Prima Parte dell’ERRATA CORRIGE sulla Storia di Belvedere.
La decisione di trasferire la copiosissima raccolta di immagini di Belvedere ed in particolare del Centro Storico, effettuata spontaneamente da numerosi Cittadini su Facebook, con relativi commenti, sull’Archivio Comunale, proprio perchè sito Ufficiale Istituzionale di Informazione sulla Città, comporterebbe un necessario lavoro di filtraggio per ovviare ad alcune vistose incongruenze che da molti anni ci trasciniamo sulla Storia di Belvedere e che anche interessanti recenti lavori non hanno posto nei termini corretti. Una occasione per depurare il medesimo Sito Istituzionale da enfasi e banalità che sul piano dell’interesse Storico Turistico non lo rendono competitivo sul restante territorio.
Iniziamo dalla più semplice delle epurazioni alla quale in parte fa riferimento quanto attualmente contenuto sul Sito:
- Belvedere non è più Blanda e rimane fortemente dubbia una colonizzazione Greca della stessa se non un breve interessamento dell’area di S.Litterata e Cstromurro a seguito la distruzione di Laos da parte dei Lucani. Gli Albori http://lorizzonte.net/?p=17691
- Pertanto si rende necessario ripulire tutte le divulgazioni in questo senso, compreso l’Inno dell’Incoroonazione della Madonna delle Grazie, composto nel 1926 da Don Ilario De Caro di Cetraro, per come ci informa Don Guido nell’opuscolo redatto in occasione del 50 cinquantesimo dell’evento, sostituendo Blanda con un nome più veritiero (cosa difficile, ci sto provando da anni).
- L’area a ridosso di Capo Tirone, effettivamente é la “Oppidum” (città fortificata) alla quale fa riferimento Plinio e non a caso presidio bellico e di controllo a ridosso di Porto Naturale per salvaguardare il trasporto del sale che veniva effettuato a dorso di mulo da Lungro ed Altomonte attraverso le Mulattiere ed i cui tracciati sono rimasti evidenti sino ad inizio secolo scorso. La stessa “Oppidum” tra il III° e II° secolo a.c. presidiava il trasporto del legname e della pece utili collanti per la preparazione delle navi in occasione della decisione di distruzione di Cartagine (Guerre Puniche). Da precisare che presidi di supporto all’embargo si trovavano a S.Litterata e Diamante (Caricaturo), come pure quello di Scalea. Il trasporto via mare collegava queste località (Vie Mulattiere del Sale) con il terminale dell’Isola Tiberina sul Tevere all’epoca navigabile). Alcuni reperti romani della Oppidum sono conservati al Museo di Reggio Calabria e ne fanno menzione continuamente Riccardo Ugolino ed Egidio Rogati che ne ha fatto una classificazione in copia esposta nel Museo della Memoria Storica. I Romani http://lorizzonte.net/?p=17881
- E’ certo l’insediamento Basiliano, tipico di tutta l’area del Mercure (vedi I Bizantini http://lorizzonte.net/?p=17964°) che ha caratterizzato lo stato naturale del Poggio su cui sorge il Centro Storico per via delle numerose spelonche della Roccia Calcarea. Si tratta del primo addensamento abitativo di Belvedere, con forte interessamento di quasi tutte le Contrade. Ai Cenobi e Laure Basiliane si richiamano oltre S.Lucia, i quasi certi Monasteri di S.Maria delle Grazie, ancor prima di essere Monastero Agostiniano, e di S.Antonio Abate.
- I resti delle cortine murarie di cinta ed i bastioni delle “Tre Colonne” sono di fatturazione Longobarda. Il presidio Longobardo sulla Collina di Belvedere è testimoniato dal metodo costruttivo degli stessi che va a circoscrivere l’area che ospitava la prima Rocca sulla Collina del Belvedere presumibilmente in materiale a pietrame a secco e legno. Il sistema costruttivo tipico dei Longobardi di Salerno (Arechi I°), ha caratterizzato interi villaggi del Comprensorio del basso Salernitano ed ha interessato Belvedere per via della posizione geo-strategica atta al controllo del territorio e le incursioni saracene. Oltre alla Cortina Muraria citata l’unico reperto importante rimasto dei Longobardi è la testa di Fontana ( v. foto pag.159 del “Bellumvidere”) conservata da Don Cono ed offerta da Battista Bencardino rinvenuta da questi nell’area del presidio. A tal riguardo vedi I Longobardi http://lorizzonte.net/?p=18008°
- Il presidio Normanno resta documentato e confermato dalla reimpostazione delle due Chiese Bizantine (S.Giacomo, reimpostata e S.Nicola Magno, di recente demolita e incorporata nell’Asilo Infantile). La data sul portale di S.Giacomo, la fatturazione dello stesso Portale ed alcuni documenti della Parrocchia di S.Nicola attestano della presenza di Altari, Fonti Battesimali e Campane risalenti ai Normanni. Unica testimonianza rimane una testa di porta croce oggi a coronamento di uno Obelisco. Considerato lo splendore del Secolo di riferimento e l’attenzione che gli stessi ponevano sul territorio (col presidio in San Marco con Roberto il Guiscardo), Belvedere non poteva non essere considerata per un loro insediamento quale avamposto sul mare e sulla via di Salerno e dall’esame comparato dei presidi Calabri e Siciliani dell’epoca emerge l’indicazione di un possibile utilizzo della Collina di Belvedere secondo lo schema tipico della Motta Normanna. I Normanni http://lorizzonte.net/?p=18113
- Il presidio Svevo di Federico II° è quello che ha determinato le connotazioni odierne della Città per via della costruzione della Cortina Muraria di Cinta sulla quale successivamente sono stati edificati gran parte degli Edifici del Notabilato Locale e della quale restano ancora evidenti 2 Bastioni di Difesa e 4 delle 6 Porte di Accesso. I Muri perimetrali di Cinta Svevi non hanno nulla a che veder con il Castello prima Angioino (unica Torre circolare) e poi quello attuale Aragonese). Non ci sono contatti fra le parti e non ci sono Porte Angioine. La Rocca Angioina nasce successivamente al di fuori delle mura di Cinta in alto al Poggio, nell’attuale posizione del Maschio del complesso castellaro Aragonese. La stessa è andata incorporata e consolidata in quella Aragonese (secondo uno schema ancora visibile sulla Collina di Amantea che a differenza di Belvedere lascia in primo piano la Torre circolare Angioina, non incorporata, e dietro il Castello Aragonese, su posizione arretrata alla stessa per evidente diverso schema difensivo). Le Porte Sveve semmai dagli Angioini sono state confermate: con spessore murario per la doppia mandata con grate in ferro e calate dall’alto da apposito locale sovrastante, poco alte e con a ridosso lateralmente i Bastioni di Difesa. Nel 1500 le grate in ferro delle porte sono state sostituite da unico Portone in legno.
- La Porta degli Orti non è quella comunemente indicata (senza doppia mandata): immaginarsi quale impennata a strapiombo i muri di Cinta dalla quota di Piazza Amellino avrebbero dovuto effettuare per comprenderla. L’area nel 1200 si presentava nettamente differente da quella attuale: la quota di imposta dei muri perimetrali provenienti da Piazza Amellino viaggiava al livello du “Pircio” e proseguiva su quella della strada interna per la Vallata (attuali fabbricati Sabato, D’Alessandro, De Paula e ricongiungimento per Porta di Mare con quello della famiglia Cirio in proseguimento. Verso l’esterno “du Pircio” soggiaceva un dirupo di roccia al di sotto del colonnato erroneamente definito Casa di S.Daniele che interessava tutto il costone sul quale in epoche successive sono stati costruiti il famoso Frantoio D’Alessandro (e non “Casa di S.Daniele) le Case dei Cassano, di Andreuccio, di Palmieri e di Carlo D’Aprile. Gli Orti nel 1200 (stiamo parlando di una Città di quasi 100 Fuochi, quindi circa 500 anime) erano a ridosso dell’attuale “Pircio” e “gli Orti” erano già l’area dell’attuale Monumento, la parte antistante l’Ingresso della Madonna delle Grazie (all’epoca non ancora esistente e rappresentato solo da alcune Spelonche Basiliane) ed in quota più alta sul versante delle Palazzine Popolari e in armonia con l’Orto dei Rogati estendendosi inoltre gli stessi ai pendii meno acclivi delle Granatelle e delle Mulinelle. Nel 1400 e fino ai giorni odierni “gli Orti” incominciarono a comprendere S.Antonio e i Monti.
- Anche in posizione diversa da quella comunemente intesa è la Porta del Fosso che soggiaceva a ridosso del Bastione esistente sul versante di Via XX Settembre e in posizione più alta. In prossimità dell’attuale ingresso di casa Riccio-Mistorni, laddove il Vicolo svolta, aveva il solo scopo di consentire il raggiungimento di una Fossa Comune all’esterno sullo strapiombo roccioso sul quale successivamente è stata tracciata la strada XX Settembre. Non quindi Porta di Accesso alla Città. Ancora sulle Carte Topografiche e Catastali del Centro Storico è riportato questo passaggio successivamente incorporato e precluso dai fabbricati.Gli Svevi http://lorizzonte.net/?p=18204
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In questo Contesto del 1200 nasce S.Daniele del quale riporto integralmente quanto già scritto sulla sua vita nel Cap.III°- VITA DI SAN DANIELE
Postato su 8 ottobre 2018 by Mauro D’Aprile
