La produzione di energia elettrica nel mondo avviene in massima parte ricorrendo ai combustibili: che siano più o meno climaalteranti, con centrali a carbone, gas naturale, petrolio e biocombustibili, nel 2020 sono stati prodotti circa 17.000 TWh, corrispondenti al 63,5% della produzione totale; le altre fonti di produzione principali sono state l’idroelettrico (16,6%) e il nucleare da fissione (10%), seguiti da eolico (6%) e solare (3,1%).
1 L’AUMENTO DELLA DOMANDA
Tutte le stime sul fabbisogno energetico futuro concordano sulla crescita dei consumi: nonostante la forte spinta verso il risparmio energetico e l’efficientamento delle reti di trasmissione e delle utilities, la sola elettrificazione della mobilità su strada, ad esempio, porterà a un aumento di domanda considerevole e quindi a un incremento della produzione a livello globale.
L’aumento di produzione, abbinato alla necessità di ridurre il ricorso alle fonti fossili, non potrà essere pareggiato ricorrendo solo a una massiva installazione di GW da rinnovabili tradizionali: oltre alla difficoltà pratica del dover quadruplicare la potenza attualmente prodotta da eolico, solare e idroelettrico, l’evidente discontinuità nella produzione renderebbe necessario un massiccio dispiegamento di stazioni di accumulo che, da un lato, farebbe impennare la domanda dei materiali che costituiscono le batterie (senza considerare i costi di smaltimento a fine vita, visto che si tratta di rifiuti speciali) e dall’altro renderebbe più acuto il problema della scarsa disponibilità di bacini idrici da utilizzare per le stazioni di pompaggio.
Il percorso verso la transizione energetica dovrà, quindi, essere supportato da un incremento nella produzione di energia prodotta con il nucleare da fissione, almeno fino a quando non sarà disponibile la fusione nucleare che, oltre ad essere climaticamente neutrale, gode di un’accettabilità sociale molto più alta rispetto alla fissione nucleare e riduce sensibilmente la dipendenza geografica delle materie prime necessarie.
LA DISTRIBUZIONE DELLE RISORSE ENERGETICHE
Tutte le fonti citate in precedenza, infatti, con la sola eccezione dell’eolico, necessitano di materie prime che non sono uniformemente distribuite sul pianeta e il loro approvvigionamento può generare tensioni che possono sfociare in crisi energetiche su larga scala che influenzano pesantemente l’andamento dell’economia mondiale: basti pensare alle crisi petrolifere degli anni Settanta o alla situazione che stiamo vivendo in questi mesi a seguito del conflitto tra Russia e Ucraina.
Se consideriamo i combustibili fossili, i loro depositi dipendono sia dal clima e dagli organismi che vivevano in una determinata zona centinaia di migliaia di anni fa sia dai fenomeni geologici che hanno avuto luogo da allora. Le più grandi riserve di carbone si trovano negli Stati Uniti, Russia, Cina, Australia e India, dove milioni di anni fa c’erano lussureggianti foreste paludose con molti alberi che hanno fornito il materiale organico per produrre carbone.
I depositi di gas naturale sono spesso prossimi ai depositi di petrolio: in quelli più vicini alla superficie terrestre prevale quest’ultimo, mentre quelli profondi, formatisi con pressione e temperatura maggiori, contengono più gas naturale; andando maggiormente in profondità si trovano giacimenti costituiti da gas naturale puro.
Secondo la U.S. Energy Information Administration le più grandi riserve di gas naturale al mondo sono in Russia, Iran, Qatar, Arabia Saudita, Stati Uniti e Turkmenistan.
L’ultimo combustibile da considerare è quello necessario per la fissione nucleare: l’uranio. In questo caso, oltre alla distribuzione geografica, che comunque non è omogenea, occorre tener presente che si tratta di un materiale che può essere utilizzato per usi bellici, quindi è una risorsa soggetta a controlli di sicurezza molto stringenti e l’approvvigionamento è particolarmente complicato.
Le maggiori miniere di uranio si trovano in Australia, Kazakhstan, Russia, Cina, Canada, Brasile, Namibia, Sud Africa e Niger, che assieme posseggono attorno all’85% delle riserve mondiali. Va sottolineato che l’Europa non ha miniere di uranio significative.
Un approfondimento diverso va fatto sulle materie prime necessarie per sfruttare il solare fotovoltaico: se pure queste sono universalmente disponibili, il mercato attuale dei produttori di pannelli solari vede quasi l’80% della produzione mondiale realizzato da aziende cinesi risultando, di fatto, quasi un monopolio, con tutto ciò che ne consegue in termini di sicurezza nell’approvvigionamento.
Una considerazione merita inoltre l’idroelettrico: a causa della siccità, la produzione di energia idroelettrica mondiale nel 2021, per la prima volta in due decenni, è diminuita del 3% rispetto al dato dell’anno precedente, nonostante la crescita della capacità installata; inoltre la disponibilità di bacini e corsi d’acqua di dimensioni sufficienti per una centrale è tutt’altro che inesauribile.
Basti vedere il dato italiano: negli ultimi 10 anni la produzione da idroelettrico, pur generando più energia di solare ed eolico messi assieme, è aumentata solo del 7% a causa della saturazione della nostra rete idrica.
