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UN PROGRAMMA COMUNALE 4

Per come è noto, e nel caso di Belvedere storicamente tragico, il fenomeno dei dissesti idrogeologici si registra a seguito l’abbandono delle attività primarie agricole, con consequenze altamente impegnative di risorse per farvi fronte.

Il recupero delle Attività Agricole ed il riuso dei Terreni Incolti si pone quindi come stato di necessità primaria proprio per lenire il carico degli interventi a riparazione della infrastrutturazione comunale divenuto pribitivo anche per effetto del Dissesto Economico del Comune.

Tale attività rientra fra gli impegni  di Proposta ed Attuazione di un Programma Amministrativo di Iniziative che non impegna direttamente Capitoli di Spesa dell’Ente, impossibilitato ad intervenire sotto questo aspetto, ma semplicemente di Coordinamento nell’Esercizio delle proprie funzioni.

Nel caso specifico all’argomento, “Riutilizzo dei Terreni Incolti“, ritorna utile l’esempio che di seguito si sottopone all’attenzione, precisando che per quanto attiene le PROCEDURE DIVERSIFICATE  per ragioni socio-economiche delle due realtà, quella relativa a Belvedere si richiama nei dispositivi legislativi vigenti appositamente redatti e richiamati in fondo all’articolo.

Il borgo medievale di Bobbio è un Comune emiliano nella Val Trebbia. Alcuni dei suoi studenti si sono resi protagonisti di una proposta originale per tutelare la propria terra. FOTO: CC.4.0.

Accade a Bobbio, in Val Trebbia: gli studenti dell’Istituto tecnico commerciale San Colombano hanno chiesto di ricevere in comodato d’uso gratuito zone agricole un tempo coltivate a terrazza ma oggi abbandonate

Di motivi che spingono a ricordarlo e far venire voglia di visitarlo, il comune piacentino di Bobbio ne aveva già parecchi. È collocato in Val Trebbia, descritta da Ernest Hemingway come una delle vallate più belle del mondo. Sulle sue colline si coltiva fin dal ‘700 il pregiato nebbiolo. Il borgo medievale è poi impreziosito dal suggestivo Ponte del Diavolo, di epoca romanica, lungo 280 metri e dall’Abbazia di San Colombano fin dal 614. Da anni, poi, vi si organizza un Festival del cinema, ideato dal regista Marco Bellocchio, che di Bobbio è uno dei cittadini più noti. Tante peculiarità che lo hanno anche fatto eleggere “borgo più bello d’Italia” un paio d’anni fa.

Oggi Bobbio torna a far parlare di sé per un’azione dei propri studenti. Più precisamente, di quelli che frequentano gli ultimi due anni all’Istituto tecnico commerciale San Colombano. Tutti insieme hanno scritto alla Regione Emilia Romagna per chiedere di vedersi assegnati i terreni agricoli abbandonati per riportarli a nuova vita.

Riportare protagonisti i terrazzamenti

Il fenomeno dell’abbandono delle aree fertili non è certo marginale e accomuna Bobbio a molti altri territori italiani. I vecchi terrazzamenti, una volta vocati prevalentemente a vigna, sono da tempo incolti. Chi ha ereditato appezzamenti di terreno da genitori e nonni non ha tempo né voglia di occuparsene. Spesso anzi è emigrato altrove.

Il bosco così sta avanzando, riappropriandosi di quelle terre. L’altro volto che si cela dietro alla crescita importante delle superfici boscate, praticamente raddoppiate rispetto all’Unità d’Italia ma sulle quali il più delle volte non si interviene poi con alcuna azione che aiuti ad aumentare il sequestro di carbonio e la gestione sostenibile. È lo stesso Inventario Nazionale delle Foreste e dei Serbatoi forestali di Carbonio a evidenziare questa situazione: sul 37.4% della superficie dei boschi non si registra alcun intervento selvicolturale.

Quali pratiche selvicolturali vengono eseguite nei boschi italiani? FONTE: terzo Inventario Forestale Nazionale INFC 2015

Quali pratiche selvicolturali vengono eseguite nei boschi italiani? FONTE: terzo Inventario Forestale Nazionale
INFC 2015

Unire valorizzazione agricola e turismo

Gli studenti di Bobbio hanno stilato una sorta di business plan, frutto di un lavoro fatto con la cooperativa piacentina Eureka, che ha sviluppato un’analisi costi-benefici di investimenti agricoli nelle campagne circostanti. La loro idea, sottoposta alla dirigente dell’Assessorato Politiche giovanili della Regione Emilia Romagna, è di prevedere un sistema di comodato d’uso gratuito oppure una forma di affitto a prezzi simbolici che consenta ai giovani di occuparsi nella rinascita di quelle terre. Magari collegando tali azioni anche a iniziative di promozione turistica del territorio.

“La dirigente della Regione – ha rivelato il preside dell’istituto San Colombano, Luigi Garioni al Fatto Quotidiano – è rimasta colpita dalla lucidità e dalla quantità delle proposte fatte dai ragazzi. Speriamo che tutto ciò abbia un seguito”. L’ennesima prova di un ritrovato protagonismo delle nuove generazioni, sempre più attente a trovare soluzioni che sappiano unire sbocchi economici interessanti con una maggiore attenzione alla cura del territorio nel quale vivono.

3,5 milioni di terreni inattivi

L’idea dei ragazzi non sarebbe peraltro isolata. In zona sono già in atto azioni di recupero di terreni abbandonati. “Le stanno portando avanti diverse persone” ricorda Garioni. “Sono nati dei noccioleti, una limonaia. Qualcuno ha pensato di coltivare lavanda. Altri hanno provato a piantumare di nuovo uliveti e vigneti. Ciò dimostra che la visione dei nostri allievi è corretta. Il progetto studiato dalla nostra scuola potrebbe essere un trampolino di lancio per recuperare un modo di vivere più agricolo e attrarre anche turisti e persone che desiderano trasferirsi in un luogo accogliente e naturale, lontano da fabbriche e inquinamento”.

In Italia le aree per sviluppare progetti di recupero che coinvolgano le nuove generazioni certo non mancano. Un’analisi di Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) quantifica in non meno di 3,5 milioni di ettari i terreni inattivi che potrebbero essere riconvertiti a pascoli o coltivazioni.

 

Uno dei terreni recuperati e resi nuovamente produttivi dall'azienda agricola VegaGè nell'ambito del progetto Terre AbbanDonate. FOTO: Terre AbbanDonate

L’iniziativa Terre AbbanDonate dell’associazione Let Eat Bi: un portale nel quale far incontrare chi possiede terreni ma non può coltivarli e chi vorrebbe prendersene cura ma non ha i soldi per comprarli. Un modo virtuoso per contrastare il degrado e ottenere vantaggi per tutti

 

C’è Renzo, pensionato che mette a disposizione il proprio terreno e anche alloggio e macchinari agricoli, chiedendo in cambio solo parte del raccolto. C’è Gemma, coltivatrice diretta che voleva far crescere la propria attività, ma non aveva le possibilità economiche per farlo. O Monica, impiegata di banca, che cercava qualcuno per far rivivere un suo terreno ormai incolto ma al quale suo nonno era molto affezionato. Insomma c’è chi ha bisogno di un terreno e chi invece vuole donarlo affinché riviva. Come fare incontrarli?

Restituire terreni alla loro vocazione agricola

L’associazione piemontese Let Eat Bi – Il Terzo Paradiso in terra biellese ha risolto il problema attraverso il progetto Terre AbbanDonate. L’idea nasce con un obiettivo semplice: contrastare l’abbandono dei terreni e aiutare al tempo stesso chi vuole tornare alla terra. I proprietari di appezzamenti incolti vengono inseriti in un Catasto dei Terreni. Chi è invece interessato a coltivarli viene inserito nell’Anagrafe dei Coltivatori. La piattaforma Terre AbbanDonate serve da facilitatore. Le parti sono lasciate ovviamente libere di trovare l’accordo più adatto alle loro esigenze. Ma nella piattaforma viene messo a disposizione un contratto scritto standard che rende lo scambio più facile e trasparente, dando garanzie sia all’affidante sia all’affidatario.

“Il progetto “Terre AbbanDonate” intende restituire alla loro vocazione agricola i terreni incolti presenti sul territorio biellese. Lo vuole fare però favorendo lo scambio e il dialogo tra gli abitanti e allo stesso tempo tenta di arginare episodi di abbandono e degrado del paesaggio rurale” spiegano i promotori di Let Eat Bi. “La cooperazione all’interno della comunità locale, lo sviluppo di una sensibilità volta al riuso piuttosto che al consumo, la cura del territorio in quanto luogo dell’identità collettiva passano anche attraverso la messa a disposizione di un terreno dimenticato”.

In Italia 3,5 milioni di ettari di terreni inattivi

Quanto sia urgente il problema di tornare a sfruttare a livello agricolo le terre abbandonate lo evidenziano i dati di Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare): in Italia si contano non meno di 3,5 milioni di ettari di terreni inattivi, che potrebbero essere riconvertiti a pascoli o coltivazioni. La stessa Ismea lo scorso anno ha deciso di mettere all’asta 386 terreni abbandonati, pari a circa 10mila ettari, dislocati in 9 regioni italiane. Destinatari preferenziali gli under 40, che possono pagare i terreni in 30 anni con rate semestrali o annuali. Iniziativa lodevole perché favorire il ricambio generazionale in agricoltura è essenziale per rivivificare le economie rurali locali, ridurre lo spreco di terre coltivabili, salvando peraltro il suolo dal rischio di degrado aumentandone la resilienza agli eventi meteorologici estremi.

Il valore aggiunto dello scambio gratuito

Ma il progetto della biellese Let Eat Bi aggiunge il valore dello scambio gratuito e del dono reciproco tra persone di uno stesso territorio: “L’opportunità di utilizzare gratuitamente un terreno offre al privato cittadino la possibilità di rendersi, anche solo in minima parte, autonomo a livello alimentare” commenta Gemma, titolare dell’azienda agricola VegaGè, tra gli aderenti al progetto Terre AbbanDonate. “Invece chi intenda intraprendere un’attività agricola, come nel mio caso, ha la possibilità di mettersi in gioco senza rischiare i risparmi di una vita per acquistare i terreni. Inoltre più in generale, tutti i cittadini sono circondati finalmente da terreni ben tenuti e non da roveti incolti. Il paesaggio migliora, con lui l’umore delle persone e, perché no, anche il mercato immobiliare delle aree circostanti”.

“Credo che un’iniziativa del genere possa rivelarsi utile in molte realtà territoriali, non sono in quelle marginali” aggiunge Andrea, uno dei primi a scommettere sul progetto e ad aderire alla piattaforma. “Inoltre risponde all’esigenza “affettiva” di molte famiglie che, eredi di terreni di cui non possono occuparsi, vedono continuare in qualche modo le attività dei parenti di cura della terra”.

PER BELVEDERE:

Progetto SIBaTer – Supporto Istituzionale all’attuazione della Banca delle Terre,

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