di Luigi Oliveri
Egregio Titolare,
l’idea dei livelli essenziali delle prestazioni come strumento per garantire, sia pure in un’organizzazione dello Stato ove si dia spazio gestionale ed organizzativo alle regioni, a tutti i cittadini adeguati servizi e funzioni pubbliche non è di per sé male.
I cosiddetti Lep sono previsti dall’articolo 117, comma 2, lettera m), della Costituzione e sono il punto focale, capace di far funzionare o fallire il progetto di autonomia differenziata.
È, dunque, molto delicato toccare i tasti giusti, per evitare di cascare nell’effetto Trilussa, cioè trattare gli indicatori dei Lep come medie generali, tali per cui i polli spettino a pochi, ma statisticamente appaiono distribuiti equamente tra tutti (questi pixel avrebbero potuto anche citare il celeberrimo “uno per tutti e tutto per uno” del Numero Uno di Alan Ford).
Effetto Trilussa nel PNRR
Sebbene non si tratti dei Lep connessi direttamente al progetto di autonomia differenziata, tuttavia l’effetto Trilussa è ben visibile in tema di asili nido nel Piano Strutturale di Bilancio di Medio Termine.
La seguente figura riportata nel documento avrebbe dovuto già suscitare qualche interrogativo:

Se tutto andasse come programmato, aggiunge il documento,
Il Governo ha già disposto nuove risorse, per un ammontare complessivo di circa 735 milioni, al fine di superare i divari territoriali e infrastrutturali nei servizi per l’infanzia. Le risorse sono destinate in via prioritaria a quei Comuni che non garantirebbero il raggiungimento dell’obiettivo del 33 per cento di copertura del servizio per asili nido, andando, dunque, a finanziare l’attivazione di oltre 31.600 nuovi posti negli asili nido per la fascia 0-2 anni, in 845 Comuni. Ciò consentirà all’Italia di raggiungere l’obiettivo del 33 per cento di copertura del servizio su tutto il territorio nazionale, ma anche di contribuire al conseguimento dell’obiettivo europeo del 45 per cento al 2030, per quanto permangano criticità in alcuni territori specifici.
La legge di Trilussa sta nel 33 per cento. Si sarebbe dovuto notare che, a condizione di rispettare alla lettera le previsioni, il rispetto della media nazionale del 33 per cento è un po’ zoppicante: infatti, a riforme attuate, mentre gran parte delle regioni italiane si troverebbe con una percentuale uguale o superiore al 33 per cento, alcune altre, specie al sud, sarebbero ben al di sotto dell’obiettivo.
Quindi, a fronte di una media “nazionale” in linea con le indicazioni Ue, alcuni territori della Nazione risulterebbero in ritardo.
La sensazione è confermata dall’Appendice VI al Piano, che il Mef ha fatto avere al Parlamento alcuni giorni dopo.
In particolare, lo si rileva dalla TAVOLA A.VI.4:
