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Il documento evidenzia come i porti dell’Alto Adriatico riuniti in NAPA stiano assumendo un ruolo strategico per la resilienza economica, energetica e logistica dell’Unione europea.

Sintesi dei punti chiave

  • NAPA come gateway europeo integrato: Ravenna, Venezia-Chioggia, Trieste-Monfalcone, Koper e Rijeka cooperano dal 2009 secondo un modello di “coopetizione”: competono sui traffici, ma coordinano investimenti, progetti e posizionamento europeo. Insieme costituiscono un accesso marittimo naturale verso l’Europa centrale, orientale e i Balcani.
  • Vantaggio geografico e crescita prevista: la rotta dall’Asia orientale verso l’Alto Adriatico, via Suez, è circa 2.000 miglia nautiche più corta rispetto ai porti del Nord Europa e può ridurre il transito di circa cinque giorni. Il traffico complessivo NAPA è previsto in crescita da 144 milioni di tonnellate nel 2024 a circa 170 milioni nel 2031, purché migliorino efficienza portuale e collegamenti terrestri.
  • Risposta alla frammentazione geopolitica: guerra in Ucraina, instabilità nel Mar Rosso e nello Stretto di Hormuz, tensioni commerciali USA-Cina e de-risking europeo rendono vulnerabili le rotte tradizionali. In questo contesto, il sistema NAPA può offrire ridondanza, diversificazione e maggiore continuità delle catene di approvvigionamento.
  • Centralità nei corridoi TEN-T: i porti NAPA si trovano all’incrocio dei corridoi Baltico-Adriatico, Mediterraneo e Balcani occidentali-Mediterraneo orientale. Il fattore decisivo è la connessione ferroviaria con l’entroterra: capacità, interoperabilità transfrontaliera, ultimo miglio e riduzione dei colli di bottiglia determineranno la competitività effettiva del sistema.
  • Opportunità dai nuovi corridoi eurasiatici: IMEC e Middle Corridor non sostituiranno il trasporto marittimo tradizionale, ma possono aumentare la resilienza per merci ad alto valore o sensibili ai tempi. I porti dell’Alto Adriatico potrebbero rafforzare i collegamenti con Turchia, Caucaso, Medio Oriente e Asia centrale.
  • Sicurezza energetica: l’Alto Adriatico è rilevante per la diversificazione dalle forniture russe. Trieste è collegata all’oleodotto TAL verso Austria, Germania meridionale e Repubblica Ceca; Krk, Rovigo e Ravenna rafforzano l’accesso al GNL. Il sistema contribuisce quindi alla sicurezza energetica anche dei Paesi europei senza sbocco al mare.
  • Transizione ambientale: i cinque porti devono adeguarsi agli obiettivi UE su elettrificazione delle banchine, riduzione delle emissioni e combustibili alternativi. Sono in corso iniziative su cold ironing, impianti fotovoltaici, mezzi portuali elettrici, idrogeno e cattura/stoccaggio della CO₂, con Ravenna, Trieste, Venezia, Koper e Rijeka impegnate in progetti diversi ma complementari.
  • Infrastrutture dual-use e mobilità militare: data la stabilità relativa dell’Adriatico rispetto a Mar Nero e Baltico, NAPA può sostenere anche la mobilità militare europea e NATO. Servono però più capacità per traffici Ro-Ro, carichi pesanti e collegamenti ferroviari lungo l’asse Baltico-Adriatico.
  • Digitalizzazione e cybersicurezza:
    il futuro cavo sottomarino GreenMed può migliorare connettività, continuità operativa e integrazione con le reti mediterranee e indo-europee. Per cogliere il vantaggio, NAPA dovrebbe armonizzare scambio dati, piattaforme digitali e protocolli di cybersicurezza.
  • Governance europea: pur avendo modelli gestionali nazionali differenti, i porti NAPA dimostrano che la cooperazione volontaria transfrontaliera può funzionare. Il rapporto propone di considerarli non come cinque porti separati, ma come un unico Integrated Gateway System europeo.
Messaggio conclusivo
Il rapporto invita l’UE a riconoscere NAPA come un’infrastruttura strategica europea e a sostenerla con investimenti coordinati in ferrovie, energia, digitalizzazione, decarbonizzazione e mobilità militare, così da affiancare ai grandi porti del Nord Europa un gateway meridionale più resiliente e diversificato.
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