Il lavoro dipendente genera mediamente il 55 per cento del gettito Irpef, mentre il contributo dei pensionati è in netta crescita, ora attorno al 30 per cento. Scende invece il gettito da lavoro indipendente, per effetto dei regimi fiscali agevolati.
La riforma mancata
L’Irpef è la principale imposta diretta e la principale fonte di entrate tributarie per lo stato italiano – quasi 200 miliardi nel 2021, un peso sul Pil attorno al 10 per cento – oggetto di promesse continue di revisione per ridurla (per incentivare la crescita) o per renderla più giusta o per perseguire – puntando in alto – entrambi gli obiettivi.
Al di là delle bellicose intenzioni, metter mano all’Irpef è tutt’altro che semplice, come è apparso chiaro anche nella scorsa legislatura. Si era lavorato a una riforma fiscale importante, anche se non stravolgente l’impianto esistente, ma la delega fiscale, passata alla Camera il 25 giugno 2022, non è stata approvata tempestivamente dal Senato e quindi tutto è naufragato, salvo le parzialissime anticipazioni già approvate con la legge di bilancio 2022 – in sostanza il passaggio da 5 a 4 aliquote, alcune conseguenti modifiche alle detrazioni e poco altro.
Come si forma il gettito
In attesa di capire dove si andrà a parare in questa legislatura, è opportuno considerare alcune recenti tendenze nella formazione del gettito Irpef.
II Ministero Economia e Finanze ha elaborato, a partire dalle singole dichiarazioni individuali dei redditi, una ripartizione del gettito dell’imposta secondo la fonte di reddito per ciascun anno dal 2000 al 2018. È possibile aggiornare tale ripartizione fino all’anno di imposta 2020 utilizzando i dati delle statistiche fiscali sui contribuenti distinti per tipologia di reddito prevalente. Per quanto i due criteri di ripartizione non coincidano esattamente, conducono a risultati analoghi e confrontabili, come si evidenzia in tabella 1 e grafico 1 (per il 2018 sono esposti i risultati ottenuti con entrambe le metodologie).
Le tendenze di fondo risultano le seguenti per le tre principali tipologie di reddito che generano quasi tutto il gettito dell’imposta (altre fonti – capitale, fabbricati – generano una quota di Irpef sempre inferiore al 4 per cento nell’ultimo decennio):
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il lavoro dipendente (inclusi i redditi assimilati al lavoro dipendente) genera mediamente il 55 per cento dell’Irpef, oscillando nei vent’anni considerati in una banda stretta tra il 54 e il 56 per cento: il suo contributo era stabilmente declinato nella fase di crisi post 2008 mentre era ritornato a crescere a partire dal 2014; la contrazione del 2020 è evidentemente ascrivibile alla pandemia;
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il contributo dei pensionati evidenzia un trend nettamente crescente: se all’inizio del secolo generavano il 20 per cento dell’Irpef, ora siamo attorno al 30 per cento; ciò è ascrivibile a diversi fattori: fino al 2011 ha contato l’incremento del numero di pensionati; successivamente è stato più rilevante l’incremento medio dei redditi pensionistici e la loro resilienza al ciclo economico;
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il contributo del lavoro indipendente è continuamente sceso: prima della crisi del 2008 valeva il 18-19 per cento dell’Irpef totale, ora vale il 12 per cento a seguito di un’ulteriore contrazione rilevata negli anni più recenti.
