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BARTOLOMEO DA PISA- SAN DANIELE

LA FAMIGLIA FECONDA
DI FRANCESCO D’ASSISI
NEL
DE CONFORMITATE VITAE
DI BARTOLOMEO DA PISA
Liber I, Fructus VIII
Traduzione di
Noel Muscat ofm
Analecta Franciscana sive Chronica aliaque varia documenta
ad Historiam Fratrum Minorum spectantia,
edita a Patribus Collegii S. Bonaventurae,
Ad Claras Aquas (Quaracchi), prope Florentiam,
Tomus IV, 1906, 165-364.
© 2015 Franciscan Communications – TAU Edition
Franciscan Friars
OFM Province of Saint Paul
291, Saint Paul Street,
Valletta VLT 1213
Malta

http://www.i-tau.com/franstudies/

E-book: prima edizione 2015
Nota del traduttore dell’opera:
Permission granted for unlimited use. Credit required.
Permesso concesso per scaricare liberamente, dietro nota di riconoscimento
.

SIGLE E ABBREVIAZIONI
ABFAtti del Beato Francesco e dei suoi compagni
APAnonimo Perugino
1CTommaso da Celano, Vita di San Francesco
2CTommaso da Celano, Memoriale nel Desiderio dell’Anima
[Vita Seconda]
CACompilazione di Assisi
FAOFFonti Agiografiche dell’Ordine Francescano, Edizioni Francescane, Padova 2014.
FFFonti Francescane. Nuova Edizione, Edizioni Francescane, Padova 2004.
L3CLeggenda dei Tre Compagni
LMSan Bonaventura, Leggenda Maggiore di San Francesco
SPSpecchio di Perfezione
PREFAZIONE
Nel suo studio “«Similem illum fecit in gloria sanctorum». Il profilo cristiforme di Francesco d’Assisi nel «De Conformitate» di Bartolomeo da Pisa” (Antonianum, Roma 2012), Alessandro Mastromatteo scrive nella sua introduzione, a pagina 18: “Il «De Conformitate» non ha beneficiato di nessuna traduzione nelle lingue moderne e chiunque voglia avvicinarsi ad esso dovrà ricorrere al testo originale (latino); anche per questo sarebbe auspicabile in futuro una traduzione dell’intera opera per una maggiore fruibilità della stessa”.
Fare una traduzione completa dell’opera di Bartolomeo da Pisa è davvero un’ardua impresa, dato la mole della stessa opera che occupa due volumi interi degli “Analecta Franciscana”. Il nostro intento in questo volume è stato quello di presentare una traduzione di uno solo dei 40 frutti e conformità elencate dal frate Pisano, per dimostrare quanto la vita di San Francesco fosse conforme a quella di Gesù Cristo. Abbiamo scelto l’ottavo frutto e conformità, intitolato: “Iesum coetus prosequitur – Franciscus fecundatur”.
Questo frutto e conformità parla in modo sintetico della comunità degli apostoli scelti da Gesù per seguirlo e conformarsi alla sua vita, e poi, in modo molto più prolisso, della comunità dei compagni di San Francesco che hanno scelto di seguire l’esempio del Poverello di Assisi, particolarmente dei frati del Primo Ordine, divisi secondo le varie province conosciute alla fine del secolo 14o, quando Bartolomeo scrisse la sua opera. Il maestro Pisano include anche elenchi di frati famosi per dottrina, o per essere stati membri della gerarchia ecclesiastica. Parla anche, in modo più sintetico, del Secondo Ordine di Santa Chiara e del Terz’Ordine della Penitenza.
Per presentare un’idea chiave che soggiace al contenuto di questo ottavo frutto e conformità abbiamo scelto il titolo “La Famiglia Feconda di Francesco d’Assisi nel «De Conformitate Vitae» di Bartolomeo da Pisa”. In questo modo abbiamo cercato di dimostrare quanto l’intuizione evangelica originale di Francesco abbia prodotto abbondanti frutti nella Chiesa. Particolare attenzione viene data dal Pisano ai compagni della prima ora di San Francesco. Per questo motivo la traduzione che proponiamo ha lo scopo di presentare dati biografici sui figli spirituali di Francesco, i quali hanno tramandato alle future generazioni il carisma e la santità di vita del Serafico Padre.
Anche se Bartolomeo da Pisa attinge le sue informazioni da una moltitudine di testimoni che lo precedono, il suo merito è stato quello di presentare un compendio dettagliato di informazioni tratte da tutte le fonti conosciute dei primi secoli di storia francescana. Questo è, di fatto, il merito più alto dell’opera, unito alla sua caratteristica di presentare una storia in chiave spirituale-teologica.
La presente traduzione è soltanto un tentativo timido e forse imperfetto, ma auspichiamo che possa contribuire ad accrescere l’interesse di altri studiosi per arrivare eventualmente ad una traduzione completa dell’opera di Bartolomeo da Pisa.
Fra Noel Muscat ofm
Basilica del Santo Sepolcro, Gerusalemme
8 dicembre 2015 Solennità di Maria Immacolata e
apertura dell’Anno Giubilare di Misericordia
INTRODUZIONE
Cenni biografici
Bartolomeo da Pisa, conosciuto come de Rinonichi, nacque a Rinonico, presso Pisa, verso il 1335. Deve essere distinto da altri due che portavano il nome Bartolomeo e che erano oriundi di Pisa, e cioè da Bartolomeo domini Albisi e da Bartolomeo da San Corrado. La prefazione al quarto volume degli Analecta Franciscana dice che esiste una confusione tra due frati Minori che si chiamarono Bartolomeo, i quali nacquero ambedue a Pisa, e cioè frater Barthomomaeus domini Albisi e frate Bartholomaeus de Rinonico . Secondo Raoul Manselli , il nome de Rinonichi potrebbe riferire alla località di Rinonico sull’Arno, oppure alla famiglia de Rinonichis che viveva a Pisa in quel tempo. Ma il fatto che Bartolomeo viene chiamato con il nome de Rinonichi potrebbe indicare la prima ipostesi, e cioè quella di una località vicino a Pisa.
Bartolomeo entr nell’Ordine dei frati Minori a Pisa il 15 ottobre 1352. Prima del 1373 aveva conseguito il titolo accademico di baccelliere a Pisa, e divenne lector nei vari centri di studio dell’Ordine, particolarmente a Padova e a Firenze. Nel 1373 fu mandato dal capitolo generale di Tolosa a Cambridge, per conseguire il titolo di magister in teologia, ma a cause della Guerra dei Cento Anni non potè andare in Inghilterra. Dopo aver concluso i suoi studi a Bologna, Bartolomeo conseguì il titolo di magister da Papa Gregorio XI, che gli indirizz una bolla da Avignone il 27 aprile 1375. Non si sa se abbia mai insegnato in una univeristà, anche se il suo nome si trova incluso tra i docenti delle università di Pisa e Firenze. Si sa che Bartolomeo fu presente a Pisa durante gli ultimi anni del secolo 14o.
Il 2 agosto 1399 Bartolomeo present al capitolo generale dei frati Minori, radunato ad Assisi, il suo capolavoro voluminoso, intitolato De Conformitate Vitae Beati Francisci ad Vitam Domini Iesu. Il volume fu approvato dallo stesso capitolo di Assisi.
Stando ad una tradizione tramandata dal cronista Francescano Mariano da Firenze, ma che non riscontra nessun’altra prova in altri documenti, Bartolomeo morì nel 1401. Si è cercato di datare la sua morte il 4 novembre dello stesso anno, ma senza nessuna prova documentaria . La confusione si verific quando i miracoli e culto del beato Bartolomeo domini Albisi furono attribuiti erroneamente a Bartolomeo da Pisa.
Esiste una simile confusione tra Bartolomeo da Rinonico, Bartolomeo domini Albisi e Bartolomeo da San Corrado riguardo alle loro opere. Bartolomeo da Pisa è certamente autore di un trattato sulla Vergine, intitolato De vita et laudibus beatae Mariae Virginis, dove il racconto degli avvenimenti biografici della vita di Maria, presi dai Vangeli, è presentato sotto forma di parallelismi, o conformitates, tra Cristo e la Vergine Maria, come fa lo stesso Bartolomeo nel De Conformitate.
Una testimonianza importante dell’attività pastorale di Bartolomeo da Pisa ci viene offerta da due trattati e dispute, una tenuta a Firenze nel 1390, intitolata Quadragesimale de casibus conscientiae, e l’altra tenuta a Pisa nel 1397, intitolata Quadragesimale de contemptu mundi. Questi sono due collezioni di sermoni Quaresimali, la prima composta di 88 sermoni e la secondo di 58 sermoni, erano molto conosciute. Sono articolati in distinzioni complessi, nei quali si vede la profondità e la varietà della cultura di frate Bartolomeo. L’autore fa abbondanti riferimenti a scrittori classici, ai Padri della Chiesa, a filosofi e teologi, tra i quali dedica una preferenza particolare ad autori Francescani.
L’opera più conosciuta di Bartolomeo da Pisa è certamente il De Conformitate Vitae Beati Francisci ad Vitam Domini Iesu, composta tra il 1385 e il 1390. Questa opera ha dato a Bartolomeo la fama che ha acquistato durante i secoli. La data di composizione è evidente dai numerosi indicazioni cronologici presenti nel lavoro, il quale fu poi approvato ufficialmente dall’Ordine nel 13994.

4 Mariano da Firenze, Compendium Chronicarum Ordinis Fratrum Minorum, Ad Claras Aquas, Typ. Collegii S. Bonaventurae 1911, fol. 80v, citato in Analecta Franciscana III, xii-xiii: “Sexagesimum Capitulum celebratum est Assisii anno Domini 1390 (di fatto si tratta di uno sbaglio, siccome l’anno deve essere il 1399) per Fratrem Henricum Generalem in quo Capitulo magister Bartolomeus Pisanus presentavit librum de conformitatibus Beati Francisci quem nuper ediderat. Hic frater Bartolomeus sacre theologiae magister, et magnus predicator, vir utique devotus et suae perfectionis et professionis zelator precipuus fuit, et plurimos a demonio obsessos liberavit, et alia miracula fecit. Scripsit etiam multa videlicet: Librum de gestis et dictis Salvatoris, item: Opuscula de passione, de resurrectione et de ascensione Domini, item: Opus quod Mariale appellavit, item: De vita et laudibus apostoli Pauli magnum et pulcherrimum volumen, item: Librum de vita et laudibus sancti Benedicti per meditationes et fructus procedens, in duas partes divisum. Alium etiam composuit de laudibus et vita sancti Dominici; item alia opuscula et vitam et miracula beati Corardi (sic) de Valentia et sermones multos, tam quadragesimales quam de Sanctis per totum annum”.
Gli editori di Quaracchi presentano la lettera scritta da Bartolomeo da Pisa al ministro generale Enrico Alfieri per chiedere l’approvazione della sua opera, e la risposta dello stesso ministro generale. Mentre la lettera di Bartolomeo porta la data 1 agosto 1399, quella del ministro fu scritta subito un giorno dopo, il 2 agosto, data dell’approvazione del De Conformitate. Il ministro generale dice che tale opera voluminosa fu sottoposta da lui all’esame dei frati esperti
Il De Conformitate Vitae
Il De Conformitate Vitae Beati Francisci ad Vitam Domini Iesu è una vasta compilazione, nella quale Bartolomeo da Pisa elenca 40 doppie conformità tra la vita di Gesù Cristo e quella di San Francesco, i quali erano già presenti negli scritti dei primi Francescani, ma che qui vengono sviluppati in modo compendioso e articolato5.
L’idea base nel De Conformitate fu espressa come un bisogno di sequela e imitazione di Cristo da parte di San Francesco e dei suoi compagni. Durante il tempo della prima generazione francescana, e particolarmente nelle fonti francescane che dipendono, in un certo senso, dalla Legenda Maior di San Bonaventura, e la seguono in ordine cronologico, la nozione di conformità divenne una certezza che, tra tutti i santi, San Francesco era unico nel suo essere vicino a Cristo in modo tale che divenne, se non identico, ma certamente conforme a lui.
Bartolomeo così inserisce uno stile letterario in cui non mancano elementi leggendari e anche di fantasia, nell’intento di trovare tutte le conformità possibili tra la vita di Cristo e quella di San Francesco. Durante la seconda metà del secolo 13o, tra gli Spirituali Francescani crebbe l’attrazione verso il significato delle conformità, e gli stessi frati affermavano che San Francesco sarebbe di nuovo risorto dai morti per guidare i suoi fratelli Spirituali, i quali si sentivano perseguitati dai loro confratelli della Communitas Ordinis.
Tale nozione di conformità è sinteticamente enunciata alla fine del prologo del De Conformitate con una serie di parallelismi sintetici

(fecisti, inspici, discuti et examinari fecimus diligenter cum arbore, quam nobis personaliter praesentasti, et nihil invenimus correctione dignum). Una risposta del genere lascia perplessi, siccome sembra che l’immenso lavoro fu analizzato in una sola notte! Quello che probabilmente successe è che Bartolomeo scrisse la richiesta per l’approvazione soltanto alla vigilia della stessa, sapendo che il lavoro era già stato sottoposto all’esame degli esperti da lungo tempo e che l’approvazione era ormai imminente.
5 A. Mastromatteo, “Similem illum fecit in gloria sanctorum”. Il profilo cristiforme di Francesco d’Assisi nel “De Conformitate” di Bartolomeo da Pisa, Prefazione di M. Bartoli, Roma (Studia Antoniana, 51) 2012.
in versi che sono stati considerati tra i più significativi riguardo alla coscienza di “cristiformità” di San Francesco da parte dei suoi frati. Come la vita di Gesù ebbe quaranta frutti, così la vita di San Francesco viene presentata con lo stesso numero di frutti.
Quest’opera voluminosa si divide in tre libri, i quali presentano la vita di Gesù, confrontandola con la vita di San Francesco. L’autore cerca di fare uso del più grande numero di fonti biografiche su San Francesco che erano a sua disposizione alla fine del secolo 14o: Tommaso da Celano, Bonaventura, la Leggenda dei tre compagni, la Compilazione di Assisi, lo Specchio di Perfezione, gli Actus Beati Francisci et sociorum eius, i Fioretti di San Francesco, come pure i testi legislativi dell’Ordine, incluse le dichiarazioni papali sulla Regola, le cronache della storia dell’Ordine. Più interessante il fatto che Bartolomeo ha incluso anche scrittori Francescani tra gli Spirituali, come Angelo Clareno, Ubertino da Casale, e Pietro di Giovanni Olivi. Essendo membro della Communitas Ordinis, Bartolomeo fu certamente attento a come usare queste fonti, dato che le sensibilità di tensione nate nell’Ordine durante la controversia sulla povertà, al tempo di Papa Giovanni XXII, non erano state dimenticate. In un certo senso Bartolomeo non esita a fare uso di tante fonti disparate per presentare un’immagine di San Francesco che avrebbe risposto in pieno alla necessità di mantenere unito un Ordine ormai già in fase di divisione tra la famiglia Conventuale e quella Osservante, in un contesto storico che aveva visto la società decimata dalla peste nera del 1347-1351, e la Chiesa ancora disgregata dallo scisma d’occidente (1378-1417).
Bartolomeo fa anche uso abbondante della Legenda antiqua, e cita i Vaticina de Sancto Francisco, il Dialogus de vitis sanctorum Fratrum Minorum, attribuito a Tommaso da Pavia, il Liber de Laudibus di frate
Bernardo da Bessa, e il Catalogus sanctorum Fratrum Minorum.
Oltre agli autori Francescani, i quali insieme ai riferimenti biblici costituiscono la maggioranza delle fonti del De Conformitate Vitae, troviamo anche riferimenti ad autori classici, e specialmente ai Padri della Chiesa (Agostino, Gregorio Magno, Girolamo, Ambrogio) e altri teologi, come Ugo di San Vittore, Alessandro di Hales, San Bonaventura, San Tommaso d’Aquino, e anche Gioacchino da Fiore.
Gli editori di Quaracchi hanno incluso, nella prefazione, un elenco di codici manoscritti che hanno studiato nel presentare un’edizione critica del Liber de conformitate. Nel volume 4 degli Analecta Francescana, in cui è inclusa la parte che traduciamo, e cioè, l’ottavo frutto e conformità, essi presentano un elenco di dodici codici, così intitolati in ordine alfabetico: (1) Codice di La Verna (metà secolo 15); (2) Codice G. 65 Inf. della Biblioteca Ambrosiana di Milano (secolo 15); (3) Codice (olim 737, nunc) 821 della Biblioteca municipale di Angers (secolo 15); (4) Codice di Assisi del convento di Santa Maria degli Angeli, Porziuncola (secolo 15); (5) Codice 98 della Biblioteca municipale di Cuneo (secolo 15); (6) Codice dell’archivio comunale di Monteprandone (secolo 15); (7) Codice Campori E. VI. 14 della Biblioteca Estense di Mantova; (8) Codice 3328 della Biblioteca Nazionale di Parigi (secolo 15); (9) Codice VIII b. 11 della Biblioteca Nazionale di Napoli (secolo 15); (10) Codice 1015 della Biblioteca Nazionale di Roma (secolo 15); (11) Codice Vaticano 7600 (secolo 15); (12) Codice Urbin. 397 e 398 della Biblioteca Vaticana (secolo 15) . Nel volume 5 degli Analecta Franciscana sono elencati altri 15 codici , dei quali 7 risultano persi, e che portano al numero totale di 27 codici analizzati. Gli editori di Quaracchi scelsero il Codice della Verna come base alla loro edizione critica del Liber de conformitate.
Durante il corso del suo lavoro, Bartolomeo include un’esposizone della Regola Francescana, un elenco di personaggi famosi dell’Ordine classificati secondo una serie sistematica (filosofi, teologi, esegeti, santi) e secondo la regioni geografiche, come pure un quadro completo e inclusivo dell’intero Ordine, distribuito in province, custodie e conventi.
Il lavoro di Bartolomeo, dopo la Chronica XXIV Generalium di Arnald de Sarrant (1369-1374) , è ricco e molto dettagliato nella sua descrizione della situazione dell’Ordine Francescano alla fine del secolo 13o, compilato con un amore passionale e anche con l’intenzione di arrivare alla verità con criteri di esattezza.
Per noi è importante capire gli scopi spirituali e religiosi dell’autore nel periodo in cui compose il Libro delle Conformità. Bartolomeo tenta di presentare la spiritualità Francescana in tutta la sua ricchezza, particolarmente riguardo al fatto che è centrata su Cristo. L’insistenza con la quale propone, passando “da un frutto ad un altro” per quaranta volte, per sottolineare l’esemplarità di Cristo nella vita Francescana pu sembrare piuttosto monotona per il lettore moderno, ma è efficace e conferisce un potere persuasivo.
L’opera ebbe un grandissimo successo, come è evidente dai numerosi manoscritti che possediamo, e specialmente se uno considera la voluminosità dell’opera. Le edizioni stampate erano tre in un periodo di 80 anni, fino al secolo 16o, quando l’opera smise nella sua popolarità. Esistono excerpta dell’opera, traduzioni in altre lingue oltre l’edizione originale in Latino. Il fatto che l’opera suscit una forte opposizione in circoli Protestanti è anche significativo.
Un contributo notorio contro il De Conformitate era il fascicolo intitolato Alcoranus Franciscanorum (Il Corano dei Francescani), scritto nel 1542 da Erasmo Alberus da Rotterdam, e che fu tradotto in tedesco da Martin Lutero.
In questo fascicolo Erasmo attacc i Francescani perché, secondo
lui, sostituirono l’esempio di un uomo puro e semplice come Francesco con quello di Gesù Cristo, e la Regola Francescana con il Vangelo. Egli tent di dimostrare come la causa di questa corruzione spirituale era proprio il volume di Bartolomeo da Pisa. I Francescani avrebbero considerato questo fascicolo non alio loco quam Alcoranus a Turcis (non differentemente dal Corano da parte dei Turchi).
Questo lavoro fu tradotto anche in francese, ed era la causa della polemica e delle imitazioni che esistevano fino al secolo 18o, dando l’impressione sbagliata che il De Conformitate fosse incluso tra i libri proibiti.
Oltre al Libro delle Conformità esistono anche altri lavori che sono stati attribuiti a Bartolomeo da Pisa, ma che sono persi: De laudibus Sanctorum; De laudibus Sancti Pauli Apostoli; De laudibus Sancti Benedicti; De laudibus Sancti Dominici una come arbore Ordinis Praedicatorum, il quale viene menzionato da Sant’Antonino di Firenze; Commentarii in IV libros Sententiarum, e finalmente i Sermones quadragesimales.
Le opera complete pubblicate di Bartolomeo da Pisa, secondo l’ordine di pubblicazione, oltre al De Conformitate, sono: Quadragesimale Magistri Bartholomei de Pisis de contemptu mundi, impressum Mediolani, anno Domini MCCCCLXXXXVIII; Sermones dubiorum et
casuum conscientalium contemptivi et elucidative super Evangeliis quadragesimalibus fratris Bartholomei de Pisis, Lugduni 1519; De vita et laudibus beatae Mariae Virginis libri sex, Venetiis 1596.
Riguardo al De Conformitate, eccetto per le tre edizioni del secolo 16o (Milano 1510 e 1513; Bologna 1590), le copie della terza edizioni che non erano state vendute erano poi presentate di nuovo in vendita a Bologna con qualche correzione minore nel 1620, e furono considerate come una sorte di quarta edizione. L’edizione critica dell’opera è De
Conformitate Vitae Beati Francisci ad Vitam Domini Iesu, auctore fr. Bartholomaeo de Pisa, 2 volumi, Ad Claras Aquas (Quaracchi) 19061912 (Analecta Franciscana IV-V) .
Una valutazione importante del Liber de Conformitate viene presentata da Grado Giovanni Merlo: “Per i suoi contenuti e per l’ampia e influente diffusione questa voluminosa compilazione, forse troppo sottovalutata dalla storiografia (ma certamente apprezzata e condivisa dai frati capitolari riuniti in Assisi sullo scorcio del XIV secolo), merita di essere assunta in tutta la sua importanza, poiché offre, pur nel suo carattere farraginoso, una visione complessiva della realtà e della coscienza del francescanesimo alla fine del Trecento”12.
L’ottavo frutto e conformità: Iesum coetus prosequitur – Franciscus Fecundatur
Abbiamo scelto di tradurre l’ottavo frutto e conformità del De Conformitate, intitolato Iesum coetus prosequitur – Franciscus fecundatur (Gesù seguito dai discepoli – Francesco che genera) per l’importanza che investe nella compilazione sui primi compagni di San Francesco e sulle prime generazioni di frati Minori sparsi nelle diverse province dell’Ordine.
“L’VIII fructus occupa una lunga sezione all’interno del De Conformitate e rappresenta una miniera di informazioni storiche sulla fondazione dei tre Ordini, talvolta coronate da parametri leggendari [...] L’autore presenta la prima parte cristologica, Iesum coetus prosequitur, in cui afferma con forza che il Figlio di Dio è degno di essere seguito

legii S. Bonaventurae, mcmvi. Altri studi riguardo al De Conformitate sono quelli di B. Bughetti, Una nuova compilazione di testi intorno alla vita di s. Francesco, in Archivum Franciscanum Historicum 20 (1927) 525-527; W. Seton, Two manuscripts of Bartholomew of Pisa, in Archivum Franciscanum Historicum 16 (1923) 191-199; E. Menestò, Dagli “Actus” al “De Conformitate”: la compilazione come segno della coscienza del francescanesimo trecentesco, in I Francescani nel Trecento. Atti del XIV Convegno della Società Internazionale di Studi Francescani, (Assisi 16-18 ottobre 1986), Perugia 1988, 41-68. Per una bibliografia aggiornata, vedi A. Mastromatteo, “Similem illum fecit in gloria sanctorum”, 271-272.
12 G.G. Merlo, Nel Nome di San Francesco. Storia dei frati Minori e del francescanesimo sino agli inizi del XVI secolo, Editrici Francescane, Padova 2003, 297.
e imitato da tutti. La testimonianza più alta e diretta di tale sequela è evidenziata dagli apostoli e poi dai settantadue discepoli [...] Nella rispettiva conformità, Franciscus fecundatur, il Santo, dopo aver rinunciato alla vita mondana [...] attrae a sé i primi seguaci attraverso parole semplici e molto efficaci. Frate Bartolomeo da Pisa, riprendendo quanto narrato nella ChronXXIVGen, paragona i seguaci di Francesco d’Assisi ai discepoli di Cristo” .
La prima parte dell’ottavo frutto parla di Gesù che viene seguito dai suoi discepoli. Bartolomeo da Pisa cerca di essere meno compendioso in questa parte e dice che vuole soltanto parlare dei dodici apostoli che hanno seguito Cristo. Oltre agli apostoli menziona i 72 discepoli che seguirono Gesù in Luca 10,1-9, ma non si dilunga oltre su questo discepolato, preferendo di concentrarsi sui dodici apostoli. Prima descrive la loro chiamata e missione in modo generale, e poi si ferma a considerare ciascun apostolo, secondo l’ordine che viene dato in Matteo 10,2-4. Al posto di Giuda Iscariota considera, per ultimo nell’elenco dei dodici, l’apostolo Mattia, secondo quello che dice Atti 1,26. Alla fine, tuttavia, riserva un posto particolare per l’apostolo San Paolo, il quale, anche se non era uno dei dodici e neanche uno dei 72 discepoli, merit di possedere il trono con i dodici e così pu essere chiamato apostolo per antonomasia14.
Fra Bartolomeo cita spesse volte i fatti dei vangeli che riguardano la chiamata e la sequela degli apostoli, ma fa anche riferimenti alle leggende e atti apocrifi connesse con i fatti della loro missione post-pasquale, e particolarmente con il martirio di ciascun apostolo.
Lo scopo è sempre quello di elencare delle conformità nella vita degli apostoli con la vita di Gesù, particolarmente sotto la categoria della sequela fino alla croce e al martirio. In questo modo Bartolomeo insiste sul gruppo di coloro che hanno seguito Cristo da vicino e lo hanno imitato, con lo scopo di provvedere una base solida alla formazione della fraternità che San Francesco ha costituito sul modello della apostolica vivendi forma.
La seconda parte dell’ottavo frutto e conformità è molto più compendiosa e si intitola Franciscus fecundatur. Ha come scopo di far vedere come San Francesco è stato conformato a Gesù Cristo nella generazione di molti discepoli e figli nelle tre Ordini da lui fondate, e cioè l’Ordine dei frati Minori, l’Ordine delle Sorelle Povere, e l’Ordine della Penitenza. Tuttavia, Bartolomeo dice già dall’inizio, che non intende sviluppare molto le ultime due rami della famiglia Francescana, ma che si concentra piuttosto sul Primo Ordine, quello dei frati. Nell’introduzione Bartolomeo precisa la data della fondazione dell’Ordine, il 16 aprile 1207, e presenta l’elenco dei primi 12 frati che hanno seguito San Francesco, in modo conforme ai 12 apostoli che seguirono Gesù .
Riguardo all’elenco fornito da Bartolomeo da Pisa si pu trovare soltanto delle tracce nelle primitive fonti Francescane. “A proposito della provenienza dei primi ‘fratelli’ la Legenda beati Francisci di frate Tommaso da Celano non si dimostra molto informata [...] Degli un-
dici frati che sono insieme a Francesco, l’agiografo celanense riferisce soltanto i nomi di frate Bernardo, di frate Egidio e di frate Filippo: dei nomi degli altri tace. Dalle più tarde compilazioni quali il De inceptione vel fundamento Ordinis del cosiddetto Anonimo Perugino (che oggi si identifica con qualche certezza in frate Giovanni da Perugia) e la Leggenda dei tre compagni (Legenda trium sociorum), sappiamo di altri tre frati – Sabbatino, Giovanni e Morico” .
L’elenco dei primi frati presentato da Bartolomeo da Pisa si basa su quello già contenuto nella Chronica XXIV Generalium Ordinis Minorum, di Arnaldo di Sarrant, dove l’elenco dei primi frati che seguirono Francesco è il seguente: Bernardo da Quintavalle, Pietro Cattani, Egidio, Sabbatino, Morico, Giovanni di Cappella, Filippo Longo, Giovanni da San Costanzo, Barbaro, Bernardo Vigilante, Angelo Tancredi . In questo caso troviamo un elenco di undici frati, e aggiungendo San Francesco arriviamo ad un gruppo di dodici. Invece Bartolomeo da Pisa include anche frate Silvestro al gruppo, arrivando ad un totale di dodici compagni, e facendo di Francesco il tredicesimo, e cioè presentando una conformità perfetta con Cristo e i dodici apostoli.
Dopo aver presentato San Francesco e i suoi primi frati, Bartolomeo da Pisa passa a parlare in modo dettagliato su ciascuno di essi, e su molti altri santi frati del Primo Ordine, dividendo il lavoro secondo le diverse province o entità giuridiche dell’Ordine durante il secolo 14o.
L’elenco di province presentate da frate Bartolomeo corrisponderebbe alla situazione dell’Ordine verso la fine del secolo 14o. Di fatto le province dell’Ordine presentate dal Pisano sono pressappoco le stesse province elencate dallo storico Heribert Holzapfel nella sua storia monumentale dell’Ordine . L’elenco delle province e vicarie comprende le seguenti: (1) Provincia di San Francesco, (2) Provincia Romana, (3) Provincia di Tuscia, (4) Provincia di Bologna, (5) Provincia di Padova o di Sant’Antonio, (6) Provincia delle Marche, (7) Provincia di Genova, (8) Provincia di Penne, (9) Provincia di Terra di Lavoro, (10) Provincia delle Puglie, (11) Provincia di Sant’Angelo, (12) Provincia di Calabria, (13) Provincia di Sicilia, (14) Provincia di Milano, (15) Provincia di Slavonia o Dalmazia, (16) Provincia di Romania, (17) Provincia di Terra Santa, (18) Provincia di Borgogna, (19) Provincia di Turonia, (20) Provincia di Aquitania, (21) Provincia di Francia, (22) Provincia di Provenza, (23) Provincia di San Giacomo di Compostella, (24) Provincia di Castiglia, (25) Provincia di Aragona, (26) Provincia di Ungheria, (27) Provincia di Cologna, (28) Provincia di Argentina o di Alemania Superiore, (29) Provincia di Sassonia, (30) Provincia di Austria, (31) Provincia di Dacia, (32) Provincia di Boemia, (33) Provincia d’Inghilterra, (34) Provincia di Irlanda, (35) Vicaria di Oriente, (36) Vicaria Aquilonis [delle regioni del nord], (37) Vicaria di Cathay o dei Tartari [Cina], (38) Vicaria della Russia, (39) Vicaria della Bosnia.
Frate Bartolomeo si sofferma in modo particolare a descrivere la vita santa di frati, i quali furono compagni di San Francesco, e questo in modo speciale nella sezione dedicata alle province d’Italia. Tra i compagni più noti menziona i frati Bernardo da Quintavalle, Silvestro, Leone, Angelo, Masseo, Rufino, Pietro Cattani, Giovanni il Semplice, Egidio, tutti nella provincia di San Francesco (Assisi, Santa Maria degli Angeli, Perugia). Della stessa provincia menziona anche Corrado d’Offida, Matteo da Narni, Simone di Assisi, Leonardo, Illuminato e altri frati, i quali furono o compagni diretti di San Francesco, oppure discepoli dei primi compagni.
Dalla provincia Romana il Pisano descrive la vita di alcuni frati, tra i quali il più noto è Ginepro, e dopo di lui altri frati, come Teobaldo d’Assisi e Morico.
Dalla provincia di Tuscia menziona frate Benedetto di Arezzo, e si sofferma in modo particolare sui santi frati che sono vissuti sul Monte della Verna, specialmente frate Giovanni della Verna.
Nella provincia di Bologna si descrive frate Bonizo, il quale accompagn Francesco a Fonte Colombo, nel momento della stesura della
Regola bollata dei frati Minori.
La provincia di Padova è famosa per la presenza di Sant’Antonio, la cui vita viene descritta con l’ausilio delle fonti agiografiche medievali del santo taumaturgo, iniziando dalla Legenda Prima o Assidua.
La provincia delle Marche è conosciuta come la terra degli Spirituali, che erano anche una fonte indispensabile di conoscenza di un francescanesimo diverso da quello contenuto nelle leggende cosidette “ufficiali”, e di una tradizione orale tramandata da una generazione all’altra di frati. Figure di spicco menzionate da frate Bartolomeo includono Giovanni da Parma, Bentivoglia de Bonis, Pietro da Monticelli, Graziano, Benvenuto da Recanati, Liberato da Loro, Umile, Pacifico, Giacomo da Fallerone, Pellegrino da Fallerone, Rizzerio di Muccia, Pacifico (compagno di San Francesco e poi il primo ministro provinciale in Francia), Giovanni da Penna. Molti di questi frati avevano fama di santità e sono dedicati ad essi interi capitoli negli Actus beati Francisci et sociorum eius e nel loro volgarizzamento nei Fioretti di San Francesco.
Nelle altre province italiane Bartolomeo presenta la vita di altri frati, molti dei quali non furono diretti compagni di San Francesco. Tra i frati della prima generazione menziona frate Agostino, ministro della provincia di Terra di Lavoro, il quale fu compagno del santo e lo seguì in cielo nello stesso momento in cui Francesco morì alla Porziuncola. Bartolomeo racconta anche il martirio di frate Daniele, ministro di Calabria, e dei suoi compagni a Ceuta. Un altro frate di fama fu Leone da Perego, primo frate nell’Ordine che divenne arcivescovo di Milano.
Fuori dall’Italia proseguono le figure di santi frati. Basta dire che Bartolomeo dedica attenzione particolare alla figura di San Ludovico, vescovo di Tolosa, quando parla della provincia di Provenza. Nella sezione dedicata alla provincia di San Giacomo, il Pisano racconta la vicenda dei protomartiri dell’Ordine, frate Berardo e compagni, martirizzati a Marrakesh in Marocco, nel 1220. Nel caso della provincia d’Inghilterra menziona frate Agnello da Pisa, primo ministro in Inghilterra, mandato in missione da San Francesco nel 1224. Con lui parla anche di frate Giovanni Peckham, arcivescovo di Canterbury.
Bartolomeo da Pisa ci offre anche degli elenchi interessanti di frati che divennero famosi per la loro scienza e dottrina, ma anche per la loro santità di vita. Tra questi i più rinomati sono Antonio di Padova, Alessandro di Hales, Bonaventura da Bagnoregio, Giovanni Duns Scoto, Aimone di Faversham, Giovanni da Parma, Girolamo da Ascoli Piceno, Matteo d’Aquasparta, Guglielmo di Ockham, Robert Bacon, e molti altri, dei quali la maggioranza erano anche diventati ministri generali dell’Ordine.
Tra i frati elevati alla dignità del soglio pontificio, Bartolomeo menziona Gregorio IX (il quale non era frate, ma che era stato cardinale protettore quando era vescovo di Ostia, e cioè Ugolino dei Conti di Segni) e Niccol IV (frate Girolamo da Ascoli Piceno). Insieme ai Papi troviamo un elenco di frati i quali divennero cardinali e vescovi.
Il Pisano nomina anche dei re e imperatori che morirono nell’abito dell’Ordine della Penitenza e furono sepolti nelle chiese dei frati, tra i quali il più famoso era Giovanni de Brienne, re di Gerusalemme e imperatore di Costantinopoli.
Le sezioni dedicate all’Ordine di Santa Chiara e all’Ordine della Penitenza sono più brevi, come abbiamo già detto, ma il Pisano cerca di presentare almeno le figure di spicco delle altre due famiglie Francescane. Inizia a parlare naturalmente di Santa Chiara, alla quale dedica la parte più sostanziale di questa sezione. Include poi altre figure di santità del Secondo Ordine, e cioè Agnese, sorella di Chiara, Ortolona, madre di Chiara, Agnese di Boemia, Salomea di Cracovia, Elena Enselmini di Padova.
La sezione dedicata al Terz’Ordine di San Francesco presenta alcu-
ne figure di santità laica, le quali erano membri dell’Ordine della Penitenza. Bartolomeo presenta figure come Elisabetta d’Ungheria, Rosa da Viterbo, Angela da Foligno, Elzeario di Sabran e Delfina, Luchesio da Poggibonsi. Non fa menzione di Ludovico IX, re di Francia, considerato patrono del Terz’Ordine, dato che al tempo di frate Bartolomeo questo santo, canonizzato da Bonifacio VIII nel 1297, non fu ancora conosciuto come membro dell’Ordine della Penitenza .
Lo scopo della presente traduzione di questo ottavo frutto e conformità è così quello di mettere in luce le figure più di spicco di santità nella famiglia Francescana degli inizi. Bartolomeo da Pisa vuole dimostrare come San Francesco fu conformato a Cristo nella scelta dei suoi seguaci, e in modo particolare nella sua fecondità spirituale. Così il Serafico Padre viene presentato come colui che gener i tre Ordini, per donare al mondo un nuovo modello di vita evangelica, conforme a quello apostolico istituito da Cristo. Due secoli dopo gli umili inizi dell’Ordine dei frati Minori, il magister Pisano frate Bartolomeo da Pisa volle presentare ai frati questo tipo di modello, per rincuorarli in un momento difficile per la Chiesa e per l’Ordine, che tuttavia era il seme di una rinascita evangelica nel seno dello stesso Ordine con la nascita e lo sviluppo dell’Osservanza Regolare, che nel secolo 15o divenne una grande scuola di santità e che ha attinto dal modello di Francesco, conforme a Cristo, la sua ispirazione e la propria energia.

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