Il 6 febbraio scorso, la Commissione Europea ha adottato la ComunicazioneEurope’s 2040 climate target. Il documento propone una riduzione entro il 2040 delle emissioni di gas a effetto serra dell’Unione Europea del 90% rispetto al 1990.
Obiettivi: un percorso a più riprese
Nel 2008 ci si era prefissati per il 2020 una riduzione del 20% delle emissioni, da ottenere attraverso un aumento del 20% dell’efficienza energetica e un contributo del 20% di rinnovabili nel mix energetico. L’obiettivo era stato raggiunto, e già nel 2019 le emissioni si erano ridotte del 23% rispetto al 1990. Nel 2020 le emissioni si erano ulteriormente ridotte ma i dati erano alterati dalle politiche di confinamento legate alla pandemia.
Obiettivi ancora più ambiziosi di decarbonizzazione erano stati fissati per il 2030 puntando a una riduzione delle emissioni del 40%. All’inizio del 2020, gli Stati membri avevano inviato alla Commissione i loro Piani energetici e climatici, per il periodo 2021-2030. Nel rapporto che ne è seguito la Commissione evidenziava come le emissioni si sarebbero ridotte del 41% per il 2030. L’Unione Europea era quindi nella tabella di marcia per il raggiungimento della riduzione delle emissioni del 40%.
Tuttavia, la Commissione, insediatasi alla fine del 2019, aveva considerato tali obiettivi insufficienti e lanciato il Green Deal, puntando a una decarbonizzazione ancora più spinta. Per raggiungere gli obiettivi del Green Deal, il 14 luglio 2021, il pacchetto Fitfor55 aveva proposto una serie di iniziative legislative per arrivare a una riduzione delle emissioni del 55% per il 2030.
Dove siamo oggi con la decarbonizzazione
Durante il 2023, la maggioranza dei Paesi dell’Unione Europea ha inviato alla Commissione un aggiornamento dei piani energetici e climatici del 2020 tenendo conto delle iniziative legislative del pacchetto Fitfor55.
Il 24 ottobre 2023, la Commissione ha pubblicato un rapporto sull’effetto cumulato delle politiche climatiche dei 27 stati membri indicando che la riduzione delle emissioni si fermerà intorno al 51%. L’obiettivo del 55% al 2030 non verrà quindi raggiunto e anche l’obiettivo del 42,5% di rinnovabili verrà mancato in quanto il loro contributo al 2030 è stimato intorno al 39%. Ci si può quindi chiedere se, non essendo sulla tabella di marcia per il 2030, si possa pensare di fissare obiettivi ancora più ambiziosi per il 2040, come proposto dalla Commissione il 6 febbraio.
La nuova proposta: -90% delle emissioni entro il 2040
Pur trattandosi di una proposta intesa ad avviare un dibattito, la Comunicazione indica, seppur in maniera generale, una serie di politiche e obiettivi settoriali necessari al raggiungimento della decarbonizzazione del 90% al 2040, obiettivi e politiche che risultano però poco credibili.
Il documento indica come l’importazione di combustibili fossili nel 2022 abbia avuto un costo di 650 miliardi di euro, cioè più del 4% del prodotto interno della UE. Considerando la nostra fattura energetica, l’ipotizzata riduzione dell’80% del consumo di fossili entro il 2040 è sicuramente auspicabile. Tuttavia, ci si può interrogare sulla fattibilità di tale riduzione nel settore dei trasporti che dipende per più del 90% da prodotti petroliferi. Una sostituzione di tali prodotti con biocarburanti, combustibili sintetici e, ove possibile, elettrificazione richiederebbe infatti una rivoluzione copernicana dell’intera filiera dei trasporti di difficile realizzazione entro il 2040.
Viene anche indicato che nel 2040 le rinnovabili insieme al nucleare dovranno fornire il 90% dell’elettricità europea. La progressiva penetrazione delle rinnovabili è indubbia e nel 2023 sono stati installati 66 GW di nuovi impianti solari ed eolici. Esistono però Paesi che dipendono ancora in gran parte da carbone e gas per la produzione di elettricità. La Germania ha recentemente approvato un piano di rilancio della lignite per compensare sia la forte riduzione di gas russo sia l’energia nucleare, non più disponibile dopo la poco ponderata decisione di chiudere tutte le sue centrali. Inoltre, ad esempio, la Polonia genera l’80% della sua elettricità tramite carbone ed è impensabile che possa abbandonarlo quasi totalmente entro il 2040.
La Comunicazione ricorda che gli edifici contribuiscono al 42% del nostro consumo finale di energia e a più della metà del consumo di gas. È difficile credere che da qui al 2040 il parco di edifici europeo venga rinnovato per permettere una sua quasi completa decarbonizzazione, tenendo presente soprattutto che il tasso di rinnovo degli edifici stessi è attualmente di poco superiore all’1% all’anno. Imporre un livello così elevato di decarbonizzazione presupporrebbe inoltre l’abbandono di caldaie alimentate da fossili e un rimpiazzo totale delle stesse da pompe di calore. La Comunicazione cita come un successo l’installazione nel 2023 di tre milioni di pompe di calore. Tuttavia, per una completa decarbonizzazione degli edifici dovremmo considerare l’installazione di svariate decine di milioni di pompe di calore anche in edifici che non hanno le caratteristiche tecniche per utilizzarle.
La Comunicazione contiene altro “wishful thinking”, come la messa in esercizio del primo small nuclearreactor nei primi anni ’30. L’installazione del primo small nuclear reactor europeo in tempi così brevi è poco credibile, ma anche se fosse realizzato, non fornirebbe certo un contributo quantitativamente importante alla decarbonizzazione. Viene poi indicato un ricorso diffuso a tecniche di carbon removal, cioè varie soluzioni per rimuovere la CO2 dall’atmosfera (CCS, CCUS, DAC e BioCCS). Tale opzione è sicuramente da considerare per i cosiddetti settori hard to abate. Tuttavia, la rimozione di 400 milioni di tonnellate di CO2 all’anno per il 2040 è assolutamente irrealistica.
Infine, alcuni analisti hanno fatto maliziosamente notare che gli ambiziosi riferimenti alla decarbonizzazione del settore agricolo presenti in versioni precedenti e non ufficiali della Comunicazione sono stati chirurgicamente rimossi nella versione finale, probabilmente in seguito alle recenti proteste degli agricoltori in diversi Paesi membri dell’Unione.
Regulatory pause: verso una transizione non frettolosa?
La Comunicazione ha il merito di aprire il dibattito sugli obiettivi di decarbonizzazione al 2040.
Tuttavia, come ha affermato Wopke Hoekstra, il nuovo Commissario per il Clima che ha rimpiazzato Frans Timmermans, il processo di decarbonizzazione non è uno sprint, ma una maratona. Volendo seguire il suo ragionamento potremmo dire che essendo già in ritardo sulla tabella di marcia per il chilometro 30 della maratona (la riduzione del 55% al 2030 non sembra raggiungibile), è improbabile che si possa accelerare nella fase finale della corsa per centrare l’obiettivo del 90% al 2040.
Proseguendo nell’analogia podistica si potrebbe dire che, così come nelle maratone i chilometri più duri sono gli ultimi, anche nella decarbonizzazione l’eliminazione delle tonnellate residue di CO2 nelle fasi finali della transizione energetica sarà sempre più costosa e difficilmente implementabile.
A questo proposito l’Unione Europea dovrebbe abbandonare la “sindrome del primo della classe” che deve decarbonizzare tutto a tutti i costi ma, continuare l’implementazione delle già ambiziosissime politiche del Fitfor55 da poco faticosamente approvate. In quest’ottica la proposta di una Regulatory pause è stata recentemente fatta dal presidente francese Macron e dal gruppo di Renew Europe al Parlamento europeo.
Occorre infine sottolineare che le specifiche proposte legislative per l’implementazione dei nuovi obiettivi di decarbonizzazione verranno fatte dalla nuova Commissione che si insedierà nella seconda metà del 2024. Analogamente il dibattito e gli emendamenti di tali proposte verranno fatti sia dagli Stati membri, che dal nuovo Parlamento Europeo che sarà eletto a giugno di quest’anno. Parlamento in cui si potrebbero configurare alleanze diverse dalle attuali e possibilmente meno sensibili a tematiche climatiche e ambientali.