, destinato a un ragazzo o a un bambino), un vaso da notte ancora accanto a un giaciglio, e un baule di legno con oggetti metallici e di tessuto.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">LE RIVELAZIONI DELLA CITTÀ SEPOLTA. Del resto, le <a title="Focus.it -Dagli scavi di Pompei riemerge un termopolio, una bottega simile a una tavola calda di oggi, con un bancone che conteneva cibo pronto" href="https://www.focus.it/cultura/storia/antica-tavola-calda-bancone-dipinto-pompei">ricerche archeologiche degli ultimi 20 anni</a> hanno riservato più di una sorpresa. La città, anzitutto, fu romana solo dall&#8217;80 a.C., quando diventò colonia, al 24 ottobre del 79 d.C., giorno della sua distruzione. In sei secoli di storia, a Pompei si parlò e si scrisse in latino per 160 anni in tutto: ve lo immaginavate? Fino alla romanizzazione, il fertile pianoro ai piedi del Vesuvio era stato un fiorente centro dei Sanniti, dovesi parlava la lingua di questo popolo dell&#8217;interno degli Appennini e si scriveva in osco, la scrittura dei primi abitatori della Valle del Sarno.</h4>
<h4 style="text-align: justify;"></h4>
<h4 style="text-align: justify;" align="LEFT">«L&#8217;80% della Pompei su cui camminiamo oggi risale al II secolo a.C., la tarda epoca sannitica. Lo abbiamo scoperto grazie agli scavi stratigrafici effettuati dal 2000 al 2015 da università di tutto il mondo», spiega Fabrizio Pesando, docente di Archeologia e Storia dell&#8217;arte romana all&#8217;Università L&#8217;Orientale di Napoli. «Quando i Romani vinsero l&#8217;assedio a Pompei, che si era schierata contro Silla durante la Guerra sociale, colsero il frutto finale di un lungo periodo di urbanizzazione e costruirono solo gli edifici in cui si riconoscevano, come l&#8217;Anfiteatro, il Tempio di Venere e il Capitolium».</h4>
<div>CulturaPompei, città viva</div>
<p align="LEFT">Pompei fu fondata intorno al VII secolo a.C. dagli Oschi, una popolazione arcaica della Valle del Sarno, che si insediò alle pendici meridionali del Vesuvio, non molto distante dal fiume, allora navigabile. Di loro conosciamo pochissimo, sono rimaste soltanto grandi necropoli con tombe a fossa nella vallata di provenienza e cocci dell&#8217;Età del ferro. Più tardi, l&#8217;insediamento, divenuto un importante snodo commerciale, fece gola alle mire espansionistiche degli <a title="Focus.it - Recenti analisi genetiche escludono che gli Etruschi provenissero dall'Anatolia, e indicano che erano originari della nostra penisola" href="https://www.focus.it/cultura/storia/dalla-genetica-la-risposta-definitiva-gli-etruschi-erano-italici">Etruschi</a>.</p>
<p align="LEFT">L&#8217;ALLEANZA CON ROMA. Infine, a dominarla arrivarono i Sanniti, popolo di guerrieri che diede del filo da torcere ai Romani fino al 308 a.C., anno in cui furono definitivamente sconfitti a Nocera. A quel punto Pompei divenne una città <em>foederata</em>. In pratica, il centro vesuviano continuò a governarsi autonomamente dal punto di vista amministrativo e culturale, ma fu costretto a stipulare un&#8217;alleanza perpetua con Roma, e a cederle la gestione della politica estera.</p>
<p align="LEFT">In compenso i pompeiani riuscirono a entrare nel circuito commerciale dell&#8217;Urbe: dopo le vittorie contro Cartagine, il Mediterraneo era sempre più sotto il controllo romano, le merci vi circolavano liberamente e la città foederata arrivò a esportare il vino e l&#8217;olio che produceva fino in Provenza e in Spagna. Inoltre avviò un importante traffico con l&#8217;emporio sull&#8217;isola greca di Delo, nell&#8217;Egeo, crocevia dello scambio internazionale di merci e di schiavi.</p>
<div>CulturaEruzione del Vesuvio del 79 d. C.: le vittime finirono per &#8220;esplodere&#8221;</div>
<p align="LEFT">IL TEMPIO DI GIOVE E LA PALESTRA SANNITICA. Risultato? Dal III al II secolo a.C. a Pompei, con la crescita della ricchezza, si sviluppò un forte impulso architettonico di ispirazione ellenistica. La cinta muraria fu ingrandita e sorsero importanti edifici come il Tempio di Giove, quello di Iside (testimonianza dei legami con l&#8217;Oriente), il Foro Triangolare, la Palestra Sannitica e un teatro in muratura. Persino la Casa del Fauno, una delle più vaste e celebri dell&#8217;odierno sito archeologico, risale al120-110 a.C. «Apparteneva a un ricco e colto sannita che si sentiva già romano, tanto che ha scritto <em>Ave</em> all&#8217;entrata. Sicuramente parlava il latino come lingua internazionale, e conosceva la cultura ellenistica e l&#8217;Oriente», spiega Pesando.</p>
<p align="LEFT">Nell&#8217;ultimo secolo di autonomia, in effetti, i pompeiani si ispirarono sempre più a Roma. Indossavano anche loro la toga, come facevano pure i Lucani delle tombe dipinte a Paestum. Ma dopo l&#8217;assedio dell&#8217;80 a.C., la situazione per i nativi della città vesuviana divenne più difficile. Con la fondazione della colonia romana arrivarono infatti 2.000 veterani di Silla, soldati di lungo corso e fedeli al nuovo dittatore di Roma, con le relative famiglie. Per far loro posto, partirono espropriazioni di case, confische di terreni, condanne all&#8217;esilio: a poco a poco la comunità sannita, benché più numerosa, fu emarginata e vennero imposti profondi cambiamenti nella cultura e nel costume.</p>
<p align="LEFT">LE CASE DEI SANNITI E QUELLE DEI ROMANI. Il latino divenne la lingua comune anche peri documenti e la vita delle istituzioni, nell&#8217;arte arrivarono il ritratto individuale e soprattutto i monumenti sepolcrali destinati al titolare e alla sua ristrettissima cerchia familiare. Anche le case cambiarono: i ricchi Sanniti le preferivano con esposizione sulla via, mentre i Romani &#8220;d&#8217;importazione&#8221; costruivano dimore con patii interni e decorate con stili pittorici che venivano dall&#8217;Urbe, sconosciuti a Pompei.</p>
<div>CulturaIn quanto tempo è stata distrutta Pompei?</div>
<p align="LEFT">La Colonia Cornelia Veneria Pompeianorum – come si chiamava Pompei in latino – con le vicine Stabia e Oplonti divenne una meta di villeggiatura tra le preferite dal patriziato romano. In età imperiale molte famiglie della cerchia di Augusto si trasferirono qui e sorsero eleganti luoghi di culto, come l&#8217;Edificio di Eumachia, fondato dalla sacerdotessa omonima.</p>
<p align="LEFT">OTIUM E LUXURIA. Il rinomato <em>buen retiro</em> alle pendici del Vesuvio era sempre più simile a Roma, in versione più piccola e lussuosa: in questo periodo venne istituito il culto dei Cesari nel Foro e sorsero anche le magnifiche ville in cui i grandi aristocratici di Roma (ne ebbe una persino Cicerone) venivano a praticare l&#8217;<em>otium</em> e la <em>luxuria</em>, il piacere del lusso sfrenato, come racconta anche Petronio nella <em>Cena di Trimalcione</em>. Ma fu davvero quella la città che nel 79 d.C. la terribile furia del Vesuvio seppellì sotto cenere, lapilli e pomici? Anche qui ci aspetta una sorpresa.</p>
<p>Si sa ormai molto dell&#8217;eruzione e delle ultime ore dei pompeiani. Pochi invece ricordano che 17 anni prima, nel 62 d.C., un devastante terremoto distrusse gran parte della città. Eppure fu una tragedia tale, che Seneca aggiunse ai suoi trattati un libro sui terremoti ispirato proprio da quel sisma. La città entrò in una lunga fase di ricostruzione che durò fino al fatale 24 ottobre del 79 d.C. Andavano ripristinate le strade principali, ricostruite le facciate, gli edifici religiosi e quelli civili. Il Tempio di Venere, protettrice della città, non si fece nemmeno in tempo a rimetterlo in piedi prima dell&#8217;eruzione.</p>
<div>CulturaPompei: i tesori della Casa del Giardino</div>
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<h4 style="text-align: justify;" align="LEFT">In questa fascia di tempo molti si trasferirono nella vicina Ercolano e altri lasciarono per sempre le ville per luoghi più sicuri», continua Fabrizio Pesando. «La mole di lavoro era tale, per una città di media grandezza,che servì manodopera da fuori. Ecco perché abbiamo l&#8217;idea di Pompei come una città brulicante di persone che mangiano a ogni ora, entrano ed escono dalle case e si divertono in uno dei tanti bordelli. La città dell&#8217;amore, del piacere e del cibo era in realtà come tutti i luoghi in ricostruzione, anche quelli di oggi, dove le uniche attività aperte sono i bed and breakfast, i ristoranti, i negozi di prima necessità per chi viene da lontano».</h4>
<h4 style="text-align: justify;" align="LEFT">Fu quel grande cantiere la Pompei sepolta dall&#8217;esplosione del Vesuvio e consegnata all&#8217;ammirazione delle generazioni future: una città popolata di artigiani, manovali, ristoratori, con ben 25 bordelli attivi. Roma, invece, l&#8217;anno dopo inaugurò con sfarzo imperiale l&#8217;Anfiteatro Flavio, il futuro <a title="Focus.it -  10 curiosità sul monumento più famoso d'Italia. " href="https://www.focus.it/cultura/arte/cose-che-forse-non-sai-sul-colosseo-gallery">Colosseo</a>, e si avviò a trasformarsi in una grande capitale destinata a non morire mai.</h4>
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		<title>LA &#8220;PAESOLOGIA&#8221; SBARCA A MILANO</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Apr 2020 12:45:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mauro D'Aprile</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le mie Proposte]]></category>
		<category><![CDATA[TURISMO]]></category>

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		<description><![CDATA[<h4 itemprop="headline"><strong>Coronavirus, Boeri: “Via dalle città, nei vecchi borghi c’è il nostro futuro"</strong></h4> 
<div>20 APRILE 2020</div> 
<div>The Day After secondo l’architetto del Bosco Verticale, professore ordinario di Urbanistica al Politecnico di Milano</div> 
<div> 
<h5>DI</h5></div> <a href="https://lorizzonte.net/?p=24368">Continua lettura...</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<header>
<h4 itemprop="headline"><strong>Coronavirus, Boeri: “Via dalle città, nei vecchi borghi c’è il nostro futuro&#8221;</strong></h4>
<div><time datetime="2020-04-20 21:21">20 APRILE 2020</time></div>
<div>The Day After secondo l’architetto del Bosco Verticale, professore ordinario di Urbanistica al Politecnico di Milano</div>
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<h5>DI BRUNELLA GIOVARA</h5>
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</header>
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<div role="list">
<div style="text-align: justify;" tabindex="0" role="listitem">STEFANO Boeri ha un nuovo amico, ed è un merlo, che va a becchettare sereno sul suo balcone (l’architetto non vive nel suo <a href="https://milano.repubblica.it/cronaca/2015/11/13/foto/milano_bosco_verticale-127262072/1/#1">Bosco Verticale</a>, ma in un palazzo nel centro di Milano). Nelle città vuote gli animali perdono la timidezza, ieri mattina a Pavia c’erano due cervi che si specchiavano nelle vetrine. Ora, tutto questo c’entra con la nostra attuale vita di rinchiusi, che guardiamo e sogniamo un fuori che al momento ci è vietato, e pensiamo anche con angoscia a quello che succederà.</div>
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<div itemprop="articleBody">
<div style="text-align: justify;">Chi abita in città vorrebbe stare in campagna, mai come ora si desidera un giardino, un pezzo di orto, un fuori.</p>
<h4>«Mai come adesso ho visto a Milano tanti balconi verdi, e logge, terrazzi, perché il balcone è uno spazio vitale. Tutti hanno capito che il verde è un tema importante. Ma in Inghilterra già si prevede una grande spinta verso l’abbandono delle zone più densamente abitate. Succederà anche in Italia, chi ha una seconda casa ci si trasferirà – abbiamo ormai capito <a href="https://www.repubblica.it/economia/2020/03/28/news/eurobarometro_smart_working-252467347/">le potenzialità del lavoro a distanza</a> – o ci passerà periodi più lunghi. Ma questo processo andrà governato. Servirebbe quindi una campagna per facilitare la dispersione, e anche una ritrazione dall’urbano, per lasciare spazio ad altre specie viventi. Poi, l’Italia è piena di borghi abbandonati, da salvare. Abbiamo un’occasione unica per farlo».</h4>
<h4>Ci trasferiremo tutti in campagna?<br />
«Io penso a un grande progetto nazionale: ci sono 5800 centri sotto i 5mila abitanti, e 2300 sono in stato di abbandono. Se le 14 aree metropolitane adottassero questi centri, con vantaggi fiscali e incentivi… E già ci sono luoghi meravigliosi dove ti danno la casa in un centro storico a un euro, in Liguria, e lungo la dorsale appenninica».</h4>
<h4>Ma lei, non è angosciato dal fuori che ci aspetta, e di come sarà?<br />
«Io penso che non bisogna lasciarsi deprimere, e che questa esperienza ci costringe e ci permette di ripensare tante cose. Naturalmente bisognerà evitare che la sorveglianza digitale e le barriere prevalgano sulle nostre vite, ma uscire da questa tragedia senza capirne le concause, questo sarebbe un vero spreco».</h4>
<h4>Allora parliamo di concause.<br />
«Tanto per cominciare, i dati sulle polveri sottili, che fanno paura. La fragilità polmonare di chi vive in aree ad alta densità di particolato, è facilmente assimilabile al contagio. Nelle città serve un progetto che parta dalla riduzione forte delle auto, e quindi della sezione stradale, e un deciso passaggio all’elettrico, con incentivi, rottamazioni».</h4>
<h4>Tutto questo per creare salute, ma anche spazio.<br />
«Certo, perchè dovremo portare tutto all’esterno. I negozi dovranno avere dei dehors, lo spazio chiuso è pericoloso in caso di pandemia. Ma anche lì, bisognerebbe togliere le tassazioni per chi occupa uno spazio esterno. Serve aria, il virus all’aria non sopravvive. Quindi, più spazio per noi, meno per le auto».</h4>
<h4>Gli spazi sono tutti da ripensare.<br />
«Sì, ma siamo facilitati rispetto ad altri Paesi, Francia, Inghilterra Germania, noi abbiamo una storia di cultura all’aperto».</h4>
<h4>Saranno però impossibili manifestazioni politiche, cortei…<br />
«Ma a Tel Aviv c’è appena stata la <a href="https://video.repubblica.it/mondo/coronavirus-israele-in-piazza-contro-netanyahu-la-protesta-e-a-distanza-di-sicurezza/358541/359098">manifestazione contro Netanyahu</a>, con molti partecipanti ben distanziati tra di loro. Insomma, bisogna tornare a studiare la prossemica, distanze spazi e corpi e il rapporto che c’è, in questi giorni sto giusto riguardando i vecchi libri degli anni Settanta. Le piazze sono un’enorme risorsa, bisogna riuscire a creare dei modi, e penso a luci, colori, ai nastri adesivi, per poter usare gli spazi aperti in cui ci si sposta, ognuno con la sua mascherina, per adesso. Usiamo le piazze, facciamo una campagna ‘venite nelle piazze italiane a fare cultura’, abbiamo così tanti festival, concentriamoli tutti a settembre».</h4>
<h4>Facciamo un esempio pratico. Lei è presidente della Triennale, come organizza il post <a href="https://www.repubblica.it/argomenti/coronavirus">coronavirus</a>?<br />
«Appena possibile, e spero che sarà a giugno, faremo tutto in giardino, che è grande e cintato, quindi potremo facilmente controllarne gli accessi. Avevamo in programma una mostra su Enzo Mari, dovremo spalmarla su tutti gli spazi che abbiamo per non creare congestioni. Costruiremo un palco, con 250 tavolini ben distanziati, la produzione culturale dovrà adattarsi a una spazialità diversa. Mi viene in mente uno spettacolo del Fog Festival, fatto dalla Triennale, si chiamava ‘Strasse’, lo vedevi girando la città in macchina».</h4>
<h4>E i grattacieli? Avranno ancora un senso?<br />
«Vanno ripensati. L’ascensore, che è un elemento fondamentale di vita di una torre, dovrà avere un’areazione continua, e gli ultravioletti suggeriti da <a href="https://www.repubblica.it/cronaca/2020/04/18/news/l_architetto_fuksas_a_mattarella_contro_il_coronavirus_ripensiamo_case_e_citta_-254393623/">Fuksas</a> sono un’ottima idea. Gli spazi comuni dovranno essere più ampi, e di più. Più pianerottoli, più atri e ascensori, quindi. In Corea stanno anche studiando una app che permette di prendere l’ascensore sempre da soli. Il tetto sarà la quinta parete, molto passerà da lì, e penso all’uso dei droni».</h4>
<h4>Molti pensano che le città siano finite, perché congestionate, ultrapopolate, quindi pericolose.<br />
«Sarà importante disincronizzare i tempi degli uffici pubblici e delle scuole, per evitare i grossi flussi dei pendolari. Sarà decisivo ripensare il fuori, togliendo spazio alle auto, puntando sul verde. Così è stato a New York, a metà Ottocento: la popolazione si era quadruplicata, e non c’era più spazio, e la densità non funziona. Il paesaggista e urbanista <a href="https://www.repubblica.it/viaggi/2019/10/16/news/new_york_central_park_cambia_look-238690147/">Olmsted realizzò così Central Park</a>, un parco gigantesco che è nato da una preoccupazione igienica».</h4>
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		<title>STAZIONE DEL MARE A BELVEDERE</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Oct 2017 11:27:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mauro D'Aprile</dc:creator>
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		<category><![CDATA[TURISMO]]></category>

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		<description><![CDATA[<h4 style="text-align: justify;"></h4> 
<h4 style="text-align: justify;"><img alt="" src="http://lorizzonte.net/wp-content/uploads/2017/10/3cf14dbf13f0a95c9fcb759e132fb268.png" />    <img alt="" src="http://lorizzonte.net/wp-content/uploads/2017/10/ac0dc2dc705c3b42da3d37095a404915.png" /></h4> 
<h4 style="text-align: justify;">Il recente Accordo Quadro, da salutare positivamente e con compiacimento, fra il Comune di Belvedere e l’Università della Calabria- Dipartimento</h4> <a href="https://lorizzonte.net/?p=19206">Continua lettura...</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h4 style="text-align: justify;"></h4>
<h4 style="text-align: justify;"><img alt="" src="http://lorizzonte.net/wp-content/uploads/2017/10/3cf14dbf13f0a95c9fcb759e132fb268.png" />    <img alt="" src="http://lorizzonte.net/wp-content/uploads/2017/10/ac0dc2dc705c3b42da3d37095a404915.png" /></h4>
<h4 style="text-align: justify;">Il recente Accordo Quadro, da salutare positivamente e con compiacimento, fra il Comune di Belvedere e l’Università della Calabria- Dipartimento Ingegneria per l’Ambiente e Territorio e Ingegneria Chimica (DIATIC), per dar vita a Belvedere ad una Stazione Sperimentale del Mare, si inserisce nel più vasto panorama delle azioni da intraprendere in materia di controllo delle acque per come previsto dalla Direttiva Europea 2000/60/CE.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">La direttiva individua un quadro per l’azione Comunitaria in materia di acque, e prioritariamente, quella di “integrare maggiormente la protezione e la gestione sostenibile delle acque attraverso una politica efficace e coerente, tenendo conto della fragilità degli ecosistemi acquatici” con l’obiettivo di impedirne un ulteriore deterioramento, estendendo tale protezione agli altri ecosistemi direttamente dipendenti da quelli acquatici.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">Ed è quanto si propone il Dipartimento, quale Organismo Scientifico a sostegno degli Enti, soggetti attuatori, con questo primo progetto sostenuto da fondi PON Regionali, che prevede la realizzazione di una Stazione Marittima con caratterizzazione e strumentazione di telerilevamento e monitoraggio subacqueo dei parametri bio-fisici e chimici del mare, estesi alla presenza di foci di fiumi o di altri corsi d’acqua, oleodotti, e depuratori, stazioni per carico e scarico di sostanze e, più in generale, strutture dove l’attività antropica comporta un uso intensivo delle risorse marine.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">Una Stazione che rappresenta un insostituibile strumento per valutare e tenere sotto controllo l’eventuale impatto sull’ecosistema marino e che fa un continuo  monitoraggio della trasparenza delle acque, considerata dalla normativa vigente, come parametro di base, un indicatore importante sia dal punto di vista chimico che biologico. La trasparenza dell’acqua è inoltre una delle caratteristiche più ricercate dai turisti, soprattutto dagli amanti delle immersioni, ed è quindi un’informazione efficace per la valorizzazione dell’offerta turistica.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">Il Progetto investe una amena località naturalistica di notevole pregio ambientale quale area SIC, Scogliera di Capo Tirone di Belvedere, con la messa a disposizione di una struttura di proprietà del Comune quale il Museo del Mare, di recente realizzazione, pronta per ospitare la strumentazione della Stazione con annesso spazio espositivo dei risultati del monitoraggio, ricerca e didattica, attraverso anche stage e convegnistica all’uopo predisposti. L’attività di monitoraggio nello specchio considerato va ad interessare un giacimento di antropica formazione naturale (scogliere e spiagge) interessato negli anni da una serie di infrastrutturazioni quali l’immissione di foci e rigagnoli di acque reflue, di trattamento bio-chimico della depurazione, di alloggiamenti di siti per la balneazione sugli arenili, di costruzioni di dighe foranee superficiali e di battigia, di inserimento di unità portuale turistica e per la pesca. Non ultimo area di sperimentazione di dighe soffolte (con buoni risultati su Calabaia).</h4>
<p><img alt="" src="http://lorizzonte.net/wp-content/uploads/2017/10/7f00d6054c49007308ea51cec89e181b.png" />  <img alt="" src="http://lorizzonte.net/wp-content/uploads/2017/10/8de353011586aee8bb39eee263f603c0.png" /></p>
<p><img alt="" src="http://lorizzonte.net/wp-content/uploads/2017/10/1916f7838ceb4805789131cc563c2a27.png" />       <img alt="" src="http://lorizzonte.net/wp-content/uploads/2017/10/82d0e862b9d08459c7f4afbf189a6f83.png" /></p>
<h4 style="text-align: justify;">L’area considerata e prescelta offre dunque quelle caratterizzazioni sulle quali la Ricerca finalizzata può dispiegare una vasta gamma di attività di Didattica capace di offrire soluzioni alle problematiche proprie della fragilità del sistema al quale impedirne ulteriore deterioramento, attraverso anche la estensione della protezione all’intero  ecosistema e non solo acquatico nella sua essenza e di salvaguardia e protezione floro-faunistica: erosione ed alterazione dell’arenile; trattamenti chimici e solventi; regimentazione delle acque in superficie; dissesto idrogeologico; comportamento sociale nel rispetto dell’ambiente.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">Il Programma del Dipartimento di Ingegneria per l’Ambiente e Territorio e Ingegneria Chimica (DIATIC) della Università della Calabria tramite questo progetto intende dotarsi di quelle necessarie credenziali per poter partecipare al più vasto Bando Nazionale del Monitoraggio Ambientale Marino previsto dalla Comunità Europea, facendo proprio della nostra area SIC di Capo Tirone una location non solo sperimentale ma di verifica dei possibili risultati raggiungibili e da raggiungere: location internazionale di forte richiamo per ambientalisti e per il Turismo Regionale.(md)</h4>
<h4 style="text-align: justify;"></h4>
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		<title>QUALCUNO CI ASCOLTA</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Sep 2013 14:05:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mauro D'Aprile</dc:creator>
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		<category><![CDATA[TURISMO]]></category>

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		<title>PROPOSTA TURISMO</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Apr 2013 22:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le mie Proposte]]></category>
		<category><![CDATA[TURISMO]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il progetto per la realizzazione di un piano strategico per lo sviluppo del turismo in Italia è stato avviato nel mese di maggio 2012 dal Ministro per gli Affari Regionali, il Turismo e</p> <a href="https://lorizzonte.net/?p=733">Continua lettura...</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il progetto per la realizzazione di un piano strategico per lo sviluppo del turismo in Italia è stato avviato nel mese di maggio 2012 dal Ministro per gli Affari Regionali, il Turismo e lo Sport, Dottor Piero Gnudi, dopo aver costatato l’assenza di una politica nazionale per questo settore. Il progetto aveva l’obiettivo di svolgere un’analisi volta a rappresentare la posizione competitiva dell’Italia nell’industria turistica globalizzata, individuare le criticità, definire alcune linee guida e proporre una serie di azioni concrete. Una procedura competitiva per l’assegnazione di una consulenza finalizzata a supportare la redazione del piano strategico ha individuato The Boston Consulting Group come partner tecnico, sulla base di criteri qualitativi ed economici. Il primo passo è stato la costituzione di un Gruppo di Lavoro, con la responsabilità di tracciare il processo attraverso cui giungere alla definizione del piano strategico, definire e verificare i contenuti e assicurare un raccordo tra i principali stakeholder coinvolti. Il Gruppo, presieduto dal Ministro, è stato coordinato dal Professor Massimo Bergami (Consigliere Economico del Ministro) e composto da Andrea Babbi (Agenzia Nazionale del Turismo), Pier Luigi Celli (Agenzia Nazionale del Turismo), Mauro Di Dalmazio (Rappresentante delle Regioni), Calogero Mauceri (DARTS), Gabriele Morandin (Università di Bologna), Nicola Pianon (BCG), Roberto Rocca (DARTS) e Ignazio Rocco di Torrepadula (BCG). Le attività del Gruppo di Lavoro non hanno determinato oneri per l’Amministrazione. Inoltre, il Gruppo di Lavoro ha coinvolto in un Gruppo Guida quei Ministri i cui ambiti di responsabilità sono più collegati al turismo, ossia Giulio Terzi di Sant’Agata (Affari Esteri), Vittorio Grilli (Economia e Finanze), Corrado Passera (Sviluppo Economico, Infrastrutture e Trasporti), Mario Catania (Politiche Agricole, Alimentari e Forestali), Corrado Clini (Ambiente, Tutela del Territorio e del Mare), Francesco Profumo (Istruzione, Università e Ricerca), Lorenzo Ornaghi (Beni e Attività Culturali) e Fabrizio Barca (Coesione Territoriale). Il progetto è stato presentato in occasione di un incontro collegiale, mentre per tutta la durata del progetto il Gruppo di Lavoro si è tenuto strettamente in contatto con i Ministri o con loro rappresentanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Gruppo di Lavoro ha anche coinvolto il Coordinamento degli Assessori al Turismo delle Regioni e Province Autonome, al fine di mantenere uno stretto coordinamento tra l’elaborazione del Piano nazionale e le politiche regionali. La Conferenza Stato-Regioni ha esaminato il Piano e ha formulato un parere indirizzato al Ministro. Dal punto di vista dei dati e delle fonti. il team di BCG ha consultato i documenti elencati nel capitolo 14. Inoltre, il Piano tiene conto dei pareri di circa 100 key informant del settore che sono stati intervistati ad hoc e di 350 buyer internazionali che hanno risposto a domande specifiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, n el mese di ottobre 2012, il Piano è stato presentato dal Ministro alla X Commissione della Camera dei Deputati e alla X Commissione del Senato della Repubblica. Il documento di sintesi è stato discusso con il Presidente del Consiglio dei Ministri nel mese di ottobre 2012.</p>
<p> <a href="http://www.google.it/url?sa=t&amp;rct=j&amp;q=piano%20strategico%20del%20turismo%202020&amp;source=web&amp;cd=2&amp;sqi=2&amp;ved=0CDUQFjAB&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.governo.it%2FGovernoInforma%2Fdocumenti%2Fpiano_strategico_turismo.pdf&amp;ei=ahpnUfiYOquv4QSSuYHoBA&amp;usg=AFQjCNGThjW8SLM8Y8W0k4bqEICOkI9cEw&amp;bvm=bv.45107431,d.ZWU"><em>TURISMO</em> ITALIA <em>2020</em> - Governo Italiano</a> - <a href="http://docs.google.com/viewer?a=v&amp;q=cache:44Gp7xvoHs4J:www.governo.it/GovernoInforma/documenti/piano_strategico_turismo.pdf+piano+strategico+del+turismo+2020&amp;hl=it&amp;gl=it&amp;pid=bl&amp;srcid=ADGEESgkS8b0BmZPTIoPbci7gmCk8qUTx1sTb-zexaLsVa1VxmDxwCT73DYv78333cZfeiZjx2A8SnziqfjnOFNXigBb-DcjLLaXa96IHP6If_aOD36Yva6hcTm61LRYtv9OAkvONssb&amp;sig=AHIEtbS2SwV5QEF1BA7d8RN51EdG-Uqczw">Visualizzazione rapida</a></p>
<p><a href="http://www.google.it/url?sa=t&amp;rct=j&amp;q=rapporto%20sul%20turismo%202013&amp;source=web&amp;cd=1&amp;cad=rja&amp;sqi=2&amp;ved=0CC8QFjAA&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.ontit.it%2F&amp;ei=uhtnUZ3_Csqq4ATU2oCYBQ&amp;usg=AFQjCNGD1mdmdkQcxdM_1RVuvAzZ16yb7Q">Homepage ONT Osservatorio nazionale del <em>Turismo</em></a> <cite><a href="http://www.ontit.it/">www.ontit.it/</a></cite></p>
<h3>- <a href="http://www.italia.it/" target="_blank">Italia.it</a></h3>
<p><a href="http://www.liuc.it/cmgenerale/centri/cerst/cm/upload/n.1_Gennaio%202013_La%20domanda%20turistica%20internazionalex.pdf" target="_blank">N. 1 Gennaio 2013. <strong>“<span style="color: #0000ff;">Dieci trend Dieci” della domanda turistica internazionale</span></strong></a></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><a href="http://www.liuc.it/cmgenerale/centri/cerst/cm/upload/n.2_Gennaio%202013_Ospitalit%C3%A0%20e%20accoglienzax.pdf" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">N. 2 Gennaio 2013.</span></a></span><a href="http://www.liuc.it/cmgenerale/centri/cerst/cm/upload/n.2_Gennaio%202013_Ospitalit%C3%A0%20e%20accoglienzax.pdf" target="_blank"><strong>“Dieci trend Dieci” in materia di ospitalità e accoglienza</strong></a><strong></strong></p>
<h3><a href="http://www.google.com/url?sa=t&amp;rct=j&amp;q=foto%20cirella%20diamante&amp;source=web&amp;cd=7&amp;cad=rja&amp;ved=0CEsQFjAG&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.fotodellacalabria.it%2Fcirella.html&amp;ei=JiOIUe3TJcfZswam8oHIBA&amp;usg=AFQjCNH5GOISb_7JzXq4c9WhEb6qfd_ZMg"> I ruderi della città vecchia &#8211; Immagini della Terra </a><b><a href="http://www.google.com/url?sa=t&amp;rct=j&amp;q=foto%20cirella%20diamante&amp;source=web&amp;cd=7&amp;cad=rja&amp;ved=0CEsQFjAG&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.fotodellacalabria.it%2Fcirella.html&amp;ei=JiOIUe3TJcfZswam8oHIBA&amp;usg=AFQjCNH5GOISb_7JzXq4c9WhEb6qfd_ZMg">&#8230;</a> </b></h3>
<div style="display: inline !important;"><cite>www.<b>foto</b>dellacalabria.it</cite>‎</div>
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		<pubDate>Thu, 21 Mar 2013 15:37:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mauro D'Aprile</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le mie Proposte]]></category>
		<category><![CDATA[TURISMO]]></category>

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<h3>- <a href="http://www.italia.it/" target="_blank">Italia.it</a></h3> 
<a href="http://www.liuc.it/cmgenerale/centri/cerst/cm/upload/n.1_Gennaio%202013_La%20domanda%20turistica%20internazionalex.pdf" target="_blank">N. 1 Gennaio 2013. <strong>“Dieci trend Dieci” della domanda turistica internazionale</strong></a> 
 
<a href="http://www.liuc.it/cmgenerale/centri/cerst/cm/upload/n.2_Gennaio%202013_Ospitalit%C3%A0%20e%20accoglienzax.pdf" target="_blank">N. 2 Gennaio 2013.</a><a href="http://www.liuc.it/cmgenerale/centri/cerst/cm/upload/n.2_Gennaio%202013_Ospitalit%C3%A0%20e%20accoglienzax.pdf" target="_blank"><strong>“Dieci trend Dieci” in materia di</strong></a> <a href="https://lorizzonte.net/?p=3647">Continua lettura...</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.google.it/url?sa=t&amp;rct=j&amp;q=rapporto%20sul%20turismo%202013&amp;source=web&amp;cd=1&amp;cad=rja&amp;sqi=2&amp;ved=0CC8QFjAA&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.ontit.it%2F&amp;ei=uhtnUZ3_Csqq4ATU2oCYBQ&amp;usg=AFQjCNGD1mdmdkQcxdM_1RVuvAzZ16yb7Q">Homepage ONT Osservatorio nazionale del <em>Turismo</em></a> <cite></cite></p>
<h3>- <a href="http://www.italia.it/" target="_blank">Italia.it</a></h3>
<p><a href="http://www.liuc.it/cmgenerale/centri/cerst/cm/upload/n.1_Gennaio%202013_La%20domanda%20turistica%20internazionalex.pdf" target="_blank">N. 1 Gennaio 2013. <strong>“Dieci trend Dieci” della domanda turistica internazionale</strong></a></p>
<p><a href="http://www.liuc.it/cmgenerale/centri/cerst/cm/upload/n.2_Gennaio%202013_Ospitalit%C3%A0%20e%20accoglienzax.pdf" target="_blank">N. 2 Gennaio 2013.</a><a href="http://www.liuc.it/cmgenerale/centri/cerst/cm/upload/n.2_Gennaio%202013_Ospitalit%C3%A0%20e%20accoglienzax.pdf" target="_blank"><strong>“Dieci trend Dieci” in materia di ospitalità e accoglienza</strong></a><strong></strong></p>
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