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LA PANDEMIA ZOOTECNICA 887 VIRUS

Gli scienziati hanno mappato il rischio di un’altra pandemia zoonotica. Hanno considerato il pericolo di diffusione nel mondo di 887 virus di origine animale. Attenzione soprattutto alle specie meno longeve (Gazeta Wyborcza)

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di Tomasz Ulanowski

“Terribili epidemie hanno decimato le popolazioni umane dal momento in cui i nostri antenati hanno iniziato a condurre uno stile di vita sedentario e ad addomesticare gli animali”, scrive il biologo professor Krzysztof Dolowy nel libro “Contro gli dei”. “Epidemie di peste, influenza, morbillo, tifo, colera, difterite, sifilide e vaiolo sono state in grado di uccidere la metà degli abitanti delle terre in cui imperversavano, e talvolta anche di più. L’epidemia di vaiolo contribuì alla caduta della Confederazione polacco-lituana. Scoppiò agli inizi del XVIII secolo, poco dopo la morte di re Giovanni III Sobieski, e nel giro di pochi anni uccise un abitante su tre del paese”.

Ma per quale ragione il modello di vita sedentario ha favorito il diffondersi delle epidemie? I motivi sono sostanzialmente due. Innanzitutto i patogeni che hanno causato le malattie citate dal professor Dolowy sono di origine zoonotica. Lo stretto contatto con gli animali da allevamento ha reso più agevole per virus e batteri il salto di specie. Una volta passati all’uomo sono mutati e hanno acquisito la capacità di diffondersi e causare gravi epidemie tra gli esseri umani. Inoltre la rivoluzione agricola, che ha consentito l’addomesticamento degli animali, ha determinato il massiccio aumento della popolazione mondiale. Come scrive il poliedrico studioso Jared Diamond nel suo famoso “Armi, acciaio e malattie. Breve storia degli ultimi tredicimila anni”, un ettaro di terreno coltivato può sfamare da 10 a 100 volte più persone rispetto alla stessa superficie di terreno sfruttato per la caccia e la raccolta di frutti spontanei.

Undicimila e 500 anni fa, all’alba della rivoluzione agricola, sulla Terra vivevano circa 10 milioni di persone. Soltanto duemila anni dopo, erano già 250 milioni. Oggi il nostro pianeta ospita oltre 7,8 miliardi di essere umani. Nella realtà attuale, la comunicazione globale ha un ruolo determinante nella rapida diffusione degli agenti patogeni. Il coronavirus SARS-CoV-2, responsabile della pandemia COVID-19, ha soggiogato il pianeta in pochi mesi. Ciò è stato possibile a causa della sua elevata contagiosità prima del manifestarsi dei sintomi della malattia. È pertanto fondamentale capire quali siano i potenziali rischi determinati dagli altri agenti patogeni.

Nell’ultimo numero del settimanale “Pnas” scienziati statunitensi e canadesi hanno preso in esame 887 virus zoonotici considerando il rischio che possano sviluppare malattie epidemiche tra gli esseri umani. I ricercatori hanno analizzato questo pericolo tenendo conto di 42 diversi fattori: dalla capacità dei patogeni di compiere il salto di specie alla plasticità dei loro genomi virali, fino alla valutazione del degrado degli ambienti naturali in cui si verificano i diversi focolai virali. In base a queste analisi preliminari hanno posto il virus della febbre emorragica di Lassa in cima all’elenco dei primi dieci virus zoonotici che costituiscono una potenziale minaccia di nuove pandemie. Questa malattia proveniente dall’Africa Occidentale ha compiuto il passaggio alla specie umana dai roditori. Al momento attuale non esiste alcun vaccino né medicina per debellarla o contenerla. Il tasso di infettività e contagiosità della febbre di Lassa è molto simile a quello del coronavirus SARS-CoV-2 che potenzialmente ha un’alta probabilità di scatenare un’ulteriore epidemia (nella classifica stilata per “PNAS” gli scienziati lo hanno collocato al secondo posto). La febbre di Lassa presenta sintomi gravi (emorragie) in circa il 20 per cento dei contagi.

Nel resto dei casi le persone infette presentano una sintomatologia lieve o risultano asintomatiche. La mortalità generale si attesta intorno all’uno per cento, ma nei pazienti che necessitano il ricovero ospedaliero sale fino al 70 per cento.

Nella classifica, a seguire, si collocano i seguenti virus:
• Ebola (terzo posto);
• Seoul (scoperto nella Corea del Sud);
• Nipah (diffuso nel sud-est asiatico dai pipistrelli, attacca i sistemi nervoso e respiratorio);
• Il virus dell’epatite E;
• Marburg (isolato in Germania, ma originario e diffuso in Africa, causa febbre emorragica);
• SARS-CoV-1;
• SIV (il Virus di immunodeficienza delle scimmie considerato l’antenato dell’HIV);
• il virus della rabbia.

Come dichiarano gli autori della pubblicazione, la ricerca che stanno conducendo è aperta. Attendono dunque i contributi di altri scienziati per poter modificare ulteriormente la loro mappatura virale con i rischi di ulteriori pandemie zoonotiche. Gli studiosi sottolineano infatti che, stando alle stime attuali, sono circa 1 milione e settecentomila i virus ancora sconosciuti diffusi tra mammiferi e gli uccelli. Circa la metà di questi agenti patogeni potrebbe potenzialmente compiere il salto di specie e dare origine a epidemie o pandemie tra gli esseri umani.

In un altro articolo del settimanale “PNAS”, i biologi statunitensi Felicia Keesing e Richard Ostfeld hanno messo in rilievo che lo scoppio di malattie zoonotiche tra uomini è favorito dalla riduzione della biodiversità. Come scrivono i due scienziati, gli agenti patogeni vengono trasmessi più efficacemente all’uomo da quegli animali che hanno una breve esistenza. “Muoiono giovani, raggiungono la maturità sessuale prima e si riproducono in grande numero. Per questo i loro organismi investono meno in termini di protezioni immunitarie”, considerano i ricercatori. Quando l’uomo entra negli ecosistemi alterando e impoverendo la loro biodiversità, le prime ad estinguersi sono le specie di animali grandi e longevi. Per i più piccoli è invece più agevole adattarsi alla presenza umana. “È quindi più probabile che il salto di specie di un nuovo agente patogeno avrà origine da un topo che non da un rinoceronte”, spiegano i ricercatori.
(Copyright Gazeta Wyborcza/Lena-Leading European Newspaper Alliance. Traduzione di Dario Prola)

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