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LA SPESA PUBBLICA

Quando si analizzano gli effetti delle politiche fiscali espansive sulla sostenibilità del debito pubblico, si osserva che tutti gli stimoli fiscali conducono ad una riduzione del rapporto debito/PIL, ma gli investimenti pubblici sono lo strumento più efficace per promuovere la sostenibilità del debito pubblico

Dai risultati dell’analisi emerge che i moltiplicatori associati alla spesa pubblica totale sono vicini all’unità, oscillando, in media, tra 0.86 e 0.99. Inoltre, i nostri risultati confermano la rilevanza della composizione della politica fiscale poiché gli investimenti pubblici stimolano il PIL in modo più efficace dei consumi pubblici. Infatti, mentre i moltiplicatori medi degli investimenti pubblici variano tra 1.5 e 2.25, i moltiplicatori medi dei consumi pubblici sono compresi tra 0.86 e 1.86.

Guardando invece alla sostenibilità del debito pubblico, l’analisi mostra che un aumento della spesa pubblica comporta una riduzione del rapporto debito pubblico/PIL. Nel valutare la composizione di un piano fiscale, i nostri risultati confermano l’idea che gli investimenti pubblici sono più efficaci nel ridurre il debito pubblico rispetto alla spesa per consumi (Abiad et al., 2016; Petrović et al., 2021). Tuttavia, contrariamente alla letteratura esistente che considera gli investimenti pubblici come l’unico strumento in grado di promuovere la sostenibilità del debito pubblico, anche un aumento dei consumi pubblici può ridurre il rapporto debito pubblico/PIL. Come mostrato in tabella 2, un incremento della spesa pubblica pari all’1% del PIL determina una riduzione del rapporto debito pubblico/PIL compresa, in media, tra 1.38 e 4.78 punti percentuali. Se si guarda invece alla composizione della spesa pubblica, l’incremento dell’1% rispetto al PIL degli investimenti pubblici determina una riduzione del rapporto debito pubblico/PIL tra 2.88 e 10.88 punti percentuali, mentre l’impatto dei consumi pubblici risulta essere più limitato e compreso tra 0.96 e 8.15 punti percentuali. Tali risultati devono essere interpretati alla luce delle stime dei moltiplicatori fiscali riportate nella tabella 1. Infatti, a seguito di politiche fiscali espansive, più alto è il valore dei moltiplicatori, più forte è la riduzione del rapporto debito pubblico/PIL in quanto il denominatore del rapporto debito/PIL cresce maggiormente. Poiché i moltiplicatori degli investimenti pubblici sono più alti di quelli della spesa per consumi, gli investimenti pubblici producono una riduzione del rapporto debito pubblico/PIL maggiore rispetto ai consumi. Pertanto, i nostri risultati suggeriscono che i consolidamenti fiscali, generando un calo sostanziale dell’attività economica, portano ad un aumento del rapporto debito pubblico/PIL. Al contrario, politiche fiscali espansive sono in grado di generare effetti positivi sui livelli di attività economica e promuovere la sostenibilità del debito pubblico.

4. Conclusioni

Le recenti crisi che hanno colpito molti paesi avanzati hanno comportato l’attuazione di diverse politiche fiscali per facilitare la ripresa economica e cercare di ridurre gli elevati debiti pubblici. Mentre dopo la crisi finanziaria globale e quella dei debiti sovrani dell’UE in molti paesi sono state attuate politiche di consolidamento fiscale, dopo la crisi del Covid-19 molte economie avanzate hanno implementato politiche fiscali espansive. Ad esempio, l’amministrazione degli Stati Uniti ha varato nel 2021 un piano fiscale di circa 5.2 triliardi di dollari (Romer, 2021). L’Europa ha stanziato un piano fiscale di circa 1.8 triliardi di euro per il periodo 2021-2027, di cui 800 miliardi di investimenti tramite il Next Generation EU. Durante la crisi finanziaria globale e quella del debito sovrano dell’UE, i sostenitori delle politiche di austerità hanno ipotizzato che i moltiplicatori fiscali fossero ben al di sotto dell’unità e che tali politiche avrebbero causato effetti non keynesiani. Tuttavia, dopo alcuni anni di lenta crescita economica e di peggioramento degli indicatori relativi alla finanza pubblica, molti economisti e istituzioni internazionali hanno iniziato a mettere in dubbio l’efficacia delle politiche di austerità (Blanchard e Leight, 2014; Fatás e Summers, 2018; Fatás, 2019). Diversi lavori hanno infatti mostrato che i moltiplicatori fiscali erano maggiori di quanto era stato ipotizzato dai sostenitori delle politiche di austerità e che le politiche di consolidamento fiscale hanno condotto ad un aumento del rapporto debito pubblico/PIL. Basandoci su questa letteratura, il presente lavoro ha voluto analizzare gli effetti che un aumento della spesa pubblica totale e delle sue componenti può produrre sul PIL e sul rapporto debito pubblico/PIL.

I nostri risultati supportano l’idea che le politiche fiscali espansive producono effetti keynesiani, generando un impatto positivo sul PIL e sulla sostenibilità del debito pubblico. I moltiplicatori fiscali associati alla spesa pubblica totale sono vicini all’unità. Quando si considera la composizione dei piani fiscali, gli investimenti pubblici presentano un moltiplicato maggiore rispetto ai consumi pubblici. Ad ogni modo, è rilevante sottolineare che l’effetto dei consumi pubblici non dovrebbe essere trascurato dal momento che produce effetti persistenti sul PIL, con un moltiplicatore prossimo all’unità. Quando invece valutiamo la capacità delle politiche fiscali espansive di promuovere la sostenibilità del debito, i nostri risultati mostrano che tutti gli aumenti delle diverse componenti di spesa sono in grado di ridurre il rapporto debito pubblico/PIL e che gli investimenti pubblici sono lo strumento più efficace.

In conclusione, i nostri risultati suggeriscono che i governi dovrebbero attuare politiche fiscali espansive per promuovere sia la ripresa economica che la riduzione del rapporto debito pubblico/PIL. Tali implicazioni appaiono ancora più rilevanti alla luce della discussione sulla riforma delle regole fiscali comunitarie portata avanti dalla Commissione Europea (EC, 2023). A tal proposito, al fine di ridurre il rapporto debito pubblico/PIL, i recenti orientamenti della Commissione suggeriscono agli stati membri caratterizzati da elevati e moderati livelli di debito pubblico di implementare politiche di consolidamento fiscale volte a limitare la spesa pubblica corrente finanziata a livello nazionale. Se questi orientamenti fossero applicati, la riduzione di spesa pubblica che ne conseguirebbe produrrebbe effetti controproducenti sulla crescita economica e sulla sostenibilità delle finanze pubbliche soprattutto nei paesi che presentano alti rapporti debito pubblico/PIL come l’Italia.

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